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Full text of "Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI"

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AU6 2 8 1987 
JAN 1 2 199Ì0 



L161— O-1096 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/notiziedeiprofes04aliz 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGUKIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL S. M. 

IL RE D ITALIA 

Premiata dal Ministero della Pubblica Istruzione. 



VOL. IV. 
SCULTURA. 



GENOVA 
TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXVI. 



L'Editore intende godere del diritto della proprietà letteraria, e si riserva 
quello della versione in altre lingue, avendo adempiuto a quanto prescri- 
vono le leggi. 



SEZIONE SECONDA 

SCULTURA 



4S4213 



CAPITOLO I. 



Oscurità nelle memorie della scultura in Liguria, e quali ne sian le ca- 
gioni. — Quanto valga il diradarne le tenebre, benché sia bisogno di 
faticosa ricerche. — De' monumenti più antichi esistenti in Genova 
dopo l'epoca longobardica — e in ispecie sul prospetto della Cattedrale 

— e in Savona. — Miserrime condizioni dell' arte nel secolo XIII. — 
Esempj di questa età in parecchi avanzi che ne ha Genova e in un 
bassorilievo a Portofino nella Riviera ligustica. — La scultura sugli 
albori del trecento fa segno di riscuotersi. — Congetture sopra Marco 
Veneto scultore e architetto adoperato fra noi. — I Pisani, primi mae- 
stri all'Italia dell'arte risorta, cooperano col loro esempio ad ammeglio- 
rarla anche in Liguria. — Giovanni Pisano è mandato da Arrigo VII 
Imperatore a scolpire il sepolcro di Margherita sua sposa morta in Ge- 
nova nel 1311. — Importanza del documento che rivela la venuta di 
Giovanni alla nostra città. — Incrementi della statuaria successiva- 
mente al venire di quel sommo maestro. — Del monumento sepolcrale 
del card. Luca Fieschi, e con quanta probabilità si possa attribuire a 
Giovanni di Balduccio pisano. — Per ordine di chi, e per quali dispen- 
di e con quali cure fosse mandato ad esecuzione il suddetto mausoleo. 

— Gli scultori lombardi s' informano della costui maniera e si erudi- 
scono alla sua scuola. — Una moltitudine di costoro a vivere ed ope- 
rare in Liguria. — Programma dei volumi che riguardano 'alla scul- 
tura. — Rivista dei monumenti che in Genova e in Savona ricordano 
il secolo XIV. — Sullo scorcio di questo tornano a decadere le buone 
forme propagate dai pisani. — Sepolcri scolpiti in Genova durante que- 
sto periodo. — Primordi del secolo XV. — La scultura contende al 



8 SCULTURA 

meglio sulle orme (a quel che pare) de' maestri toscani. — Dell' arte 
fusoria, e come cT antico fosse esercitata fra noi. — I campanai, e in 
quali contrade tenesser fondaco. — Un maestro Oberto lavora di bronzo 
un Grifo da collocarsi nell'Opera di S. Lorenzo. — Maestro Bonaventura, 
e suo valore nel gitto delle campane. — Varj suoi lavori per la pro- 
vincia, e segnatamente in Albenga. — Guglielmo da Torino, Raff'o di S. 
Stefano, Ardoino e Lanzarotto da Rivolta campanai. — Francesco Bianco 
e Luca dal Pozzo. — Franchigia dalle avarie e dalle imposizioni pub- 
bliche conceduta dal Governo della Repubblica ai campanai. — Com- 
mendatizie d'Anton Maria Visdomini letterato d'Arcola presso il Ducale 
Governatore Agostino Adorno e suo fratello Giovanni capitano delle 
armi, a favore di Prospero Sforzano da Reggio eccellentissimo gittatore 
ed orafo. — Pregiudizio degli storiografi sull' assoluta barbarie della 
scultura nei bassi tempi. — D'una lapide interpolata d'un rarissimo ri- 
lievo di bronzo , nuovamente scoperta nell' antico sepolcreto dei Cava- 
lieri Gerosolimitani presso la chiesa di S. Giovanni. 



s 



e le notizie della nostra pittura s'avvolgono d'incer- 
tezza e d' oscurità , rivolgendoti alla statuaria avrai 
tenebre folte. Perocché quale autore conobbe scultore 
in Genova , vuoi cittadino o di fuori , innanzi al Ca- 
vitali, o qual libro fé' caso de' nostri marmi più in là 
del XVI secolo? Dove tolsero a far parole, tirati alla 
tradizione d'un qualche nome d'artefice, quivi anacro- 
nismi, ed errori, e confusione indicibile, peggiore quasi 
della ignoranza medesima. Di che , ripensando, mi si 
affacciano varie cagioni, altre comuni a ciascun paese 
d'Italia, altre poi peculiari alla nostra terra, e presso- 
ché derivate dalle sorti civili, e in parte altresì dalle 
artistiche. E prima, nell'età medioevale dell'arte, eh 'è 
l'epoca delle grandiose Cattedrali e de' pubblici palazzi, 



CAPITOLO 1. 9 

il maneggio degli scalpelli fu solito a tenersi tanto in 
onore , quanto porgevasi a far più ricchi ed ornati 
quegli arditi edifìzj : e l'appellativo di chi scolpiva o 
intagliava di marmo , di leggeri n' andò confuso con 
quello del costruttore. Il perchè nelle usanze di po- 
polo che stringeano in collegio d'uomini i mestieri e 
le industrie, le due facoltà sopraddette non visser mai 
che in un corpo ; e quando la statua si mostrò come 
sciolta dalle linee dall'architetto, voltisi più fiate i pro- 
fessori alla pubblica autorità per aver proprie leggi e 
proprio titolo , noi conseguirono. Lascio stare che le 
fabbriche medesime e i suntuosi tempj ordinati dalla 
pietà e dalla magnificenza de' Comuni, riputa vansi 
prima a fine di civile grandezza che ad ornato delle 
città o a sperimento de' patrj ingegni ; ond' è che le 
provvisioni e il dispendio de' magistrati agevolmente 
avea luogo in istoria , i nomi degli artefici si conse- 
gnavano nulla più che ai modesti e segreti notularj 
delle ragioni. E se le lettere incise e le epigrafi rive- 
larono ( specialmente ne' paesi più colti ) alcun nome 
d' artista , questi pauroso quasi del mostrarsi alla luce, 
pareva dubbioso tra scultore e architetto , o ad ogni 
modo non dicea tanto di se che bastasse a conoscerlo 
e ad apprezzarlo con giusta misura. Nel particolare di 
Genova (e potrei dire della Liguria) confessammo già 
che se per un lato si mostrarono i nostri affettuosi e 
solleciti in giovarsi delle belle arti a comune splen- 
dore, non furono d'altra parte cos'i vogliosi d' appren- 
Vol. IV. — Scultura.. 2 



10 SCULTURA 

derle , o cosi pronti di esercitarle. Il che in ispecial 
modo vuol dirsi del fabbricare e dello scolpire: inagi- 
sterj più faticosi e per gran parte bisognosi di pratica. 
Aggiungi che per lunga assuetudine parean quasi 
privilegio d'un ultimo lembo d'Italia, là dove le loro 
origini si pèrdono nel buio de' secoli; e come da Val 
d'Antelamo e da Mazacana si spargevano i maestri del 
murare in Italia e fuori, cosi dal Comasco e dal Mila- 
nese i professori delia statuaria. Ma i libri pochissimi 
che in alcuna delle provincie italiane curarono le me- 
morie dell'arte, intesi a magnificare i lor proprj arte- 
fici, volentieri neglessero que' valorosi che a modo di 
famiglie, e sto per dire di tribù, frequentavano or uno 
or altro municipio, poveri alle mercedi, di nome oscu- 
ri, contenti a modesto vivere, e nondimeno fregiandoli 
di meravigliosi edifizj e di marmi bellissimi. Di tal 
guisa (tanto può dar nell'ingiusto anche il generoso 
amore di patria ) certi pochi valentissimi di Toscana 
han fama secondo il merito ; di moltissimi lombardi , 
non meno degni e meno assai fortunati, s'ignora an- 
che il nome. 

Tornando a' miei proposti quel eh' è delle memorie 
scultorie, io fui quasi sul rimanermene : tanto mi pa- 
reva scabro il cammino e infecondo il terreno. Se non 
che conveniva muover più addentro, né sbigottire alle 
difficoltà, né sconfortarsi alla solitudine, vasta e pau- 
rosa, che si mostrava sui primi passi. Conobbi allora 
(e ne so grado agli archivj ) che tra la storia di que- 



CAPITOLO I. 11 

st' arte in Liguria, e tra que' pochi che raccolsero le 
tradizioni del disegno, si frapponeva tal vuoto, che a 
valicarlo e a trovare altra terra, poco meno facea me- 
stieri che di scovare tutte quante le carte che per 
varie fortune di secoli e secoli eran rimaste nei pol- 
verosi scaffali del pubblico. Or eccomi infra le mani 
copiosa e piacevol materia , da starsene a paragone 
della pittorica, se già .pel pregio delle opere e per la 
novità delle cose non parrà che la superi. Veggo pure 
nel volgere delle lor sorti non so qual somiglianza 
fraterna, e massime nell'alternarsi e nel mescolarsi an- 
che un tratto che fecero in Genova due gusti , il to- 
scano e il lombardo , e talvolta ancora nel giovarsi 
l'un l'altro di consiglio e d'imitazione. Vero è che la 
nostra Liguria non parrà in questi casi che a com- 
mettere e a favorire e a rimeritare le opere dello scal- 
pello ; ma vero è altresì che tra il proporre e V ese- 
guire sta il complemento delle orrevoli imprese. Di- 
sponiamoci a scrivere di quanti marmi la nostra città 
e la provincia vestissero i tempj santi , onorassero la 
memoria de' benemeriti, suffragassero alla pietà degli 
estinti, provvedessero al gentilizio lustro e alla dignità 
delle pubbliche stanze; e disponiamci (non senza ram- 
marico) a numerare, se fia possibile, quanti marmi ha 
disfatti il tempo , quanti ne ha rovesciati la moda , 
quanti la fredda avarizia , quanti altri l'acceso furore 
delle parti. Entriamo un' età di cui restano appena i 
vestigi : e veniamo a colloquio con un popolo di scul- 



12 SCULTURA 

tori, vissuto in Genova e quasi fattosi nostro senza 
mandar nome e conoscenza di sé stesso ai nepoti. Né 
però vorremo far novero di ciascheduno , che sarebbe 
vana quanto lunga fatica ; sì all' incontrarli ci par- 
ranno schiere più che persone d'artefici, se non quanto 
ha tra loro chi si leva più alto e quasi è padre ed 
autore di tutti. E nondimeno poniam mente che l'oscuro 
nome non faccia frode a certuni che abbiam debito 
di ricercare e di giudicare sulle opere superstiti, e che 
dove regnò tanta fìtta d' ignoranza , non vengano a 
mettersi per ultimo scorno negligenza od errore. Non 
sarà senza pregio il discernere i loro costumi, le loro 
leggi, i loro statuti ; e quanto fra gente avventicela 
durasse l'affetto della comune cittadinanza, de' sociali 
interessi, de' parentadi. Dalla lor moltitudine gioverà 
argomentare qual fosse per loro nelle nostre contrade 
o la benignità della fortuna o la munificenza de' cit- 
tadini ; faremo avviso se in lor prevalesse l' instanca- 
bile operosità della mano , o nel nostro popolo la in- 
saziabile magnificenza nell' adoprarli. In mezzo a una 
gente che si parte fra F ardimento di rischiosi com- 
merej e tra gl'impeti di guerresche contese, qual let- 
tore s'aspetta a tanto numero di maestri, e a tanto fio- 
rire di scuole , e a tanto affaccendarsi d' opere , che 
Francia e Spagna , doviziosissime a que' tempi delle 
nazioni d'Europa, debban volgersi a Genova per deco- 
rare edifizj privati e pubblici e per alzare monumenti 
regali? Ma il tempo ci sprona di prender la via, non 



CAPITOLO I. 13 

frettolosi , non disattenti , dacché moviamo per ignoti 
sentieri. E lo spazio è di prima giunta scosceso e de- 
serto: duriamo tuttavia faticando, e farassi più agevole, 
indi più lieto, da ultimo così giocondo, che al riposare 
ci lascerà compiacenza delle cose vedute e desiderio 
fors'anche di rifrustarle. 

Ordendo le fila dal decadere dell'arte antica, e tra- 
passando la longobardica con quel periodo de' Caro- 
lingi che parve un breve riscuotersi dalla barbarie , 
non trovo in Genova monumenti più antichi di quelli 
che mi porge a mirare la fronte del Duomo. Quei 
ricco e nobil prospetto, fondato e cresciuto in età di- 
verse , e sempre con non so qual riverenza ai primi 
concetti , e sempre con imitabile studio di serbare e 
ricollocare gli antichi marmi, fu sempre e sarà il la- 
birinto da smarrirvisi e il dotto e 1' antiquario delle 
arti. I sarcofaghi e le urne romane, checché si ra- 
gioni della origine loro, non fanno all'istituto de' no- 
stri volumi. E i portali che sui due fianchi danno in- 
gresso alla chiesa, scolpiti ad opera di nastri e foglia- 
me con frapposte figure , monumenti dell' età longo- 
bardica , toccano appena al nostro assunto, in quanto 
si vegga ove fosse condotta la scultura italiana nel 
figurare le naturali sembianze e nel significare gli 
umani affetti (1). Ma tra questa e V età del risorgi- 



(1 L/oceasione m'invita ad esporre ale ani particolari concernenti al più 
nobile dei due portali, a quello cioè dell'ingresso che dalla vicina cappella 



14 SCULTURA 

mento , iniziata in ispecial modo dalla scuola pisana , 
non so come possa sfuggire all'occhio quel guizzo di 
luce che mandò la scultura , avvalorata a sua volta 
dal favore di Carlo Magno, onde uscirono esempj che 
tanto risentono dell' arte antica quanto si dilungano 



vi.» detto di S. Gottardo. Il documento da cui gli attiugo verrà prodotto 
nel capo seguente. Per ora mi basta il dire che l'anno del 1489 la Devo- 
zione di S. Giovanni Battista, solita di contribuire assai spesso al decoro 
del maggior tempio, per mezzo de" suoi Priori Acellino Salvago e Tom- 
maso Giustiniano ordinò ad Antonio Cartone capo d"opere e a Michel d'A- 
viv scultore la sistemazione 'come dicono) della destra navata, mediante 
la rovina di due cappelle che vi esistevano d' antico , e 1* erezione di tre 
nuove di stile e di spazio conformi. Per effetto di tale riforma convenne 
traslocare il sopraddetto portale un tal più verso il sommo della chiesa , 
e tòr via due monumenti sepolcrali già affissi nel muro dalla parte di 
mezzodì, l'un de' quali (del doge Leonardo Montaldo) si volle collocato ap- 
punto al di dentro del nuovo ingresso a cui si destinava il portale, cioè 
al dissopra dell'attuai porta. Piacque altresì, non so per qual'uso, ma forse 
per semplice decorazione , coronare il portale medesimo d'una loggetta o 
volticciuolo sorretto da colonne in quel modo eh" oggi ancora si vede ; il 
perchè questa giunta non dee venire in esame a chi descrivesse 1" opera 
longobardica ed antica di questo magnifico ingresso. Non vuol tacersi che 
le colonne adoperate a sostenere il volticciuolo summentovato ( o due al- 
meno di eise) appartenevano ad una delle cappelle atterrale in siffatta oc- 
casione , cioè a quella che avea titolo da S. Croce. La materia che suc- 
cede per ultima in questi scritti, e che svolge le progressive e innumera- 
bili mutazioni ed aggiunte operate nel S. Lorenzo, potrà per avventura 
facilitare il giudizio su molte cose che ora si mostrano così confuse e 
contradditorie l'una coli' altra. Possiamo intanto da questa data originare 
l'introduzione nel nostro Duomo di quel vezzo moderno che sostituì nelle 
basiliche alla severa nudità del recinto una regolar successione di cappelle, 
circoscritte da una cancellata di pilastrini o da un arrembatorio, come in 
quell'epoca veniva comunemente appellato. 



CAPITOLO 1. 15 

dalla rozzezza che precede 1' età moderna. Tai marmi 
o di poco precorrono il mille o lo varcan di poco; in- 
sidiosi a fallire il giudizio, perchè la maggior coltura 
suole stimarsi posteriore ai goffo ed al barbaro. Le 
nostre cronache registrano intorno al 1100 le opere 
di questo prospetto : dico della parte inferiore che sop- 
portò più tardi altre opere ed altri ornamenti. Ma 
perchè i Consoli stanziassero allora quel suntuoso la- 
voro, non è men vero che un altro tempio del titolo 
stesso, già decorato d'un collegio di canonici, già sede 
vescovile , esistesse siili' area medesima , e non rie- 
sce men verosimile che alcun saggio di scalpelli de- 
corasse o la fronte o le soglie o 1' altare di quello. 
Partendo il pensiero fra l'antica e la novella vita del 
S. Lorenzo, vien quasi in pronto che si sospettino nei 
marmi che quivi rimangono due diverse sculture; con- 
temporanea l'una alle nuove fondazioni, l'altra venuta 
a noi come reliquia della vecchia, serbata con religio- 
so affetto sull'attual chiesa. Che se da siffatte conget- 
ture ci conduciamo ad esplorare partitamente le mem- 
bra del monumento, non saran per mancare indizj che 
le confermino. È strano , e manifesto a' meno inten- 
denti , il divario che corre fra gli stipiti della porta 
principale figurati ad intaglio colla generazione d'A- 
bramo e co' Misteri di N. D. , e il bassorilievo semi- 
sferico che si contiene nel vano dell'arco , ove è effi- 
giato il Redentore co' simboli dell'Evangelio. Rechisi 
questo alle opere del maestoso frontale, dacch'egli ha 



16 SCULTURA 

tutte quante le fattezze di quell'età, né si mostra al- 
trimenti scolpito che per regnare in quel posto; né si 
slontani da lui quella forma del santo Levita addos- 
sata ad una colonna sull'angolo, al quale per la ruota 
che imbraccia, fu attribuito in addietro e nome e qua- 
lità di arrotino. Ma i due sogliari ( lasciando stare la 
maniera più ragionevole e più dotta rialzata quasi 
dalla pesantezza de' longobardi) chi oserebbe affermare 
ch'essi sorgano nel luogo e nella forma in cui furono 
posti dal loro principio ? A che riuscirebbero i due 
zoccoli di marmo nericcio frammessi tra loro e le due 
mensole, l'Adamo e l'Eva , fuorché per acquistare al- 
tezza all' entrata ? E a che altro quel masso , dipinto 
più tardi per iscemarne la grandezza, intrammesso alle 
mensole e al bassorilievo del santo patrono? La quale 
scultura , se ben guardi , risponde in tutto alla ma- 
niera de' due stipiti; ma se consideri com'ella quadra 
a cappello con essi, non sarà tardo l'accorgerti ch'ella 
dovette in antico indossarsi alle mensole, e tener conto 
d'architrave nell'intero d'un portale istoriato. Le forme 
del mio lavoro non comportano più sottili ragiona- 
menti intorno ai caratteri della statuaria secondo l'av- 
vicendarsi de' tempi; ma non mi vietano di segnalare 
negli accennati intagli un monumento dell' arte cri- 
stiana, de' più cospicui e de' meno danneggiati dalle 
ingiurie dei secoli. Quanto durasse in onore quel gu- 
sto, o quanto reggesse ( a dir meglio ) contra il cader 
d'ogni gusto, non è facile a dirsi; ma ben so che per 



CAPITOLO I. 17 

noi si rinnova, tuttoché già scaduto, per l'esempio di 
queir arca marmorea intagliata che si conserva pure 
nel Duomo , e dentro la quale i nostri maggiori ac- 
colsero le ceneri del Precursore recate nel 1098 dal- 
l'Asia Minore (1). Quanto all'intaglio che prende l'ar- 
cata , sebbene vi sussistano le forme antiche negli a- 
nimali, ne' suggesti, nei nimbi, nelle corone e in certi 
altri accessorj che a così dire si lavorano a sesta, non- 
dimeno la fatuità de' volti, la mala pratica dello scal- 
pello , il tritume de' panni , discendono a giorni più 
tardi; non però tanto che i caratteri latini segnati in 



il) Nella mia Guida Artistica Voi. I, pag. 20, linea 14, lasciai supporre 
che l'Urna delle Ceneri fosse recata da Mira nel 1098 nel ritorno dalla 
spedizione di Terra Santa. Di tale opinione io mi sono ricreduto da lunga 
mano, conoscendola per mal consenziente all'istoria e per poco probabile 
verso le usanze de' nostri antichi. Narrano infatti le cronache come i Ge- 
novesi nell' atto di rapire le sante Reliquie , fossero ingannati da' monaci 
possessori che le gridavano di s. Nicolò Mirense, e che solamente ne sep- 
pero il vero quando fu svanita in que' Religiosi ogni speranza del rite- 
nerle. Tal narrazione ripugnerebbe in tatto al verosimile, se i sacri avanzi 
si fossero contenuti nel marmo di cui è parola; stantechè dagl'intagli che 
apertamente figurano i gesti del Precursore non potevano i nostri crociati 
non riconoscere a qual santo accennassero que' preziosi avanzi. — E poi 
certo che poste alla pubblica venerazione in Genova le Reliquie , non si 
stancarono i nostri di onorarle più e più volte di nobil vaso: e dietro la 
scorta dei documenti potremo quasi progressivamente descrivere i nobili 
sforzi del Sodalizio o Devozione di s. Giovanni Battista per vantaggiare il 
pregio e la bellezza dell'urna destinata a rinchiuderle. E verrà tempo an- 
che a ciò: ch'è materia curiosa non solamente all' artista, ma a quanti si 
piacciono d' ammirare ne' lavori dell' arte il pietoso affetto de' nostri an- 
tenati. 

Voi.. IV. — Scultura. 3 



18 SCULTURA 

più luoghi non ci costringano a contenerlo entro il 
dodicesimo secolo. I monumenti di quella età sono 
scarsi; non tanto (cred'io) pel tempo lunghissimo che 
li slontana da noi, quanto per la penuria de' maestri, 
e anche più pel difetto di chi sapesse fra que' pochi 
trattare il marmo più oltre che in picciole membra 
decorative , quali ad esempio nelle colonne che ador- 
nano le più antiche porte di Genova. E quel nulla 
che abbiamo di questo periodo esce innanzi con non 
so qual mistura di bizantino, lasciandoci in dubbio se 
ciò procedesse da imitazione , o se greci maestri baz- 
zicassero operando per le nostre contrade. Che se in 
proposito del nostro bassorilievo facesse a taluno dif- 
ficoltà V indugiarlo di tanto dalla data delle fondazio- 
ni , dovrebbe costui ripensare che 1' opera del ri. Lo- 
renzo non fu né d'un anno, nò anche d'un secolo, ma 
cominciò e s' accrebbe di mano in mano pel decimo 
de' legati imposto per legge a tal' uopo , e di cui si 
rinviene frequente menzione nei testamenti d' allora. 
Quanto a me, s'io dovessi cercare alcun riscontro alla 
detta scultura, ardirei di fermarmi ad un bassorilievo 
che mostrano i Savonesi nel vicin borgo di Lavagnola, 
murato sull' infuori del ponte così detto di S. Marti- 
no (1). È credibile quel ch'essi ne narrano : che cioè 



(li Al dissotto del bassorilievo si legge incastonata una lapide che dice 
così: MCCLXIIII Indictione VII: Hoc opus factum futi tempore D.ni Simo- 
nis Aurie. Tale scritta indusse in errore il Torteroli , che dalla data del 



CAPITOLO I. 19 

quel rarissimo marmo provenga da S. M. di Priamala 
vetusta chiesa già esistente alle spalle di Savona, e 
male scambiata dallo Spotorno e da altri colla S. M. 
di Priamar, Cattedrale della terra , che fé' luogo alle 
costruzioni dell'attuai cittadella. Lo specchio di questo 
intaglio, limitato sui fianchi per due colonnine, ha nel 
mezzo l'effigie del Redentore seduto in soglio con esso 
due angeli che gli ministrano ; fa segno colla destra 
di benedire, coli' altra s'appoggia ad un libro dischiu- 
so ; simile in tutto a -questo nostro di S. Lorenzo , e 
non diverso nel grosso delle mani , nell' andar delle 
pieghe , e fin nel regno che gli cinge il capo. Così 
par lode ai Sabazj di emulare i monumenti di Genova, 
e specialmente di quelle età che ne sono più avare. 

Ho accennato alle sorti oscure della statuaria, e la 
povertà delle notizie non dice altrimenti. Quel nulla 
che trapela dai documenti, nonché confermi il pochis- 
simo delle opere e de' maestri, ma lascia scorgere la 
bassa stima in che tenevasi 1' arte , o il considerarla 
che si faceva come un aggiunto od un soprappiù di 
coloro che attendevano alle opere di costruzione. I 



1264 affermò l'epoca del bassorilievo. Ma i dotti delle antichità savonesi 
lo emendano , dimostrando che 1' epigrafe riguarda soltanto ai lavori del 
ponte costrutto ai tempi del Podestà Simon Doria, col laterizio ( soggiun- 
gono ) d' antico ponte romano quivi preesistente , laddove 1' intaglio è 
membro per avventura di più gran marmo, ma fermamente scampato alle 
rovine della sopraccennata chiesa di Priamala. 



20 SCULTURA 

nomi stessi del marmo paiono fuggiti d'innanzi al co- 
mune ed ignobile appellativo di pietra : e le signifi- 
cazioni dell' arte cedono negli operieri ai simboli della 
fatica e delle meccaniche. Chi mi dice se un Bona- 
ventura magister petre che mi s'incontra nel 1254, va- 
da scritto fra gli scultori o gli architetti o gli scal- 
pellini ? E così per più secoli ancora ( come apparirà 
da' miei fogli) durano senza miglior distinzione i ti- 
toli di lapidarius, di magister marmorwn, e più comu- 
nemente di pichapetrum. Insisto altresì nel credere che 
l'opera degli scalpelli andasse poco più oltre che alle 
colonne e ai capitelli e a somiglianti membrature di 
fabbrica, e che di queste gran parte, anziché lavorate 
fra noi, fossero merce ed industria de' Carraresi, pos- 
sessori felici della materia. Perch'io mi passi di molti, 
me ne fan segno due rogiti di Guglielmo Cassinense 
e di Pietro Ruffo, del 1191 e del 1214 (1). I mischj 



(1) In atti di Guglielmo Cassinense sotto il 1191 — Testes Iohannes Bo- 
etus et Bernition Scotus et Dominicus magister sub Volta Furnariorum: prò- 
mittit Durantes Jilius Gaudiani de Carrarea se daturum Willelmo Fandigavio 
columpnam (sic) marmoris longam palmos Villi '/, et grossam palmos quatuor 
et sumissi (sic) sanam et integram in portu Ianue ad medium Augusti prò li- 
Iris LX ut conventum est: sub pena dupli: et Willelmus de Amigo et Bonus- 
vicinus filius Alberti et Bellotus de Marchesella debent et pagant in solidum: 
sub pena dupli: Abrenunciantes etc. — E a rogito del Not. Pietro Ruftb 
(Notul. 1213-87): Ego Ugo de Carraria etc. recomendo Ubi Iohanni de Mo- 
renzano duas columnas marmoreas et duo capitella quas habeo in ripa Ianue 
dans tibi licentiam etfacultatem ut dictas columpnas et capitella possis vendere 
etc. Actum Ianue in ora S. Donati in domo Adalasie uxoris quondam Fulco- 
nis de Castello — MCCXIIII Indici die Ianuarii circa Completorimi. 



CAPITOLO I. 21 

poi e le pietre di varia macchia traevansi , ovunque 
fossero, dalle lor vene , ma specialmente dalle terre 
della Riviera orientale che n'erano ricche : onde il co- 
stume d' andarne in traccia per fornire il bisogno di 
tale o tal' altra fabbrica veggo per continuo succedersi 
pur vivo nel secolo XVI. E le colonne innalzate a 
quella stagione , se guardi ai capitelli corinzj che le 
coronano , sembran d' epoca più prospera alle arti ed 
emule quasi alle antiche ; tanto si tennero salde nel 
classico le forme ornative che possono riprodursi a mi- 
sura e replicarsi a modelli. Onde è strana disformità 
di valore fra le sembianze scolpite o di frondi o d'a- 
nimali o d'altro fregio architettonico, e le fattezze di 
volto e di corpo umano : goffe oltremodo , e non pur 
senz'anima, ma sconce alle proporzioni e in ogni cosa 
spiacenti, quanto può vedersi nella lapida di Porto Pi- 
sano all' uscire di Ponticello , in un s. Giorgio nel 
chiostro alle Vigne , e in molti eziandio de' capitelli 
pocanzi accennati. Più chiaro esempio ne porgono due 
intagli nell'antica e popolosa contrada di Prè; confitto 
l'uno nel campanile della Commenda, l'altro murato 
sopra il portale che mette alla chiesa di S. Antonio. 
Nel primo è una testa supina di estinto, e quinci in- 
dizio di sepoltura f né può dirsi a parole che rozza 
mano fosse chi la scolpiva, e quanto lungi dalle pra- 
tiche di tal magistero ; né poco guadagno è nel leg- 
gervi che si può il 1180, malgrado l'incredibile oscu- 
rità in cui s'avvolge l'epigrafe. L' altro rilieva da un 



22 SCULTURA 

masso di pietra nera colla imagine del primo Eremita, 
e di non so qual Priore od Abate genuflesso in adora- 
zione; ed è scultura sì sformatamente rozza, che forse 
non ha l'eguale a memoria d'archeologi. Cotesta mu- 
tolezza ( direi così ) degli umani volti per quel eh' è 
espressione , e cotesta quasiché fanciullesca inettezza 
a solcare il marmo per ciò eh' è lavoro , paionmi gli 
argomenti più sicuri a giudicar le anticaglie dell'arte 
dalla total sua caduta a tutto intero il secolo XIII. Né 
troppo sarebbe a meravigliare se di queste cotali u- 
scisse alcuna a mostrarsi per borghi o riviere della 
Liguria, come io crederei poter dire d'un soprapporta 
marmoreo che quei da Portofino s'ebbero infino a questi 
anni addietro sul piazzale della lor chiesa. Divelto il 
marmo dal proprio suo muro, e mal conceduto a pri- 
vata richiesta , io ne giudico per un disegno che ne 
volle serbato la prudenza d' un amatore delle patrie 
memorie; né temo però d'ingannarmi, così palesi ne 
sono i caratteri, e così manifesta l'età. V'ha nel mezzo 
la Vergine che allatta il Divino Infante, e sui iati i 
due santi Patroni del luogo, Martino e Giorgio, a ca- 
vallo entrambi , e l'uno in atto di sovvenire al men- 
dico, l'altro di soccorrere alla Vergine libica. La stu- 
pidezza de' volti , il tozzo de' cavalli , la discordanza 
delle parti, e il frastaglio di stelle o rosoni non chie- 
sti né pur consentiti dalla ragione , la rozzezza ( per 
dirla breve ) di questo marmo , in certa guisa ne ac- 
crescono il pregio , perchè lo fan tipo di quella bar- 



CAT1TOLO 1. 23 

barie estrema che fra noi precedette agli albori del 
mille trecento. E se il bizzarro monumento tornasse , 
com' io non dispero, al suo posto antico, non sarebbe 
piccioi vanto di quella Comunità il poter conferire 
tanto prezzo d'esempj alla storia delle arti liguri. 

Ma del nome di goffo e di barbaro son pieni i li- 
bri, e forse ristucche, (che Dio non voglia) le orecchie 
di chi attende agli storiografi dell' arte italiana. Né 
tutti si acconciano al credere che le rovine e le guerre 
e la secolar dissuetudine da' gentili studj , valessero 
però ad estinguere in tutto la fiamma del genio, o in 
tutto disperdere la pratica della mano , là ove incon- 
travansi ad ogni tratto o reliquie d'antico a imitare o 
tradizioni di scuola a raccogliere. E a costoro fan ra- 
gione i cimelj che in più terre d'Italia mostran l'arte 
non ignobile, non inelegante, eziandio per que' secoli 
che siamo avvezzati a nominare così vilmente. Che se 
lo scolpire, venuto in mano degli antelami , scadde sì 
fattamente per la sua servitù , non ne viene che al- 
cun maestro, sull'orme del passato, non proseguisse il 
virtuoso esercizio , e massime in cosa di tal rilievo a 
cui non bastasse o non sembrasse bastare la cieca pra- 
tica d'un costruttore. Chi non propone di scrivere isto- 
ria alla luce dei documenti, precipita di solito in que- 
sto errore , di sentenziare riciso , ove appunto si con- 
verrebbe distinguere con savio ed acuto discernimento. 
A noi converrebbe osservare se quello che il Vasari , 
e dietro a lui molti, chiamarono rinascimento dell'ar- 



24 SCULTURA 

te, non. sia anzi un ammegliorarsi ch'ella abbia fatto, 
e un diffondersi con forme unisone per tutta Italia , 
mercè d'un potente ingegno e per non so quale feli- 
cità di tempi o favore di principi. Or non si pensi 
che da condizioni sì fatte io m' induca si tosto ad e- 
scludere la nostra Liguria , e siccome ho già fatto 
della pittura, così non disponga l'animo a mostrar la 
statuaria compagna alle altre terre della penisola nel 
seguire le sorti e nell' accogliere gli esempj comuni. 
E piacemi che il lettore se ne metta in espettazione, 
finché io mi sdebiti d' alcune parole che paion chie- 
dermi per cagion d' esattezza i primordj del secolo 
XIV. 

La prima decade abbraccia due opere eh' io serbo 
all'architettura, notabili per altro fin d'ora perchè han 
saggi d'intaglio : ed egualmente necessarie all' una e 
all' altr' arte, come sincrone ch'elle sono e di data certa. 
Fra il 1307 ed il 12 Pastono di Negro e Nicolò di 
Goano Operai del Duomo attesero a rinnovare la mag- 
gior nave incendiata nelle civili discordie del 1296 : 
e tra il 1308 ed il 10 frate Andrea di Goano priore 
di S. Matteo procurò quel peristilio di cento colonnette 
che fa sì leggiadra chiostra sur un fianco alla chiesa. 
E le colonne , quantunque sì dispari alle misure , in 
parte aggiunte o rabberciate nel S. Lorenzo, e nuova- 
mente scolpite pel S. Matteo, trovarono nel prode ar- 
chitetto un maestro altresì di scultura per que' tempi 
non ispregevole, e cortese anche ai posteri, o provvido 



CAPITOLO 1 25 

della sua fama, perchè nel secondo lavoro lasciò me- 
moria del proprio nome: MCCCX: Magister Marcus 
Venetus fecit hoc opus. E tal si legge nell' uno do' 
capitelli , d' intorno al quale si volgono ben sette fi- 
gure di santi; e a stimar queste diresti che né in tutto 
ritraggano l'insulsaggine addietro, né troppo preludano 
al meglio avvenire ; già sciolte ad ogni modo dalla 
passata ignominia , e pronte di calcare altra via. Mi 
sa strano che fra tanti maestri di edificare quanti ne 
porgono a nostra notizia le antiche carte, cotesto Ve- 
neto non mostri faccia ; nò m'acqueto però nel sup- 
porre che Genova l'avesse per breve tempo o poco si 
giovasse del raro suo ingegno. Parecchie sculture si 
incontrano da luogo a luogo che troppo odorano la 
detta maniera, ed anzi la rendono sì manifesta a mez- 
zano conoscitore, da metter pegno che uscissero d'una 
mano medesima. Di tale stampo ti parranno in ispecie 
due intagli con N. D. e più Beati che dalla distrutta 
chiesa di S. Domenico esularono al portico della Li- 
gustica , e non meno di questi i capitelli al sommo 
della nave di S. Lorenzo , alla quale mi si comporti 
di tornar brevemente. E ciò per soggiungere, che l'o- 
pera architettonica del Duomo e di S. Matteo nelle 
forme testò descritte, non altrimenti mi sembrano che 
d'un soi'uomo , e che in quest'uomo è forza quasi di 
scorger Marco , dacché in una delle due non ci ha 
negato il suo nome. Perocché, differendo l'esame del- 
l'edifìzio che domanda altre pagine , chi non ravvise- 

Vol. IV. — Scultura. 4 



26 SCULTURA 

rebbe ne' due scultori uno stesso scultore? A sì nuova 
scoperta (se il raffronto de' monumenti traesse i periti 
ad una cotal persuasione ) potremmo aggiungere un 
altro indizio che per ventura ci porgono gli atti : ed 
è in ciò che V Andrea di Goano a cui deesi il bel 
chiostro , e il Nicolò deputato ai restauri della gran- 
diosa navata , nasceano d' un padre, e siccome fratelli 
s' amavano di scambievole amore (1). Il perchè alla 
convenienza delle date, all'identità dello stile, alle a- 
nalogie del lavoro , non dee fare sì leggero rincalzo 
la conformità dei voleri, quando il debito affetto si nu- 
trica e s'appalesa ne' consanguinei. 

Ma già da tempo, per la insigne virtù di Nicola e 
Giovanni pisani, e pei nobili saggi di quella scuola, 
come già la pittura per Cimabue e per Guido da Sie- 



(1) La fraternità del Priore di S. Matteo col Nicolò di Goano Operaio del 
Duomo , si evince assai chiaramente dal costui testamento rogato il 10 
luglio del 1318 dal Not. Ugolino Cerrino , di cui trascrivo quel tanto 
che fa meglio al mio proposito e alla curiosità del lettore. — Imprimis 
cum me mori contingerit (sic) corpus meum apitd Ecclesiam S. Laurentii lanue 
in monumento meo quod est in capello, S. lohannis Yetulijubeo sepelliri: Item 
lego prò sepultura mea et expensis funeris mei libras viginliquinque lanue: Item 
lego cuilibet hospilali existenti a Capite Faris (sic) usque ad Cruciferatos ipsis 
locis comprehensis solidos quinque lanue prò quolibet. Segue legando lire 30 
e più altre cose a Caterina sua moglie, e 200 da distribuirsi ai poveri per 
carità, e alla sorella Giovannina l'uso d'una sua casa così in città come 
alla villa. Rispetto ad Andrea suo fratello Priore di S. Matteo dispone nei 
termini seguenti: Item lego fratri Andree Priori Ecclesie S. Mathei de lanua 
fratri meo si contingerit ipsum quocumque modo removeri ab Ecclesia et prio- 



CAPITOLO 1. 27 

na, veniva così dirozzandosi il magistero dei marmi 
nelle varie contrade d' Italia ; con più e men di pre- 
stezza , secondochè perveniva ad nna od altra terra o 
la persona o 1' esempio o la fama almeno di quo' va- 
lentuomini. A contare delle ultime la nostra Genova, 
qual di noi si sarebbe sdegnato? Che oggimai, sì pa- 
zienti a tòrci il nome di trafficanti e incettatori di 
fortuna, teniamo per singoiar cortesia se alcun forastiero 
o per voce o per libri ci consenta d'avere accolto nelle 
arti del bello assai tardi, quel ch'altri avidamente rapì 
ed onorò sui principj. Nondimeno a' giorni nostri, non 
contenti alle grame notizie de' passati scrittori, cercò 
taluno lo stil pisano fra le reliquie del trecento se 
pure ne rimanessero, e la maniera de' pisani rinvenne 
in più luoghi , né in opere sole di gran momento, 



ratu S. Mathei quousque staret sic remotus quolibet anno libras quinquaginta 
lanue que libre quinquaginta in continenti dicto casu a-veniente assignentur 
dicto Fratri Andree in Communi lanue salvo quod si dictus Andreas evasùset 
ad majorem vel equalem dignitatem nichil habeat eo casu de dicto legato. Dà 
ordine poscia ad una cappellania nella chiesa cattedrale, e prescrive che 
i proprj n gli Giovanni , Cristoforo e Nicolò non possano venire alla di- 
visione del patrimonio paterno senza il consiglio e 1' assistenza di detto 
Andrea priore , di Caterina lor madre e di due congiunti od amici. Il te- 
stamento da ultimo si conchiude così: Actum lanue in domo dicii Nicolai: 
Testes vocali et rogati Leonardus Guercius Isnardus de Carpina acimator Leo- 
nardus speciarius de Sigestro Arduinus de Beverino acimator Iohannes de Be- 
logio de Sigestro et Leo de Serra de Sigestro: Anno Domin. Nativ. MCCCXVIII 
Indictione XV die X lulii circha Compleloriwm. 



28 SCULTURA 

ma in cose anche picciolo : eh' è segno di frequenza 
in qualsivoglia esercizio. Eestava il più arduo : con- 
getturare il come e il perchè non fallissero imagini 
di tanta scuola in città dove traccia non è se- 
gnata né di que' sommi, nò di seguace veruno, nò 
d'opera commessa a maestri di quelle bande. Laonde 
non è a prender cruccio, né a stupir anche, se in 
tanta ignoranza di noi medesimi, congetturando co- 
storo moltiplicarono errori; o sia quando s'appagarono 
al credere che tali sculture ci fossero come a dire 
balestrate dalla fortuna; o quando fantasticarono collo 
Spotorno che artisti di Genova movessero a frotte per 
ajutare i grandiosi monumenti ond' è Pisa superba. 
Perchè dunque nessun di noi fa tanto oso, che inva- 
ginasse o taluno dei caposcuola o tal'altro de' lor di- 
scepoli a lavorare fra noi, dove un esercito di scul- 
tori, mettendosi dietro all'insegna, poteva di corto e 
a continue occasioni, riprodur le fattezze del nuovo 
gusto? Eingrazio la sorte che diede a me di risolvere 
ornai questo nodo con altri argomenti che d' induzioni 
e di probabilità, e di por Genova a paro delle altre 
terre alle quali o ventura od industria condussero i 
primi autori d'uno stile sortito a svegliare l'Italia dal 
sonno antico. Se nel contare i Comuni ch'ebbero o 
Giovanni o Nicola a trattare scalpello debba dirsi il 
Vasari o trascurato o diligente, io noi so; ma ci sia 
lecita una querela su tristo fato della nostra Liguria, 
mai sempre dimenticata se alcuna dimenticanza dovea 



CAPITOLO 1. 29 

commettersi dagli scrittori. Or come non avremmo 
lungamente conteso se Genova conoscesse in pittura i 
giotteschi, così della maniera pisana che spira in più 
marmi era in pronto il tener ragione, ove il suddetto 
biografo, od altri per lui, ci additavano il Bartoli a 
bottega fra noi, e Giovanni figliuolo ed emulo di Ni- 
cola ad intrattenersi nella nostra città ed operarvi negli 
anni maturi. 

Il breve soggiorno d'Arrigo VII di Lucemburgo , 
siccome fu lieto al novello Cesare per le oneste acco- 
glienze del nostro popolo e pel facile consenso d'ogni 
ordine ad accettarne la signoria , d'altra parte non gli 
fu meno luttuoso per la morte di Margherita sua sposa 
sopraggiuntale in Genova quell'anno stesso del 1311. 
Composte le auguste spoglie nella chiesa de' Conven- 
tuali di S. Francesco, mosse Arrigo ai futuri destini , 
e ognun sa quanto infausti; ma col disegno nell'ani- 
mo di onorare l'estinta con degna sepoltura marmorea, 
a scolpir la quale ( così mi figuro ) inviterebbe quel 
più d'eletto che l'elettissima Toscana poteva offerire al 
bisogno. Per verità, già passato a miglior vita Nicola, 
i suffragi di tutta Italia s' accoglievano in Giovanni 
come in erede della paterna virtù , e tanto degno di 
succedergli nel nome e nelle opere, che secondo il 
Vasari in più cose il paragonò, in cert'altre lo vinse. 
L'obblio de' secoli, l'instabilità delle umane sorti , o 
quel rapido volgere de' civili casi che opprime ogni 
affetto e spesso cancella dalle menti le opere dell'in- 



30 SCULTURA 

gegno, coperse ai posteri il pietoso concetto del Re 
de' Romani, e ai Genovesi il lavoro stesso del monu- 
mento, null'altro lasciando che memoria assai languida 
della defunta Regina e del luogo che ne accolse le 
ossa. Io correva quasiché disattento i notularj di Leo- 
nardo di Garibaldo , quando il nome di Maestro Gio- 
vanni del fu Nicola pisano mi riscosse di subito, e mi 
fé' forza di divorare da un capo all'altro quel rogito 
breve, e sopra il comune uso leggibile e piano. Queste 
carte di notaio son pure il ghiotto pascolo a chi ri- 
cerca nei fatti e negli uomini del passato: ci rapiscono 
in mezzo a que' tempi, ci accostano a quelle persone, 
e' invitano di assistere famigliarmente alle loro parole 
ed ai loro negozj. Corre nel caso presente il 25 a- 
gosto del 1313, e maestro Giovanni s'avvia difilato 
alla Sacristia di S. Lorenzo, là ove l'attendono il no- 
taio della Curia testò nominato, e il commissario d'Ar- 
rigo Cesare per la faccenda del monumento. È questi 
il canonico D. Giovanni da Bagnara arcidiacono della 
Cattedrale; il sacrista D. Giacomo Montobbio e un 
prete Beviotto cappellano istituito nel Duomo stesso 
da Cesare reggono la parte di testimoni. Quivi per le 
mani dell' arcidiacono confessa l'insigne scultore d'aver 
ricevuti fiorini ottantuno d'oro a ragguaglio di soldi 
ventiquattro e denari quattro di Genova per ciasche- 
duno: e questa somma promette di spendere da buon 
massaio nell'opera del sepolcro da eriggersi alla com- 
pianta Regina nel monastero de' Frati Minori. Pro- 



CAPITOLO 1. 31 

testan le parti, l'una di dare e l'altra di prender de- 
naro di pertinenza d'Arrigo medesimo, e a cenno di 
lui, dichiarando il pisano che d'ogni spendio rende- 
rebbe stretta ragione al Bagnara consunta che fosse la 
somma, e frattanto di renderne conto a lui stesso o a 
qual' altri per lui: pena, se noi facesse, del doppio. (1) 
Fin qui la preziosissima carta; perduta la quale sa- 
rebbe perduta ogni traccia d'un fatto così rilevante alle 



( 1 ) In nomine Domini amen: Ego Magister Iohannes quondam Magistri Nicole 
de Pisis intalliator ( sic ) operis sepulcri bone memorie Domine Margarite olim 
Romanorum Regine semper Auguste in domo Fratrum Minorum de Ianua: 
Confiteor vobis D. lohanni de Bagnar ia Archidiacono Ianuensi me a vobis 
hàbuisse et recepisse florenos octuaginta unum auri boni et justi ponderis et 
valoris qui valet prò quolibet floreno solidos XXIIII et denarios IIII Ianue 
dantibus et solventibus prò nomine et vice Serenissimi Principis Domini Hen- 
rici Dei gralia Romanorum Imperatoris semper Augusti et de ipsius Domini 
Imperatoris propria pecunia prò dicto opere et occasione ipsius operis: Re- 
nuncians exceptioni non habitorum non receplorum et non numcratorum dicto- 
rum fiorenorum et omni alii juri per quod in contrarium me tueri possem: Pro- 
mittens vobis dicto nomine de ipsis florenis et ipsos expendere bona fide et 
sine fraude in ipso opere et bonam et ydoneam cantionem de ipsis facere vel 
alii cui de jure dieta ratio fieri debet et debebit: alioquin penam dupli diete 
quantitatis cum omnibus dampnis (sic) interesse et expensis que propterea 
fierent vobis dicto nomine stipulantibus dare et solvere promitto: Ratis manen- 
tibus supradiclis et proinde et ad sto observandum omnia bona mea vobis dicto 
nomine pignori obligo habita et hàbenda — Actum Ianue in Sacristia Ecclesie 
Ianuensis: Anno Domin. Nativ. millesimo CCCXIII Indictione X die XXV 
Augusti circa terciam: presentibus testibus presbitero Iacobo de Montogio de 
Rapallo sacrista Ecclesie Ianuensis et presbitero Bevuto Capellano in Ecclesia 
Ianuensi prò Domino Imperatore. ( Atti del Not. Leonardo di G aribaldo — 
Notul. 1313, 18). 



32 SCULTURA 

cose della nostra scultura, lnd' innanzi nò in quello 
né in altro notaio è pur motto né dell'artefice né del 
lavoro; ma niun se ne dolga, col bandolo una volta 
tra mani. 

E qui l'avido pensiero si parte in due, né so prima 
a qual lato, tra il seguitare Giovanni affaticato in 
altre opere, o investigare le forme, la mole, le qua- 
lità della nostra. L'autore del Camposanto fermamente 
era in Pisa o per quel contado allorché fu spedito al 
lavoro di Genova, e s'era pur disciolto dal pergamo 
della sua primaziale , come nota un' epigrafe troppo 
male interpretata dal biografo aretino. Del 1314 sei 
vendicarono i Pratesi a lavorare il deposito della Sacra 
Cintola e varie giunte per la lor chiesa, che fu delle 
ultime fatiche, e tocca quasi al 1320 eh' è l'anno 
della sua morte. Però chi trattenesse il pisano a scol- 
pire il sepolcro di Margherita quivi stesso nella nostra 
città , non avrebbe mentita da memoria veruna che 
mostrasse il buon vecchio o in Toscana od altrove. Non 
per questo è mestieri che troppo gli si allunghino le 
stanze di Genova ; non fu quel sepolcro ad ostenta- 
zione di fasto regale, ma sincero tributo ( o m'inganno ) 
di coniugale affetto e testimonio di cristiana pietà. 
Quel ch'io ne scopro aguzzando la vista per ogni parte, 
tutto mi si acconcia a modestia, come in opera di 
private sustanze. Il rogito stesso ne dà sentore colla 
somma non lauta, non ambiziosa, colla persona del de- 
legato, col luogo stesso ove i patti si stipulavano. Fa 



CAPITOLO 1. 33 

onore al Cesare prediletto dell'Alighieri lo sceglier 
ch'ei fece il principe degli statuarj ad una fattura di 
comunale ricchezza, mettendo quasi l'ingegno sopra i 
doni della fortuna. Ma che quell'opera, rimasta in sua 
nicchia poco meno di cinque secoli, monumento di 
re celeberrimo, primo esemplare alla nostra scultura, 
invidiabile ad ogni gran popolo e pel nome dell'arte- 
fice e per quello della sepolta, perisse d'un tratto non 
pure nella propria materia ma nel ricordo stesso de' 
cittadini, è tale ignominia pel nostro secolo, ch'io non 
so quale ammenda dovremmo noi farne, se punto ci 
rimordesse cotesto sperpero che s'è fatto e tuttavia si 
va facendo delle patrie memorie. Fra tanta dimenti- 
canza ci è d'uopo spiar sottile in que' buoni ricogli- 
tori di lapidi che furono il Pasqua ed il Piaggio, ne' 
cui manoscritti ripenso con tenerezza quel solitario a- 
more alla patria che male ostentano una congerie di 
boriosi volumi, guadagno a tipografi e spregevole in- 
gombro nel pubblico. Vide il Pasqua l'avello di Mar- 
gherita con nulla più della statua giacente so vr' esso, 
ritratto della sepolta, e con un nulla di parole lo ad- 
ditò sulla destra del Sancta Sanctorum commesso nel 
muro. Simili riscontri si leggon nel Piaggio: senon- 
chè il monumento ci viene indicato sovr'esso l'altare 
ài S. Francesco, ed anzi infrapposto allo stemma e 
alle epigrafi di Leonardo De Fornari Vescovo di Ma- 
riana che avea costrutta del proprio la cappella. Sap- 
piamo così com'ebbe effetto il lavoro di Giovanni, e 

Vol. IV. — Scultura. 5 



34 SCULTURA. 

qual fosse; né panni ch'altro desiderio ci debba pun- 
gere, dacché la statua da ineluttabile avversità ci fu 
tolta per sempre. (1) E quinci convien derivare per av- 



(i.) Non molto appresso alla scoperta del prezioso documento pocanzi ri- 
portato, e dopo la redazione del presente testo, una lettera a me diretta 
dal chiaro Varni venne a consolare alcun poco le perdite da me lamen- 
tate , svelandoci le reliquie tuttora esistenti d' un'opera di sì gran pregio 
per la storia delle nostre arti. Io non saprei meglio recarle a notizia del 
lettore che colle testuali parole dello scrittore , riproducendo in parte la 
lettera, tuttoché già pubblicata per intiero nel Giornale ligustico, Anno I, 
Fascic. X I. novembre 1874. — « Genova , 6 Gnigno 1874. — Non posso 
v esprimerle con quale piacere intesi la preclara scoperta da Lei fatta di 
« un documento , che vale a mostrare come Giovanni di Nicola Pisano 
« fosse invitato nel 1313 a scolpire il monumento sepolcrale dell' impera- 
« trice Margherita . che poi venne collocato nella chiesa di S. Francesco 
« di Castelletto. Ora io sarei per tenermi lieto di completare la scoperta, 
« affermando siccome tuttora esistenti i resti almeno di un'o; ra così im- 
« portante alla storia dell' arte italiana. Serbansi i medesimi nella villa 
« Brignole in Voltri , con più altri provenienti dalle demolizioni di San 
« Francesco, e constano di tre figure, cioè di una muliebre in atto di es- 
« sere alzata dalla tomba da due altre mutilate nella testa le quali indos- 
« sano una lunga veste. A prima giunta le credetti di due angioli; ma 
« non vi è alcun indizio che avessero le ali, neppure in lamiera di bronzo, 
« come specialmente vedonsi in quelli che ornano la chiesa della Spina e . 
« la Primaziale di Pisa. Un indizio forse di cappuccio che vedesi in una 
« delle accennate figure mi allontanò sempre più da questa idea. — La 
« figura di donna è cinta di corona a cerchio sulla foggia della corona 
« ferrea ed ornata di perle;, e le avvolge il collo ed il petto un velo men- 
« tre un altro le si spicca di sotto alla corona. Una specie di stola le si 
« incrocia sul petto ; e questo costume io trovo riprodotto in non pochi 
« monumenti di personaggi alemanni. Considerando tali nostre figure io 
« le direi non solo fattura di Giovanni , ma del tempo in cui aveva ag- 
« grandito il proprio stile; e tuttociò torna bene alla data del documento 
« accennato in principio ». 



CAPITOLO I. 35 

ventura la forma usitata e quasi dissi comune ai se- 
polcri scolpiti in progresso del secolo e per gran parte 
del susseguente: l'effigie del morto o adagiata sul- 
l'urna o indossata a leoni, e composta al dissotto d'un 
conopeo con forme d'angelo che ne reggono i lembi. 
Di quanta efficacia tornasse in Genova l'esempio 
visibile di Giovanni pisano, non è facile a dirsi fra 
tante tenebre; ma razzolando nelle scritture o perlu- 
strando la terra con occhio aguzzo non falliranno ar- 
gomenti a persuaderci del meglio. Io ho fermo nella 
mente che molti di quel mestiere ( se non vogliamo 
anche dir arte ) vivessero e lavorassero con noi; e forse 
basterebbe il notare che somigliante ai pittori in Iscu- 
toria, si accoglievano costoro nelle contrade di Domo- 
culta in un vicolo che da tempo antichissimo, ed oggi 
ancora, si nomina de' piccapietra. E innanzi all'arrivo, 
ma più ancora dopo il breve soggiorno di quel da 
t*isa, l'appellativo di piccapietra si fa più frequente, 
più singolare, più sciolto da quell'altro comune degli 
antelami, e cominciano gli atti a mandare innanzi ta- 
luno di così fatti maestri, come precursori di folto e- 
sercito. Del 1286 (1) ne' fogliazzi di Corrado Spignone 



(1) Il rogito, abbenchè contenuto in un notulario segnato del 1309-19, 
non deve posticiparsi dalla data per noi seguita, stantechè si conchiude 
colle parole seguenti: — Actum Rapalli in platea Monasterii Sancte Marie 
de Valle in Ckristo de Rapallo: Testes Obertus de Foza et Ricetus de Spal- 
tano familiares die ti monasterii et presbiter Radictus de Campo - MCCLXXXVI 
die prima lanuarii intra nonam et Vesperas. 



36 SCULTURA 

un Giovanni da Como pica petra rinunzia per prezzo 
parecchi suoi crediti al Monistero di S. M. in Valle 
Christi su quel di Rapallo: del 1318 un Simone di 
Sarzano, picchapetra anch'esso, fa non so quale malle- 
veria verso l'Abate di S. Stefano a rogito d'Ugolino 
Cerrino; e negli atti medesimi mi si affaccia del 1325 
un Giovanni per soprannome Fringuello Jllius quon- 
dam Curleti picapetre. Tai nomi rendono odore di 
gente nostrana frammescolata a lombardi, e se fru- 
ghiam tuttavia, vieppiù, s'avvalora il giudizio. In Not. 
Pedrone di Pignone sotto 1' 11 maggio del 1335 un 
Vivaldo del q. Bardo ne piccapietra da Chiavari si 
confessa d'un debito a p rete Opizzone cappellano di 
S. Stefano in Pieve di Levanto, e certa sentenza del 
Console de' placiti nel 1329 ci avvisa un Nicolo' 
lapidario inquilino di Genova ne' dintorni della Mad- 
dalena. (1) Ma la prova più valida è posta nei mo- 
numenti, foggiati da indi innanzi sullo stil de' pi- 



(1) In nomine Domini Amen: D. Belfinus de Soncino de Cremona Consul 
Placitorum Ianue de justicia deversus Burgum autoritate ( sic ) publica et of- 
ficio Magislratus causa cognita sedendo 'prò tribunali in hiis scriptis et ex 
causa de qua in infrascripto extimo fit mentio laudami statuii de cernii et pro- 
nunciami quod Margarita filia quondam Magistri Nicole lapidarli de Magda- 
lena uxor q. Symonis de Columpna habeat teneat et possideat libere quiete et 
pacifice et non obstante contradicione alicujus persone Corporis Cottegli et Uni- 
versitatis jure proprietatis et titulo persoluto domum unam positam. Ianue in 
contrata Sancte Crucis etc. etc. — MCCCX1VIIII die ultima lanuarii etc. 
( Atti del Not. Tommaso di Casanova - Fogliaz 2. 1329, 32 ). 



CAPITOLO 1. 37 

sani, e taluni con certezza di date se non d'autori; e 
ben potremmo additarne di suntuosi e magnifici al 
pari d'ogni altra terra, se dannosa cupidigia dell'in- 
novare li avesse sofferti in sugli occhi fino all'epoca 
nostra. Di due specialmente m'è debito il far memoria; 
l'un de' quali potremo in parte descrivere per membra 
che ancor ne avanzano, l'altro è perduto al tutto non 
pure alla vista, ma sto per dire alla conoscenza de' 
Genovesi. Quest'ultimo, a cui poche parole saran suf- 
ficienti, sia qui registrato sulla fede di Monsign. Giu- 
stiniani: dal quale abbiamo che Gianotto Gentile fé' 
fare a sue spese nel 1354 il maggior portale di S. 
Siro: lavoro magnifico, se al cronista, così parco a pa- 
role, potè parer degno di storia. Ciò nondimeno l'au- 
torità che ne accerta il fatto, sarebbe un nulla alla 
nostra materia, se in buon punto non soccorresse il 
Federici, affermando nel suo manoscritto delle Fami- 
glie la singoiar dovizia che avea quella porta di sta- 
tue, di partimenti e d'ornati marmorei, tanto più rari 
in quanto d'età così scarsa di grandiose sculture e 
pur così curiosa all'archeologo. E a lui si vuol cre- 
dere per quest'altro lato, come a testimon di veduta 
ch'ei si dichiara; ora perchè andasse distrutta ne' tempi 
appresso, ed il quando ed il come, non si ricerchi, 
che vano sarebbe se non a doppiarci il dolore. 

Sarò meno breve a contar ciò che resta della 
Cappella o sepoltura del Card. Fieschi locata ab ori- 
gine nel presbiterio della Cattedrale, indi rimossa per 



38 SCULTURA 

gli ornamenti del nuovo coro, e trasportata nella nave 
a man dritta : da ultimo, perch'ella impediva 1' aprir 
d'una porta, mutilata e più che commessa conficcata 
alla meglio in un mezzo arco sul muro. Or si con- 
solino i solleciti zelatori delle glorie gentilizie ( e 
vadan con esse pur quelle de' principi ) i quali con- 
fidano alla saldezza de' marmi un gran nome o una 
boriosa potenza o una invidiata ricchezza, e veggan 
bene a qual sorte è condotto il monumento d'un 
Porporato che diede a Genova la chiesa dell' In- 
vialata, ed ebbe da Genova in sicurtà di grosso val- 
sente il Catino di Cesarea. Ma se i Deputati all' 0- 
pera del S. Lorenzo, in quel secolo che tutto ammo- 
dernava o metteva a terra, avessero pur da lungi ve- 
duto o per modesta ritenutezza imaginato quanto 
gran frode si usava alla posterità con quel guasto, io 
non vo' credere che per uomini savj e generosi si 
sarebbe così servilmente obedito alla moda, che spesso 
per nostra sciagura si fa baldanzosa per l'autorità de- 
gli artisti medesimi. A che ripensando, anziché que- 
relarci , vorremo aver questo per gran ventura , che 
il nome d'un Cardinale de' Fieschi ci abbia in parte 
salvato ciò che forse distrugge van del tutto la sapienza 
degli artefici e la pazienza de' moderatori. Ora a co- 
noscere cotesto tutto ascoltiamo il Federici storiografo 
di casa Fieschi, il quale con succosa brevità cel di- 
chiara ti una bellissima sepoltura marmorea delle più 
« superbe e magnifiche che si vedessero in Italia, 



CAPITOLO I. 39 

n piena di statue ed ornamenti dal suolo del Duomo 
a sino alla vòlta di esso. n Quel che rimane è la 
spoglia del Cardinale, distesa sull'urna sorretta da 
leoni, nel cui specchio è di mezzo rilievo S. Tom- 
maso che palpa la piaga; rimangono gli angeli che 
reggono le cortine del tabernacolo, rimangono altresì 
due figure di santi, ma poste ( s'io non erro ) a ven- 
tura ove uno spazio poteva accoglierle : membra a dir 
breve dell'opera antica, sconnesse e scampate da morte 
a puro titolo di carità. Se il Federici col cenno sud- 
detto mirò prima ( siccome io giudico ) a ripiangere 
il gran monumento che a magnificare gli spendj del 
gran casato, sien grazie a lui, perchè in secolo smar- 
rito all'arte e perduto all'amor dell'antico, levò un 
lamento per tanta giattura, inefficace lo so , ma sa- 
piente e civile. L'età nostra, o i pochi almeno che 
curan di questo , più consigliati, più affettuosi delle 
patrie memorie, più accostumata alla critica, spiando 
in qaelle infelici reliquie, non tardarono a ravvisarvi la 
scuola pisana, ne pregiarono le bellezze benché ancora 
impedite di non so quale rozzezza, e con tutta ra- 
gione dieder loro il primato fra i varj marmi che in 
Genova o nella provincia risentono di quell'epoca e 
di quel magistero. 

Fecero anche prova d'investigarne l'autore. E primo, 
per quanto io conosco, il Banchero osò mettere in 
mezzo il nome di Giovanni di Balduccio ch'ei rac- 
colse a sua volta dalla bocca del Varni, uomo quan- 



40 SCULTURA 

t'altri studiosissimo della scuola pisana e autorevole a 
giudicarne. Tal sentenza può confortarsi d'un doppio 
argomento, dello stile cioè e delle date; ed anche 
un terzo potrebbesi aggiungere, il difetto d'un altro 
artefice a cui possa ragionevolmente attribuirsi. Con 
tutto questo dissente il Calvi, non inetto per fermo a 
pronunciar di Balduccio così frequente a conoscersi 
nella sua Milano, ma temerario forse, o corrivo un 
tal poco, a scemarne le opere in terra altrui. Ad im- 
pugnar questa nostra produce due casi: del tempo 
l'uno, che a creder di lui mal s'accorda colle notizie 
che abbiam del pisano, l'altro della maniera, che a lui 
riesce di troppo inferiore ai monumenti da Balduccio 
condotti nella metropoli lombarda. A chi argomenta 
di siffatta ragione non è modo di contrastare fuorché 
col presidio d'argomenti contrarj, più stringenti, più 
numerosi: e così userem noi. Giovi intanto che questo 
scultore s'era condotto a virtù dietro l'orme di Gio- 
vanni pisano, e che al bisogno d'opere signorili e 
cospicue dovette in Genova desiderarsi il discepolo 
dopo i bei saggi del celebrato maestro che abbiam 
tornati alla luce. Né la man di Giovanni, che a di- 
stinguersi dal precettore soscrivea coll'aggiunto di 
Balduccio, era ignota ai confini della Liguria; con- 
venne anzi che avesse plauso fra noi pel ragguarde- 
vole sepolcro da lui scolpito nella Cattedral di Sar- 
zana a Castruccio Castracane signor di Lucca, per ri- 
porvi le ceneri d'un suo putto Guarnerio. Questo in- 



CAPITOLO I. 41 

torno al 1327, età giovanile dello statuario, né però 
così timida da ritenerla lunga pezza in Toscana, d'onde 
uscì per esser poi sempre co' Milanesi. E così sel- 
vaggio da' suoi, che il Vasari o noi conobbe, o cono- 
sciuto lo tacque nelle sue vite, e il Petrarca negò 
alla scultura contemporanea che scalpello operasse da 
tenerla in onore. Ma se i Toscani non drizzavano gli 
occhi più in là de' lor termini, non andò molto per 
altra parte che l'arca di S. Eustorgio e la porta di 
S. M. in Brera levaron grido e di sé stesse e del loro 
artefice, e questi dovette salirne in gran credito nel- 
l' Italia superiore fra quella moltitudine . di maestri 
lombardi eh' empievano la capitale e quinci ribocca- 
vano per tutta Liguria. È ozioso indagare se 1' esem- 
pio di Giotto conferisse al valor di Balduccio, o me- 
glio importa sapere che Milano l'accettò per maestro , 
e come più tardi dal Vinci per la pittura, così dal pi- 
sano s'inizia un gusto che modera e informa per tutto 
quel secolo la scultura lombarda. 

Ma il monumento di Luca Fieschi non parve all'e- 
gregio Calvi d'una bellezza coli' arca summentovata, e 
gli bastò per negarla al pisano . scusandosi però del 
recarla ad altro qualsiasi scalpello. E nondimeno nel- 
l' arca stessa accusava non so qual goffezza e qual 
manco d'aggruppamento negl'intagli storiati : cagione 
l'adolescenza dell' arte, già destra a concepire e a si- 
gnificare un' imagine , mal ferma ancora o paurosa a 
comporne parecchie e ad atteggiarle in iscena. Molto 

Voi.. IV. — Scultura. 6 



42 SCULTURA 

si vuol'anche concedere agli scolari e agli ajuti onde 
giovavansi i professori nelle opere di gran lena ; e a 
più ragione in que' tempi dove il compito dell'archi- 
tetto, e '1 general concetto d'un quasi edifìzio , parea 
prevalere alle membra scultorie, e son per dire deco- 
rative. Se poi ciò che resta del nostro sepolcro meri- 
tasse i giudizj che il Calvi ne adduce, per me non 
mi ardisco a risolvere , e mi costringe sopra tutto 
non so qual dignità <T espressioni, e decoro di panni, 
e prudenza di linee nella storia che tiene il basso 
dell' urna , ed è forse il men facile della scultura. 
V'ha poi cosa che dovea ritener lo scrittore in qui- 
stione di sì grave momento: dico il trattarsi d'un corpo 
già maestoso di colonne e d'ordini, già colossali fino 
a misurare l'altezza d'un tempio, già lavorato a com- 
puto di varie distanze, ed oggi monco e svisato, e chi 
sa di quanto o più accosto o più remoto agli sguardi 
dello spettatore. Così se d'uomo rattratto delle mem- 
bra o mozzato metterai paragone con uomo gagliardo 
ed intero, colui griderà la bellezza antica, e piangendo 
la presente deformezza dirà scortese non pure il raf- 
fronto ma stolto. Poniam quel troncone sopra un or- 
dine d'agili ogive, coroniamolo d'un gentile taberna- 
colo , sostentiamolo di sveltissimi fusti o ritorti in i- 
spire, o attergati a figure, o salienti in viticci, o chio- 
mati d' acanto , e vedremo ringentilirsi ogni forma , 
proporzionarsi ogni parte, e grandeggiare l' idea del- 
l'artefice. Perciocché Giovanni di Balduccio nel suo 



CAPITOLO I. 43 

stil di comporre predilesse le forme appunto che ab- 
biam descritte o imaginate : tantoché il da Morrona 
credea di scorgere nel portale di Brera una quasi i- 
mitazione de' bizzarri intrecciamenti e delle folte co- 
lonne che adornan l'entrata del nostro Duomo. 

Prosegue il lodato Calvi a ribatterò sul minor pre- 
gio della grand' opera sofisticando sugli anni , e ra- 
giona così: » la morte del Fieschi avvenuta nel 1336 
» non consentirebbe che lo scultore vi avesse atteso 
ii che assai più tardi, essendo appunto in quel tempo, 
" come si è veduto, occupatissimo intorno all' arca di 
ii S. Pietro martire in Milano; né dopo un'opera così 
ii preziosa è credibile che fosse tanto disceso nello 
ii stile, come si vede in quella del Cardinale. » Così 
per via di paralogismi tanto s' attenua il monumento 
di Genova, quanto si accresce e si esalta 1' opera de' 
Milanesi; sottigliezza importuna, né conducente a giu- 
dizio veruno che conchiuda o risolva. Ed io non com- 
prendo perchè il deposito di Luca Fieschi che mori 
in Avignone del 1336 , dovesse ( come arguisce lo 
scrittor milanese ) eseguirsi d'assai più tardi che l'arca 
ultimata a 'suo dire nel 1339. E soggiunge eh' ella 
ebbe principio tre anni addietro; perchè adunque non 
confessarsi che le cagioni, e fors'anche 1' origine de' 
due monumenti, coincidono in un anno medesimo? Al- 
tri, o più esperto di cotali lavori o più blando ad u- 
sare il criterio, non era lento al supporre che ordinato 
Balduccio a due imprese di sì gran polso, e nell'una 



44 SCULTURA 

e nell'altra, e più in questa che in quella, si venisse 
ajutando d'alcun creato: onde quel grado diverso (se 
pur è ) nella fattura de' suoi sepolcri. Ma lo spender 
parole contra sì fatti appunti sarebbe vano : e poiché 
in accennarli m'è convenuto toccare ai casi di questo 
nostro, non mi terrò dal chiarire di qual guisa proce- 
desse il lavoro, e con quanto di cure e per quali di- 
spendj. Questa giunta alle scarse parole del Federici 
mi viene offerta dai rogiti del notaro Tommaso di Ca- 
sanova: più gradevole al certo se ci scoprisse V arte- 
fice, ma nou però da tenersi a vile per quel che ci 
narra dell'opera (1). 



(1) In nomine Domini Amen: Cum Venerabiles viri D. Thedisiv* Abbas Mo- 
nasterii Sancii Syri Ianuensis Magister Venturinus de Pergamo cano.iicus 
Ianuensis et Philipus UUramarinus civis Ianuensis tamquam procuratores sub- 
stituti a Rev. Patre D. Manuele de Flischo Domini Pape Notario et Venera- 
bilibus viris DD. Antonio de Bwgella Lamberto de Sancto Miniale et Matheo 
de Modoelia procuraloribus Beverendorum Patrum DD. Neapolionis divina pro- 
videntia Sancii Andriani Diaconi Cardinalis et Fratris Petri de Felicianis de 
Bononia Domini Pape Penitenliarii executorum testamenti seu ultime volunta- 
tis bone memorie D. Luce Sancte Marie in Violata Diaconi Cardinalis de qua 
subsiitutione constai per publicum instrumentum scriptum Avineòni manu Iaco- 
lini Nari quondam Ferrarii de Cenedano clerici Novariensis ditscesis publici 
Imperiali autoritate Notarii anno a Nativitate ejusdem (sic) MCCCXXXXII 
Indictione decima die sextadecima mensis Augusti Pontiflcalus SS. Domini No- 
stri D. Clementis Pape Sexti anno primo in quo instrumento subslitucionis ex- 
tensus est tenor instrumenti procuracionis facte in personas dictorum DD. Ma- 
nuelis de Flischo Antonii de Bugella Lamberti de Sancto Miniate et Matheide 
Modoetia quod scripktm videtur fuisse Avineòni in domo habitacionis supradicti 
Rev. Patris D. Neapolionis Cardinalis anno a Nativitate Domini MCCCXXXX 



CAPITOLO 1. 45 

Non pare alieno da verità che il disegno d 'un mo- 
numento e '1 pietoso affetto del render le ossa alla 
patria, venissero dal Cardinale medesimo , dacché il 
bel mausoleo fu intrapreso e compiuto coli' asse del 
dovizioso prelato. E del mandarlo ad effetto ebber ca- 
rico due uomini autorevoli, presenti nella corte d' A- 



primo Indictione nona die octava mensis Seltembris (sic) Pontijicatus SS. Patris 
D. Benedicti divina providentia Pape XII anno septimo manu Frane isci 0- 
nufrii de Carpineto clerici diete Pennensis dicecesis publici apostolica et impe- 
riali autoritate Notarli habentes plenarn poteslalem et bailiam in dicto instru- 
mento substitucionis infrascriptorum omnium exercendorum et procurandorwm 
ac petendorum et exigendorum sicut per Jormam et tenorem dicti instrumenti 
substitucionis pleniter apparet necesse haberent causa perficiendi et fieri et 'pom- 
pieri faciendi capellam et sepulturam dicti bone memorie D. Luce Cardinalis 
predicti quam seu quas construi et hedijicari (sic) faciunt prò ipsa bona me- 
moria dicti D. Luce Cardinalis in Ecclesia, Ianuensi de florenis auri quadrin- 
genlis sive de libris quingtntis lamie prò expensis dictarum capette et sepul- 
ture perficiendarum quas minime asserunt posse perfici et compier i facere nisi 
habeant dictas libras quingentas et propterea requirerunt Thobiam Lomelinum 
Jratrem Nicolai Lomelini penes quem Nicolam deposita est certa quantitas pe- 
cunie diete bone memorie dicti D. Luce Cardinalis quod eidem Thobie piacerei 
prò ipso Nicolao fratre ipsius Thobie quia Nicolaus est modo absens a civitate 
lamie et districtu videlicet ad partes ultramarinas negociacionis et mercacionis 
causa dare et tradere dictis procuratoribus substitutis libras quingentas lanue 
ut possint ipsa pecunia mediante facere perfici opus et labore rium supradictum 
ob reverentiam diete bone memorie dicti D. Luce Cardinalis predicti: qui Tho- 
bias audita dieta requisicione et volens eidem requisicioni anuere (sic) tanquam 
jnste et de dictis libris quingentis predictis Venerabilibus DD. Thedisio Ven- 
turino et Philipo dicto nomine compiacere licet ipse ad hoc minime teneatur ni- 
chilominus ob reverentiam diete bone memorie dicti D. Luce Cardinalis pre- 
dicti obfert de pecunia quam penes se asserit habere de bonìs dicti Nicolai ejus- 
dem Thobie fratris se paratum dare et solvere eisdem procuratoribus substitu- 



46 SCULTURA 

vignone ove si segnò il testamento : Napoleone cioè , 
Cardinal diacono col titolo di S. Adriano, e fra Pie- 
tro de' Feliciani da Bologna penitenziario di S. S. Ma 
costoro, mal potendo dar mano nonché sopraintendere 
ad opere lontane, per atto del 1341 rogato in quella 
stessa città da D. Francesco Onofrio di Carpinete, so- 



tis occasione predicta dictas libras quingentas lamie ipsis procuratoribus diclis 
nominibus confitentibus eidem Thobie se ipsos ab eodem Thobia nomine et prò 
parte dirti Nicolai ejus fratris habuisse et recepisse et in 'plenum de ipsis li- 
bris quingentis dietimi Nicolaum et bona sua quitantibus: Qui Rev. DD. The- 
disius abbas predictus Mag. Venturinus de Pergamo canonicus Ianuensis et 
Philipus Ultramarinus dicto procuratorio nomine confitenlur dicto Thobie fra- 
tri et procuratori et procuratorio nomine recipienti eidem Thobie de qua procura 
constat instrumenlo publico scripto manu Notarli infrascripti MCCCXXXXIl 
die . . . se dicto procuratorio nomine dante et solvente de nomine et prò parte 
dicli Nicolai fratris sui libras quingentas Ianue prò ipsis convertendis in la' 
borerio opere et hedifficio supradictarum Capette et Sepolture et hoc infra so- 
lucionem ejus quantilatis pecunie quam idem Nicolaus de bonis et pecunia su- 
pradicte b. ni. dicti D. Luce Cardinalis penes se habet et que penes eundem 
Nicolaum deposita fuisse dicitur de quo videtur fieri mentio in dicto instru- 
mento substitucionis predicte: Reuunciantes dicto nomine etc : et quatenus de 
ipsis libris quingentis habitis et receptis a dicto Thobia dicto nomine ex dieta 
causa predicti procuratores substituti Uberaverunt et absolverunt eundem Tho- 
biam dicto nomine recipientes et edam me Notarium infrascriptum officio pu- 
blico recipientem et stipulantem nomine et vice dicti Nicolai et per me eundem 
Nicolaum heredes et bona sua per aceptilationem et Aquilianam stipulacionem 
etc. — Actum lanue in claustro Ecclesie Ianuensis in pontili dicti Clauslri 
Anno Domin. Natie. MCCCXXXX11I Indictione X die XXI1II Madii circha 
Yesperas: Testes Venerabiles viri D. Martinus de Flischo Canonicus Ianuen- 
sis D. Iohaunes de Honestis D. Innocencius de Flischo et D. Raphael de Turri 
omnes Canonici lanuenses. (Atti del Not. Tommaso di Casanova — Notul. 
1543 n. 2.) 



CAPITOLO!. 47 

stituirono in lor procuratori per tal bisogna Emanuele 
del Fiesco notaio Apostolico, e tre chierici con esso, 
Antonio da Biella , Matteo da Monza e Lamberto da 
S. Miniato. Se non che i disagi delle distanze e le 
difficoltà del mandato non cessavano per questo: laonde 
si venne per loro ad un' altra sostituzione , distesa in 
Avignone anche questa nel 1342 per uffizio di Gia- 
cobino Naro già Ferrari novarese , nella persona di 
Tedisio abate di S. Siro, di maestro Venturino da Ber- 
gamo canonico di S. Lorenzo e di Filippo Oltramarino 
cittadin genovese: tutta gente per loro uffizj e per 
lor qualità costituiti in sul luogo. In costoro si fermò 
la faccenda del gran lavoro; ma non per questo o per 
le date suddette invanisca la sentenza del Calvi che 
sogna indugi al lavoro; conciossiachè, già disposte e 
condotte a buon termine le opere dai precedenti de- 
legati, venia loro commessa la cura ( se 1' atto non 
esce del vero ) perficiendi et fieri et compievi faciendi 
Capellam et Sepulturam diete bone memorie D. Luce 
Cardinalis. Toccava a metà l'agosto dell' anno sopra- 
scritto quando presero tal commissione , e non era a 
suo termine il maggio del 1343 , quando al bisogno 
delle opere falliva in tutto il denaro, onde vien 'ovvio 
il considerare di quanto gran somma si fosse este- 
nuata la cassa redata dal Cardinale a condurre il se- 
polcro nei termini in che sei trovavano i tre deputati, 
e come ogni grosso valsente riuscisse povero per sop- 
perire di giorno in giorno a tanto lavorìo di scalpelli. 



48 SCULTURA. 

La scritta ch'io porgo al lettore mi mostra costoro in 
faccenda per rifornirsi a moneta quanto era d'uopo a 
promuover l'opera o quanto credeano che fosse, e non 
parvero troppi quattrocento fiorini d'oro, già proprietà 
dell'estinto, i quali giaceano in deposito presso i fra- 
telli Nicola e Tobia Lomellini. Chieggono adunque 
che sien resi a quest'uso, e senza difficoltà li riscuo- 
tono. Che se tra 1' arca di S. Pier da Verona e tra il 
celebrato portale di Brera s'indugia Balduccio fino al 
1347, non veggo ragione perch'ei non potesse giovar 
di consiglio o di mano la scultura del Fieschi che 
tanto riflette a' nostri occhi del suo magistero, e che 
intrammezza quasi lo spazio fra i due monumenti 
di Milano. 

Fu tassato il Petrarca di troppo severo nel giudi- 
zio eh' ei recò sulla statuaria della sua età ; nondi- 
meno, se ne togli Balduccio , non era maestro in I- 
talia che conosciuto procacci nota di negligente al- 
l'autore del Canzoniere. Né troppo da lui si dilunga 
l'avviso del d'Agincourt, là dove stima che l'arte non 
poggiasse in quel secolo più in su dell' altezza a cui 
1' avea tratta Nicola pisano, e che a levarla in mag- 
gior grado bisognassero novelli sforzi. Ma non è ella 
cotesta la legge prescritta o da natura o da provvi- 
denza a ciascuna vicenda dell' umano ingegno , che 
alcuno di tratto in tratto si spicchi ad altissimo volo, 
e che i molti gli tengano dietro con penne più ti- 
mide , finché un altro ed un altro ardiscano voli più 



CAPITOLO I. 49 

eccelsi? Non altrimenti e Giovanni e Balduccio se- 
guiron le tracce del caposcuola, e come i due vecchi 
si trassero appresso i maestri di tutta Toscana e del- 
l'Italia inferiore, così !' esempio di quest' ultimo potè 
segnar orma alla densa schiera d'artisti che popolava 
l'Italia di sopra. Certa cosa è che i marmi superstiti 
di quella e di più altre generazioni , rendono a noi 
l'imagine più o meno vivace di quel genio e di quella 
scuola. E non è meraviglia se tutti con varia potenza 
di magistero se ne vestissero gli scultori pressoché in- 
numerabili che vuoi dal contado milanese o vuoi dal 
comasco traevano alla fortuna delle grandi metropoli. 
Così è : che a trattar di scalpelli per queste bande 
della penisola, dee pure la mente di chi scrive avan- 
zarsi ed intrattenersi su quelle balze amenissime , su 
que' laghi cotanto incantevoli, per quelle ville operose 
ed industri, onde uscirono per non so qual privilegio 
F architettonica e la statuaria , siccome d' antico lor 
nido. Schifarono il lungo e intricato cammino tutti 
quasi gli storiografi , contenti alla lode dei pochi 
sommi che in questa o in quella terra d'Italia aveano 
collo splendore delle opere coperta ( direi così ) 1' ori- 
gine del nome e il valore de' lor compaesani. Ma se 
le pubbliche carte che giaccion riposte, e per la im- 
pazienza di dura fatica non tocche da mano d'uomini, 
si sciogliessero punto dai nodi che le imprigionano , 
quanti nomi vi leggeremmo noi che morirono oscuri, 
quante opere che ricerche e ammirate al presente, non 

Vol. IV. — Scultura. 7 



50 SCULTURA 

possono, come spurie o diseredate, annunziarci la mano 
paterna ! 

Nuovo peso, e Dio sa quanto greve, togliemmo noi 
rovistando da un capo all'altro la polverosa congerie de' 
nostri archi vj; né però ce ne duole. Non è picciol di- 
letto il suscitare una moltitudine laddove regnava un si- 
lenzio di morte, e contare quasiché ad uno ad uno quali 
e quanti operassero sul marmo ad illustrare la nostra 
Liguria, a vestirne i doviziosi palazzi, a decorarne le 
suntuose basiliche. E poniamo che un tratto soverchj 
il noverar tanta schiera; ma chi ci segna la debita 
linea al tacer questo o al menzionare quest'altro ? Ben 
m'affido che il prezzo medesimo delle notizie e la fede 
dei documenti provveggano a così fatto discernimento; 
a noi spetta il contenerci nel vero secondo il modesto 
ufficio che abbiam preso di narratori. Senzachè si ap- 
palesa ad ogni svolgere di documenti lo stringersi 
che facevano questi uomini ad alcuno dei loro o più e- 
sperto o più vaiente nell' arte, e come ne ascoltavan le 
massime, ne seguivano gli esempj e ne ajutavano le 
opere ; il perchè , come principe in una scuola o se- 
niore in una famiglia , ha maggior nome negli atti 
chi è degno d'averlo per maggiore virtù. Scema quindi 
la confusione e l'ambiguità che fanno a prima giunta 
lo spavento di quelle tante migliaia di fogli; però che 
a molti di questa gente chiederesti indarno del co- 
gnome, e chiedendo risponderebbero la patria, né raro 
è il caso che la patria medesima s'acconci in cognome 



CAPITOLO I. 51 

nei successori. E come per lunga dimestichezza i più 
di costoro si fecer nostri , e co' nostri si giunsero in 
parentadi e vi perpetuarono il nome per lungo ordine 
di generazioni , non lieve cura è pur questa a non 
iscambiare co' vecchi i novelli , né 1' una per 1' altra 
prole, mentre si ripetono e s'avvicendano spesso i me- 
desimi nomi e i medesimi aggiunti. Queste cose do- 
vetti premettere innanzi che si prenda per noi l'ardua 
via, la quale per quanto si allunga parrà seminata do- 
vunque di tali insidie. Quel ch'è del trecento in par- 
ticolare, abbiam pochi nomi da registrare , benché le 
opere non iscarseggino ; ma non è temerario che si 
attribuiscano a questi lombardi le statue o gV intagli 
che più o men da vicino ritraggono del gusto pisano. 
Se cadesse quistione sui primi che divulgassero l'arte 
su quegli esempj, vincerebbero forse que' da Campione, 
o come variamente si scrivono da Campiglione , non 
ignobile villa che dai balzi del lago Ceresio fronteg- 
gia Lugano. E però i Campionesi son titolo e distin- 
tivo d' una quasi prosapia che prevenne Balduccio 
provando nelle terre lombarde , che imitandolo di- 
rozzò il primo stile, e che lasciò il proprio nome nei 
razionali della cattedral di Milano e d' altre città su- 
balterne. Seguono per continua vicenda e si mescola- 
no fra loro lavoratori o maestri da Bissone, da Carona, 
da Scaria, da Lancio e d'altri borghi contigui, e riem- 
piono di sé quattro secoli. Il bello de' monumenti, se 
cogniti per nome o per atti, distingue gli ottimi : la 



52 SCULTURA 

somiglianza dello stile e delle meccaniche confonde i 
mediocri, e fa di mille uomini un uomo solo. La Li- 
guria formicola di gente sì fatta , e tardi vogliosa di 
mettersi all'arte, è costante per altro e magnifica sem- 
pre nel trattenerli, comechè ad opere singolari si pro- 
cacci d' altronde di tempo in tempo scalpelli più in- 
signi. E questa è la somma dei tre volumi ond' io 
condurrò le notizie della nostra statuaria ai confini 
del sestodecimo secolo. 

Ripigliandomi adesso al trecento, in difetto dei nomi 
che il tempo ha consunti , dirò quel poco di monu- 
menti che fortuna od industria gli han tratti di mor- 
so. Tralascio i piccioli che in pubblico da luogo a 
luogo s' incontran pei muri, o si covano in privato per 
cagion di pietà ; e se pur fanno fede del pisano stile 
per Genova , sia bastante 1' averli accennati. Ma vo- 
glionsi notare distintamente certi marmi che si man- 
tengono là ove son nati, la cui qualità si conforta per 
giunta o di date innegabili o di argomenti non vani. 
Sorgono tre statuine ( la Madonna e due santi ) 
sul vertice di S. Agostino : maestoso tempio edificato 
dagli Eremitani che quivi si trasferirono da S. Tecla 
o sul finire del secolo XIII o sugli esordj dell' altro 
appresso. I tratti della scuola predetta son così pronti 
a chi guarda , che la molta distanza non può travi- 
sarli nò far che languiscano; massime nell'imagine di 
mezzo, a cui bastano in tanta altezza gli estremi con- 
torni per rammentare a chi passa la bella figura di 



CAPITOLO I. 53 

N. D. che Giovanni Pisano locò sul di fuori del Duo- 
mo in Firenze. Moderna chiesa è l'attuai Maddalena , 
ma ricostrutta nel luogo d'un'altra antichissima le cui 
memorie si dileguano nel buio de' secoli. Del distrut- 
to edifizio rimangono vestigj in cinque figure di Virtù, 
drizzate sulla fronte del nuovo per consiglio d' alcun 
uomo o sagace del bello o tenero delle patrie anti- 
chità; che ad ogni modo è pur dolce a trovarcele sal- 
ve , e in età così sconoscente dell' arte addietro. Ma 
vivo ritratto del gusto pisano è sovra tutti quel breve 
marmo che segna il sepolcro di due fratelli Giovanni 
e Guglielmo di Bozolo a chi tocchi le soglie del S. 
Lorenzo per la porta a mancina. V ha intagliata la 
Vergine assisa in soglio col Figliuoletto, e due angioli 
a tergo le fan padiglione : in quel far di scalpello 
ancor tìmido e presso al duro, non vorresti desiderare 
altro affetto , altre mosse , altre linee se non cotesto 
che compose e ideò il maestro, qual eh' egli fosse, in 
sì povero spazio. Più ch'altro l' andar de' panni mae- 
stoso e largo e spontaneo tradisce la scuola , che di 
niun'altro vanto fu così studiosa e tenace. E mi giova 
avvertire che il 1342 che si legge in capo colla scritta 
funebre, ragguaglia il grazioso intaglio all' epoca ap- 
punto in cui fu scolpito il deposito del Cardinale. 
Dovette altresì prodursi dalla mano dell'artefice ancor 
vivi i due Bozoli, ovvero alla morte del Giovanni, pe- 
rocché di Guglielmo mi vien letto il testamento ne- 
gli atti del Casanova non prima che a mezzo il 48 , 



54 SCULTURA 

sei anni più in qua del lavoro. E come io vi apprendo 
la costui condizione di taverniere in via della Madda- 
lena, cosi mi compiaccio che il valore dell'arte nobiliti 
quasi od emendi almen dopo morte coi marmi l'umiltà 
degli estinti. Questa imagine tengo esser dessa che 
nell'inventario del Duomo per me trascritto vien de- 
signata col titolo di N. D. della Porta , alla quale si 
appendevano voti e si cingevano argentee corone ser- 
bate con altre preziosità nel sacrario; e vi restano an- 
ch'oggi gli arpioni che giravano o griglia o invetriata 
per maggior culto o per difendere il marmo da mani 
profane. Se poi questo cippo prendesse luogo, scolpito 
appena, in quegli stipiti, o se più tardi vel commet- 
tessero per sua bellezza o per effetto di special devo- 
zione, si rimanga in sospeso. 

sian queste imitazioni della maniera pisana , o 
parto d'alcun pisano, certo è che i Lombardi, e i Cam- 
pionesi in ispecie, si tennero a queste forme , e non 
pure s' incontrano por la provincia fatture d' eguale 
sembianza, ma leggesi il titolo di quella origine, tra- 
dotto quasi a cognome, in parecchi cataloghi scampati 
alle fortune ed al tempo. Abbondano i da Campione 
fra le memorie in particolare de' Savonesi, e per vol- 
gere d' anni la discendenza di quegli antichi si ri- 
dusse in notabil casato della terra. Che se i marmi 
della lor Cattedrale, e le note de' più antichi lavori , 
fossero giunte alla nostra età, potremmo forse avvalo- 
rare con documenti ciò che avvisiam per indizj. Non 



CAPITOLO I. 55 

istimo però che venerande reliquie manchino in tutto 
a Savona per vendicarsi un'orrevol posto nell'età che 
io discorro , o a dir chiaramente , perchè si dimostri 
la scuola pisana non istraniera alle sue contrade. Vidi 
già, ed ebbi agio di recarmi fra mani , quattro pre- 
ziose figure (in dimensioni d'un palmo e mezzo) de- 
bitamente guardate ne' ripostigli del Duomo odierno: 
un Dio Padre a sedere che presenta ai fedeli il Fi- 
gliuol Crocifisso, e i ss. Pietro, Giacomo e Giuda. Chi 
si compiacque nel notaio Giordano e nell'ingenua de- 
scrizione ch'ei fa della vetusta Basilica, per noi rife- 
rita nel primo volume, non potrà fare che non ricordi 
un gentil tabernacolo che sormontava l'aitar maggiore, 
di candidi marmi listati d' oro , e spettabile pel bel 
corteo che gli facevano intorno le sembianze dei dodici 
Apostoli. Io saluto questi tre che ci avanzano e la 
quarta compagna siccome membra schiantate da nobi- 
lissimo corpo, e per volere di provvidenza destinate a 
insegnare quanto possa la mano degli uomini al fab- 
bricare e al distruggere. Perchè meglio se ne conosca 
l'origine, resistono sui lembi le dorature e le tinte in 
alcun accessorio; non lodevole usanza di quella sta- 
gione. Intendo de' trecentisti e de' seguaci nel se- 
colo appresso; ma in queste reliquie de' Savonesi la 
successione degli esempj pisani non sa celarsi, e sovra 
tutto l'attesta una felicità di partiti e una prudenza 
nel panneggiare, invidiabili a qualsiasi miglior pe- 
riodo dell' arte. Mi vien riferito , e per consolazione 



56 SCULTURA 

de' buoni il riferisco a mia volta, che questi cari ci- 
melj, per consiglio del tante volte lodato sacerdote e 
cav. Caorsi, e per cura dell' Opera , furono da pezza 
murati in chiesa entro la nobil cappella di s. Sisto I. 
papa e martire. Quivi i cultori delle antichità savo- 
nesi mostran pure due intagli che si fan derivati 
dalla insigne basilica; la morte vo' dire e la sepoltura 
di Cristo. Né senza diritto le assegnano all' età che 
scriviamo, se non e' inganna la virtù dell' esprimere 
gli affetti , la sceltezza nel vestir le figure , e '1 ma- 
gisterio del rilevarle che ad alta voce ci richiamano 
al pisano. E taccio altre cose che illustrano il passato 
di quella terra, non degenere per verità dall' affetto 
de' suoi maggiori, se tanto è solerte del conservare i 
minuzzoli, quanto perversa fu la fortuna a scomporre 
la mole de' suoi monumenti. 

Sarebbe tema a sagaci investigazioni quai fossero 
in ciascun luogo d' Italia le sorti della scultura dallo 
spegnersi de' sommi pisani con Andrea e con Nino, 
al riscuotersi che fece 1' arte per Iacopo dalla Quercia 
sanese : ch'è come un dire pel rimanente del secolo. 
Forse la povertà delle opere e un cotal dare addietro 
nelle forme e nelle pratiche dello scalpello, e non so 
qual silenzio che succede negli atti, renderebbe ra- 
gione al Petrarca, che notando di sterile la statuaria 
non ispinse lo sguardo all'infuori della vita sua pro- 
pria. S' io corro col pensiero alle cose di Genova, le 
condizioni non mi paion diverse. In quel tanto che 



CAPITOLO I. 57 

gli usi cittadineschi affidano ai maestri del marmo , 
veggo seguirsi gli abiti del passato, ma illanguidirsi 
a buon dato la virtù dell'ingegno e l'affetto dell'imi- 
tare. Persevera alcuna consuetudine che potè contra- 
stare a peggior decadenza, com'è ad esempio il fissarsi 
nel vero ove fosse mestieri di ritrar fattezze d' uom 
certo, e talvolta formarne i volti e riprodurli sul mar- 
mo a tener viva la memoria degli estinti. Delle quali 
tutte cose mi vien documento nel sepolcro di Simon 
Boccanegra primo Doge di Genova, la cui statua con 
esso i leoni che le fan letto , sfuggiti allo sperpero 
della distrutta chiesa di s. Francesco, s'incontran'oggi 
su per le scale della E. Università. Lavorate , com' è 
a credere, nel 1363 che fu 1' anno della sciagurata 
sua morte , riesce opportuno esempio al descritto pe- 
riodo. La faccia del morto par maschera tratta al ca- 
davere: tantoché non le sole fattezze ma le enfiagioni 
medesime e gli spasimi del presto veleno vi si dichia- 
rano; nel resto sgarbato ogni cosa: la persona non giace 
ma pesa stecchita su goffi fusti di leone , e il manto 
dogale, e quanto è di panni, non veste no ma rozzamente 
avvolge le membra o per dir meglio le asconde. Le 
benemerenze degli estinti o l'amore de' consanguinei 
mantennero pure il costume delle tombe terragne, già 
prima usitate, e mi si lasci dire illustrate per bocca 
dell'Alighieri: sul cui coperchio si figuravano d'in- 
taglio le sembianze del defunto atteggiate nel sonno 
eterno. E n'ebbero in questo secolo le chiese più il- 

Vol. IV. — Scultura. 8 



58 SCULTURA 

lustri, e d'uomini chiari per dottrina o per dignità; 
come quella di s. Domenico la tomba di Tedisio Ca- 
milla fin dal 1295 , e s. Francesco quella di Luca 
Curio togato egregio , e il monastero della Cervara 
l'effigie dell'arcivescovo Guido Setten cessato alla vita 
nel 1359. Quest' ultima esiste ancora sul suo pavi- 
mento, se dicon vero: delle altre convien darci pace 
dopo la distruzione delle lor chiese. In questo sonnec- 
chiare dell'arte furon'anche innalzate le statue sepol- 
crali, o vuoi dirle onorarie, di due benemeriti: di Pagano 
Doria nel tempio di s. Domenico e del doge Leonardo 
Montaldo nella metropolitana. La nostra generazione" 
non può render giudizio di que' monumenti; ben può 
imaginarli , e scusar la rozzezza dello scalpello alla 
grande virtù dell'uomo ch'ei proponevano alla emula- 
zione dei posteri. Non valse all' uno d' aver 1' effigie 
d'un capitano devoto alla patria , sprezzator di ric- 
chezza , sepolto a pubbliche spese , di gran fama ed 
intemerata nei nostri annali. All'altro promettea lunga 
vita la stanza del Duomo; ma balestrato di nicchia in 
nicchia ( come altrove s' accenna ) e locato da ultimo 
sul dentro della soglia maggiore, poi mozzo del capo 
ne' civili scompigli , siede tuttora e siederà chi sa 
quanto deforme tronco e polveroso ingombro in quel 
luogo. Cieca furia di plebe e insania di parti conta- 
mina ogni sacra cosa e invade il santuario medesimo. 
Il presente capitolo, quant'è almeno degli scalpelli, 
già trova il confine: salvochè dee far d'occhio un tal 



CAPITOLO!. 59 

poco se alcun marmo ci attesti per avventura con quali 
augurj spuntasse 1' alba del quattrocento. Niun altro 
potrebbe meglio chiarircene che il sarcofago d'Antonio 
Grimaldi, eretto nel 1402 nell'Ospizio de' Cavalieri di 
Prè, dove per ventitre anni stette questi Commendatario, 
indi per cura del Municipio trasportato alla Cattedrale 
e commesso sul muro esterno del campanile. Le forme 
tradizionali d'architettura (qual ne' tempi della barba- 
rie) tornavano a prevalere oltre il debito sulla statua- 
ria: grazioso e di gentil proporzione è l'ombracolo che 
sormonta l'avello, e in buono accordo lo zoccolo cogli 
scomparti e co' fregi ; ma quel nulla che v' ha di fi- 
gura non risponde abbastanza. E intorno a questi 
anni si lavorarono le quattro statue gentilizie che 
adornan la fronte del palazzo già Spinola in piazza 
di Fontana Marosa, dacché l'Iacopo di questa famiglia 
che alzò 1' edifìzio sugli avanzi della torre di Luccoli 
passò di vita nel 1411. Direi che lo spirito dell' arte 
toscana ritorni a vagire su quelle figure: le quali se 
in tutto non obediscono all'intenzione dell'artista, son 
per altro ad occhio esperto meno lente , meno impe- 
dite, ed anche assai men trascurate che non si mo- 
strino le precedenti. Sembrerà picciol fatto una terza 
scultura ch'io vo' recare ad esempio; ed è quella ta- 
vola in pietra nera con due Genj che fiancheggiano 
un'iscrizione, murata in Banchi sulle case che furon 
già dei di Negro e poi de' Lercari , e sotto le cui 
vòlte il Comune istituì la Loggia de' Mercanti nel 



60 SCULTURA 

1415. Se fu in quest'anno l'intaglio degli angeli sud- 
detti come è lecito arguire dalla epigrafe che notava 
in antico la riedificazione , (1) in questa pietra che 
per poco non s'invola alla vista converrebbe far plauso 
al primo rifarsi del gusto sulla via buona. Pur ch'al- 
tri s' invogli di ristare , ritorna il pensiero alla ele- 
ganza de' fiorentini; e quelle figure atteggiate con di- 
gnità , panneggiate con garbo , delineate con grazia , 
nella lor posa diritta e semplice mostrano vita e mo- 
vimento e intelletto. D' allora in poi, mi cred' io , se- 
guirebbe non interrotto l'avvantaggiarsi del magistero, 
se, come ci giova il pensarlo, potessimo così sperimen- 
tarlo sulle opere. A citare le poche che finora abbiam 



(1) Può supporsi che le case di cui s'accenna passassero dalla famiglia 
di Negro nella Lercari 1' anno 1534: ed è verosimile che in questa occa- 
sione, o meglio più anni appresso, si radiasse l'antica scritta per sostituirvi 
T attuale , segnato già prima il 1534 nello scudo del Genio a sinistra. In 
queste congetture m'induce un atto, pel quale il novello proprietario Ge- 
rolamo Lercari Moneglia faceva nel 1539 esemplare (come dicono) e regi- 
strare da pubblico notaio la vecchia iscrizione. Del quale atto non parmi 
vana la riproduzione, toccando a cose che riguardano la storia, e in ispe- 
cie la -notizia degli antichi Banchi di Genova. — >J< In nomine Domini 
Amen : Universis pateat presentibus et futuris quemadmodum existente qiwdam 
lapide pelre nigre in medio mitri sive parietis domorum leronimi Lercarii de 
Monelia versus plateau Bancorum et sitarum in dieta platea in quo lapide 
nunc existunt sctdpile (sic) duo imagines angelorum habentium super torpore 
sculpitas duas formas arme sive insignis in ea que est a parte occidentali sunt 
scripte litere infrascripte 1534 et sub eis literis M et inter medium ipsarum 
imaginwm in dicto lapide existunt litere legibiles infrascripti tenoris : Nobiles 



* C A P I T L 1. 61 

fatto, ci piacque trasceglier quelle che han date sicure 
o sicuri argomenti dalla storia; ma i periti dell'arte 
san. bene quanta efficacia provenga dai paragoni , e 
come si possa da pochi esempj stimar l'epoca e il me- 
rito di cento altri lavori sforniti di sì fatti presidj. 

Colla statuaria muove d' egual passo i' arte fusoria, 
pari a quella d'antichità, non disforme nelle vicende, 
e lieta per avventura di sorti migliori. Sì fatte qualità 
pongon'ordine alla materia che mi si presta a ragio- 
nare di tal facoltà, e che ommessa nelle presenti no- 
tizie le farebbe parer difettose. Nei fasti dell' arte pi- 
sana ond'ebbe Italia i primi impulsi al risorgere, l'e- 
sercizio del gitto non si scompagna dagli scalpelli, e 



viri Angelus et Octobonus de 2\igro fratres filii D. Leonardi rehedificave- 
runt has domos et voltas tempore ducatus 111. et Magnif. D. Thome de 
Campofregoso : Anno Domini MCCCCXV. — Que qiiidem litere fucrunt e- 
xemplate ad instantiam et requisitionem dirti Ieronimi Lercarii de Monella 
presentis et requirentis per me Hieronimum Iusiinianura Rocalaliatam Notarium 
infrascriptum de verbo ad verbum nihil addilo mutato seu deminuto qztod mutet 
sensum vel variet intelectum nisi forte litera silaba titulo seu puncto extensionis 
vel abreviatioms causa substantia lamen in aliquo non imitata et in dicto la- 
pide nunc non existunt alie litere : De quibus omnibus etc. — Actum Ianue 
iti platea Bancorum videlicet super quodam ponte Ugni existente nunc ante 
dictum lapiderà: Anno Bombi. Nativ. MB XXXV II II Indiclione undecima se- 
cundum Ianue cursum die Mercurii quinta Marcii in mane hora terciadecima 
vel circa: presenlibus Yincentio de Castelo Ruplo lacobi et Vincentio de Cro- 
vara q. Nicolai magistris antelami residentibus Ianue testibus ad premissa vo- 
catis specialiterque rogatis. \ Atti del Not. Gerolamo Roccatagliata. — Fo- 
gliaz. 6, 1539. 



62 SCULTURA % 

i tre padri della moderna scultura, Nicola, Giovanni 
ed Andrea, non guadagnaron più lode dai marmi scol- 
piti che dai bronzi formati e rinettati a grandissima 
industria. Fra i Genovesi questa disciplina se non 
vince la sorella per antichità di memorie, certamente 
l'eguaglia, e a cercarla negli atti par quasi che la 
sormonti nella pubblica stima. Vedremo più tardi che 
ella godette di privilegi non concessi ad altr' arte , e 
com'ella fiorisse d'artefici e d'emolumenti, il dichiarano 
le due contrade ove gli uomini d' essa raccoglievansi 
in fondaco, non altrimenti che i pittori e gli statuarj 
a bottega ne' già menzionati luoghi della città. Ve- 
tustissimo nelle scritture si nomina il vicolo de' Cam- 
panari presso il crocicchio di Rivo Torbido , e ia età 
men remota, cioè sui primordj del quattrocento, s'hanno 
atti rogati in fatidico Campanariorum de contrata Ca- 
neti. Sotto il qual titolo mi fo persuaso che tutte 
quante si comprendessero le forme del gittar bronzi, 
togliendo nome da quel più frequente bisogno che a- 
vean di campane le pubbliche torri e le chiese. Si 
dissero più tardi stagnai, forse dalla mistura de' me- 
talli, e il novello appellativo abbracciò pure talvolta 
le artiglierie , di che cadrà cenno a più tarda occa- 
sione. E quest'altro ancora mi si rende notabile , che 
dove nello discipline del fabbricare e dello scolpire si 
leggon nomi d' estranei , ci appaiono in questa mae- 
stri nostrani per certa notizia, o da credersi liguri dal 
tacere ch'ei fanno ogni aggiunto di patria. Non meno 



CAPITOLO 1. 63 

di quattro me ne svela il dugento: non. lieve accolta 
per età così oscura. Fin del 1251 un Bongiovanni ne' 
rogiti di Bartolommeo de Fornari promette agli uo- 
mini di Stella di recarsi in persona al lavoro d' una 
campana per la lor chiesa di s. Martino: e in quelli 
di Matteo di Predone esce in luce nel 1256 un Da- 
niele campanario, idest qui facit campanas, e in quelli 
d'Ansaldo di Piazzai unga del 1289 un Giovanni da 
Chiavari, il quale s'accorda pel restauro di certa cam- 
pana co' rettori della chiesa di s. Rocco. Ma tutti li 
avanza di antichità, com'anche crederei di valore, un 
maestro Oberto , nome peculiare ( aggiungerebbe lo 

A 

Spotorno) de' Genovesi, che già del 1222 avea mano 
nel fondere un Grifo , nuova insegna del nostro Co- 
mune, per essere rizzato nell'Opera di S. Lorenzo. 

Non so se sia audacia il figurarci in cotesto antico 
quell'Oberto medesimo che insieme a Nicolò suo fratello 
(Campanari ambidue) mettevano le prime fondazioni di 
una cappella nel Duomo consacrata alle Ceneri del Pre- 
cursore. Ad ogni modo dobbiamo esser contenti alla scritta 
del lavoro, ch'è cosa rarissima per quella stagione, e 
che a buon dritto e' invidierebbero i cronisti di Pisa 
stessa per le campane di que' sommi maestri (1). 0- 



(1) Ego Opizo Quercius Massarius Operis Sancti Laurentiì Ianue nomine 
ipsius Operis promitto et convento libi magislro Oberto dare et solvere libi so- 
lidos duos Ianue prò quolibet die quo làborabis ad faciendum Grifum unum 
de brundio (sicj in dicto Opere prò tua mercede et labore et dare libi in festi- 



04 SCULTURA 

bizzo Guercio massaio dell' Opera se ne accontò con 
Oberto, rimettendosi in parte agli ordinamenti di Bon- 
vassallo di Calligapalio che n'era forse Operaio. Pro- 
mise al fonditore due soldi di Genova per ciascun 
giorno che andasse al lavoro, e se fosse ne' dì festivi, 
quanto fosse dovere e per lui e per un solo famiglio: 
dovesse (a quel che intendo) piantarsi il Grifo pel San 
Giovanni del 1223: per Y adempiersi del pagamento 
si obbligavano i beni dell'Opera. Non so difendermi 
da questo pensiero: che Oberto, occupato per suo me- 
stiero in altre faccende di gitto, proponesse d'attendere 
al Grifo ne' giorni feriati o in quegli altri che ben 
gli tornasse senza sconcio ne' propri affari. Or la più 
parte di questi (convien ripeterlo) n'andava ne' bronzi 
destinati a far segno degli uffizj ai maestrati, dell'or- 
dine ai cittadini, della preghiera ai fedeli. Leggo in 
un foglio del notaro Gugliemo da S. Giorgio : Adam 
Ianue in sevo circa campanas que pulsantur prò custo- 



vis diebus prò te et prò tuo serviente in ordinamento domini Bonivassalli Cal- 
ligepallii : alioquin penam dupli et dampni et dispendii Ubi stipulanti promitto. 
Pro pena vero et prò omnibus supradictis attendendis et observandis omnia bona 
dicti Operis tibi pignori obligo. Insuper ego dictus Obertus promitto vobis dicto 
domino Opizoìii laborare in tuo ordinamento et voluntate ad dicium, Grifum 
faciendum ultra feslum Sancti lohannis de Iunio proxime venturum: alioquin 
non tenearis mihi in aliquo de predictis. — Testes Wilielmus Muscula judex 
et Nicolosus de Cruce: Aclum lamie juxta domum Ingoia de Volta: die nifi- 
ma Octubris inler terciam et nonam anno MCCKXII. (Notulario di Maestro 
Salomone Notaio). 



CAPITOLO!. G5 

dia Civìtatìs; e v'ha la cifra del 1287. Nelle campane, 
come in simbolo sacro, s'accogliean di quel tempo gli 
affetti di patria e di religione , e ne' caratteri che 
uscian dal metallo a coronarne il perimetro , soleansi 
invocare due grazie dal cielo: la santità della mente 
e la libertà della patria. E questo è comune emblema 
delle squille pisane, e chi sa se non nato in quel fe- 
lice paese d'Italia; ripetuto poi nelle nostre, ed allora 
appunto che il venir di Giovanni, e d' altri forse di 
sèguito a lui, diede forme ed usanze novelle alle terre 
ligustiche. E qui si conferma quel ch'io misi innanzi 
da bel principio: che l'arte del fondere non dee per 
noi disconoscersi da quegli esempj ; non già che in 
addietro ci fosse nuova , ma perchè somigliante alla 
scultoria toccò per loro ad un grado migliore. Ab- 
biamo anche noi l'apogèo delle nostre campane in età 
remotissima, e come Pisa si gloria d'un Bartolommeo 
e d'un Loderingo, così possiam noi (sebben tardi) far 
nome ad un nostro Bonaventura, ch'è quasi il padre 
e l'antesignano di queste pratiche. 

Ho detto nostro: e chi vorrà contraddirmene, se mae- 
stro Bonaventura, sotto fede di pubblico notaio, vien 
nominato da S. Pier d'Arena? E ciascun giudichi 
quanto valga quest'atto che vien primo tra le costui 
memorie; senza il quale (confessiamolo pure) urgereb- 
bero non pochi indizj in favor de' Pisani; il nome an- 
zi tutto, eh' è vulgato per quelle bande, e la formola 
delle campane pressoché riprodotta dalle pisane, e l'ec- 
Vol. IV. — Scultura. 9 



66 SCULTURA 

cellenza medesima del suo magistero la qual si dimo- 
stra per mille segni. Le costai notizie prendono un 
ventennio , metà dal secolo XIII , metà dal seguente. 
La prima volta convien trovarlo in Albenga dietro la 
scorta del prof. Rossi e i manoscritti del Paneri; dove 
si legge d'una campana che dalla collegiata di S. Lo- 
renzo trasportata nel 1631 alla cattedrale di S. Mi- 
chele in quella nobile terra , mostrava sul contorno i 
seguenti caratteri: Anno Domini MCCLXXXX: vox Bei: 
mententi sanctam spontaneam: honorem Beo et patrie li- 
berationem: B. Thomas Prepositus S. Lamentìi de Al- 
bingana me fecit fieri : Magìster Bonaventura. E Al- 
benga stessa ricordò la virtù di Bonaventura indi a 
ben quattro lustri , come attestava un' altra campana 
ai Domenicani della terra, segnata così: MCCCX: Ma- 
gister Bonaventura fecit modo factus est ( così lesse 
nel Paneri il Eossi ) mentem sanctam spontaneam: Beo 
honorem et patrie liberationem. In Genova per simili 
epigrafi è quasi ignoto ; se non che la chiesa di S. 
Lazzaro da tempo distrutta ne serbava memoria con 
queste parole in altra delle sue campane : gg Prius 
conflato, fvÀt MCCLXXXXYII1I per mag. Bonaventu- 
ram modo refecta denuo conflato per mag. loannem 
Baptistam Cassionem anno 1676. Così di maestro in 
maestro e di fornace in fornace si squagliarono i bronzi 
di secolo in secolo, ma con forme diverse e con effetto 
di suoni diversamente temprati. Non è raro nei docu- 
menti che questi fabbri rifacciano 1' opera altrui , e 



CAPITOLO I. 67 

maestro Bonaventura vi si acconcia a sua volta in 
quell'atto che mi dà la sua origine e risale al 1291. 
Di buon grado lo metto a stampa , come quello che 
al nome d'un valoroso aggiunge gli usi , le conven- 
zioni e le mercedi di cotali fatture (1). Guglielmo Re 
e Laborante dal Pozzo di Nervi a nome degli uomini 
di Quarto, eh 'è villa di quella Pieve, s'affidano in lui 
per rifondere una campana della costor parrochiale , 
nel peso d'un quattro cantara, col bronzo d' un' altra 
più antica, e pel prezzo di quattro denari per libra a 
rifare del vecchio , e di dodici se accadesse supplir 
metallo del nuovo. E questo in termine di giorni 
quindici : di che gli si presta mallevadore un Lan- 
franco stagnaio presso la porta dei Vacca ; e si noti 



[1) Ego Bonaventura campauarius de Sancto Petro de Arena promitto vobis 
Gullielmo Regi et Laboranti de Puteo Nervi recipientibus nomine et vice ho- 
minum Quarthi plebis Nervi facere et supplere campanam unam de cantar iis 
quataor vel circha de bronzo vestro et vestre campane veteris usque ad dies 
quindecim proxime venturos vobis dantibus et solventibus milii prò laboratatis 
sic 1 diete campane videlicet de unaquaque libra vestri bronzi denarios quatuor 
et si de bronzo meo posuerim in aliqua quantilate casu quo vestrum bronzum 
non svfficiat diete campane debeatis mihi dare de unaquaque libra denarios duo- 
decim : quam campanam promitto vobis dare et consigliare bonam et sanam et 
boni soni (sic) ad terminum supradictmii ita quod si dieta campana non exti- 
lerit quia haberet aliquam magagnavi seu esset stronata et bene non sonaverit 
promitto ipsam reflcere et facere ipsam sine aliquo vitto ad voluntatem vestram 
quam si ai terminum non dedero possitis et liceat vobis retinere dimidiam 
predi quem sic) recipere debeo de labore et bronzo meo : predicta promitto vo- 
bis attendere alioquin penam dupli etc. et proinde omnia bona mea habita et 



(Ì8 SCULTURA 

fin da que' giorni memoria di quest' altro mestiero 
congenere , ma com" io penso rivolto a men nobili 
lavori. 

Tengono dietro a Bonaventura di tempo in tempo 
altri artefici, e da tenersi per nostri se piaccia l'am- 
mettere che gli aggiunti del nome non siano desunti 
che da tale o tal'altra contrada ove aprivan lor fon- 
dachi. Io non voglio passarmene, perchè si conosca il 
succedersi in Genova e il prosperare che fece que- 
st'arte, e quanto pregio si mettesse dai nostri nel pro- 
fessarla. Solo un estraneo, Guglielmo cioè da Torino, 
s'inframmette a costoro, e coabita nel proprio vicolo 
de' Campanari, ma con misero guadagno al suo nome 
se vogliam giudicarlo da un rogito di Benedetto Vi- 
valdo. Leonardo Fieschi vescovo di Cattania e ammi- 



habenia vobis pignori obliyo. Insuper ego Lanfr -ancus stagnar ius de Porta Va- 
carum prò Udo Bonaventura versus dictos GulUehmm et Laborantem pro- 
mitto facere sic quod dictus Bonaventura attendai ut superius promissa sub 
pena predicta et obligatione honorum meorum : Renuncians tic. Et nos predirti 
Gullielnms et Laborantes promittimus Ubi dicto Bonaventure dare et solvere 
Ubi prò unaquaque libra bronzi qvam laborabis de nostro bronzo denarios qua- 
tuor et de unaquaque libra quam posueris de tuo proprio denarios duodecim 
quando dictam campanam nobis ronsignaveris bonam et supplitam et omnia 
promitttmus tibi attendere sub pena predicta et obligatione honorum nostrorum. 
Insuper ego Iacobinus de Placentia prò dictis Gulliehno et Laborante princi- 
paliter versus dictum Bonaventuram acredo: Renuncians etc. — Testes Oge- 
rius de Talia et Nicolosius de Porta Nova : Aclum in Ecclesia Sancii Georgii 
3ICCLXXXXI die III Madii circa terciam. (Atti del Not. Guglielmo da S. 
Giorgio. — Notai. 1291). 



CAPITOLO 1. 69 

nistratore del monastero di S. Stefano, s'era imbattuto 
in quest' uomo , maestro d' ascia e campanaio ad un 
tempo, pei nuovo gitto d'una campana a servizio della 
sua chiesa; ma il malo arnese, distinto del titolo ma- 
gister Gullielmus me ferii, ben presto accusò l'impe- 
rizia paterna sfoglili ndosi in più parti e cedendo da ul- 
timo sotto ai rintocchi. E il Vescovo era già cogli e- 
stinti; ma non la tolse di piano frate Guglielmo abate 
del monastero: che fatta calar nel chiostro la disgra- 
ziata campana co' frusti che cadean del metallo, quivi 
fé' scrivere al notaio la sconcia opera che avea fatto 
il maestro, e il grave danno che ne veniva al Con- 
vento (1). In que' passi operava eziandio certo Rosso 



1) In nomine Domini Amen : Fr. Gullielmus Abbas Monasterii Saniti Ste- 
phani lanue Ordinis S. Benedirti habens plenum noticiam de quadam campana 
dirti Monasterii bronzea quam olim bone memorie D. Leonardus Episcopus Ca- 
taniensis olim administrator in specialibus et temporalibus dicti Monasterii re- 
novari fecit per mag. Gullielmum de Torino magistrum ascie et campanarium 
tunc habiiatorem in burgo S. Stephani lanue in qua campana scriptum erat 
Magister Gullielmus me lecit : Et quia campana moderno tempore fracta fuit 
ob dejectum mali magister ii infecti in ipsam per dicium qttondam mag. Gul- 
lielmum in reffectione diete campane quod cessit in damnum non modicum dicti 
Monasterii prò dieta campana taliter jracta fecit aportari bronzum diete cam- 
pane in presentia Notarli et testium ìnjrascriptorum quod brunztun (sic) in- 
ventum fuit foratum et male aplatum et dieta campana etiam sfocata, in loco 
ubi percutiebatur batagio : quibus de causis aparuit dictam campanam fractqm 
fuisse et ideo in presentia dicti Notarli et testium infrascriptorum protestati^ 
fuit de jure dicti Monasterii et damno propterea Ulato : et de predictis rogavil 
me Notarium infrascriptum ut inde conficerem publicum instrumentum. — Ac- 



70 SCULTURA 

che però vien chiamato da s. Stefano, e che anche 
al nome si conosce per nostro. Costui nel dicembre 
del 1365 lavorò una campana per la Comunità di Ber- 
geggi a richiesta d'un Francesco Giussaao e per prezzo 
di soldi diciotto la libra; per volger d'anni crescevano 
i lucri e rincarava il lavoro (1). Due compagni da 



twin lamie in claustro dicti Monasterii : Anno Domiti. Nativ. MCCC quadra- 
gesimo primo Indiclione nona die prima Octubris Inter nonarn et Vesperas : 
Testes Lanfrancus Odini lanerius' Anthonius Pezonus lanerius Iohannes Si- 
monis de Rapallo lanerius Nicolaus Notularms censarius et Lanzariotus Vaca 
de S. Vincentio. (Atti del Not. Benedetto di Vivaldo. — Notul. 1338-47). 

(1) In nomine Domini Amen : Ego Raffus de Sancto Stephano campanarius 
promltlo et convenio Ubi Francisco lussano de Bursezio recipienti nomine tuo 
proprio et nomine et vice homimim Burzcsii me Ubi et seu diete Ville facere 
promilto campanam unam bonam de pondere ruborum orto vel circa sanam mer- 
cantillem et de boìio sono infra festum Nativitatis Domini proxime venlurum 
prò predo soldorum duorum et denariorum decerti Ianue prò qualibet libra de 
quibus et prò qua campana confiteor me a te Imbuisse et recepisse campanam 
unam ruptam in pondere ruborum novem et librarmi decem et orto prò predo 
prò qualibet libra denariorum XVIII Ianue ascendit in suma (sic) librarum 
decem et orto et soldos quatuor Ianue et dictam campanam Ubi assonare ad 
mezuram. Versa vice ego diclus Franciscus promilto Ubi dicto Raffo dictam 
campanam, scraper quandocumque fuerit facla ipsam recipere sanam nitidam et 
de bouo sono in domo tua et Ubi dare a dictis libris decem et orto et solidts 
quatuor Ianue ut supra ad complementum diete campane quam tnihi facere de- 
bes etc. — 31CCCLXV die J Villi Decembris: Cassata de mandato dictarum 
pariium quia confitelur diclus Francischus lussanus a dicto Raffo Imbuisse et 
recepisse campanam unam bonam et sitficientem et dicttts Raffus Imbuisse a 
dicto Francischo integrarti raciouem etc. — Testes Ambroxius Garberinus mv- 
celarius Odinus Garberinus de Saona ejus frater et Iohannes de Francia ha- 
bitator Porte Sancii Andree. ( Atti del Not. Antonio di Benizio. — Notul. 
2, 1363-69). 



CAPITOLO 1 71 

Rivalta, figliuolo e padre Lanzarotto e Ardoino, non 
si voglion cercare, a mio avviso, fuori di quel tessuto 
ti i vieolctti così nominato, che non lungi da S. Ste- 
fano si cala con frettolosa china sul letto di Rivo Tor- 
bido, o come oggi diremmo al borgo de' lanieri. Del 
1376 Lanzarotto, già uscito della patria potestà, sod- 
disfece di due campane alla Pieve di S. Michele di 
Sori per intromessa di Lanfranco Stagno e di Simone 
d'Aprico operai (1). Ma basti i] già detto pel mille 
trecento ; dovendosi qui far cenno dell' arte non già 
catalogo d'uomini. 

Né lungamente mi terrà il quattrocento: nel qual 
secolo si spazia fin d'ora questo primo capitolo per i- 
scusare ai seguenti la breve e disparata materia: salvi 
ciò nondimeno gli arnesi di guerra che uscirono d'in- 
ferno più tardi alquanto. Quel ch'ora io propongo sa- 
ran varie note o considerazioni, per le quali si dimo- 



(1) In nomine Domini Amen : Ego Lanzarotus de Rivalta campanarius fl- 
lius emancipalus Ardoyni campanarii de Rivalta confiteor vobis Lanf rancho 
Stagno de Saulo et Slmoni de Apriclio de Savio Massariis Ecclesie S. Michaelis 
de Saulo me a vobis haluisse et recepisse dictis nominibus cantaria odo et rot- 
tulos quinque bronzi de quo bronzo promitto vobis dare tradere et consigliare 
in lanut in apotheca mea campanas duas completas bonas sanas et sufficientes 
usque ad dies XV proxime venturos imam de pondere de cantar iis tribus ac 
ollam de. duobus omnibus meis expensis bonas ac de bono sonu ( sic ) et sanas 
in arbitrio duorum bonorum virorum sive religiosnrum sice presbiter ormi sive 
aliorum virorum ad libitum eligendorum unum prò parte. — /// Novembris 
MCCCLXXV1. (Atti del Xot. Benvenuto Bracelli — > T otul. 15, 1376. 



-2 SCULTURA 

stri viemmeglio come crebbe fra noi la fusoria in e- 
sercizio e in istima, e come allegasse fra i cittadini, 
e come prendesse luogo fra le domestiche discipline. 
Nel secolo XV cominciò po' notari l'enunciazione de' 
contraenti non pur collo schietto nome, ma per distin- 
zione altresì di casati. Indi ci è dato d'accorgerci che 
l'amore e la pratica delle belle arti si trasmise più se- 
coli di padre in figlio e continuò ne' nipoti; onde il 
cognome d'un artefice ci segue non senza nostra me- 
raviglia e compiacimento per molte generazioni. Av- 
vezziamoci a tale vicenda nei secoli appresso : e fin 
d'ora accogliamo con plauso in Francesco Bianco il 
progenitore d'una virtuosa prole di fonditori. Siam 'ol- 
tre a metà del XV secolo, e l'appellativo di stagnano 
ha cacciato di nido il più antico che prendea titolo 
dalle campane; ma non per questo è men campanaio 
il Bianco , nò meno affollato di commissioni. Che se 
voglia concedersi che il molto delle opere sia testi- 
monio al valor dell'artista, eccone in costui lode parec- 
chie ad un tempo e raccolte in un atto medesimo del 
14G6 (1) Le ville dì Canepa e di Bozzonengo su quel 



[1) In nomine Domini Amen : Franciscus Blanehus stagnarius q. Simonis 
sciens se teneri et obtigatum esse Raffaeli Ritio formaiario ejus genero tam- 
quam cessionario et habenti jura cessa a lo/redo Ler cario tamquam herede u- 
niversali q. Gasparis Lercarii ejus patris de ccrtis pecuniarum quantitatibus 
de quibits et prout latius patet instrumento publico scripto manti mei Notarvi 
infrascritti MCCCCL1FIH die XXVII /unii et non volens ipse Franciscus 



CAPITOLO 1 73 

di Sori, di Pagana su quel di Rapallo, d'Avegno e di 
Salto su quel di Recco, di Staglieno ne' suburbani di 
Genova squillavano de' costui bronzi , e de' residui 
lor debiti potò Francesco suffragare alle doti d' una 
sua figlia impalmata ad un Raffael Riccio pizzica- 
gnolo. Che il magistero de' campanai godesse ab an- 
tico franchigia dalle avarie del Comune ed altresì dal 
testatico, s'è dianzi accennato, e cade ora il destro che 



in presentiarum melius satisfacere eidem Gaspari dicto cessionario nomine . . 
sciens ipse Franciscus se habere et recipere debere ab Universitate et homini- 
bus et seu parrocManis Ecclesie S. M. de Caneva loci Sardi Potestacie Bis- 
sannis et sive a Massariis ejusdem Ecclesie occasione cujusdam campane per 
ipsum Franciscum alias fabbricate ac vendite et consigliate Massariis et seu 
agentibus prò dieta Ecclesia libras triginta quinque lamie et ultra : item simi- 
littr ab Universitate et hominibus et seu parrochianis Ecclesie S. Bartholomei 
diete Ville Snidi et seu Massariis diete Ecclesie libras duodecim lamie in circa 
occasione cujitsdam campane alias per ipsum Franciscum fabricate ac vendite 
et consignate Massariis et seu agentibus prò dieta Ecclesia: item similiter ab 
Universitate et hominibus et seu parrochianis Ecclesie S. Bartholomei de Sta- 
nano diete Potestacie Bissannis et seu Massariis ejusdem libras duodecim la- 
nue occasione cujusdam campane similiter per ipsum Franciscum fabricate et 
vendite ac consignate Massariis et seu agentibus prò dieta Ecclesia: item de 
presbitero lacobo de Matheo Rectore Ecclesie S. Michaelis de Rapallo libras 
quadr aginta lamie et ultra occasione cujusdam campane sibi presbitero lacobo 
traddite et 'consignate ac vendite per ipsum Franciscum : item a Badano de 
Illice libras sexaginta septem in circa prò residuo et ad complementum bronzi 
et cujusdam campane eidem venditorum et consignatorum per dictum Franci- 
scum : item similiter ab Universitate et hominibus et seu parrochianis Ecclesie 
S. Antonii de Salto loci Rechi et seu Massariis ejusdem libras quatuor lamie 
in circa prò resto cujusdam campane per ipsum Franciscum vendite et consi- 
gnate dictis Massariis et seu agentibus prò dieta Ecclesia: item et ab Univer- 
sitate ac hominibus et seu agentibus prò dieta Ecclesia : itera et ab Universi- 
Vol. IV. — Scultura. 10 



74 SCULTURA 

si comprovi. Ed eccoti un Luca dal Pozzo che in 
giugno del 1434 fa istanze per tale effetto alla Signo- 
ria, non punto come s'usa per grazia , ma per dritto 
antico di campanaio: e il Consiglio commette agli Of- 
ficiali di Moneta che gli rendan giustizia (1). Tal pri- 
vilegio non trova cagione fuorché nel favore che in 
privato ed in pubblico godesse il lavorìo de' metalli, 



tate ac hominibus et seu parrochianis Ecclesie S. Petri de Avenio dicti loci 
Rechi et seu Massariis ejusdem libras sexdecim lamie in circa prò resto cuju- 
sdam campane per ipsum Franciscum tr addite et consigliate dictis Massariis 
et seu agentibus prò dieta Ecclesia .... etc. Ideo ipse Franciscus sponte et 
ex certa scientia nulloque juris tei facti errore ductus seu modo aliquo cir- 
cumvenlus in solutum et titulo prò soluto infra solucionem etc. dedit cessit 
iraddidit et mandami dicto Gaspari presenti et stipulanti et recipienti prò se 
heredibus et successoribxis sìiìs ac habentibus et habituris causam ab eo tei eis 
omnia et singula jura raciones et actiones utiles et directas etc. — Actum la- 
me in Palatio Communis in sala nominata Fraschca videlicet ad bancum so- 
litum juris prefati (sic) D. Vicarii: Anno Domin. Nativ. MCCCCLX sexto 
Indictione XIII secundum lamie cursum die Veneris vigessima Iunii in terciis: 
presentibus Francischo Delphino q. Nicolai et Pelegro Testa q. Andree civibus 
lamie testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Oberto Foglietta. — Fogliaz. 
11, 1466). 

(1) MCCCCXXXIIII die XXV Iunii. — Magniflcus et Prestantissima Do- 
minus Ducalis in Ianua Locumtenens et Spectabile Consilium DD. Antianorum 
in legitimo numero congregatum : Audita requisitione Luce de Puteo exponen- 
tis se esse campanarium et tamquam campanarium debere tracUri prò immuni 
exempto tara ab avariis Communis quatti a cabella capitum quod et aliis cam- 
panariis concessum est': volentes locum esse juslitie commiserunt et committunt 
venerando Officio Monete ut audito ipso Luca visisque statutis si qua extant 
ac sumptis opportnnis informationibus et consuetudinibus hactenus hujusmodi 
campanaria sertatis et concessis ministret dicto Luce justitiatn. (Archiv. Go- 
vern. — Diversorum, 1434-351. 



CAPITOLO 1. 75 

e nello studio do' magistrati a confortarlo e a promuo- 
verlo. Al qual proposito mi vale per molte parole un 
esempio ch'io reco per fine. Anton Maria Visdomini , 
nativo d'Arcola municipio ligustico, correndo il luglio 
del 1498 , avea mandato a termine in Bologna pei 
tipi di Caligola Bazalerio la collezione degli statuti 
e dei decreti del Comune di Genova, a diletto ed u- 
tilità (così in capo al volume) de' cittadini. Le prime 
pagine hanno una dedicatoria ad Agostino e Giovanni 
fratelli Adorno, Governatore l'uno in nome del Duca 
di Milano, l'altro capitano delle armi. Dichiara il Vis- 
domini nel contesto della lettera, come nell'opera di 
siffatta pubblicazione gli giovasse d'ajuto un Giambat- 
tista Sforzano da Reggio d'Emilia, giovane oltre ogni 
dire costumato e studiosissimo di virtù. Ma queste lodi 
son messe innanzi come preludio ad altre ben più dif- 
fuse e magnifiche del costui padre di nome Prospero, 
il quale recavasi a Genova con parecchi esemplari del 
libro destinati ai due principi. Prospero Sforzano 
era certo la meraviglia del gitto , foss' anche metà di 
vero nelle frasi che intreccia il Visdomini per metterlo 
in grazia dei due fratelli. Nel fondere il bronzo e a 
temprarlo in opera di vasellame paragonava quel Lido 
Scita sì celebre nell' antichità, e a formarlo in istru- 
menti guerreschi non la cedeva d' un pollice ad Ar- 
chimede. Maestro poi de' primissimi a far di campane, 
e senza eguali a purgar l'oro e l'argento , senza dire 
che felicissimo nelle cose dell'orafo o d'altro lavoro fab- 



76 SCULTURA 

brile (1); lo mettessero a prova , o fin d'ora si dispo- 
nessero ad ammirarlo. Questi fatti io rammento , non 
già per fraudare all' Emilia un sì bravo artefice , né 
perch'io sappia d'alcuno incarico che gli Adorno o la 
Signoria od alcun privato addossassero a Prospero dopo 
sì fatte commendatizie in quel torbido di tempi. Egli 
non ha nome nò cenno in alcuna carta eh' io sappia; 
né consta pure, quel che par verosimile dall'annunzio 
d'Anton Maria, che vedesse Genova. Contuttociò dalla 
penna del Visdomini io dovea cogliere alcuni detti 
che fanno al proposito nostro : laddove ci attesta che 
il Reggiano ardeva di provarsi nella nostra città , e 



(li Vale il pregio che gli encomj del Visdomini allo Sforzano si ripro- 
ducano nel preciso lor testo. — Hujus tanti laboris participem et in omnibus 
coadiutorem Io. BapUstam Sforzanum Regii Aemilice provmcice civitatis oriun- 
dura, juvenem et moribus pmditum et virtutis studiosum et mihi singolari ac 
prope modum fraterno amore devinctum habui: cupis genitor nomine Prosper 
vir potius in sua arte divino quam Mimano ingenio : quum alias periclitandi 
ingenii grafia, quod is locus ad id esset peridoneus, isthuc se con/erre deside- 
ravisset mine data opportunitale, immo quadam quasi occasione , qua suo pa- 
riter ac meo appetitili satisfacere poterit, cum his libromm voluminibus, quibut 
a me prcefectus est, Genuam ad vos transvolabit. Hmc lllustribus Vestris Do- 
minationibus phirimum commendo; virum sane aliis consimili artijicii nequa- 
quam postponendxim; qui in cere cangiando ac temperando et ex eo diversis va- 
sor uiii generibus conficiendis adeo pallet, ut Lydo Scgti non cedat : non cedat 
Archimedi in bcllicis tormentis fabricandis : in formandis campanis nulli po- 
sthabendus : in espurgando auro et argento facile princeps : et aliis quamplu- 
rimis rebus quas longum esset numerare arte et ingenio peragendis et fabrili 
artifìcio conjicjendis adeo gnams et absohitns, ut primum apud mortales iocum 
sili vindicare videatur; hominem admirabimini quum de eo periculum feceritis. 



CAPITOLO 1. 77 

che al costui ingegno più presso al divino che all'u- 
mano non era luogo più accomodato a degnamente 
chiarirsi; e aggiungi che Prospero veniva raccoman- 
dato in istampa a chi reggeva la cosa pubblica. Po- 
trern noi dubitare che tali industrie , desiderabili al 
comune bisogno come al lusso dei doviziosi , non a- 
vessero tra i Genovesi quella grazia e quel conforto 
che altrove ? 

Or io sul conchiudere mi sto in sospeso qual debba 
parere a chi legge la sustanza di questo capitolo. Di 
carta in carta e di sasso in sasso abbiam sorvolati più 
secoli , ma come viandante che per nudo deserto di- 
scopra a lunghissimi tratti o zampillo da dissetarsi o 
poggerello che inviti al riposo. Né altrimenti potrà 
incontrare a chi ordisce da remotissimi tempi le for- 
tune d'un popolo, e peggio ancora le qualità del suo 
ingegno. Da indi in poi la narrazione si fa più con- 
tinua secondo che abbondano le memorie ; né il pre- 
gio della novità fìa minore dove tutto si smarrì nel- 
l'obblìo, e cotale si stette fino agli anni ed ai giorni 
che noi contiamo. Non si creda però così picciolo ac- 
quisto il trovar filo che s'è fatto per noi ai progressi 
dell'arte in Liguria , e '1 costringer le vaghe conget- 
ture di molti a raccogliersi intorno a fatti non pur 
verosimili ma fermi nella innegabil fede degli atti. 
D'innanzi a questi guizzi di luce non poche volte ho 
creduto, o sospettato almeno , la fallacia di certe opi- 
nioni , le quali non contraddette da monumenti che 



78 SCULTURA 

andaron distrutti, né da scritture che giaccion sepolte, 
conseguirono di leggeri ed usurpano anch' oggi la 
sanziono comune. Incresciosa sovra tutte all'Italia dee 
dirsi quella che fa del tutto perduta la facoltà del di- 
segno nei secoli barbari, che interclude ai moderni le 
tradizioni anche minime del bello antico , e conduce 
la rozza maniera de 1 bizantini a dirozzare e quasi dissi 
a rigenerare l' ingegno italiano. A facile contentatura 
e a pedestri giudizj è agevol cosa 1' ammettere ciò 
che i passati non han discreduto; ma i pochi accorti 
hanno spesso onde ravvedersi o per alcun marmo che 
rivegga la luce o per iscritti rivendicati dalla muffa 
e dalle tignuole. I Toscani medesimi , cosi gelosi del 
loro primato, han tardi riconosciuto e tardi disconfes- 
sato l' antico errore ; né altrimenti avverrà ad altre 
terre, finché una mano pietosa o una benigna fortuna 
non ispezzino la nebbia di tante generazioni. A noi 
che curiamo di Genova, la più negletta per avventura 
nella memoria delle arti gentili, è ufficio santo il rac- 
cogliere ed esplorare ogni avanzo del nostro passato : 
e so che i posteri cambieranno di gratitudine i pre- 
senti studj d'alcuni egregi non bene riconosciuti e ap- 
prezzati dall'età turbinosa e irrequieta. 

Perché meglio s'ajuti il giudizio e s'affini la mente, 
ho serbato a parte tal cosa che a tener legge di serie 
e di tempo dovea prender luogo nell'epoca più disgra- 
ziata dell'arte scultoria. Non è gran tempo che messe 
le vanghe per non so quali acconcimi rasente la chiesa 



CAPITOLO 1. 79 

di S. Giovanni, ove oggi è 1' ingresso e in antico la 
tribuna con dietro il sepolcreto de' Cavalieri, fu tratta 
fuori d' un privato letticolo picciola lapide di marmo 
in bei caratteri gotici non ispogli in tutto d' un az- 
zurro e d'un rosso nei solchi, la quale diceva appunto 
così : >& MCCLVIIII: ad dies XVI Agusti ante terciam: 
transierunt de hoc seculo domina Simonela et Precivaris 
Lercarius ejus frater que anime in pace requiescant ante 
Deum : Amen. — Tu qi qi ne trovi per De no ne 
movi. — L'interpretare sì strane forme di dicitura, e 
come un giorno stesso ed un'ora segnino la morte di 
Simonetta e di Percivale fratello e sorella Lercari , e 
quanto sia propria dei tempi la deprecazione scolpita 
nel nostro vernacolo a chi turbasse le ceneri dei due 
defunti, e così ancora la nitida forma delle lettere e'1 
vezzo di colorarle, son cose da lasciarsi all'archeolo- 
go (1). Ma tutto nostro è un gioiello di bassorilievo , 
o sia bronzo o consimil tempera , commesso nel mar- 
mo ; dove in un quasi capitolo lineato a centine , si 
veggon nel mezzo N. D. e il Bambino in atto amabile 



(1) Se a noi si consentisse di esprimere anche in ciò il nostro giudizio, 
diremmo che la formola ad dies (poco a dir vero usitata nelle antiche lapidi) 
non tanto accenni al giorno in cui morissero i due Lercari, quanto ad un ter- 
mine estremo innanzi al quale e l'uno e l'altro eran passati di vita. Così la 
Simonetta avrebbe precorso il fratello alla tomba, e Percivale, che perciò è 
nominato in secondo luogo, sarebbe morto nel giorno e nell'ora che quivi 
si enunzia, cioè il 16 agosto del 1259 prima di terza. É assai verosimile 



80 SCULTURA 

chini verso i due devoti ginoccliione sul basso. I se- 
coli e 1' unridor di sotterra han corroso sì quelle pic- 
ciole forme, ma non han tolto, e non potrebbero mai, 
quella semplice grazia con cui si muovono, quel com- 
posto di panni che le ricopre , queir accordo di linee 
che le avvicina e ne compie un bel tutto. Lo sguardo 
di chi intende nell' arte corre stupefatto alla data del 
marmo, e si china pensoso a scontrarsi che fa nel 1259, 
periodo d'informi fantocci, senz'arte, senza gusto, sen- 
z' ombra di proporzioni. E perchè a salvare le cieche 
tradizioni e 1' autorità della storia non s' imagini in 



che fratello e sorella appartenessero all'Ordine de' Cavalieri, che accoglieva 
a servizio dello Spedale così gli uomini come le femmine , secondo che 
attestano più docamenti. (V. Guida Artistica, Voi. 2, pag. 200). E pure 
verosimile che proponendosi i due Lercari un sepolcro comune, e già com- 
posta nel letticolo la Simonetta, fosse ordinata anche una comune epigrafe 
e posta nel luogo ove fa rinvenuta, allorquando il fratello la raggiunse al 
di là della vita mortale. La preghiera in dialetto genovese con cui si con- 
chiude la lapide, suona così: tu che qui ci trovi — per Dio deh non ci 
muovi. Tal motto non è frequente nei marmi di quella età, e par reliquia 
delle antiche costumanze romane. Il voto dei due sepolti fu esaudito per 
oltre sei secoli; ma le ombre loro non vorranno sdegnarsi se raccolta la 
lor memoria per cura del Municipio, fu collocata con più d'onore nelle sale 
del palazzo Comunale. Men raro nelle lapidi sepolcrali di que' secoli è il 
chiedere che fanno i defunti, od alcun per loro, che il passaggero renda 
suffragio alle lor anime con qualche orazione a Dio. Eccone esempio in 
uaa scritta sepolcrale del nostro Duomo, solcata sulla terza colonna della 
gran nave a man dritta: g<| MCCCXXXXFII die prima Iulii: Sepulchrum 
Antonii Medici notarii quondam domini Laurencii et heredum eorum — >J< 
tu qui legis sicut tu es cjo fui et sicut sum tu eris: Die Pater noster prò a- 
nima nostra. 



CAPITOLO I. 81 

quel metallo una mano posteriore, ti si mostra l'inta- 
glio di guisa interpolato alla epigrafe, che t'è mestieri 
o ricusare ogni cosa per falsa od accettare (come tutti 
faremmo ) per vera. Confessiamoci errati , e vada pur 
capovolta la fede di tanti uomini e di tanti libri, quan- 
do sia per tornare a comun gloria d'Italia e a confu- 
sione d' un pregiudizio che in parte 1' annebbia. Pic- 
ciola cosa è quel marmo e quel bronzo, ma basta un 
esempio a confondere le migliaia; e quindi in poi si 
vorrà confessare che a conoscere il bello stile non eb- 
be Genova ad aspettare Giovanni, nò altro pisano, né 
altro lombardo che ne seguisse le peste. Sarà da pru- 
denti il tenere che 1' arte non imbarbarisse giammai 
fino a perder l'esempio e l'imitazione dell'antica ec- 
cellenza, comechè in tempi oscuri nò troppo amici alle 
discipline del bello ridesse a pochi per avventura il 
genio che le avviva e le informa. E chi sa che i mae- 
stri del gitto , allegando il pregio dell' arte loro , e i 
favori che abbiam raccontato, e questo nuovo con altri 
monumenti scoperti addietro, non vogliano per sé que- 
sta lode, se già non dee dirsi privilegio dalla univer- 
sale ignoranza. Molto innanzi di noi Alessandro Mor- 
rona , l' illustratore delle cose pisane , si scontrò con 
meraviglia in un rilievo della Nunziata sì leggiadra- 
mente e sottilmente condotta da disgradarne i concetti 
di Giotto : e questa imagine, distinta del 1262, risal- 
tava dal bronzo d'una campana del suo Loderingo. 

Vol. IV. — Scultura. 11 



CAPITOLO IL 



I maestri lombardi affluiscono in Genova e nella provincia — accomunando 
per lo più i due magisteri del costrurre e dello scolpire. — Loro sta- 
tuti e consuetudini e privilegj. — Difficoltà del cernere i migliori fra 
la moltitudine di questi artefici. — Primi ornamenti e amp nazioni alla 
Cappella di S. Gio. Battista nella Cattedrale di Genova. — Questi la- 
vori son di poco preceduti da un certo avanzare che fa tra noi la scul- 
tura. — Per quali uomini e con quali apparecchi si desse ordine ai 
lavori della predetta Cappella — e con qual favore de' magistrati , e 
con quali riforme nel Duomo stesso. — Preziosi oggetti recati da Pera 
e depositati nella nuova Cappella. — Delle teche od urne procurate in 
più tempi a guardare le Reliquie del Santo. — Preziosa patera di cal- 
cedonia spedita in dono all'altare da Pp. Innocenzo Vili. — Un' assem- 
blea di cospicui cittadini approva le forme della Cappella secondo i pa- 
reri del cancelliere Iacopo Bracelli. — De' varj scultori provenienti da 
Bissone , fra i quali primeggia per valore e per tempo un Pier Dome- 
nico. — Luchino da Cernisco dà saggio de' suoi scalpelli ai Conventuali 
di S. Francesco. — I Priori del Sodalizio commettono a Pier Domenico 
la stupenda facciata della Cappella suddetta. — Descrizione di essa. — 
Ha compagno ne' lavori un nipote, Elia Oarrino da Bissone. — Notizie 
d'entrambi. — Segue Giovanni da Bissone che trovasi in Genova quasi 
ad un tempo coi già nominati. — S'associa alle costui fatture Leonardo 
Riccomanno da Pietrasanta scultor valentissimo. — Leonardo scolpisce il 
bel portale della sacristia ai Predicatori di Castello, ordinato dai fra- 
telli Emanuele e Leonello Grimaldi. — Caratteri della costui maniera. 
— D' alcuni marmi che sentono specialmente il suo stile. — Conget- 
ture sull'intaglio che adorna il portale de' Doria presso S. Matteo, e- 
seguito da Giovanni. — Questi disegna e conduce a termine la Cap- 
pella de' Fieschi nel Duomo. — Molteplici provvedimenti per la costru- 
zione di questa. — La Consorzia di S. Sebastiano istituita in S. M. 



84 SCULTURA 

delle Vigne patteggia col Riccomanno per suntuosi ornamenti alla pro- 
pria Cappella. — Si ripetono le convenzioni dopo dieci anni , ma è 
nulla dell'aspettar l'opera dal pietrasantese. — Sottentra a questa Gio. 
Donato dei Bertoli?ii da Maroggia, e la compie felicemente. — Cappella di 
mons. Leonardo de Fornari vescovo di Mariana, costrutta e decorata 
di statue alle Vigne dal Giovanni suddetto. — Altre cappelle innalzate 
a sue spese da questo degno prelato. — Un altro da Bissone per nome 
Matteo compiace al Vescovo d' un sepolcro marmoreo. — Tre fratelli 
d'Aria sul lago di Como : Michele , Giovanni e Bonino. — Michele pre- 
vale nella statua , ed esordisce fra noi col bellissimo intaglio monu- 
mentale di Francesco Vivaldi nel Palazzo delle Compere. — Lavora 
successivamente pel Magistrato medesimo i simulacri di Luciano Spi- 
nola, di Domenico Pastine e d'Ambrogio di Negro. — I Priori di S. 
Ciò. Battista si affidano in Michele per molte riforme nella destra na- 
vata del S. Lorenzo. — Società fra i tre fratelli. — Varie opere di Mi- 
chele in società con Giovanni da Campione. — Giovanni d' Aria si ob- 
bliga in Savona pel monumento d'Antonio Sansone da erigersi in S. 
Domenico di quella città. — Sepolcro scolpito ai genitori di Pp. Sisto 
della Eovere nella cappella Sistina — e verosimilmente dal solo Gio- 
vanni d' Aria. — Michele conduce a sua volta quello del vescovo Bar- 
tolommeo Pamoleo. — Congetture intorno ad un intaglio che serve di 
palliotto all'aitar principale in S. Gerolamo di Quarto. — Il R. Gover- 
natore Agostino Adorno e Giovanni suo fratello commettono a Michel 
d'Aria e a Gerolamo di Viscardo una ricca sepoltura da murarsi in detta 
chiesa. — Varie vicende di siffatto lavoro. — Si rimandano ad altro 
capitolo le restanti notizie di questi comaschi. — Molti scultori da 
Campione e da Carona , insieme con altri Bissonesi, apparecchiano ma- 
teria al presente volume. — Cenno generale su quei da Campione. — 
Di questi, un Giovanili e un Andrea, padre e figlio, si mostrano valo- 
rosi maestri nella scultura ornamentale e ne' lavori di quadro. 



Jje nostre carte non accòrranno oggimai scarse note 
e timide congetture (che tanto è lecito di tempi oscuri) 
ma sì godranno di nomi nuovi, e di notizie certe, e 
di giudizj sicuri. Non vuol negarsi che la statuaria 



C A P 1 T L 1 1. 85 

co' suoi professori s' indugi in Liguria ben più che 
l'arte sorella; ma fattasi innanzi una volta, non si mo- 
stra con rari artefici né soìitarj , ma con quasi una 
turba che si stringe a pochi cognomi, desunti il più 
spesso dal natio nido, concordi negli abiti del vivere, 
uniformi allo stile, come un popolo frammischiato ad 
un popolo per onorarlo colle opere e preparargli ben 
molte generazioni d'artefici. De' quali nomi continuati 
per parentadi, e fattisi nostri per lunga stanza di pa- 
dri in figliuoli e di figliuoli in nipoti, non sarà per 
vantarsi l'età soltanto che corrono i presenti volumi, 
ma quella altresì che più tarda ci sta nei voti, ed è 
a poco che gran parte non suoni tuttora sulle bocche 
de' presenti, come estrema progenie di antichi e va- 
lorosi scalpelli. Questo almeno rispetto ai lombardi , 
tuttoché la gloria d' aver prima istituite le forme e 
fermato un gusto al magistero de' marmi non si debba 
conceder loro, o debbasi a pena concedere in parte. Ma 
questi cisalpini, alunni che fossero o seguaci o imi- 
tatori della Toscana onde uscirono i primi esempj d'o- 
gni gentilezza, ben tosto e per numero e per indu- 
stria campeggiarono di forma tra noi, da toglier vanto 
e favore a tatt' altri salvo a pochissimi: e come ab- 
bondavano in Genova e nella provincia le occasioni 
al guadagno, così la più 'parte accorrendo da giovani 
moltiplicavan le scuole , e colle scuole la famiglia, e 
colla famiglia i maestri. Tenaci per altro nell' affetto 
alla patria comune , e però benvoglienti fra loro , ed 



86 SCULTURA 

usi ad accomunarsi nelle opere , cotesta moltitudine 
non ebbero dagli scrittori né memoria nò lode , per 
ciò forse che l'ottimo n' andò confuso co' minori , coi 
quali assai spesso avea pari la sorte, e simigliante il 
paese, e un casato medesimo. A tanta ingiustizia re- 
stava un riparo : cercare i pochi fra quella mischia, e 
giudicarli sulle opere. 

Ora degli atti innumerevoli che di tal gente ci fanno 
parola, è questo il processo. Troppo male discerneresti 
fra il maestro d'antelamo e lo statuario per qual vuoi 
secolo, dacché non è quasi veruno a cui non piacesse 
esser l'uno e l'altro. E siccome delle due facoltà pri- 
meggia l'edificare, così non è ovvio a veder nome di 
scultore, mentre l' incidere e lo scolpire durano come 
fregio e adornamento non eh' altro di fabbriche. Ma 
quando la statua o 1' intaglio si stimò di tal pregio 
da gareggiare per sé coli' arte eziandio delle linee, e 
poterono invogliar del suo bello la' pubblica e la pri- 
vata larghezza, cominciasi per le scritture a sceverare 
1' un titolo dall' altro , e ad enunziare sol quello che 
ragguarda ai contratti, o soltanto quell'altro che pre- 
valeva nell' ingegno o negli abiti del contraente. Tal 
cerna, sottile e paziente, ha principio nell'epoca a cui 
c'inoltriamo : e convien ch'ella duri per troppe miriadi 
di documenti, là ove di tratto in tratto questa fatta di 
gente o l'un l'altro s'ajutano a malleverie, o scambiansi 
le stanze e le abitazioni , o attestano innanzi al giu- 
dice de' Lombardi onde avean privilegio per le qui- 



CAPITOLO II. 87 

stioni forensi, o s' associali nelle opere, o s' accordano 
a servizio, o patteggiano come tra maestri e discepoli. 
Non è giunta a' nostri tempi (per quanto ru' è noto) 
matricola alcuna che segni il nome degli aggregati 
alla costoro università; ben dovettero averla non altri- 
menti dei pittori, e se ne incontrano testimonianze in 
que' rogiti ne' quali compaiono i Consoli e i Consi- 
glieri a transigere in nome dell'intero Collegio. Reg- 
gevansi certo a statuti , come ogni altro magistero , 
con approvazione de' Signori ; e ne abbiamo contezza 
in una carta che va negli urchivj confusa a molte 
altre d'età diverse, ma tutte volte a bisogne d' indu- 
stria e di mestiero. A qual' epoca si compilassero co- 
testi capitoli o si riformassero, è vano il cercarlo, dac- 
ché non v' ha data o decreto che il lasci intendere ; 
tuttoché la conformità de' precetti e le usanze enun- 
ziate in quel testo , li mostrino dettati ad un tempo 
cogli altri che furono, come altrove fu scritto, imposti 
ad ogni arte per opera d' uno special magistrato (1). 



(1) Capitula Magistrorum Dominorum sculptorum marmarorum et lapi- 
dami (sic). 

In nomine Sancle et Individue Trinitatis Patris et Fìlli et Spiritus Sancti 
ac Beatorum Iohannis Baptisle martiris Iohannis Evangeliste ac Beatorum Si- 
monis et Inde apostolorum Beati Laurentii martiris protectoris Ecclesie majoris 
lanuensis ac Beati Georgii vexilliferi Communis lamie ac Beatorum Quatuor 
lncoronatorum protectorum et defensorum infrascriple artis magisirorum sclup- 
torum (sic) marmarorum et hpiditim ac totius Curie cekstis: Amen. 



88 SCULTURA 

E prima, quante degli uffizj di religione , avean de- 
bito e Consoli e Consiglieri d'intervenire con due tor- 
chj alla processione del pallio il dì de' ss. Simone e 
Giuda egualmente cogli altri artieri, e così pure a 
quella del Corpusdomini con due fiaccole in peso di 
tre libre : multati, ogni qual volta fallissero, di soldi 
veliti nel primo caso, e d'altrettanto (crederei) nel se- 



De Consulibus eligendis. — Statuimus et ordinamus qtiod singulis annis 
eligantur per omnes homines diete artis duo Consulcs diete artis qui curavi 
habeant totius artis prout solent facere et habere Consules artium hujvs Civi- 
tatis et quod eligantur tempore quo solent eligi in presenti Cintate alii Con- 
sules artium et qui Consules eligi debeant ad voces ita quod UH qui habebunt 
plures voces sint et esse debeant Consules. 

De obediendo Consulibus et juramento. — Ilem ordinamus quod omnes 
liomines diete artis et de ipsa laboratores teneautur et debeant in ingressu Of- 
ficii Consulum jurare singulis annis de parere mandatis ipsorum Consulum 
eorum vUelicel que ad ipsam artem spectabunt et pertinebunl et que erunt li- 
cita et honesta sub pena peyurii et ultra soldorum quinque usque in decera ar- 
bitrio Consulum. 

De festivitatibus celebrando. — Ilem ordinamus quod omnes diete artis 
teneanticr et debeant celebrare festa infrascripta et ipsorum apotlncas clausas 
tenere sub pena librarum duarum usque in quinque arbitrio . Consulum nisi cura 
licentia dictorum Consulum : festum Beatorum Quatuor Incoronato-rum : fe- 
stum S. Sebastiani: festum S. Ambrosii : festum S. Georgii: festum S. Lau- 
renzi : festum S. Rochi : festum S. Micbaelis : festum S. Martini: festum S. 
Lucie : festum S. Antonii et omnia festa Apostolorum. 

De quantitate solvenda prò ingressu diete artis. Statuimus quod om- 
nes foreslos (sic) qui de celerò venerint ad habitandum in presenti Cicitate 
causa Iaborandi prò arte qui aggregati erunt diete arti per Consules et Consi- 
liarios ipsius solvere debeant ipsis Consulibus libras sex januinorum quorum 
dimidia detur et applicetur Spectabilibus DD. Patribjs Communis et reliqua 
dimidia diete arti. 



CAPITOLO II. 89 

condo. A patroni e tutelari dell'arte invocavano i santi 
Quattro Incoronati, ed era festivo per loro il giorno di 
questo titolo ; ma le botteghe dovean restar chiuse , 
sotto pena di due a cinque lire, al ricorrere la festa di 
più altri Beati : ciò sono gli Apostoli tutti, s. Seba- 
stiano, s. Ambrogio, s. Giorgio, s. Lorenzo , s. Rocco , 
s. Michele s. Martino, s. Lucia e s. Antonio. E come 



De fatnulis exercentibus dictam artem ad terminimi annoruni sex. — 
Statuimus quod de cetero per reclwm vel per indir ectum quoquo modo aliquis 
tam jannensis qua/m extraneus non possit nec debeat iti presenti Civitate exer- 
cere ipsam artem scluptoriam marmoreorum et lapidimi nisi ipse talis steterit 
per annos sex continuos ad exercendum dictam artem cum aliquo ex magislris 
diete artis presentis Civitatis cum instrumento quo tempore annorum sex finito 
ipse talis qui addiscerit dictam artem debeat agijregari in ipsam artem et sol- 
vat prò ingressu diete artis soldos decem eo salso quod filli magistrorum et 
filli fratrum et fratres fratrum possint intrare dictam artem libere et sine in- 
strumento et sme aliqua solutione fienda nec aliquis de dieta arte possit socie- 
tatem stu compagniam facere cum aliqua persona que non sit de dieta arte et 
qui de ea non sciat laborare judicio Consulum sub pena librarum vigintiquinque 
o quolibet contro/adente exigenda per ipsos Consules totiens quoticns contrafe- 
cerit applicata prò dimidia DD. Patribus Communis et prò reliqua dimidia 
diete arti. 

De marmoris (sic) et lapidibus que eonducentur in Ianua. — Item ordi- 
namus quod illi lapides marmorei qui eonducentur de cetero in presentem Ci- 
vitatem et venduntur debeant per Consules diete artis contribuere inter homines 
diete artis qui de ipsi voluerint pretio quo ipsos emerint sub pena librarum 
quinque exigenda a quolibet diete artis qui presenti capitulo stare recusaret ap- 
plicanda ut supra: salvo tamen quod si aliquis civis aut mercator aut dominus 
ipsos marmores (sic) et lapides faceret venire prò suo usu aut ad suam in- 
stantiam de eis non possit fieri contributio inter homines diete artis. 

De non incantando opus vel se impediendo de opere incepto vel pro- 
misso alieni ex magistris diete artis. — Item quod nemo de dieta arte possit 
Vol. IV. — Scultura. 12 



90 SCULTURA 

amavano stringersi in una quasi comunità di paese 
e di professione, così anche volevano accogliersi in un 
luogo e in un'ora a intender la Messa ne' dì festivi: 
del qual luogo tace lo scritto , o meglio se ne scusa 
con una lacuna , o perchè di que 1 giorni non aves- 
sero fermo oratorio , o perchè fossero in sul mutarlo , 
come pare che più volte abbian fatto. Inutile aggiun- 



et valeat se impedire de aliquo làborerio quod ùiceperit aliquis ex dieta arte 
nec ipsum finire nisi de consensi* illius magistri qui ipsum laborerium incepe- 
rit sub pena fiorenorum qualuor et ultra arbitrio Consulum diete artis appli- 
cata ut supra. 

De balia Consulum in questionibus decidendis. — Statuimus quod Con- 
sules diete artis baliam habeant decidendi omnem conlroversiam que forte con- 
tùigeret intra liomin'.s diete artis de summa videlicet librarum duarum cum di- 
midia et quilibet (sic) ordinationi faciende per ipsos Consules slare teneatur 
nec ab ea possit appellare et Consules teneantur ipsos rixantes et contendentes 
infra dies odo expedire et concordare sub pena soldorum quadraginta prò quo- 
libei Constile contrafaciente applicata ut supra. 

De non incantando domos et apothecas. — Statuimus quod nemo diete 
artis possit au t valeat prò se aut alia persona incantare seu incantari facere 
vel impedire aliquam domum seu apothecam quam conduceret alius magister 
diete artis nisi de consensu conductoris sub pena librarum viyintiquinque ap- 
plicata ut supra et ultra dieta domus aut apotheca claudalur et clausa rema- 
nere debeat per annos duos et ille talis qui tam incantaverit solvere teneatur 
domino diete apothece pensionem. 

De societate facienda pre sepulturis. — Ordinamus quod semper quocum- 
que decesserit aliquis de dieta arte seu uxor vel Jilii aut famuli etatis videlicet 
annorum duodecim supra quilibet de dieta arte si requisilus Juerit teneatur 
ipsum talem defunctum associare ad sepnlturam su 1 ) pena soldorum quinque ap- 
plicata ut supra. 

De Missa celebranda. — Ordinamus quod omnes magistri et laboratores 
diete artis teneantur omni ultima Dominica cujusliba mensis se convenisse in 



CAPITOLO 11. 91 

gere che i loro morti proseguivano alla sepoltura, né 
con altr'ordine che costumassero gli altri, cioè all'uo- 
mo dell'arte ragguagliando via via la consorte, e i fi- 
gliuoli altresì e i famigli purché avessero attinta l'età 
d'anni dodici. Leggonsi alla rinfusa nella detta scrittura 
le provvisioni che intendevano a sicurare l'ordine del 
collegio scultorio. I due Consoli si eleggessero ad anno, 



ad audiendam Missam et hoc prò devotione et bono usu diete 

artis sub pena soldorum duorum applicata ut supra et si aliquis ex Consulibus 
aut Consiliariis negligentes fuerint ad audiendum veniendi (sic) ipsam Missam 
cadat quisque ipsonem Consultivi in penata soldorum decem et Consiliariorum 
quinque nisi si intervenirel causa legitima judicio Consulum. 

De electione Consiliariorum et Massariomm. — Ordinamus quod postquam 
electi fuerint Consules debeant eligi per eosdem Consules tam de novo quam de 
vetero sex Consiliarios (sic) diete artis et Massarios unus ac edam duo olii 
Massarii qui duo tantum curam habeant capello diete artis. 

De condemnationibus exigendis. — Ordinamus quod Consules tencantur 
exigere omnes condemnationes que fuerint facte tempore sui Consulatus et di- 
midiam ipsarum dare DD. Patribus Communis suo pena solvendi de suo proprio. 

De eundo ad pallium festum SS. Simonis et Iude. — Ordinamus quod 
Consules et Consiliarii ac homines diete artis ire debeant cum aliis artistis ad 
associandum palium prout solet fieri omni anno cum suis brandonis videlicet 
duobus sub pena soldorum vigilili arbitrio Consulum applicata ut supra. 

De associando Corpore Christi. — Ordinamus quod ormi anno Consules 
ire debeant in processione Corporis Christi cum duobus brandonis de pondere 
librarum trium prò singulo. 

Contra falsifìcantes petras. — Si aliquis de dieta arte promitteret alicui 
civi aut alio cujusvis (sic) aliquam quantitatem petre et postea illam permuta- 
rei vel non attenderet possit condemmri per Consules in valorem illarum la- 
pidium quas falsificasse aut non attendisset et preterea cadat in penam libra- 
rum quatuor. (Archiv. Govern. — Fogliaz. Artium 1424-1703 . 



92 SCULTURA 

e per voce di tutti quanti gl'inscritti, e nel giorno me- 
desimo che tutte quante le corporazioni della città : il 
maggior numero delle voci determinasse la scelta. I 
due Consoli , una volta gridati , con esso i due altri 
che uscivan d'uffizio, si nominassero di loro arbitrio sei 
Consiglieri a prestar quelle cure che il titolo per sé 
dichiara , e poscia ancora un Massaio che attendesse 
alle comuni ragioni, e ultimamente due Operai col solo 
carico di mantenere nel debito lustro la cappella del- 
l'arte. Provvedevano con altre leggi e con altre pene 
a fermare la concordia e la benevolenza negli animi, nò 
con mezzi troppo disformi dagli altri collegj, nò vòlti 
a maggior cura che di rimuovere qual si fosse argo- 
mento di rivalità o di soperchianza nell'esercizio degli 
scalpelli. Se nascesse dissidio o quistione veruna da 
finirsi a denaro, era fatta ai Consoli balìa di giudicarne 
fino a due lire e mezzo : avean obbligo ad ogni modo 
di rappaciare le contese in termine d'otto giorni, tas- 
sati, se noi facessero, di soldi quaranta. Pessimo fatto 
stimavasi il porre incanto sopra casa o bottega occu- 
pata da qualcun de' colleghi, o mettergli comechessia 
impedimento : tantoché il reo ne veniva fulminato con 
venticinque lire di multa, e questo era poco verso il 
dippiù che pronunziavano gli statuti, voglio dire che 
la casa o bottega restasse chiusa per un biennio, e il 
colpevole ne pagasse fitto al padrone. Nuovo comando 
( e aggiunto forse a più vecchi capitoli ) era in ciò , 
che pel tempo avvenire dovessero i Consoli distribuire 



CAPITOLO II. 93 

equamente fra i singoli scultori, in misura del lor bi- 
sogno, i marmi che approdavano a Genova e si pone- 
vano a vendita: intendi fra coloro che ne facevan ri- 
chiesta , e a prezzo non punto maggiore di quel che 
costassero al compratore ; il quale se a tanto si ricu- 
sasse toccava la pena di lire cinque. Precetto non so 
quanto giusto , poniam pure che consigliato da uma- 
nità : né so quanto osservato , dov' era piana e sicura 
la via al fallire. Imperciocché siffatto ordine pativa ec- 
cezione ove i marmi provenissero dalle lor cave per 
commissione d'alcun cittadino o mercatante o signore 
(così la legge) che il dichiarassero per lor bisogne. On- 
d' è che per quanti han fogliazzi i notari di questo 
secolo e del secolo appresso, frequentano sopra il cre- 
dibile i rogiti pei quali i privati signori , e quanti 
imprendono fabbriche, si commettono ne' maestri della 
scultura per 1' uopo de' marmi che si domandano al- 
l'opera, e legandosi in proprio nome pel pagamento 
dislegano l'artefice dalle pastoie dell'importuno capitolo. 
E le ultime linee dello statuto danno favore, non che 
contrastino , a tali contratti , ordinando che se taluno 
falsasse la qualità delle pietre e de' marmi a qual sia 
committente, o fallisse alla fede del provvederle, ne '1 
ristorasse con isborsarne il valore. 

L'entrar nell'arte, e prendervi qualità di maestri,, 
avea leggi men dure che la facoltà del dipingere. Tal 
sorte recavano per avventura le condizioni dello scol- 
pire , là dove son molte e graduate le forme del la- 



94 SCULTURA 

voro, e troppa più la meccanica , e più frequenti gli 
ajuti. Né ai forastieri s' invidiava il consorzio : anzi 
intromessi agevolmente nel Collegio ad arbitrio de' 
Consiglieri e dei Consoli, si spedivano d'ogni obbligo 
col sol tributo di lire sei che andavano partite fra i 
PP. del Comune e la cassa dell'arte. Né ai garzoncelli 
che si rendevano per fattorini ad apprendere sotto al- 
cun maestro, s'imponeva più lunga scuola che d'anni 
sei, né più grosso denaro che dieci soldi purché s'ac- 
cordassero per istrumento ; ma pur di questo e di qual- 
siasi pagamento eran franchi e i figliuoli e i fratelli 
e i nipoti di ciascun aggregato: vietata per altro co- 
munemente ogni società o compagnia con persone che 
non si conoscessero dell' arte e fossero mosse da solo 
intento di lucro. E di ciò sia bastante il già detto , 
che sarebbe fors' anche soverchio se non chiarisse il 
perchè di cotanta moltitudine onde s'empiono le carte 
di stipulazioni e d'accordi, inutili a riferire, e vali- 
dissimi a confondere la mente del più sagace ricerca- 
tore. Se poi gli statati do' quali è discorso fossero 
sanzione di magistrati o non altro che norma dome- 
stica, o regola comune a' maestri del murare ai quali 
durarono lor malgrado congiunti mai sempre e scal- 
pellini e statuarj ed intagliatori, non so ben dirlo, nò 
ardirei perigliarmi in congetture. Tanto la presente 
materia anderà più guardinga quanto sono in essa 
maggiori le occasioni all' errare , e gì' impedimenti a 
trascegliere le cose degne di mezzo a un confuso di 



CAPITOLO II. 95 

vane e superfluo. Sole due cose ci reggono e ci con- 
fortano nelle nostre incertezze ; la prima, che a' varj 
periodi rispondono famiglie certe d' artisti con titolo 
comune o di casato o d'origine ; l'altra , che a disve- 
larci i principi di queste schiere soccorrono gli atti 
raffrontati con monumenti che ancora esistono , e fan 
quasi il prototipo di molti marmi, seguaci nella imi- 
tazione e conformi spesso nella invenzione , e quanto 
alla mano, sembianze di più mediocre scalpello. Giova 
eziandio che il meglio di ciascun' epoca è quasi ac- 
colto e stretto (dirò così) al paragone in luoghi pochi 
ed insigni: fra i quali la Cattedrale di Genova, come 
è prima per dignità, così ti parrà singolare per copia 
e per valore d'esempj. Né v' ha in quel maestoso re- 
cinto più rara cosa che la Cappella del santo Battista, 
imaginata e quasi dissi creata a metà del secolo , e 
poi sempre per continuo dispendio d'età in età riador- 
na e abbellita secondo lo stile che seguitava alle vi- 
cende dell'arte. Quinci non pure ordisco, ma vo tes- 
sendo per più volumi le fila della mia narrazione; con 
gradimento (cred'io) del lettore, che mal ricerca ne' li- 
bri tanto appena che basti a dar segno di que' lavori 
stupendi, e così varj di tempo e di gusto. 

Né già vorrem credere che l'esercizio della scultura, 
o allentato un tal poco siccome ho scritto, o scaduto 
sullo scorcio del secolo addietro, aspettasse tanti anni 
a rinvigorire. Poche memorie la illustrano per questo 
intervallo; pur nondimeno ne abbiam monumenti che 



OC SCULTURA 

la mostrano viva e di tratto in tratto vogliosa di sor- 
gere. Che s'ella è impedita e quasi serva all'architet- 
tura nel cenotafio d'Antonio Grimaldi già locato nella 
Commenda de' Cavalieri e testò murato sur un fianco 
del Duomo, e se lenta procede nelle figure gentilizie 
che Iacopo Spinola alzò sul palazzo di Lucoli che ancor 
vive per non so quale miracolo, egli è pur da vedere 
quanta virtù di scultura grandeggi nel mezzorilievo 
del Crocifisso che la famiglia de' Calvi compose nel 
1446 ad un modesto altarino di S. Lorenzo. É dispe- 
rato il saperne l'autore, nò facil pure il discernere se 
meglio odori il lombardo o il toscano ; però che di 
que' giorni si avvicendavano in Genova artefici d'en- 
trambe le scuole, ed anche talora si mescolavano. Certo 
è che quel marmo così vario e copioso d'imagini, così 
deciso ne' lineamenti , così pronto nelle espressioni , 
prelude per certa guisa alle prossime sorti della sta- 
tuaria , che assai tosto alle quadrature e alle sagome 
osò felicemente inserire le storie. Tolse così sembianze 
più proprie o distinte almeno del magistero dell' ante- 
lamo , nel quale ( s' io mal non avviso ) si conteneva 
prima d' allora 1' uffizio degli scalpelli. Piacemi il re- 
carne esempio in un Simone di Lancio (1) che in agosto 



(1; In nomine Domini Amen: Symon de Laiicsa magistcr antelami promisit 
et convenit Iohanni de Regio mercatori siculo presenti facere et consignare ei- 
dem lohanni infra festum Pasce proxime ventuncm monumentum unum mar- 
mori cum columpnis sex secundum formam datam per D. M. Lodixium Oen- 



CAPITOLO I!. 97 

del 1428 scolpì ad un Giovanni da Reggio mercatante 
siciliano un monumento marmoreo ricco di sei colon- 
ne secondo il concetto che gliene porse Fra Lodisio 
Gentile de 1 Conventuali di s. Francesco; nel qual la- 
voro mi si mostran gli esordj di quella fortunata in- 
dustria, per cui coli' andar degli anni si popolarono e 



tilem Ordinis S. Francisci prò predo et nomine predi librarttm centum sep- 
luaginta lamie dandarum et soìvendarum per dictum lohannem ipsi Symoni 
ut infra videlicet ad presens libras triginta et curri ipse Symon venerit de Ca- 
raria cum dicto marmaro alias libras XXX et in feslo NativitaUs Domini pro- 
xime venturo libras L et rcsiduum in consignacione dicti monumenti: et quod 
tenealur ipse Symon semper in receptione dictarum lìagarum dare fidejussores 
prò se ydoneos. Et versa vice dictus Johannes promisit solvere ut supra dictus 
peccunie quantitates dicto Symoni et intra dictum tempus recipere dicium mo- 
numentum. Que omnia et singula predicta diete partes promisserunt sibi ad 
invicem attendere compiere et observare et non contra facere vel venire de 
jurt tei de facto sub pena dupli de quanto contrafleret vel non observarelur 
solempni stipulacione promissa cum restitucione damnorum interesse et expen- 
sarum littis ( sic ) et exinde ratis manentibus supradictis et sub ypioteca et o- 
bligacione bonorum suorum habitorum et habendorum. Insuper May. Petrus de 
Lancea magister antelami habitator ad Sanctum Donatum prò dicto Symone 
presente et ejus precibus et mandatis de predictis omnibus et singulis firmiter 
attendendis et observandis versus dicium lohannem slipulantem quantum prò 
dictis primis libris XXX januinorum ut supra solvendis solempniter interces- 
sa et fidejussit et se inde constituit precipuum et principalem debitorem pa- 
gatorem et observatorem et in omni casu et evenlu sub ypoteca et obligacione 
omnium bonorum suorum habitorum et habendorum — Actum Ianue in Bancis 
ad bancum Notarti infrascripti: anno a Nativitate Domini MCCCUXXVin 
Indictione V secundum cursum Ianue die XXVI Augusti circa tercias: Testes 
Doninicus de Cortili notarius Guillelmo de Cabella ( sic ) censario et Raf- 
faele de Stratta cives lame. ( Atti del Notaro Giovanni di Allegro - Fo- 
gliaz. 3, 1408-28. 

Vol. IV. — Scultura. 13 



98 SCULTURA 

Francia e Spagna (senza dire la bassa Italia) di scul- 
ture spedite da Genova, destinate il più spesso a pri- 
vato fasto , e non di rado anche a lusso di principi. 
Ma l'affetto al mio tema mi sprona ch'io entri il pre- 
fisso cammino, facendo esordio dalla insigne Cappella 
lodata pocanzi, e da lodarsi ad ogni volger di pagina. 
Nel quale soggetto io mi compiaccio di forma che mi 
parrebbe non picciola frode lo scompagnare dalle no- 
tizie dell'arte quel ch'è a sapersi dal lato istorico ; 
dacché l'obblio di più secoli ha coperto non solo la 
virtù degl'ingegni che faticarono a decorarla, ma lo 
zelo ben' anche e la nobile industria di coloro che 
fornirono del proprio o raccolsero dall'altrui pietà onde 
recarla a tanta cima d'eccellenza, e con rara perspi- 
cacia elessero a tant'uopo gli artefici. 

Ometterò quel che leggesi in più d' un libro , che 
due fratelli de' Campanari mettessero prima in assetto 
un santuario da riporvi le sante Ceneri del Precur- 
sore: ond'ebbero singolari privilegj per se stessi e pei 
lor successori. Quel non so che di cappella non dee 
trovar luogo fra i monumenti dell'arte, se i devoti me- 
desimi delle Reliquie e i primi autori della grand' o- 
pera assomigliavano l'antica ad un forno o pertugio 
anziché ad un altare, come vedrà chi suol cor- 
rere gli atti con occhio attento. E quel poco meglio 
che bugigattolo, cotanto al dissotto dell'uffizio che gli 
era commesso di guardare un sì prezioso tesoro, im- 
poveriva per giunta e sembrava più squallido dallo 



CAPITOLO II. 99 

stringersi che faceva sur uà fianco della Cappella 
maggiore, la quale sorgeva a un dipresso a metà del- 
l'attuale edifizio innanzi alle opere che lo allunga- 
rono: materia d'altri volumi richiesti alle cose d'ar- 
chitettura. Onde mi fo accorto di che forte pensiero 
gravassero la mente i promotori di più degna Cap- 
pella, ch'è quanto a dire la Devozione (che tale s'in- 
titolava) del Santo : convenendo portar le mani , sic- 
come fecero, sull'altar principale della chiesa, e di tanto 
sospignerlo innanzi, che desse maggiore aperta alla 
nuova cappella e sgomberasse la vista ad un ricco 
prospetto che fin d'allora si venia disegnando. Di che 
ci accadde far cenno trattando della pittura e de' 
nuovi ordini che s'imposero all'altare così traslocato, 
e delle spoglie del santo vescovo Siro che si rinven- 
nero in quella occasione (1). Ma tutto vinse 1' ardore 
della pietà, che in onor del Beato per questi giorni 
potremmo ben dire che divampasse. Ma i mezzi del 



(lj Neil' atto di ricognizione del sacro corpo di S. Siro, contenuto nei 
rogiti del Not. arcivescovile Andrea de Cario, e segnato del 3 dicembre 
1451, così s' accenna alle opere della Cappella pur allora intraprese: Cum 
propter remolionem site translationem majoris altaris diete Ecclesie Sancti 
Laurentii prò ampliando, Capello, beati lohannis Baptiste ibi contigua aliquan- 
tulum ullerius translati seu perlensi nuper factam quedam archa marmorea 
supra dictum altare posila in qua beatissimi Siri januensis Episcopi corpus 
site reliquie reconditum sioe recondite sunt et veneratane requiescunt ex al- 
tari prediclo in choro diete Ecclesie fuisset deposita eie. ctc. — L'atto è com- 
preso nel fogliaz. 7, N. 307 del Not. predetto. 



1 00 SCULTURA 

compiere i voti da lungo tempo si maturavano: né 
poco merito si deve ai Reggitori della Repubblica, 
d' aver secondato quel pio desiderio , e non solo 
permessa 1' opera ma caldeggiata con più decreti che 
rincalzassero Timpresa del devoto Consorzio. Però che 
da un rescritto del 16 novembre 1448 mi si palesa 
che fin dal dogato di Tommaso da Campofregoso, a 
richiesta del Sodalizio, aveano i maestrati assentito che 
a ciascun fante o stipendiato della Signoria si rite- 
nessero sul soldo sei denari per mese, e cinque soldi 
di genovini ai convenzionati col Comune, e di tanti 
spiccioli tornasse buon gruzzolo alla Società del Bat- 
tista, e fermamente per Y opera superba e magnifica 
che intendeasi di sostituire a quella buca così misera 
e disacconcia. Raffaele Adorno, novello doge, avea raf- 
fermo il decreto, e a quest'ora nuovamente lo raffer- 
mava il Consiglio, presieduto da un terzo doge ch'era 
Pietro da Campofregoso (1), ingiungendo agli ufficiali 



(1) MCCCCILVIIl die Sabati XVI Novembris: III. et Exc. D. Dux Ianuen- 
siitm et Magnif. Consilium DD: Antianorum in sufficienti numero congregato- 
rum: Auditis viris egregiis Iohanne de Passano Antonio de Zoalio et Andrea 
de Rocha dicentibus annis snperioribus videhcel tempore ducatus magnifici D. 
Thome de Campofregoso juisse solemniler concessa decreta Devotioni glorio- 
sissimi Precursoris Iohannis Baptiste: quod ex unoquoque pedite et mense 
singolo liceret retinere denarios sex prò unaquaque paga: pariformiler quod 
ab unoquoque conventionato cura Communi lamie retinerentur soldi quinque 
januinorum: que pecunie Decotioni jatn dicti Precursoris Iohannis Baptiste 
dedicarentur et assignarentur ut patti antedictis decretis superinde conditisi 



CAPITOLO II. 101 

di Moneta che tenessero ragione de' convenzionati come 
terrebbe la Signoria de' suoi fanti. Tal provvisione mi 
si mostra ancor viva due lustri più in qua; e poiché 
ai tassati incresceva per avventura quel peso, e sce- 
mava negli uffiziali la diligenza ad esigerlo, un altro 
decreto del Luogotenente Governatore e del Magistrato 
di Balia richiamò questi ultimi al debito, sotto pena, 
ove fallissero un nulla, di pagare del proprio a ra- 
gione del doppio (1). 

Con questi sussidj , e colle offerte di generosi cit- 
tadini, e in parte eziandio col favor di fortuna, potè 
la Devozione del Santo a brevi tratti per tutto quel 
secolo oltreché rinnovar la Cappella, dotarla eziandio 



requirenlibus instanter decreta ipso, ratificavi et approbari in quibuscumqv.e eo- 
rum partibus ut factum est tempore regiminis D. Raphaelis Adurni: Cvpien- 
tes Devo tioni predicte quantum in S". est /avere decreta ipsa tomprobavertint 
et affirmaventnt cerimi auctoritatem interponentcs et mandantes ca ac omnia 
in eis descritta omnino servari adjungentes preterea quod de celerò Scriba v> 
nerandi Offlcii Monete qui nunc est vel prò tempore fuerit teneatur tenere ra- 
tionem de conventionatis suprascriptis takm videlicet qualcm teneri solet de 
stipendiatis sive peditibtts conducendis szib pena solvendi de ejtis proprio. 
( Archiv. Govern. Diversorum, Voi. 1447-48 ). 

( 1 ; MCCCCLIX die IXVI Octobris: Parte III. D. Regii Locwntencntis et 
Ianuensium Gubernatoris et MajniJ. Officii Balie Communis lamie jubetur et 
enixe precipitur Massariis ipsius Officii presentibns et futuris et quibusvis 
aliis ordinariis et extraordinariis ut in solutionibus stipeudiatorum deinceps 
faciendis meminerint tantum a quolibet retinere quantum ex decretis et con- 
suetudinibus Civitatis reti/ieri solet propter Devotionem Sancii lohannis Bap- 
tiste sub pena solvendi duplum ex ere proprio si per negligentiam in aliquo 
peccaverint. ( Archiv. Govern. — Diversorum — Voi. 1459-60'). 



102 SCULTURA 

di preziosi oggetti e di splendidi arredi. Dei quali, 
non ch'io mi taccia, voglio anzi per onor della patria 
e a conforto di religione far parola accogliendoli in 
uno; ed anche per questo, che dispersi in più luoghi 
ci turberebbero l'ordine delle materie. E innanzi agli 
altri si vuol registrare la bella e suntuosa Arca d'ar- 
gentò da recar processione i santissimi pegni ; ulti- 
mata nel 1438, e che aspetta più lungo discorso nelle 
notizie degli orafi. Del 1461 (ch'è l'anno più volte da 
noi segnato alle spoglie trafugate da Pera) la Cap- 
pella del Precursore ebbe sua parte di lucro ne' varj 
oggetti che i Genovesi foggiti vi dal Turco aveano ce- 
lati in diversi luoghi ma con eguale proposito di farne 
depositarj i patrj santuarj. Erano del bel numero due 
valve o sportelli d'argento massiccio , una lampana 
del metallo medesimo e due candelabri di fine cri- 
stallo con soprapposte altresì d'argento, valsente di 
lire settecento cinquanta, venuti pur allora di Levante 
e riposti in più case di privati. Costoro s'accordarono 
agevolmente in ciò, che que' begli arnesi si convenis- 
sero all' altare di s. Giovanni, e fu pronto ai Priori, 
Galeotto Lomellino cavalier di milizia e Nicolò Adorno 
Campanaro, di conseguirli, promettendo che rendereb- 
bonsi a Pera se la Colonia tornasse mai nel possesso 
de' Genovesi o d' altra gente cristiana. Vegga luce 
cogli altri il documento nel quale un' adunata dei 
Confratelli, vogliosi di quel nuovo ornamento, il 19 
giugno dell'anno predetto, consentono d'accettare l 'of- 



CAPITOLO II. 103 

ferta, e non ricusano di obbligare corno pegno allae- 
ventuale restituzione luoghi ventun delle Compere. (1). 
Sarà nuova giunta (se non è complemento) alle noti- 
zie di que' tesori fin qui sconosciuti per la massima 



( 1 ) ►£< MCCCCLXI die Veneris XYIIII Iunii circa tercias: Congregatis 
infrascript is Consiliariis in sufficienti et Irgitimo numero Devocionis Beali Io - 
hannis Baptiste Ecclesie majoris Ianuensis et preter eos infrascriptis ejusdem 
Devocionis in claustro superiori ejusdem Ecclesie quorum quidem Consiliario- 
rum et aliorum convocatorum nomina sunt Jiec: Lucianus de Rocha q. Bap- 
tiste: Antonius de Zoalio: Ambrosius Pinelus: Gregorius de Auria: Antonius 
Maciola: Dominicus Luxardus: Bapiista de Oliva notarius: Andreas de Ni- 
grono — Consiliarii — D. Magister Andreas de Turri fixicus: Raphael de 
Marco : Antonius de Franchis Luxardus : Lodisàis de Franchis de Burgaro : 
Benedictus Marruffus: Leonardus Belogius: Bartholomeus Baxadona: Elianus 
Squarsajicus: Panlus de Recito notarius: Ioliannes de Logia notarius: Bartho- 
lomeus Verrina seaterius: Johannes Macia et Thomas de Goano: proposuit spec- 
tabilis D. Gahotus Lcmelinns miles alter Priorum diete Devocionis fuisse su- 
perioribus diebus ex parlibus orientalibus translata ad hanc urbem quedam ar- 
gentea candelabra ac reliquie sanctormn que olirà in loco Payre 'sic) in qnibu- 
sdani Ecclesiis dedicata erant et mine reposila dicuntur penes quoidam cires 
hujus civitatis qui ad requisicionem Priorum Devocionis prediche rt ob reve- 
rentiam et cultum Capette S. Iohannis Baptiste oblulerunt ex rebus predictis 
collocare ac reponere penes Priores et alios diete Devocionis valvas duas con- 
structas seu laboratas argento lampadem imam argenti et candelabra duo cri- 
stali et edam laborata argento que res dicuntur esse valoris librarum septingen- 
tarum quinqaaginta Lamie de quibus ipsi de Devorione predicta possint uti ad 
cultum et ornamentum diete Capette ea tamen lege quod semper et quando con- 
tingeret locum predictum Payre in dominimi Jauuensium aut alter ius dictionis 
Christiane pervenire res predicle restituantur per ipsos de dieta Devocione aut 
valor earum prò cujus rei cauplione obligentnr loca viginti una diete Devocio- 
nis: Q,uare ipsi Consiliarii et alii superiits nominati congregati faerunt ad con- 
sulcndum et deliberandum quid in hac re agendum sii: Discussa igi tur et exa- 
minata re ipsa omnes demum in hanc sententiam convenerunt quod idem DD. 



104 SCULTURA 

parte (1). Quel eh' è del culto nel dentro della cap- 
pella, duravano ancora le sacre Eeliquie entro V arca 
marmorea citata altrove, e che a monumento di rara 
antichità giace al presente sullo scaglione che s'atterga 



Galeotus ac Nicolaus Adumus Campanarius Priores diete Devocionis habeant 
prò dictis et circa ea et dependenttbus ab eis omnimodam potestatem et baliam 
tam in obligando Devocionem predictam et seu ipsius bona quam dieta loca vi- 
ginii unum prò cauptione dictarum rerum et seu valoris adveniente tempore 
restitucionis predicte ac suo eis modis et forma de quibus et prout dictis Prio- 
ribus videbitur. Et quos quidem Priores videlicet dictum D. Galeotum prestn- 
tem et acceptantem et dictum Nicolaum absentem lanquam presentem ad cau- 
telarli omni meliori modo via et forma quibus melius potuerunt et possunt pre- 
nominati Consiliarii et alti superius nominati constituerunt sindicos et procu- 
ratores Devocionis predicte cum pot estate et balia premissis. — Testes Carotius 
de Guisulfls et Baptista Carena olim Carletus. — (Atti del Not. Oberto Fo- 
glietta. — Fogliaz. 1, 1461). 

1 Per ragione d'analogia farem pure memoria d' una Croce d'oro bi- 
zantina contenente (siccome dicevano) un frusticello del Santo Legno, ce- 
duta nel 1487 alla chiesa de' Minori Osservanti di S. M. del Monte. Il 
prezioso arnese serbavasi in Scio per un cotal Battista Paterio , e correa 
certa fede che fosse stato già un tempo suppellettile oltremodo gelosa di 
un Imperatore di Costantinopoli. A conforti d' Antonio Doria del fu Oli- 
viero che bramava ridurre in Genova sì raro gioiello, i PP. di quel 
Monastero per ottenerlo si obbligarono (come volle il Paterio) d'una Messa 
quotidiana per l'anima di lui e de' suoi successori , in virtù della scritta 
ch'io riferisco distesamente : 

>fr In nomine Domini Amen: Reverendus D. Frater Archangelus lustinianus 
Guardiamo Ecclcxie et Conventus Sancte Marie de Monte Ordinis Minorum 
Observantie ac Verter ab iles Fratres dicti Conventus dicti Ordinis congregati in 
capitulo diete Ecclexie sono campanelle ut moris est et quorum hec sunt no- 
mina: Fr. Franciscus de Soncino Fr. Antonius Leoninus Fr. Ambrosius 
de Binascho Fr. Baptinus de Ianua Fr. Marcus de Salis Fr. Paulus de 
Benigassio Fr. Bonaventura Cavatius Fr. Nicolaus de Levanto Fr. Domi- 



CAPITOLO II. 105 

all'altare. Nel vano di quest'arca dovcan contenersi o 
in cassetta di legno o di vii metallo che fosse; peroc- 
ché in giugno del 1469 deliberarono i Confratelli di 
procacciarsene un' altra di schietto argento; se avesse 
a riporsi nel marmo, o da esporsi svelata, è in ambi- 
guo. Né par facile argomentarlo da un breve rogito 



nicus de Alexandria Fr. Antonius de Nixia Fr. Balthasar de Poderino 
Fr. Iohannes Campassius de Papia Fr. lacobus de Portu Fr. Ludovicus 
de Cumis Fr. Martinus de Quadri vario Fr. Leonardus de Ianua Fr. An- 
gelus de Soncino Fr. Antoniotus de Sancto liomulo Fr. Angelus de Lu- 
cerna Fr. Pacificus de Le vanto Fr. Christoforus de Taurino Fr. Antonius 
de Montebruno Fr. Stephanus de Montebruno Fr. Antonius de Magnino 
Fr. Georgius de Valle Sturle Fr. Andreas dc-Turrilia Fr. Franeiscus de 
Terdona Fr. Petrus de Taurino Fr. lacobus de Zantello Fr. Iacobellus de 
Rossiliono Fr. Bartholomeus Placentinus Fr. Andreas de Modecia Fr. Be- 
nedictus de Biella Fr. Ricerius de Salis Fr. Ieronimus de Clavaro Fr. 
Dominicus de Spineto Fr. Leonardus de Ast Fr. Stephanus de Villanova 
Fr. Franeiscus de Racussia Fr. Antonius de Ponsolo Fr. Franeiscus de 
Pedemonte Fr. Franeiscus Marchia Fr. lacobus de Marchia Fr. Ieronimus 
de Ianua Fr. Ambrosius de Morano Fr. Antonius de Villa Fr. Gregorius 
de Mortario Fr. Antonius de Castagnolis Fr. Seraphinus de Ohio : Cerlio- 
res facti per Antonium de Auria q. Olwcrii esse in Chio penes Baptistam Pa- 
terium q. Antonii Crucem preciosam auream que olim fuit Serenissimi Domini 
Imperatoris Constantinopolitane Civitatis intra quam fertur esse non parvam 
partem Ugni vere Crucis D. N. lesti Christi qui promissit prenominato Rev. 
D. Guardiano ita se exercitatumm quod mediante opera sua dictus Baptista 
dabit traddel (sic) ac consignabit in civitate Ianue dictam Crucem diclis Fra- 
tribus reponendam in dieta Ecclexia Sancte Marie de Monte Ordinis predicli 
dummodo dicti Fratres velini assentiri ac se obligare sue requisitioni dicendi 
et celebrando quottidie (sic) in perpetuum Missas duas videlicet unam prò ani- 
ma ipsius Baptiste alteram prò animabus parentum suorum : Considerantes ip- 
sam Crucem esse tante preciositatis munusque id esse adeo ingens ut prò re- 
Vol. IV. — Scultura. 14 



1 Ofì SCULTURA 

del Not. Gioardo (1), pel quale si veggono Paolo Giu- 
stiniano e Lazzaro Doria Priori, cho il giorno 25 fatta 
estrar la cassetta dall'urna marmorea, e ridottisi nella 
prossima Socristia , quivi s' accertano delle misure 
da rendere al fabbro pel nuovo vaso, indi sollecita- 
mente ripongono il vecchio (2). Fra le dovizie che 



compensacione ipsius per ipsos Fratres non posset fieri grada condigna dicto 
Baptiste: acceptantes dictam ohlationem annuerunt et consenserunt diete requi- 
sitioni promiseruntque et se obligaverunt mihi Notario infrascripto stipulanti 
et recipienti nomine et vice dicti Baptiste dicere et celebrare dictas Missas ut 
supra dietim et requisitimi est modo dieta Crux per ipsum Baptistam tr adda- 
tili' et consignetur in Ianua ut supra diete Ecclexie Conventus Fratrum Mino- 
rimi Observantie Sancte Marie de Monte et non aliter. — Actum in Monaste- 
ri videlicet in capilulo S. M. de Monte posite extra merda Civitalis Ianut 
Potestatie Bisannis: Anno Domin. Nativ. millesimo quadringenlesimo octogesi- 
vno septimo die Iovis quarta Octobris hora vigesima secunda paulo posi Indi- 
none quarta juxla morein lamie : presentibus Antonio de Ferrariis q. Petri et 
Baptista de Strafa Iohannis civibus Ianue ad predicta vocatis. (Atti del Not. 
Simone Gioardo. — Fogliaz. 1, 1453-1459). 

(1) In nomine Domini Amen: Notum omnibus sit veluti die Mercurii XXV 
mensis lunii anni MCCCCLXnoni hora paulo post Vesperas prestantes viri D. 
Paulus Iustinianus et D. Lazarus de Auria Priores Devotionis gloriosissimi 
Precursoris Sancti Iohannis Baptiste extrahi fecerunt ex archa marmorea cap- 
siam in qua reconditur corpus dicti gloriosissimi Precursoris una cum certis 
aliis ex Consilio prò conslrui facienda capsia argentea et captis mensuris in 
sacraslia (sic) dictam capsiam in qua inclusimi est dictum corpus reduci fece- 
runt in dieta archa marmorea sine aliqua dillacione: et hec in presentia Ge- 
nesii de Guiso D. lacobi et Simonis de Lanaricio Filipi et Iohannis Andree 
de Giuso q. Nicolai testium etc. (Atti del Not. Simone Gioardo. — Fogliaz. 
1, 1453-59). 

(2) Ciò nondimeno quella cassetta o forzierino d'argento dovette essere 
ben picciola cosa verso uno stipo che gli fu sostituito più tardi, e che sì 
ammira anche oggi nel Tesoro della Metropolitana , costrutto d' argento 



CAPITOLO II. 1 07 

questo secolo recò alla cappella vuol pure contarsi, e 
fors'anche per prima, la patera o catinella di calce- 
donia, preziosissimo dono che per affetto di cittadino 
le mandò nel 1492 poco innanzi al morire il Pon- 
tefice Innocenzo Vili della nobil gente dei Cibo. Ben- 



dorato, e sugli angoli variato a telamoni di smalto e d'oro, e nel fonilo scre- 
ziato di pietre e qua e là di gemme, e con ispecchi e basicelle in cristallo 
di monte lavorati d'intaglio. Comparve alla vista del pubblico nella mo- 
stra più volte accennata del 1868 : e nel catalogo che ne compilarono lo 
Stagliene e il Belgrano venne ascritto alla fine del secolo XVI, e ad ar- 
tefice italiano, e s'ebbe titolo di stupendo lavoro; quivi anche son prodotte 
a parte a parte le dimensioni. E per vero ad ogni occhio sagace del bello 
riusciva una quasi meraviglia dell'arte fabbrile, non dico pel pregio della 
materia e per la rarità degli ornati, ma molto più per l'eleganza delle 
forme e la perfezione di ciò che s'attiene al cisello. E però ne rimase memo- 
ria lunga , e rimarrà in più che molti la cura se non di sapere il maestro 
(che riuscirebbe invano] di conoscere almeno il quando ed il come s'acqui- 
stasse tanto leggiadra cosa all'Opera della Cappella e al culto delle vene- 
rate Ceneri. E a soddisfar questo voto trova luogo nelle mie note il bel- 
lissimo stipo; del quale non potremmo per altra parte, né anche per con- 
getture, far merito a Genova o ad artefice che operasse fra noi. Ma una 
cronaca di sollecite cure e un lungo adoperarsi ad acquisto così prezioso, 
si connettono a quest'urna gentile e ricca; della quale non perdette ogni 
memoria 1' archivio del Sodalizio, tuttoché smantellato e ridotto oggimai 
presso a nulla. La prima carta che ne ragioni è un'istanza che fanno al 
Senato i Priori della Consorzia, i cui termini porta il pregio ch'io riferi- 
sca. — « Serenissimi Signori — L'anno 1637 decretorono V. S. Sereniss. 
« che il Prestantissimo Magistrato de' Padri del Comune dovesse dalli 
« Consoli delle arti della città ricercare et unire quella maggior somma 
« di denari fosse stato possibile per la compra d'una cassetta di cristallo 
« che allora fu portata a vendere in Genova per poi in èssa riponere le 
« Sacre Ceneri del nostro Precursore e Protettore S. Gio. Battista, e così 
« eseguendo detto Prestantissimo Magistrato si ritrovano in cassia e per 



1 08 SCULTURA 

che la bisogna non par che andasse così di cheto, 
ma sì che al dolce del magnifico acquisto si mesco- 
lasse (come suole) un tal poco d'amaro e di spiacente. 
Una carta di Biagio Foglietta c'invoglia di trarre a 
Roma, e sol che non ricusiamo, c'intromette nella pro- 



« detto conto da L. 1900 in circa somma oltremodo scarsa per la compra 
« suddetta che alerebbe importato da L. 14000 : oltreché per ora non oc- 
« corre pensarci atteso che la suddetta cassetta fu portata et uscitata (sic) 
« in altre parti del mondo, li Priori della Cappella per la presente ricor- 
« rono dalle S. V. Sereniss. pregandole volere ordinare che atteso il gran- 
« de bisogno e debiti che tengono con manifatturieri et artisti, che detto 
« Prestantissimo Magistrato le dia detto denaro per poter compire in al- 
« cune parti e pagare qualche debito per quelle che più aprettano etc. 
« Sottoscritti Tommaso Spinola q. Giuliano ■ — Ambrosio Senarega Priori. » 
— Così per rescritto del 25 ottobre 1659 n' andarono in altre spese le 1. 
1900 raggranellate dalle università degli artieri : somma non tanto leggera 
se rammentiamo la città spopolata e le pubbliche fortune immiserite dal 
fresco contagio. Ma il raro gioiello non era altrimenti uscito a paesi stra- 
nieri, né spacciato ad altro uso, come suonano nella supplica le parole dei 
Priori, sibbene trattenuto qui in Genova ed incettato (a quello che sem- 
bra ) da un Francesco Pinceto che venne a morire un sei anni appresso. 
fosse migliorato l'erario della Confraternita, o private oblazioni venis- 
sero in ajuto, o per sua parte contribuisse anche il pubblico, certo è che 
le sorelle ed eredi del Pinceto s'accordarono di cedere l'urna per l'uso 
bummentovato nella somma di L. 13831, 15, come si evince dalla seguente 
lettera indirizzata al Consiglio: — « Serenissimi Signori — Resta appresso 
« le SS. VV. Sereniss. una cassetta preciosa di cristallo et oro che fu 
« presentata dall' Eccellentissimo Ambrosio Negrone che era propria del 
« sig. Francesco Pinceto, del quale sono rimaste heredi Anna Maria e Paola 
« sue sorelle mediante la persona del sig. Angelo Pinceto altro loro fra- 
« tello morto nelle turbolenze del passato contagio. Hanno esse donne 
« concertata la vendita di detta cassetta con li Eccellentissimi Deputati 
« della Compagnia di S. Gio. Battista per deporvi le Sacratissime Ceneri 



C A P J T L II. 109 

pria camera e presso al guanciale del Papa infermo. 
Assistono al letto di lui Guglielmino Cibo già di Ca- 
natrale da Ceva protonotario apostolico, la signora Teo- 
dorina Cibo con Franceschino figliuolo al Pontefice, 
il Vescovo di Mondovì, e due Gamberj, Bernardo e 
Vassino: con varj voti nel cuore (io mi penso) fra ti- 



« in L. 13831, 15. Pertanto supplicano esse sorelle umilmente VV. SS. 
« Serenissime acciò vogliano esser servite (sic) decretare che detta cas- 
« setta sii consignata a detti Eccellentissimi Deputati con obbligo a loro 
« di pacare detto prezzo concertato al not. Gio. Luca Rosso in conto per 
« crediti che tiene contro 1' heredità di detti fratelli Pinceti e pel q. Gio. 
« Batta loro padre etc. » — E un memoriale de' Serenissimi, facendo se- 
guito alla richiesta, soggiunge così : — « 1665, aprile — Il Sereniss. Se- 
« nato con suo decreto ordinerà che la cassetta gioiellata la quale con- 
« segnò in Palazzo l'Eccellentissimo bora Ambrogio Negrone, e disse ha- 
« verla havuta dal sig. Francesco Pinceto come effetto del quale l'ha sem- 
« pre tenuta, si consegni alli Eccellentissimi Ugo Fiesco et Agostino Pi- 
« nello Priori della Compagnia di S. Gio. Battista ad effetto che dentro 
« di essa siano riposte et conservate le Sacratissime Ceneri di detto Santo 
« Precursore, e questo di consenso degli heredi del q. Francesco Pinceto. » 
— Altra carta dell' archivio consorziale mi lascia intendere che fu posto 
lo stipo sotto più sicura guardia nella sacristia della chiesa. — « 1694 , 
« 13 dicembre - Nota che oggi si è riconosciuta detta cassetta dall' 111. 
« et Eccell. Gianettino Odone alla presenza d'altri Eccell. Senatori e si è 
« riposta in un armario dove era, nella sacristia de' RR. Canonici di S. 
« Lorenzo alla parte sinistra entrando nella medesima ; le di cui chiavi 
« sono rimaste presso detto 111. et Eccell. Gianettino. » — Altri fregi vi 
aggiunse più tardi la Società per accomodarli viemmeglio all'uso cui ve- 
niva attribuita. In giugno del 1708 Antoti Maria Maragliano la forniva di 
piedestallo intagliato per prezzo di L. 38, e Onorato Pelile scultor francese 
ben noto a Genova lavorava in cera per L. 33, 12 un modello di statuina 
del Santo per soprapporre allo stipo, la quah fu formata in argento dal- 
l'artefice Gerolamo Borgo. 



110 SCULTURA 

more e speranza. La Santità d' Innocenzo sentendosi 
presso alla line, con un cenno al protonotario si fé' 
recare il vasello di lapislazzuli (che tale il chiama- 
vano) avuto già in dono dal Cardinale di Balu; leg- 
giadrissima cosa pel bello della pietra contornata e a 
luogo a luogo fregiata d'oro, e prezioso più. ancora 
per un rilievo che risalta nel mezzo col capo reciso 
del Precursore, pur d'oro e con arte finissima a varie 
tinte smaltato. Recato il quale, e mentre Guglielmino 
sei teneva tra mani, il Pontefice s'aperse con tutti 
com'egli intendeva di farne presente alla Devozione 
del Santo in Genova, o sia per l'opera della Cappella 
o sia per farne ricca la suppellettile: ad ogni modo 
per render segno dell'affetto che lo legava alla patria 
e della riverenza che professava al santissimo martire. 
E come mostrava di dar carico a Guglielmino del con- 
segnarlo, così Franceschino che non gli si spiccava 
dalla coltre, a scongiurarlo ben quattro fiate che non 
privasse lai, suo figliuolo, di tanto onore; e il Papa 
a starsene pure sul niego, persuaso (diceva) che data a lui 
la patera non sarebbe mai per giungere al suo de- 
stino. Ma l'altro insistendo, e tra con arte e tra con 
audacia chiedendo tal grazia, tanto potè da ultimo che 
il padre calò a consegnargliene; poco stante passò a 
miglior vita. Questi fatti mi scopre il rogito del no- 
taio, dove Guglielmino medesimo ad istanza de' Priori 
della Consorzia è chiamato a testimoniare del vero: se- 
gno espresso che a tutta ragione il Pontefice sospet- 



CAPITOLO 11. Ili 

tava d'alcuna giunteria nel figliuolo (1). Ma il di- 
ritto prevalse alla fraude, dacché la Cappella s' ebbe 
ed ha tuttora il magnifico dono: del quale è trista 
cosa a pensare quel che sarebbe accaduto se non era 
strappato di viva forza' agli artigli di Franceschino. 



(1) >$< MCCCCLXXXXII die Martis X Decembris hora terciarum in con- 
trada plathee nobilitivi de Salvaticis in mediano domus in presentiarum habi- 
tacionis Lodisii de Ingibertis. — Rev. D. .Gulierminus Cibo olim de Canatrale 
de Cena Protonotarius Apostolicus etc. Constitutus coram Spedatis viris D. 
Acelino Salvaigo et Thoma lustiniano q. luliani Prioribus Devocionis Divi 
Ioannis Baptiste requisitus ad instanciam lohannis de Fregante Notarli Sin- 
dici et Massarii diete Devocionis quod dicat et testificelur veritatem desuper 
infrascriptis videllcet quod dtim anno presenti esset infirmus Sanctitas D. N. 
Pape Innocentii Vili infirmitate qua decessit vocavit et dixit dicto D. Gulier- 
mino ut apportaret ad lectum quodam vax (sic) lapis lazari ornatum auro in 
quo est scurpilum caput S. lohannis Baptiste in auro quod S. Sanctitas habue- 
rat a Rever. D. Cardinali de Balu et dum dicliis D. Gulierminus haluerit die- 
tim vax in manibus dixit quod vellet didimi vax presenlaretur Devocioni Divi 
lohannis Baptiste Precursoris et illnd mittere ad capellam et seu fabricam 
ipsius prò ejus memoria D. Franciscus fllius S. Sanditatìs rogavit eum per 
quatuor dies quod daret sibi didum vax ut presentari posset per ipsum diete 
Devocioni et quod 'sibi daret hunc honorem quod S. Sanctitas recusabat facere 
asserendo quod illud non presentaret diete Devocioni: tandem ad persuasionem 
et ad requisicionem dicti D. FraucescMni ipse testis de commissione dicti D. 
N. Pape dedit dicium vax dicto D. Franceschino in suis manibus secundum 
ordinem et cemmissionem ut illud presentaret diete Devocioni quod facere pro- 
misit dictus D. Franceschinus et didam promissionem fecit et predicta inter- 
venerunt presenlibus D. Theodorina Cibo Reo. D. Episcopo de Monteregali D. 
Bernardino Gamberia et D. Tassino Gamberia. Et de predidis etc. suo mura- 
mento testificando dixit vera esse omnia suprascripta etc. Inter rogatus de causa 
scientie respondit per ea que ut supra dixit et fuit testificatus et quia predic- 
lis inlerfuit et ea audivit et vidit. — Testes Lodisius de Ingibertis q. Anlonii 
Marcelinus Belogius Iohannes Iustinianus Pauli et Thomas de Ivanis. ( Atti 
del Jsot. Biagio Foglietta giuniore. — Fogliaz. 1, 1482-93\ 



112 SCULTURA 

Ripiglio per ordine d'anni la serie delle opere, non 
senza maravigliarmi che i Priori del pio Sodalizio 
non pur disegnassero ma commettessero a prode mae- 
stro i lavori d'intaglio , innanzi al deliberare il come 
ed il dove s'aprisse il Santuario che dovea decorar- 
sene. Perocché il sinistro lato del Duomo, non altri- 
menti che il destro , non era in antico che un muro 
corrente da imo a sommo del tempio: se non che dove 
questo ha sul tergo la pubblica strada, avea quell'al- 
tro le spalle o in chiazzuoli riposti e fuor di passag- 
gio, o in quell'area meschina che presso il Battistero 
serviva un tempo di sepolcreto alla Cattedrale. Ond'è 
che su questa parte fu lecito per pietosa industria 
sfondar più cappelle delle quali ci aspetta di far men- 
zione, e quinci provenne che l'una nave di quel re- 
cinto tornò col tempo così disforme, com'oggi si vede, 
dalla compagna. Di queste due cose terrei per una: o 
che i Priori impazienti d'indugio ordinassero i marmi 
giudicando d'accomodarli in ogni modo alla fabbrica, 
o tanto andassero sicuri del proprio disegno , da non 
temere che pochi avversar] bastassero a fargli contra- 
sto. Dal tenore del decreto ch'io riferisco esce poi ma- 
nifesto come per cura de' Confratelli s' andassero da 
tempo cercando le ragioni migliori del costrur la cap- 
pella, e più eh' altro l'opportunità del luogo: giudizio 
non facile in quelle angustie, del quale avean fatta 
commissione in due prudentissimi, Babilano Di Negro 
e Pellegro di Promontorio, aggiungendo loro parecchi 



CAPITOLO 11. 113 

altri. I quali, considerata sottilmente la bisogna, e 
squadrato a palmo quant' era di suolo sul fuori della 
nave a mancina, fermarono ultimamente che niun ter- 
reno si mostrasse più acconcio d' un vuoto che spa- 
ziava per breve tratto dalla sacristia de 1 Canonici alla 
chiesuola di S. Giovanni il Vecchio; scoperto e libero, 
tanto solo che fosse sgombero di pochi alberi che l'om- 
breggiavano in parte, e d'una caserella, possession 
del Capitolo, con cisterna d'acqua vicina. Fra questi 
ed altrettali apparecchiamenti si venne fin presso al 
gennaio del 1430: quando parve finalmente ai Priori, 
ch'erano Battista di Goano giureconsulto e Filippo 
Doria degli Anziani, venuto il tempo che al giudizio 
di pochi mettesse suggello l'autorità di numerosa as- 
semblea da raccòrsi tra il fiore de' cittadini. Il perchè 
convocati che n' ebbero quanti parve bisogno nella 
Cappella de' Notai pel 17 appunto del gennaio, quivi 
proposero il fatto e il da farsi, secondochè per istudio 
loro e de' predetti Commissari sembrava più degno e 
ragionevole per l'uopo della nuova cappella. 

Furono molti i parlari e varie le sentenze , come 
accade in grossa adunata di gente, e per naturai vezzo 
(v'aggiungi) che spesso han gli uomini del discordare. 
I quali dispareri, inetti parte e parte ancora risibili, 
s'accolgono tutti nelle parole che per ultimo pronun- 
ziò un uomo sopra tutti autorevole, e come gentile e 
purgato scrittore, così anche di forbito giudizio e di 
magnanimi intendimenti a prevenire le cose dell'arte; 

Vol. IV. — Scultura. 15 



114 SCULTURA 

Iacopo Bracelli, vo' dire, Cancelliere a quel tempo della 
Repubblica, e principe assai di leggeri de' nostri cro- 
nachisti latini. E prima , a taluni che schifi, di no- 
vità si tenean paghi alla vecchia cappella, mostrava 
non già cappella esser questa, né anche a mezzo, ma 
un buco più tosto od un forno, da vergognare che 
quivi s'accogliessero sì preziose reliquie, dov' elle 
pareano anzi nascoste che collocate ad onore. Altri tor- 
cendo in biasimo il proposto di slontanare l'aitar mag- 
giore perchè l'aspetto della nuova opera campeggiasse 
più aperto, opponevano ch'ei non dovesse rimuoversi, 
però che quale stanza sarebbe più giusta alle spoglie 
di sì gran santo che quella antica propriamente in 
sul fianco, per non dire ristretta al destro gomito del 
santuario? Ma forse accadeva (così il Bracelli in con- 
trario) che il Precursore, per ciò appunto che gran- 
dissimo di santità, togliesse lustro da checchessia, o 
non dovremmo assai meglio credere che una virtù 
così sublime bastasse alle proprie laudi dovunque si 
trasportasse l'altare o si mettessero le fondamenta della 
cappella? Senza dire che altare e cappella si turbe- 
rebbero a vicenda ne' loro uffizj (tanto eran prossimi] 
casochè ad un medesimo tempo si tenessero in questa 
e in quella funzioni di chiesa. Di quegli altri non so 
che mi dire, i quali allegavano la vanità degli spendj 
richiesti a tant'opera; perciò che qual cura aver Dio 
di sì fatte magnificenze, egli che solo si piace nella 
purità de' cuori e nella sincerità della fede? Or qui 



CAPITOLO 11. 115 

il Cancelliere sfoggiava d'esempj moderni ed antichi 
a confondere così meschini argomentatori, e dilunga- 
tosi prima nelle dovizie profuse da Salomone nel tem- 
pio di Gerosolima, calava a documenti italiani citando 
le rarissime prove che avean fatto de' loro scalpelli 
Nicola Pisano pei Bolognesi nell'arca di S. Domenico, 
e Giovan di Bald uccio in Milano ad onorar le reliquie 
di S. Pietro Martire. Se capita in Genova o principe 
secolare o prelato ecclesiastico, eccoci tosto ad osten- 
targli il Catino di Cesarea; delle Ceneri non. odo pa- 
rola, quasiché ci prenda vergogna del riverirle. Così 
egli; e sull'ultimo del ragionare, mostrava adatto ai 
concetti dell'opera il luogo già detto dal Di Negro e 
dal Promontorio, ai quali leggo aggiunto anche il 
nome di Paolo Vivaldi. Vero è che i Canonici si la- 
gnerebbero, come già si lagnavano, del loro scapito, 
bisognando tòr via la cisterna e atterrare le lor po- 
vere stanze, e chiudere il passo della chiesa al lor 
chiostro; ma quanto importava il ristorameli con nuove 
opere, e di tal forma che la lor perdita si voltasse in 
guadagno? Stanziassero adunque, stanziassero così de- 
bita ed onesta intrapresa, e dove prevalesse la sua sen- 
tenza, ne chiedessero 1' approvazione al Doge e agli 
Anziani: per onoranza, non ch'altro, a chi reggeva la 
somma della Repubblica. Raccolti i suffragi , appro- 
varono settantadue le proposte del Cancelliere , tren- 
tacinque le ripudiarono; laonde fu vinto il partito, e 
n'andò relazione ai Signori. I quali in termine di due 



116 SCULTURA 

giorni ne fecero decreto, serbato in tutto l'avviso del- 
l'adunanza, con solo queste due clausole: che da' pro- 
posti lavori non patissero danno i cittadini, o patito 
ne avesser compenso, e che in caso d'alcun richiamo, 
fosse arbitrio di giudicarne al Consiglio prima che gli 
odierni Anziani uscissero d'uffizio (1).. 

(1) j% MCCCCL die Lune XVI HI Ianwrii. — Illusiris et Excelsus D. Lu- 
dovici^ de Campofregoso Dei grafia Dux lanuensium et Magni/. Consilium 
DJ). Antianorum Communis lanue in pieno numero congregatum quorum hec 
sunt nomina: D. Carolus de Francis legum doctor Prior: Ianninus de Rapallo: 
Demetrius Cataneus : lulianus Italianus : Franciscus Salvaigus : Raphael de 
Marco : Lodisius de Casana: lulianus de Grimaldis: Johannes de Canali: Con- 
stantinus de Marinis: Franciscus de Levanto et Philippus de Auria. Cum au- 
dissent hodie Spectatos ac Prestantes D. Baptistam de Goano juris utriusque 
doctor em et Philippum de Auria superius nominatimi Prior es devote Congrega- 
tionis beatiss. Iohannis Baptiste narrantes fuisse die XVII mensis presentis 
evocalos in casella Notariorum S- Iohannis Evangetiste magnum prestantium 
civium numerum ibique post varias sententias et contentiones statutum extrui 
in honorem huius gloriosissimi Precursoris edem seu capellam celeberrimam in 
eo loco qui post diligentem pervestigationem nomiuatus est a prestantibus viris 
B abitano de Nigro Peregro de Promontorio et collegis sub quibusdam tamen 
condilionibus ac declarationibus ut piene liquet ex sententia litteris mandata 
cujus tenor hic est. — « ifr MCCCCL die Sabbati XVII Ianuarii: lacobus 
« de Bracellis jussus assurgere et sententiam suam dicere in primis dixit vi- 
« ieri sibi quod materia de qua agitur respiciat et honorem divinum et hono- 
« rem hujus gloriosissimi Precursoris Iohannis famamque et estimalionem hujus 
« civitatis nec dubium quin si exccllentia tanti viri cui Christi testimonium ac- 
« cessit dicenlis inter natos mulierum neminem surrexisse majorem lohanne 
« Baptista recte considerelur locus in quo relliquie ( sic ) ejus reqiiiescunt ne- 
« quaquam convenit majestati sue nam neque illa capello, est neque semicapella 
« sed potius furnus quidam aut foramen in quo sancte relliquie ejus non tara 
« reposite esse videntur quam latere : neque veram esse rationem que a pleri- 
« sque memoratur locum illum sibi convenire eo quod dignissimus sit propter 
« vicinitatem aitar is major is juxta quod dextrorsum situs est namque hjusmoii 



C A P ì T L O 1 1. Ili 

Così si die' mano alla suntuosa Cappella nelle 
forme e nel sito che di sopra ho descritto: e così il 
mio parlare si riconduce alle cose della scultura, dopo 
una sosta non breve che il mio lettore non vorrà met- 
termi a colpa. Ed è verosimile che incominciassero e 
movesser di paro la faccenda del murare il procinto 
del santuario e quella % dello scolpire e intagliare i 
marmi che doveano comporgli un maestoso prospetto 
all'infuori. D'innanzi al quale, a misurarlo cogli occhi 
quant'egli spazia in larghezza o quanto sorge a scon- 



« ratio efficax Jidberi posset si quod tei principis secularis vel presulis eccle- 
« siastici cadaver ibi collocandum foret ex dignitate cujus loci corpus illudphs 
« venerationis assequi crederetur sed excellentia hujus sanctissimi Viri eam 
« esse ut a dignitate loci nihil sibi dignitatis accrescat nec ipse a qualilale 
« loci dignitatem mutuetur sed ipse potius loco dignitatem conferat. His edam 
« accedit quod nimia majoris allaris vicinia virique obest nam si in hoc altari 
« Sancti Iohannis aliquid divinorum officiorum canitur nihil in rnajore altari 
« agi potest et e contra. Nec illa ratio valet quam quidam frequentar usurpant 
« Deo videlicet satis esse corda nostra neque enim ejusmodi edifieiorum magni- 
« ficentiam curare cum multa tamen legamus contrariami sententiam ajferentia 
« erant enim Hyerosolimis pritisquam Salomon regnare cepisset multi inno- 
« centes ac sancti viri et prcter eos prophete quibus propter innocentiam vite 
« et predicere populis et variis miraculis dar escere Deus dederat et tamen 
« Deus ipse qtiamquam horum corda possidebat jussit sibi extrui celeberrimum 
« templum iis quidem lignis et lapidibus qui rnajore in pretio tunc erant in 
« quod etiam multum auri multum argenti ceterorumque metallorum cougestum 
« est quod indicat optare Deum ut hec que apud nos in pretio sunt venerationi 
« sue non denegemus /orlasse etiam ubi per os pronhete dixit : si rgo pr (sic) 
« ubi est honor meus : intélligi voluit de hujusmodi ko:ioribus extrinsecus quos 
« hvmanus oculus potest aspicere. Venirti si quis est qwem alle rationes non 
« moveant is sallem moneri debet exemplo ccterarnm civitatum ac populorum. Est 



US SCULTURA 

trarsi quasi col cielo della navata, ci sentiam presi di 
meraviglia che tanto ardisse una pia Confraternita, o 
tanto potesse colle sovvenzioni de' fedeli e per le que- 
stue leggeri ond'ebbe favore dai Magistrati. Ma quel 
eh' è più bello a pensare, e più accomodato alla nostra 
materia, traluce da que' lavori un tal gusto eh' entra 
innanzi di gran lunga ai passati esempj, e che vin- 
cendo le distanze non altrimenti che le angustie del 
luogo, ci mostra l'arte quasi in atto di rilevarsi e di 
far.si adulta. Indi è che taluni, ignorando gli autori 



« Bonoaie corpus beati Dominici : est Mediolani corpus S. Petri martyris: ha- 
« beat irìerque sanctus edem seu capdlam suam non conliguam altari majori 
« sed seorsum remotam spaciosam quidem et UH sancto soli dicatam. Apud 
« quoque reliquas omnes civitates hoc idem factitari videmus. Illui etian nos 
« aliquando cogitare decet quod si quis tei presiti ecclesiasticus vel princeps 
« secularis lanuam quandoque advenil sacram itti paropsidem sepe ostendimus 
« de reliquiis vero hujus predacissimi Precursoris nullumfit verbum tatnquim 
« nos pudeat reverentie nostre ». — Propter que et alia que ad evitandam 
verbosilatem consulto preterire se dixil consuluit ex nunc declarari ac decerni 
quod locus ille vacuus qui medius est inler Sacrarium et Ecclesiam Sancti Io- 
hannis Veteris quo in loco sunt arbores pance cisterna et domuncnla quedam 
Canonicorum peridoneus et extruende nove capette aptissimus statualurque no- 
vam edem huic gloriosissimo Vati ibi edijtcandam esse quemadmodum prestantes 
viri Babilanus de Nigro Peregrus de Promontorio et Paulus Vivaldus tres ex 
qualtuor officialibus pervestigando loco idoneo constituti audientibus cunctis re- 
Uderunt hoc eliam adjecto quod si spectatis DD. Priorìbus et Consilio suo 
proponerelur locus alius quem ipsi aptiorem convenientioremque judicarent pos- 
sint ipsi ex se sint ulta nota consultatane loci permutationem facere. Addidit 
preterea quia quod quidam DD. Canonicorum questi sunt hoc novum edificium 
si fiat plurimum obesse rebus suis tum propter amissionem cisterne lum prop- 
ter eversionem domuncularum in quibus habitanl et (ransiium per quem ab Ec- 



CATITOLO 11. 119 

sepolti oggimai nell'abisso di quattro secoli, non videro 
possibile il sospettarli all'i nfu or di Toscana, o almeno 
si tennero a ciò, che alcuna mano di quel paese soc- 
corresse a intagliare o a diriggere almeno sì graziose 
fatture. Nò in tutto sarian da discredere, se ancora du- 
rassero in occulto gli artefici; riuscendo, per quel ch'io 
dirò, manifesto che in questo secolo e toscani e lom- 
bardi si congiurarono in uno stile e s'acconciarono ad 
una forma che cede a gran pena sopraffatta sul ca- 
dere del quattrocento dalle novità Mantegnesche. Certo 



desia ad atrium site claustrum majus proficisci solent eisdem DD. Canonicis 
equitalens omniuo compensano fiat et restltutlo ex novis edificiis ita ut hoc o- 
pus exlruendum non sohim parerti sed etiam meliorem illis condictionem efflciat. 
Ultimo autem loco meraoravit quod si hec sententia prevaluerit petatur ejus 
comprobatio ab 111. D. Duce et Magni/. Consilio DD. Antiauorum ut sic aucto- 
rilale ipsorum rata fiat et debitus honor illis habealur qui situi in Rcpublica 
caput rerum. Cum autem huic sententie accessissent voces due supra septuaginta 
quinque et triginla alitcr sentientibus potior inventa est et prò decreto ac lego 
accepta est. — Et ob id supplicantes cam dcUberationem et sententiam ab ipsis 
III. D. Duce et Magnif. Consilio DD. Antiauorum comprobari ut sic post com- 
probalionem jaci possint reliqua Jundamcnta : omni iure et forma quibus me- 
lius et validius potuere precedente examine et discussione non brevi sententiam 
ac deliberaiionem ipsam comprobaverunt ralificaterunt ac validam esse decreve- 
runt sub duabus tamen condictionibus inj'crius declaratis: primum quod si for- 
sitan in hoc novo edificio inferri contingeret ullam lesionem damnum tei biju- 
riam alieni seu citi seu alii cuivis UH omnino reddatur tantundem et equiva- 
lens alia quavis tia que equa sii: reliqua ut ipsis III. D. Duci et Consilio re- 
servata esse intelligatur auctoritas et arbitrium providendi prout equum puta- 
terint si quis forte tei clericus tei secularis ullas ad ipsos querelas deferret 
antequam presens Antianatus excedat magistralu. (Archiv. Govern. — Diter- 
sorum — Voi. 1450-51''. 



1 20 SCULTURA 

è poi che se alcun di Toscana recava con sé le mas- 
sime nuove del Della Quercia ristoratore della statua- 
ria sottentrato ai Pisani, quanti a lor volta calavansi 
di Lombardia , tenevano le orme di Balduccio che a- 
vea poste in Milano le leggi del miglior gusto. Il 
perchè le due scuole, a così dire, si mischiavano in 
una, e non di rado più maestri si associavano in una 
opera sola senza scapito d'unità e d'armonia. Giova 
però il giudicarli non così da quel che mostrano i mi- 
nimi tratti dello scalpello, quanto dal nome e dal ti- 
tolo ch'ebbero principalmente in questa o in quell'o- 
pera. Gioverà pure, siccome ad apparecchio di tal ri- 
vista, il conoscerli d'una sguardata; dico i più valo- 
rosi che a mezzo il secolo o poco appresso stanziarono 
in Genova: che a voler contare anche il volgo sarebbe 
un far gitto e di fatica e di tempo. 

E poiché fu annunziato rispetto ai lombardi com'ei 
si succedessero a modo quasi di tribù e parentadi che 
domandavansi dal nome della lor terra, soggiungerò 
ch'io non trovo fra noi discendenza di scultori più 
vecchia che quei da Bissone; né forse troverebbe al- 
tri la più longeva, so mette capo fino al Borromini 
e al Maderno. È Bissone non grossa borgata là ove 
il lago di Lugano si parte in due, quinci a scontrarsi 
in Porlezza e nella terra che gli dà nome, quinci alla 
volta d'Agno e di Ponte di Tresa. Costoro coni' ebber 
comune l'origine, così anche il cognome, che fu de' 
Gazini o Garini : perciocché variamente , e con biz- 



CAPITOLO II. 121 

zarra vicenda , lo usurpali noi rogiti. Se attendiamo 
agli spazj del tempo, prevale a ciascun altro un Gio- 
vanni, costante in Genova per oltre otto lustri , né 
troppo inferiore a veruno per l'importanza e pel pre- 
gio delle opere. S'io già noi trovassi del 1449 dome- 
stico a noi, e impicciato di brighe con un altro Gio- 
vanni da Grandria maestro di muratura , sei terreb- 
bero prima che i Genovesi i terrazzani di Pigna , i 
quali ne leggono il nome accoppiato con un Giorgio 
della Motta sul prospetto della lor parrochiale di 
s. Michele, edifizio bellissimo partito in tre navi , e 
in molte sue forme tenace ancora allo stile che ap- 
pellan gotico. Il Rossi che ne tratteggia l'aspetto nella 
sua storia de' Comuni di Pigna e di Castelfranco, par 
che ondeggi a riputare in que 1 nomi o gli artefici o 
i promotori dell' edifizio : mal conscio forse che en- 
trambi i maestri ebbero stanza in Genova , e in di- 
versa misura occasioni ad operare. Ma il Bissone sin- 
golarmente, più ancora che autor di marmi fu archi- 
tettore valentissimo, e sarà lauta e non breve materia 
al presente capitolo. La priorità del tempo gli è però 
contrastata da un Pier Domenico, che men ci perse- 
vera nelle scritture, ma del 1448 è già in faina di 
valoroso, e che fabbro d' un' opera quantunque unica 
eh' or curiamo di vendicargli , non dee più a lungo 
temere l'indegno obblio de' suoi posteri. Accomunava 
costui le fatiche con un tal suo nipote di nome Elia, 
degno al certo di lui, e degno altresì di succedergli 

Voi.. IV. — Scultura. 16 



122 SCULTURA 

nell'esercizio dell'arte, come pare dai rogiti. Un quarto 
di tal parentado chiamato Matteo ci s'indugia fino ai 
tramonti del secolo; però lo accolgo nella schiera pre- 
sente, come estremo de' primi e come primo de' po- 
steriori che onorano il secol nuovo. 

Tutti costoro, se non fallano gl'indizj, trattisi a Ge- 
nova sul fiore degli anni, furono contenti del rima- 
nervi, e vi finirono la vita. Non direi tanto d'alcuni 
ch'io registro di sèguito, e ancor meno d'un Luchino 
da Cernusco su quel di Milano : il quale mostrando 
faccia in un sol lavoro, si resterà solitario all' infuori 
del lungo discorso eh' io debbo ad ogni altro. Trovo 
Luchino in un atto del 1450, pel quale un Paolo Chia- 
vari e un suo collega il cui nome fu abraso o con- 
sunto nel testo, gli si affidano d'un vasto intaglio da 
collocare presso la cappella di s. Sebastiano nella in- 
signe chiesa de' Minori di s. Francesco (1). Dovea 



1 jìg hi nomino. Domini Amen: Antonius .... (abraso) lamie ex 

mia parie et magister Lucbinus de Sernuscolo de Mediolano magister et in- 
taliator marmororum ex parte altera sponle etc. pervenerunt et 'pervenisse sih 
ipsis invicem et vicissim confessi fìierunt ad infrascriptas promissiones obliga- 
tiones etc. ut infra dicetur causa et occaxione infrascripti aperis : Renuncian- 
tes etc. Videlicel quod ex causa dictarum promissionum et aliorum suprascrip- 
torum dictus Lucbinus promissit et solempniter convenit dicto Antonio presenti 
et stipulanti laborare seu laborari facere figuras tres marmororum alborum ho- 
norum pulcrcrum et sufficientium inlaliatas silicet dimidiam unius dictarum fi- 
gurarmi Dei Patris et reliquas duas figurarum Beate Marie cum Angelo An- 
nunciationis et eas figuras ponere in opere in quadam capela beati Sebastiani 
in Ecclesia S. Francisci extra murnm diete capete per parmos tres cum dimi- 



CAPITOLO II. 123 

rappresentar l'Annunziata, con Dio Padre in mezza fi- 
gura sull'alto, e con intiere le due imagini al basso, 
le quali non erano certo in misure al dissotto del na- 
turale se il marmo ( come parmi dal rogito ) correva 
ben dodici palmi. Vero è che la scritta da me riferita 
e rogata dal Fazio seniore il 13 luglio dell' anno in- 
dicato, fu poscia ripetuta in ottobre negli atti del Ric- 
cio, e fors'ancho alterata in alcuno parte ; ma la po- 
stilla che cassa il primo istrumento non ci nasconde 
che i nuovi patti differivano un nulla a pena dai vec- 



dio omnibus expensis dicti Luchinì et quod oppus (sic) face re debet et promisit 
bona fide et diligenter seenndum designum per eum tradendwn eidem Antonio 
et de quo designo semper stetur judkio Pardi de Clavaro q. Ieronymi et dicti 
Anlonii vel alterius ipsorum sine alia probacione et hoc hinc usque ad menses 
sex proxime venturos latitudinis parmorum duodecim ad minus: et ex adverso 
ex causa predicta .... (abraso] solempniter promisserunt eidem Lu- 
chino presenti et stipulanti sive persone legiptime prò co Ubras centvm lanue 
prò sua mercede et predo omnium suprascriptorum: de quibus vero libris cen- 
tum lanue habuit et habuisse confitetur ipse Luchinus Ubras quadraginta lanue 
per dictum Antonium soltitas Io/no Lomeli.no prò ipso Luchino et de commis- 
sione ipsius in banco Sorleonis Spinule et sociorum. — ■ Actum lanue in Ban- 
cis sub domo Angeli de Nigro et fratris silicet ad bancum residentie mei no- 
tarti infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCL lndictione duodecima secun- 
dum lanue cursum die Lune XIII lutti in terciis : presentibus testibus Petro 
de Ponte et Bartholomeo Rido Notario vocatis et rogatis. 

>fa MCCCCL die VI Octobris in terciis: Paulus de Clavaro socius dicti An- 
tonii in opere contento in presenti instrumento instante et requirente dicto Lu- 
chino mandavit presens instrumentum cassari attento alio instrumento in si- 
mili gradu facto ùiter eos manti Bartholomei Ridi Notarti die prima presentis. 
— Testes Iohannes Ricius et Bartholomeus Ricius notarius. (Atti del Not. An- 
tonio Fazio seniore. — Fogliaz. 12, 1449-50). 



124 SCULTURA 

chi. La spesa di lire cento non discorda per quella 
età dalla mole e dal valore dell'opera: riguardevole in 
ogni tempo e per ogni luogo, ma troppo più per l'e- 
poca segnata, timida o avara a grandi produzioni di 
scalpello. Se non che il lombardo che ci si annunzia 
a cotanto lavoro, si cerca indarno per altre carte ; né 
pochi erano i maestri che girando le contrade d' Ita- 
lia lasciassero poca orma di sé stessi in ciascuna. Né 
il nome pure del natio luogo, di Cernusco vo* dire , 
non è ripetuto per altri artefici. 

Un settennio almeno durò fermo con noi Giovan 
Donato del fu Pietro de' Bertolini , nativo di Ma- 
roggia (onde il più spesso si nomina) fertilissimo suolo 
sul luganese pur esso, nò lungi assai da Bissone, né 
sterile di felicissimi artisti. Commendano il costui no- 
me gli esempj d' un' opera sola , che tratta a rilento 
o impedita da varie fortune occupa tutti interi i sette 
anni predetti. Ciò nondimeno il fraseggiare dei docu- 
menti, e le stanze che per ciascuno gli si attribui- 
scono in Genova, poco è che noi ragguaglino a' suoi 
compaesani e quasi cel dian per domestico. Ferma- 
mente bazzicò in casa nostra; e più volte ci venne, e 
a non brevi soggiorni, un toscano da Pietrasanta, Leo- 
nardo di Riccomanno Riccomanni: dagli esempj del 
quale non posso fare ch'io non conosca in gran parte 
il progresso, e sto per dire il risorgere della nostra 
scultura. Vincenzo Santini che illustrò con affetto gen- 
tile gli uomini e le cose della sua Versilia, non pò- 



CAPITOLO II. 125 

te va ignorare quest'uomo, né un suo fratello ch'ebbe 
nome Francesco, nò il comun padre, scultori tutti di 
onesto nome nel loro paese e non oscuri ai di fuori. Che 
del 1431, in età vigorosa, i due fratelli traessero a 
Napoli» e quinci si ripatriassero con Stagio di Nicola 
progenitore d' una schiera di valorosi , n' è autore il 
Santini medesimo, il quale da indi innanzi ne perde 
le tracce. La fama, invidiosa sempre alle memorie li- 
gustiche, non recò a Pietrasanta siccome Leonardo , 
se non anche Francesco, non pur vide la città nostra , 
ma v'ebbe dimora lunga, quanta dovea bastare a' fa- 
ticosi lavori che anch'oggi si veggono, e ad altri non 
pochi che a lume di stile si rivelan per suoi. Fami- 
gliare per consuetudine di magistero ai lombardi già 
nominati , somigliantissimo a loro noi metodi dello 
scolpire, e soprattutto nelle forme del lineare e del 
fregiare i monumenti , lascerebbe in sospeso a qual 
delle parti sien dovuti gli esordj di sì leggiadra scuola, 
se non fosse consueto nei dotti dell'arte il prepor la 
Toscana ad ogni altra provincia d'Italia. 

Son questi adunque i maestri che fan subbietto a 
gran parte del presente capitolo; scarsi se vuoi di nu- 
mero, ma da conoscersi in cose egregie superstiti an- 
cora: tantoché la materia di questi fogli non tanto im- 
pinguano le notizie degli uomini quanto il pregio e 
la grandezza delle opere. E grandissima di tutte è la 
faccia esteriore della cappella consacrata al Battista : 
a ridir della quale mi richiama a tutto diritto l'impa- 



120 SCULTURA 

zienza de' miei lettori. Ammireranno le iniquità della 
sorte, quando io sveli il maestro che l'ideò e la con- 
dusse nel Pier Domenico da Bissone annunziato più 
sopra : peneranno a credere che né per libri né per 
voce d'uomini sia giunta notizia alla nostra età d'un 
lavoro che loda del pari e il pietoso ardimento di chi 
lo commise e il sottil magistero di chi vi pose la 
mano. Usciva appena il 1448 , e già maturavano il 
gran disegno i due Priori della Consorzia . eh' erano 
Gaspare Cattaneo e Baldassare Vivaldi. Mi riesce no- 
tabile la modestia del rogito che ne dettava Antonio 
Fazio il seniore , addì 4 di maggio , in sulla soglia 
stessa del Duomo : quando vi leggo parole non su- 
perbe non fastose, ma nulla più che un Cappello che 
la Società procurava e che il Bissonese prometteva di 
eseguire ad ornamento dei futuro santuario. Chi pren- 
de a scriverne , uopo è che s'invogli dì contrastare a 
cotanta non so se verecondia o semplicità, per la quale 
s'asconderebbe la magnificenza dell'opera se un tratto 
non la scoprisse quel che a tacersi non era lecito ; il 
prezzo cioè di lire ottocento insino a mille, pattuito 
collo scultore. Le forme dell'atto, o per amore di bre- 
vità, o perchè que' severi uomini sdegnassero per pro- 
pria indole il minuzioso, non toccano che il principale 
delle parti ; d' ogni fregio, d' ogni ornamento, d' ogni 
membro accessorio fan silenzio ad un modo. Ma quel 
che a loro era nulla è gran fatto per noi, che inva- 
ghiti di quell'aurea schiettezza, esploriamo nel quat- 



CAPITOLO II. 127 

trocento il primo nascere e '1 presto svolgersi della e- 
leganza di cui s'impronta L'età vegnente. E mi par- 
rebbe un fallire al debito s'io mi tacessi che a legger 
la scritta e a raffrontarla col bel prospetto, non si può 
dubitare che la Consorzia raggrandisse i disegni du- 
rante il lavoro, e come per altri dispendj in più tarda 
epoca si riformassero. Si lasci pertanto a chi spia nel 
contratto il giudicare qual fosse l'impresa nella mente 
degli ordinatori: a noi la faccenda del dimostrare qua- 
l'ella riuscisse a fatiche ultimate, e quale si paia al 
presente: se nulla si mutò per talento de' successori, 
verrà tempo che se ne accenni (1). 



d) >%i In nomine Domini Amen: Nobiles et Egregii DD. Badasar (sic) de 
Vivaldis et Oaspar Cataneus cives Ianue Priores Venerabilis Societatis Dcco- 
cionis gloriosissimi Iohannis Baptiste eorum propriis et privatis nominìbus et 
nomine et vice omnium- aliornm diete Societatis ejusdem Devocionis prò quibus 
omnibus promisserunt de solemni rati habicione sub ypoteca et oblijacione om- 
nium et singulorum bonorum suorum presentium et futurorum ex una parte : 
et Dominicus Petrus de Bisono magister intaliator marmororum ex parte al- 
tera : sponte et eorum certa scientia nidloque juris tei facti errore diteti seu 
modo aliquo circunventi pereenerunt et pervenisse sibì ipsis invicem et vicissim 
confessi fuerunl ad infrascripta-s composicioncs promissiones conventiones et 
pacta ac alia injrascripta de et prò infrascritta fabrica peragenda ut infra 
dicetur solemni stipulacene hinc inde vaiata : Rcnunciantes etc. Videlieet quia 
ex causa diclarum promissionum et aliorum infrascriptorum diclus Dominicus 
promissit et solemniter convenit prefactis (sic) DD. Badasari et Gaspari pre- 
sentibus et stipulantibus facere capellini unum marmororum alborum bonorum 
et pulcrorum in Ecclesia majori Ianuensi super capelam beatissimi Iohannis 
Baptiste cum una volta cum duabus crozeriis et collonis [sic) tribus marmoro- 
rum alborum et de uno pedo prò qmlibet ipsarum collonarun prout apparet 



128 SCULTURA 

S' apre lo sfondo della eappella nel mezzo per un 
arco di tutto sesto, novella forma per quella stagione: 
sui lati per due crociere o architravi: ed arco e archi- 
travi s' impostano a quattro colonne che sorgono dai 
cancelli o balaustri che corrono lo spazio intero. Ciò 
che al di fuori porge sembianza di colonne, s'affaccia a 
que' di dentro in lesene o pilastri più moderni alla 
vista e da recarsi ad altra epoca. Ma già da questo 
imo fondo incominciano sottigliezze di scalpello : dac- 
ché per virtù di singoiar diligenza si veggono le 
colonne medesime in bassissimo rilievo coperte d' un 
fìtto e continuo intrecciarsi di fogliame e di pannoc- 



per designum per dietim Dominieum formaliter trauditimi et depositimi penes 
prefactos DD. Priores et que collo ni sint et esse débeant longitudinis parmo- 
rum vigiliti qualuor prò qualibel ipsirum collonarum computatis ipsarum capi- 
tei is et cxirti Jiguris nocem marmororum alborum et finorum longitudinis par- 
morum sex prout apparet per dietimi designimi et quatuor ìstoriis (sic' figura- 
rum mar moro rum alborum et honorum ac pulcrorum ut supra debite longitudi- 
nis prout convenit et decet ad dictum opus : et hec infra mensses 'dici decem 
octo proxime venturosi et que omnia laboreria dictus Domini cus facere debet 
et promissit bene legaliter et pulcre bona fide et sine fraude seu micula omni- 
bus expensis ipsius Dominici. Et ex adoerso ex causa supradicli operis et la- 
borerii dicti Badasar et Gas par suis et dictis nominibus dare et solvere pro- 
mùserunt dicto Daminico presenti et stipulanti ut supra s*u persone legitime 
prò eo libras octingentas lamie de firmo et usque in mille arbitrio dictorum 
Dominoruid et ultra omnes clacaxiones (sic) et omnia lignamina necessaria ad 
predicta ac unum pomblum [sic' : quam vero quvifitatem pecunie dare et sol- 
vere debenl et promisseruul in hunc modum videlicet nunc libras centum latine 
infra solucionem prò incaparando marmoros prò dicto opere et sic sucessive 
facere alias soluci^nes ad jornalam semper quando eisdem DD. Prioribus me- 



C A P I T L I 1 . 1 29 

chie e di steli, con un succedersi a cavalcione e per 
lo lungo e per tutto d'intorno di puttini e angioletti in 
vario atto: da stupire che a tanto reggessero il tempo 
e la voglia d' infaticabile artista. Or sopra 1' arcata 
che supera in alto a buon dato le due crociere, e che 
si leva alle cornici della cupola che si voltò assai più 
tardi, per entro agli angoli che scendono lateralmente 
alle imposte, intagliò il Bissone di mezzo rilievo le 
due figure dell'Annunziata e dell'Angelo, composte in 
due tondi dal cui contorno assai ricco ed ornato si 
partono e via via si dispiegano spaziose foglie d' a- 
canto che in tutto variano ed empiono il vano degli 



lius videbitur conveniens prò indigentiis didi Dominici prò dicto opere et prò 
quibus libris centum latine dictus Dominicus promissit et debet prestare caup- 
tionem (sic) idoneam versus dictos DD. Priores de actendendo (sic) predicta ut 
supra per eum promissa: intelecto tamen et pacto quod dictus Dominicus du- 
rante dicto tempore suprascripti operis non possit alia laboreria facere donec 
et quousque dictum opus fuerit perfectum et adimpletum : Et dictus Dominicus 
promisit prò dictis libris C Ianue in omnibus ut supra miki Notarlo stipulanti 
nomine suprascriptorum DD. Priorum et omnia et cetera in forma : et prò eo 
Pancracius Falamonica civis Ianue quam vero intercessionem fecit et facit dic- 
tus Pancracius precibus ac mandalis Alioli de Piuma Iohannis de Piuma et 
Benedicti de Bisono q. Iohannis magistrorum antelami presentium et proni- 
tencium et quilibet ipsorum in solidum promittunt dictum Pancracium et bona 
sua indemnem et indemnia conservare ac sibi Pancracio dare et solvere sem- 
per etc. — Actum Ianue iti Ecclesia majori silicei juxta hostium (sic) magnum 
deversus plateam Nobilium de Flisco: Anno Domin. Nativ. MCCCCXXXXVIII 
Indictione X secundum Ianue cursum die Sabati quarta Madii in Vesperis : 
presentibus testibus Antonioto Sacherio et Batista Curleto civiòus Ianue vocatis 
et royatis. (Atti del Not. Antonio Fazio seniore. — Fogliaz. 11, 1447-48). 
Vol. IV. — Scultura. 17 



130 SCULTURA 

angoli; e in quella Nunziata e in quell'Angelo ti parrà 
quasi il prototipo di quegli altri de' quali piacque far 
bello ai devoti il portale di più case e palazzi. Quant'è 
il largo delle crociere, tanto sormontano agli archi- 
travi, e corrono all'altezza dell'arco, due corpi partiti 
in due quadri, tantoché si raggiungono coll'arco stesso 
ad un fregio striato e distinto a più simboli del mi- 
stico agnello, che per tutto il prospetto limita quasi 
la pnrte inferiore. I due corpi suddetti, non dirò il 
meglio, ma sono al certo il più leggiadro dell' opera, 
così per le storie che i quadri contengono, come per 
l'intreccio d'altri santi e d'altri putti che fan cornice 
di sì grazioso lavoro, che tra l'opera storiata e l'orna- 
tiva non giudicheresti si tosto il primato della bel- 
lezza. Bene è vero che a quei gesti del Precursore 
scolpiti di bassorilievo nuoce assai la distanza , e os- 
servati più presso o per soccorso di lenti, si mostrano 
per quel che sono intagliati con molta industria e pel 
lor tempo di non comune finezza. Ne manco artifi- 
ciosa è la composizione, abbenchè di non poche figure, 
ond'è rappresentato il Battesimo di Cristo e il convito 
d' Erode sulla destra , e il nascere e '1 predicare del 
Santo sulla manca allo spettatore. Tra questi specchi 
e l'arco mezzano, e là dove confina a' due lati 1' in- 
tiera scultura , salgono quasi a modo di fregio due 
forme di pilastrini , lungo i quali in bene ordinati 
nicchj si veggono imagini di Santi, forse de' dodici 
Apostoli quanti sono i capitoli stessi : figurine atteg- 



CAPITOLO II. 131 

giate e mosse ed espresso con certa grazia che vince 
al paragone d'ogni altra e non invidia alle età più. colte. 
Or da quel fregio che notammo di sopra, e in leggia- 
dra armonia colle membra fin qui descritte, di nuovo 
risaltano e si dispiccano in su cinque archetti depressi e 
nel lor dentro incavati, nel cui tondo fan bel rilievo 
i rivolti o gigli che tanto gradirono a quella stagione, e 
quivi entro si adagiano sembianze di santi Dottori nel- 
l'atto di scrivere o meditare; e i semitondi a lor volta 
s'inchiomano di nuove foglie e di nuovi tralci con altri 
tondini nello specchio di sopra, finché fiancheggiati e 
sorretti da piccoli imbasamenti poggiano in alto i ci- 
mieri fin quasi a trovare la vòlta. Non rifiuto il vo- 
cabolo usitato ai quadratori e agli statuarj d'allora, né 
però sconveniente a que' marmi che torti in ispira o 
scemando a gradi o aguzzandosi in cuspide , facean 
quasi cimiero ai monumenti e agli altari. Su questo 
confine del gran prospetto si rizzano statue di tutto ri- 
lievo niente meno o poco meno del naturale: non nove 
come porta la scritta, ma fino alle undici, e nell'ordine 
loro variate secondo il salir de' cimieri e il calar delle 
basi. Nel mezzo è l'effigie di N. D., sui lati i Patroni 
di Genova ed altri beati non saprei quali che l'occhio 
si dà per vinto a cotale altezza. Né in tutto può reg- 
ger la penna a scrivere le parti di tanto lavoro , da- 
vanti al quale diresti che ai committenti mancasse 
prima lo spazio che l'animo ad arricchire la lor cap- 
pella tantoché gareggiasse alla prova colle più illustri. 



132 SCULTURA 

S'abbia dunque Pier Domenico da Bissone quel 
tanto di lode che gli compete nei posteri , e quella 
riconoscenza da' Genovesi che per le ingiurie del tempo 
non s'ebbe finora. Sospettarono taluni che un solo ar- 
tefice non bastasse a tant' uopo , e certa varietà nello 
stile li fece più arditi d'imaginare altre mani (e dot- 
tissime) a condur questi marmi. A me non dà il cuore 
di scemar merito al valente lombardo se non quanto 
mi sforzano gli atti; i quali gli dan per aiuto il ni- 
pote, I'Elia Gazino che ho tratto innanzi da bel prin- 
cipio cogli altri egregj. Però che, senza dire che in 
qualche carta ci si porge egli stesso come creato di 
Domenico, e intorno a questi anni lavorante con esso, 
gli era per giunta così famigliare che il buon zio 
s'abbandonava del tutto in lui per ispedirsi de' pro- 
prj interessi; ond'è ch'egli assume anche titolo di fat- 
tore in un atto del 1457 nel riscuotere eh' ei fa dal 
nob. Stefano Lomellino non so qual somma ancor do- 
vuta a Domenico (1). Per altro raffronto di documenti 



[1] In nomine Domini Amen : Elias Gaxinus de Bixono magister marmo- 
rorum tamquam laborator et faclor magistri Dominici de Gaxino de Bixono 
sponte confessus fuit et in veritate publica recognomt Nob. D. Stefano Lomel- 
lino cici jamiensi presenti se ab eo habuisse et recepisse libras septuayinta Ia- 
line et sunt ad complementum illarum librarum CL civitatis Ianue de qnibus 
et ad qtias dictus D. Stefanus eidem mag. Dominico tenebatur et obligatus e- 
rat vigore pul-lici inslrnmenti scripti manu mei Notarii infrascripti anno pro- 
xime preterito die XII Iunii computatis libris LXX solutis per dictum D. Ste- 
fanum dicto mag. Dominico etc. etc. — Actum Ianue in Fossatello ad ban- 
cum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCLV1I Indictìone 



CAPITOLO 11. 133 

si parrà fra non molto che costui andava debitore al 
nipote dell'opera a sé prestata da lunga mano, e vol- 
gevasi ad ingrati spedienti per soddisfargliene. A me 
non è chiaro fin dove il virtuoso scultore traesse la 
vita; ma ch'ella non gli ridesse tranquilla ed agiata 
ne ho segni palesi, e me ne attristo in me stesso. Re- 
stano lo costui memorie al 1465: e in quest'anno non 
fa Pier Domenico che dare assetto alle proprie biso- 
gne, come uomo (diresti) che s' apparecchi al morire. 
Le quali bisogne eran debiti e nulla più ; salvo un 
avanzo de' suoi denari ch'egli aspettava da tempo pe' 
suoi lavori della cappella; e sedici anni eran corsi da- 
gli esordj dell' opera. D' onde possiamo raccogliere 
quant'ella penasse, e senza punto meravigliarne se te- 
niam' occhio al quant' ella è magnifica. Però che di 
negligenza o di poca fede a quietare l'artefice non è 
a sospettare per quel nobile Consorzio; e tanto meno 
se nel frattempo maturarono altre fatture ad ornato 
della cappella, chiamando il Foppa e il Mazone a 
trattarvi il pennello , come scrivono i primi volumi. 
Del razzolar questo tanto dai Confratelli, e s'altro ri- 
maneva de' suoi guadagni, si commise in un orafo, 
Antonio di Platono (1) ; a sdebitarsi cogli altri pose 



I1II juxta cursum lame die Martis Vili Marcii in Vesperis: Iohannes Rex 
dictus Clavarinus et Tomas Ragius filius mei Notarii testes vocati et rogati. 
(Atti del Not. Lazzaro Raggio. — Fogliaz. 2, 1455-57). 

(1) In nomine Domini Amen: Dominicus de Bissono magister marmororum 
omni modo pire via et forma quibus meìius poluit et potest fecit constitnit et 



1,'U SCULTURA 

cura egli stesso con più scritture rogate dai notaio 
Granello entro il giro d'un giorno, che fu il 2 mag- 
gio. Certa casa in contrada del Molo era tutto il suo 
censo; ma presso a fuggirgli di mano , come onesto 
ch'egli era e di retta coscienza. Di lire cento che lo 
gravavano verso il nipote, si sciolse coi fitti di detta 
casa che da tempo abitava I'Elia, col quale in que- 
st'anno appunto saldò le ragioni de' salarj addietro (1). 



ordinavit ac loco sui posuit et ponti Antonium de Platano fabrum absentem 
tamquam presentem ad pelendum habendum exigendum recipiendum et recupe - 
randum a Devocione Sancti Iohannis Baptiste civitatis Ianue et a quibuscum- 
gue persotits Corpore Collegio et Unicersitate omnem quantitatem pecunie et om- 
ne id et totum quicquid et quantum ipse constituens petere habere et exigere 
potest poterti et debebit in futurum quavis ratione occasione vel causa et lam 
cum cartis et scripturis quam sine et coram quocumque judice officio et magi" 
stratu Ecclesiastico et seculari civili et criminali. — Actum Ianue in Palacio 
Dugane de mari videlicet ad bancum ubijura redduntur per duos Censores ci- 
vitatis lamie: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXV Indictione XII secundum Ia- 
nue cursum die Iovis secunda Mai) hora terciarum: Testes Dominicus Ma- 
rencus q. Laurentii civis januensis et Antonius de Frilalo q. Pasqualis de 
Quinto vocali et rogati. — (Atti del Not. Emanuele Granello. — Foglia/.. 1, 
1450-80). 

(1) ifr In nomine Domini Amen: Dominicus de Bissono magister marmo- 
rorum locavi', et t italo locacionis concessa Elie de Bissono magistro marmo- 
rorum nepoti suo presenti quandam ipsius Dominici domum silam Ianue in 
contrada Molis sub suis confiaibus et in qua in presentiarum habitat dictus 
Elias: prò annis sex proxime veaturis inceptis die primo presenlis : prò predo 
«t nomine pretii librarum centum januinorum prò dictis annis sex: quas qui- 
dem libras centum januinorum dictus Dominicus confessus fuit et conjttetur 
habuisse et recepisse a dicto Elia videlicet in resto racionis facte de acordio 
inter ipsas partes de omnibus hiis que partes ipse in simul agere habuerunt 
%sque in diem et horam presenles quacumque radane occasione vel causa etc. 



CAPITOLO I). lo5 

Ma troppo maggior peso erano le cinquecento onde si 
conosceva debitore verso il Giovanni da Bissone: parte 
a cagion di marmi che aveagli forniti, e a quel che 
sembra anche per 1' uopo della cappella, e parte an- 
cora per varie malleverie da lui prese e sostenute per 
Domenico a scapito del proprio avere. A sicurtà di 
tal somma gli convenne dar pegno la casa, con que- 
sto patto ch'ella andasse venduta ad estinguere il de- 
bito, se a un certo andare di tempo non fosse Giovanni 
ristorato in tutto de' propri avanzi (1). E a questo 



— Aduni Ianue in Palarlo Dugane de mari videlicet ad bancum ubi jura red- 
duntur per duos Censores civitalls Ianue: Anno Bornia. Nativ. MCCCCLXV 
Indictione XII secundum lanue cursum die Iovis secunda Maij hora terciarum: 
Testes Dominicus Marencus q. Lamenta ciois Januensis et Antonius de Fri- 
talo q. Pasqualis de Quinto vocati et rogati. ( Atti del Not. Emanuele Gra- 
nello. — Fogliaz. 1, 1450-80). 

(1) In nomine Domini Amen: Magisler Dominicus de Bissono magister 
raarmororurn confessus fuit et in veritate publica recognovit magistro lohanni 
de Bissono presenti stipulanti et recipienti prò se Jieredibus et successo-ibus 
suis et habentibus seti habituris causam ab eo seu eis se eidem mag. Iohauni 
dare et solvere debere libras quingentas et soldos decem januinorum monete cur- 
rentis prò pretto marmororum ac prò resto rationis facte de accordio inter eos 
ac prò et occasione certarum promissicnum faclarum per ipsum mag. Iohan- 

nem diversis personis prò dicto mag. Dominico etc et sub ipoteca 

et obligatione omnium bonorum ipsius mag. Dominici presentitimi et futurorum 
et specialiter obligavit et ipotecava dictus mag. Dominicus dicto mag. lohanni 
presenti et ut supra stipulanti et recipienti quandam ipsius mag. Dominici 
domum sitam Ianue in contrada 3Iolis sub suis conflnibus et in qua in pre- 
sentiarum habitat magister Elias de Bissono nepos ipsius mag. Dominici : 
salva tamen semper obligacione facta de ipsa domo dicto Elie de libris centum 
januinorum de qua constai instrumento scripto manu mei Notarti infrascripti 



136 SCULTURA 

punto abbandono il valoroso maestro, né senza cordo- 
glio, né certo lodandomi della fortuna, così ingiusta 
con lui , così mal conoscente dell' ingegno eh' egli 
ebbe. E crederei volentieri che gli mutassero sorti ; 
ma il tacer delle carte mi torce mio malgrado a pen- 
sieri di morte. 

Elia gli sopravvisse: e s'han certe memorie che del 
1481 operava tuttora in certa bottega , e iacea ripo- 
stiglio di marmi un cotal magazzino concessogli a 
fìtto da un Nicolò di Bargagli (1). E non vuoisi di- 



hodle paulo ante : quarn quidem domum elapso dkto termino si ipsi mag. Io— 
hanni non Juerit in integrum satisfactum prò dictis libris quingentis et soldis 
decem possii redimere a dkto Elia et prout facere potest dictus mag. Domini- 
cus virtute d'idi instrumenti et ipsam vendere seti vendi facere usque ad inte- 
grami solucionem dictarum librarum D s. X et prò plus solvere omne et totvm 
id quod restaret ad habendum dictus Elias vigore dicti instrumenti etc. etc. 
— Actum Ianue in Palacio Brigane de mari videlicet ad bancum ubi jura red- 
duntur per duos Censores civitatis Ianue: Anno Domin. Nativ. MCCCCLKV 
Indictione XII secundum Ianue cursum die lovis secunda Maij hora terciarum: 
Testes Dominicus Marencus q. Laurentii civis januensis et Antonius de Fri- 
talo q. Pasqualis de Quinto vocali et rogati. (Atti del Not. Emanuele Gra- 
nello. — Fogliaz. 1, 1450-80). 

(1) In nomine Domini Amen: Elias de Bissono intaliator marmarorum habi- 
tator lamie q. Iacobi sponte et ex certa scientia confessus est et conjltetur et 
in veritate publica recognovit Nicolao de Bargalio cidi Ianue q. Iacobi presenti 
stipulanti et recipienti prò se et heredibus suis se eidem Nicolao dare et solvere 
debere libras vigènti quatuor et soldos decem Ianue monete currentis et sunt 
prò resto pensionis cujusdam magazini dicti Nicolai positi Ianue cantra pon- 
tem Cataneorum sub quidam apoteca dicti Nicolai ftniende die ultima Decem - 
Iris proxime venturi eidem Elie locati per dictum Nicolaum ad rationem libra- 
rum quatuor cum dimiiia Ianue monete currentis singulo anno etc. — Actum 



CAPITOLO I!, 1-37 

scredere che creatura qual' era di Domenico non ne 
seguisse gli esempj e ne continuasse il magistero non 
altrimenti che retaggio domestico. Per un'epoca in cui 
gli artefici applicavano la mano e l'ingegno ad ogni 
forma dello scolpire , è cosa vana il discernere di 
quante e di quali parti debbasi merito a ciascun di loro 
nella cappella, o qual dei due prevalesse nel maneg- 
gio degli scalpelli. Ma gì' intagli che ritraggono di 
quella maniera, e che si veggono non infrequenti per 
la città sovra mura o portali di case, potrebbonsi re- 
care in parte ad Elia, che per fede di rogiti si diede 
per maestro, e al paro degli altri maestri trafficò 
marmi e condusse egualmente lavori figurati e deco- 
rativi. Un Ferrando Morello negli atti del Duracino 
gli ordinava nel 1472 buon numero di colonne da 
trasportarsi in Siviglia ; e nientedimeno Corrado da 
Bissone maestro d' antelamo gli consegnava nel 1480 
un suo figlio di nome Giacomo perchè lo avanzasse 
nell' arte dell' intagliare. E mi par certo che d'am- 
bo i generi trattasse il marmo in un grazioso altari- 
no dedicato a N. D. delle Rose, che avean già i Do- 



lanue sub Ripa botariorum videlicet ad bancum apolece Tome de Gropalo pe- 

xarii posile sub domo Tasoreli : Anno Bomin. Natio. MCCCCLXXK 

■primo Indictione XHII secundum Ianue cursum die Martis XX Novembris 
paulo ante Vesperas : presentibus testibus Matheo de Bisono magistro antelami 
Iacobi habitatore lanue et Francisco Durazzo de Finario botario cive Ianue q. 
luliani ad hec vocalis et rogatis. ^Atti del Not. Tommaso Duracino. — Fo- 
gliuz. 23, 1480-81). 

Vor,. IV. — Scultura. ìh 



138 SCULTURA 

ìnenicani in S. Maria di Castello fra 1' una e 1' altra 
porta d'ingresso alla chiesa (1). L'anno del 1511 Romerio 
da Campione , scultor riguardevole che ci attende ad 
altr'epoca, fu chiamato a testificare su quella operetta: 
ed io mi tengo alle costui parole convalidate dal. giu- 
ramento. E raccolgo che a fabbricarla Elia non fu solo; 
ma si tolse ben maggior carico de' suoi compagni, e 
in ispecie quel ch'era figure indossate agli archetti 
che coronavan l'altare (2). La data suddetta ci tira nel 



'1) In nomine Domini Amen : Conradus de tiarino de Bissono migister an- 
telami q. Pelri: Sponte et ex certa scienlia per se et keredes suos se obligando 
promisil et solemniter conventi Elie de Bissouo intaliatori marmarorum in 
lamia q. Ifttìobi presenti stipulanti et recipienti prò se et heredibus suis se 
facturum et curaturum taliter et cum effectu quod Incobus de Garino de Bis- 
sono ejus fihus et hic presens et consentiens etatis annorum quatuordecim vel 
circa stabit et perseverabit cum dicto Elia hinc ad annos sex proxime venturos 
inceptos usqiie die prima presentis mensis Martii quo tempore dictus Iacobus 
incepit servire et familiari cum dicto Elia causa cum eo faciendi et adiscendi 
dictam ejus artem etc. etc. — Actum Ianue in Cambiata domus Notarii in- 
frascripti in qua habilo posila in carrubeo platee de Tarigis: Anno Bornia. 
Nativ. MCCCCLXXX Indictione duodecima secundum lanue cursum die Mar- 
ti* XVI Maij hora XVII vel circa: presentibus testibus Guidone de Rampo- 
nio magistro antelami q. Iohannis et Matkeo de Bissono magistro antelami 
q. Iacobi et Facino de Luca Vetri civibus Ianue ad hec vocatis et rogatis. — 
(Atti del Mot. Tommaso Duracino. — Fogliaz. 23, 1480-81). 

(21 *%< In nomine Domini Amen: Romerius de Campiono sculptor lapidum 
q. Antonii: Constitutus in presenlia mei Notarii et testiti* infrascriptorum 
ad instantiam et requisitionem Venerab. tratris Filippi Italiani dedicati in 
Monasterio Sancte Marie de Castello Ordinis S. Dominici de Observantia ut 
dictus Romerius dicat et declard veritatem ejus juramento de infrascriptis ei- 
dem inttrrogatis super fabrica unius capelle site et fabricate in Ecclesia dicti 



CAPITOLO 11 1 30 

dubbio eh' egli vivesse ben oltre a quel che mostrali 
le carte; ma dopo il 1481 le notizie s'arrestano, quasi 
per far luogo ad altri valenti de' quali non vuol ra- 
gionarci il presente capitolo. 

Giovanni da Bissone ha buon dritto di seguitare ai 
due compaesani, e ci richiama sull'orme di quelli a 



Monaslerii in postrema parte diete Ecclesie inter ulramque porlam ingressus 
diete Ecclesie nominate seu vocale Domina de Rozis constructe et fabricale 
per infrascriptos magistros tei qtiemlibel eorum prò una certa parte : Qui qui- 
dem Romerius diclo ejus juramento eidem delato per me Notarium infrascrip- 
tum ad Sancla Dei Evangelia tactis per eum corporaliter scripturis dicit de- 
clarat et attestatur: Principaliter magister Elias de Grazino de Bissono sculp- 
tor lapidum et marmorum fecit et fabricavit mormora et lapides infrascriptos 
et infrascripta in dieta capello, partim in loto et partim in parte ut infra vi- 
delicet columnas duas diete capelle marmoris cwm pedibus lapidum nigrorum in 
loto fabricatas necnon et quadros sive erchetos tres non politos sed tantunmodo 
degrossatos positos super diclas colonnas (sic) ad voltarti diete capelle afflxos 
teu muratos necnon et fecisse et degrossasse cimas tres marmorum cum suis 
figuris tantum positas (sic) super dictos erchetos et cornicem lapidum nigrorum 
positam inter dictos erchetos et cimas prediclas et utramque et fecisse et po- 
lisse in loto pilastrela duo marmoris ex quatuor pilastretis videlicet illa duo a 
latere posita super dictas colonnas usque ad cornicem tantum : Secundo magister 
Iacobus de Maroxia sculptor marmorum et lapidum fecil construxit et polivit 
infrascripta in dieta capella ad scarsum videlicet quod polivit dictos tres er- 
chetos in foto degrossatos quod dictum mag. Eliam (sic) ut supra dicitur et 
fecit et conslruxit in foto dieta alia duo pilastrela posila in medio ad dictos 
archetos ad voltam diete capelle usque ad dictam cornicem lapidis etiamque et 
fecit et construxit in loto dictam cornicem lapidimi (sic) nigrorum positam ad 
dictam capellam super dictos erchetos fecitque etiam et construxit in tolo dictus 
mag. Iacobus quatuor cimas quadratas positas super alia quatuor pilastrela 
mediante dieta cornice lapidum nigrorum ad dictam capellam etiamque polivit 
tanlumwdo dictas tres cimas figuratas suis figuris degrossatas ut supra per 



140 SCULTURA 

metà del secolo. Svelandoci (come fa egli in più luo- 
ghi) il nome paterno in un maestro Beltrame, c'in- 
segna a discernerlo da un altro Giovanni eh' ebbe in 
Genova contemporaneo , ma che si porge per fìgliuol 
d'un Andrea. Questo nostro ha già fama e non me- 
diocri occasioni d'operare fra noi nel 1452, e a que- 



dictum mag. Eliain positas ad diclam capellam superius fecitque etiam et con- 
struxit in foto dictus mag. Iacobus rozam unam marmoris affixam parieti seu 
muro diete Ecclesie super iictam capellam et positam sub ferro seu trapa ferri 
hmpadis necnon et etiam fecit et fabricavit in toto petiola duo marmoris inta- 
nata ad modum foliarum que sunt a latere diete capelle super dictam capellam 
affixa muro in modum cime alte et base (sic) ut facile prospicitur. Que omnia 
predicta sic ut supra laborata posila fuerunt in opera et covslructione diete 
capelle per mag. Baptistam Carlonum magistrum anlelami qui similiter fecit 
voltam diete capelle et construxit altare diete capelle motlonis (sic) et calcina 
et cum sua gradella et fecit scalinatam de lapidibus qui lapides erant DD. Re- 
ligiosorum dirti Monastcrii et fuerunt laborati per alium magistrum quam per 
didimi Baptistam ad instanliam dictorum DD. Religiosorum dicti Monasterii 
prò dieta capella : Qui quidem mag. Iacobus fuit per ea que percepit et inten- 
da sibi solutum et satisfaclum a dictis DD Religiosis dicti Monasterii de -lieto 
opere facto ad scarsum per dìctum mag. Iacobum ut supra et sicut supradic- 
tus Romerius il ir il declarat et attestatur dicto ejus juramento con declaratione 
veritalis et predicta scit dictus Romerius quia tunc temporis quo dictus mag. 
Iacobus policil et desgrossavit dieta marmora et lapides coruicis ut supra erat 
jamulus dicti mag. la cobi et in co laborerio laboravit uti famulus dicti mag. 
Iacobi et predictos magistros videlicet mag. Eliam et mag. Baptistam defunc- 
tos ipse testis coguooit. De rjuibus omnibus ete. — Actum Ianue in Bancis vi- 
delicet ad bancum mei Notarli infrascripti: Anno Domin. Nativ, MDundecimo 
1 ni ict ione decima tertia secundum Imm cursum die Veneris vigesima quinta 
Aprilis in Vesperis: presenlibus Paulo Rege seaterio q. lohannis et Blaxio de 
Solario q. Nicolai cicibus Ianue testibus ad premissa vocalis et rogatis. ( Atti 
del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 31, 1511, n. V. 



CAPITOLO II. 141 

sfora da un triennio almeno vi tenea stanza. Non so 
se a lui vivo finisse il secolo; ma s' han notizie che 
lo conducono perfino al 95; e i frequenti lavori, e i 
negozj molti, e la consuetudine co' maestri d' allora , 
ci fanno accorti eh' egli durò nella nostra Liguria 
quanto può reggere l'età d'un artista. Già il commen- 
dammo per valente architetto, e saremmo forse anche 
timidi nel farlo scultore se gli atti parlassero meno , 
o meno foss'egli sollecito a nominarsi in ciascuno per 
maestro di marmi. Con tutto questo è in palese che 
ricercato a grandi opere , non isdegnava di commet- 
tere ad altri la bisogna dello scolpire, contento ai gua- 
dagni che potesse ritrarne , e come a dire artefice a 
cottimo. I più discreti crederanno tal vezzo alla mole 
ed al numero delle allogazioni che gli venian fatte : 
ed altri lo verranno scusando , che costretto di vol- 
gersi agli altrui scalpelli , usasse almen le occasioni 
di affidarsi ai valenti. E qui mi torna sul labbro il 
Riccomanno da Pietrasanta , e 1 breve cenno che ne 
abbiam dal Santini , il quale ricondotto che 1' ha da 
Napoli col fratello Francesco, non sospetta eh' ei di- 
sertasse la patria per altro paese. Se non che Leonardo 
conviene che fosse in Genova a mezzo il quattrocento, 
se avea già operato per commissione di Giovanni nel 
1452, ch'è l'anno d'un lavoro da lui condotto in sua 
vece : lavoro bellissimo, dal quale han principio (o mi 
pare) tanti altri consimili che fan belle le nostre chiese 
e l'esterno de' nostri palazzi. - 



142 SCULTURA. 

Pregevoli intagli sulla pietra o sul marmo , quanti 
non ne conta altro tempio di Genova , attestano in 
S. M. di Castello la gsnerosa larghezza di Manuele e 
Lionello Grimaldi, i quali nell'epoca anzidetta per lun- 
ghi ed assennati dispendj non parvero sazj di benefi- 
care la recente famiglia de' PP. Predicatori. Dal 1450 
o in quel torno incominciano le opere: ed ebbero for- 
ma per loro i due atrj e i due dormentori > P er l° ro 
la sala de' libri, per loro i chiostri terragni , per lor 
le campane; ma sovra tutto , quant'è di eleganza , la 
sacristia. Sull' ingresso alla quale è iscrizione che 
riepiloga in uno i benefìzj di quei gentili (1). E tra 
i varj lavori che la fanno leggiadra non ha più gra- 
ziato intaglio di quel portale che fa prospetto al di 
dentro; sì veramente che tu ne tolga il cimiero o cap- 
pello nel quale è storiato il Calvario; scultura aggiunta 
o di quel tempo o più tardi ( che poco rileva ) e di 
mano visibilmente più antica. Al P. Vigna che de- 
gnamente descrisse e illustrò la basilica rassegno l'uf- 
ficio di noverar tanti marmi , preziosi tutti , e tutti 
meritevoli che i dotti dell'arte li riscontrino nel volu- 
me di lui. Io serbo soltanto alla mia materia il portale 
suddetto come nuovo acquisto eh' egli è per la storia 



(1) Edem sacrorum que et libros continet edem 

Rane ararti stannumque sonans et consita claustra 
Atria magnifica sursum simul atque deorsum 
Hec Manuel Leonelque edunt Qrimalda propago. 



CAPITOLO 11. 143 

dell'arte , e opportuno esempio a giudicare il maestro 
ch'io ne scopersi, e un succedersi d'imitatori che quasi 
tutto riempiono il secolo. Sorgono gli stipiti partiti in 
tre piani, allegrati quanto può dirsi da un rigirare 
d'acanti che mettono piede in un vaso o alberello nel- 
V imo fondo : e cavalcione agli avvolgimenti della 
pianta si veggon puttini onde si varia e vieppiù si 
fa ricco l'insieme; non molto diversi e per disegno e 
per gusto a quegli altri che già mirammo nel Duomo. 
I tre andari di dette imposte ritraggono l'uno dell'al- 
tro quanto domandano le leggi della euritmia; nò però 
tanto che con altri aggiramenti o congiunzioni o ac- 
cozzamenti di foglie e di steli non offrano all' occhio 
una svariata delizia. Da cotesto lavoro vorrei pur sce- 
verare un ordine d'ovoli che s'indossa al portale; fat- 
tura (o m'inganno) di più tardi scalpelli. Ma tutti 
proprj di quella età sono i putti che stentano in vista 
sotto le mensole dell'architrave, e quegli altri che nel 
mezzo di questo tengon la scritta surriferita in carat- 
teri già fuori del gotico intagliati sur una tabella. 
Convien fissarsi in cotesti angioletti per far ragione 
del quanto s'informasse l'autore ai modelli toscani; e 
ancora si veggon tracce delle tinte o dell'oro, che se- 
condo lo stile d' allora avean disteso su questo tratto, 
come sulla parte più nobile e più importante dell' o- 
pera. Il P. Vigna coi più intendenti delle cose scul- 
torie deriva dalla scuola di Siena i molteplici marmi 
non pure di questo sacrario, ma de' luoghi adiacenti 



144 SCULTURA 

e de' chiostri e degli anditi : nel più de' quali soc- 
corrono all' occhio le iniziali de* Grimaldi che tanto 
fecero pel monistero. Pronunzia anche il nome d' Ia- 
copo dalla Quercia, e a buon dritto: che il secolo XV, 
siccome già scrissi , sembrò rifarsi con più rigoglio 
agli esempj di questo sanese. E come l'autorità d' un 
maestro eccellente traeva con sé tutti in uno gl'inge- 
gni della penisola, così riesce soverchio il fantasticare 
nella incertezza se uscissero di Toscana o dall'alta Italia 
gli artefici di tale o di tal'altra scultura. 

Ma tempo è oggimai eh' io discopra in Leonardo 
Riccomanno da Pietrasanta 1' autore del bel portale 
che troppo di volo ho descritto per obedire alla bre- 
vità. Né per questo vorrei consentire che Leonardo 
applicasse la mano a tutti quanti gì' intagli che pel 
convento s'incontrano ad ogni passo : né anche a que' 
soli che tengon memoria de' due Grimaldi o dell'uno 
di essi. Non che costoro si volgessero al pietrasantese 
per cotesto lavorìo di scalpelli, par verosimile invece 
che al tutto se ne adagiassero in Giovanni da Bisso- 
ne, presente in Genova , e pronto quant' altri mai di 
sobbarcarsi ad imprese gravissime. Bene è lecito il 
congetturar di quest'ultimo, che oppressato dal sover- 
chio carico, chiamasse in parte delle opere i coetanei 
ben noti a lui , ed anzi dirò famigliari , e s' anco ti 
piaccia obedienti ai più negozioso e faccendiere degli 
architetti e statuarj che vivessero in Genova, Antonio 
Fazio il seniore, che m'è liberale degli atti più pre- 



C A PI TO LO II. 1 '< 3 

ziosi per le nostre arti, non mi biscia digiuno sui fatto 
della magnifica porta , ed altri particolari di sopram- 
mercato mi somministra sul conto dei due scultori. 
Apprendo dal buon notaio che Giovanni da Bissone 
in agosto del 1451, quando appena i Grimaldi avean 
fatto disegno delle opere sunnominate, s'avviò a Pie- 
trasanta, e quivi a ministero di Ser Nicolò di Gioffredo 
notaio pubblico avea stipulato col Riccomanno per la 
fattura di cose parecchie , non punto distinte nella 
scritta del Fazio, ma troppo facili a credersi fra quelle 
molte che notammo a Castello. La presenza poi di 
Leonardo in Genova dice scopertamente eh' egli la- 
sciava le patrie stanze, e disponevasi a soggiornare 
con noi per lavori né piccioli né brevi : e v'aggiungi 
che messo piede nella nostra città, s'accordava ben 
tosto col lombardo per altre ed altre fatiche di so- 
praggiunta al primo contratto. Entrato il gennaio 
del 52, cassate le convenzioni addietro , le accolsero , 
e le alterarono forse , in un nuovo istrumento ; ed ò 
quello appunto che m'apre il segreto dei fatti (1). Si 



(1) In nomine Domini Amen: Iohnnf>s de Bisonus (sic) magister marmoro- 
rum ex una parte et Leonardus de Richomano de Petra sancta intaliator 
marmororum ex parte altera scientes et certam noticiam habentes se se invicem 
pervenisse ad certa parta °,t promtssiones et conventiones de quibus et proutfit 
mentio in quodam publico instrumento scripto marni Ser Nicolo Iofredi de Pe- 
tra Sancta notarli publici anno proxime elapso de mense Augusti vel circa et 
de omnibus et singulis in eodem instrum",nto contentisi scientes veram et cer- 
tam noticiam habentes nuper pervenisse sibi ipsls invicem et vicissm ad alias 
Voi.. IV. — Scultura. 19 



14G SCULTURA 

tratta in questo del bel portale, e con certa sollecitu- 
dine che accusa o i desiderj di Leonello che lo aveva 
commesso , o 1' ansietà del Bissone che avealo indu- 
giato. E non è poco strano che Leonardo, così valente 
come alle opere si vien dichiarando , fosse contento 
alle sorti d'un lavorante a salario meschino e a con- 
dizioni durissime. Perocché il bissonese, toltosi carico 
di fornirgli quanto abbisognasse del marmo, non pro- 
metteva per tanto e così fatto lavoro più che lire ot- 
tanta di Genova: e che in queste si computasse l'in- 
taglio d'una criniera somigliante ad un'altra testé di 
sua mano condotta per Giacomo Spinola. E com'uomo 
obligato a sue voglie lo stringeva* ad un altro patto: 
ch'ei non potesse cioè dar colpo di maglio in altr' o- 



composiciones et patta solempni slipulacione calata et firmata proni infra di- 
cetur : Renunrlaut.es etc. Videlicet quia ex causa dictarum composicionum pac- 
torum et aliorum infrascriptorum diete partes voluerunl et volunt quod dictum 
instrumentum et omnia el singola in eo contenta sit et sint cassum et cassa ac 
nullius valoris et prò casso et cassis ac irritis habere voluerunt et volunt et 
mandaverunt et mandant. Et ex adverso ex causa diclorum pactoruu et com- 
posicionum et aliorum infrascriptorum dictus Leouardus solemniter promisit 
diclo Iohanni presenti et stipulanti laborare et intaliare portanti unam marmo- 
ream quarti Leonelus de Grimaldis quondam D. Iohannis facit fieri in Ecclesia 
seu Monaslcrio Sancte Marie de Castello de Ianua prò sacrastia 'sic) dicti 
Monaslerii omnibus expensis ipsius Leonardi respectu intalii fiendi in marmo- 
reis diete porte tantum et quod opus dictus Leonardus facere debeat quantum 
soliate ita et taliter quod ipse Leonardi!* intaliare seu laborare non possit in 
aliquo alio opere donec adimpleverit oppus [sic) diete porte et dictus vero Io- 
hannes debet et promixit sibi Leonardo dare et traddere omnes marmoros prò 
/adendo et adimplendo dictam, portam. Et prò quo opere dictus Iob.ann.es> dare 



CAPITOLO II. 147 

pera mentre non fosse ultimata la porta ; né si desse 
il contante fuorché a giornate secondo l'avanzare eh' 
ei facesse nel faticoso ornamento. Alla quale pazienza 
s'io dovessi trovar cagione , mi parrebbe in ciò solo : 
che Genova fornisse ai maestri occasione continua ad 
operare , quando in altre terre , e specialmente nelle 
minori, si penuriava d'inviti e di emolumenti. 

Quanto si trattenesse in Genova il Riccomanno può 
rilevarsi da scritture più in qua : se pure nell' inter- 
vallo dei due lustri che segnano, non rivide la patria 
o non si mosso per altri paesi. Per mia parte terrei 
che Leonardo non si spiccasse dai fianchi di Giovan- 
ni : tante son le sculture che tolte ad eseguire da co- 
stui , ritraggono le sembianze e la scuola del nuovo 



et solvere promisit ipsi Leonardo prò predo labore et mercede dictarum inta- 
liaturarum diete porte libras octuaginta Ianue ad j ornatavi secundum quod dic- 
tus Leonardus laborabit in diclo opere in quibus vero libris octuaginta janui- 
norum computetur et computari debeai crinerium unum Jacobi Spinule simile 
UH per dictum Leonardum intaliati dicto Iacobo. Que omnia etc. Sub pena 
fiorenorum vigintiquinque Ianue taxata etc. Insuper dictus Iohannes confiletur 
se dare debere dicto Leonardo libras viginti unam Ianue salvo jure recti cai- 
culi prò contentis in suprascripto instrumento scripto ut supra manu dìcti Ser 
Nicolo Notarli quas vero libras XXI lamie salvo jure dìcti calculi solvere 
promisit dicto Leonardo semper ad liberam voluntalem dicti Leonardi. — Ac- 
tum Ianue in Bancis sub domo Angeli de Nigrono et fratris scilicet ad bancum 
■residencie mei Notarli in frascripti: Anno Domin. Natio. MCCCCLll Indic- 
lione XIIII secundum Ianue cursum die Lune Iti lanuarii in terciis : prese n- 
tibus festibus Bartolomeo LomeUno q. lohannis et BarHiolomeo Rido Notarlo 
vocatis et rogatis. [Atti d<>l Not. Antonio Fazio senior-. — Fogliaz. la, 
144 r 7-f>2 . 



148 SCULTURA 

compagno. Còlte una volta le impronte della costui 
maniera, non sarebbe diffìcile il raffrontarle su molti 
intagli che ci soffermano da luogo a luogo. Già in- 
nanzi al portale il vedemmo a scolpir due criniere , 
eh' è quanto a dir'elnii chiomati di fronde per impresa 
gentilizia quali allora si costumavano , e son forse le 
due che in iscudi non grandi e colle iniziali di Ia- 
copo Spinola adornano la faccia di quel palazzo che 
in comune è appellato dai marmi. Né poco ritrae del 
suo fare quel bassorilievo, murato attualmente nel 
cortile degli Spinola in Pellicceria , nel quale due 
Genj scoprono l'imagine equestre del Francesco ven- 
dicatore della genovese libertà : cimiero un tempo al 
sarcofago di questo eroe nella chiesa di S. Domenico.. 
Se non che seguitandolo di costa al Bissone acqui- 
steremo miglior credenza a siffatti giudizj , e ci con- 
durremo per avventura a quell'anno, nel quale Leo- 
nardo inopinatamente ci si toglie di vista. E voglio 
che qui sia notato come alla venuta di lui , o per 
nuovi e begli esempj che porgeva di sé la statuaria, 
s'incominciasse e crescesse nei nostri patrizj e ne' cit- 
tadini più agiati la vaghezza di decorare coli' opera 
degli scalpelli l'entrata delle lor case; con doppio in- 
tendimento di farle magnifiche e gaie con begl' in- 
trecciamenti d'ornati e con imagini di pietà o di va- 
lor gentilizio. 11 quale affetto s'accese di forma e tanto 
gareggiò da famiglia a famiglia, che un corto secolo 
bastò ad empiere la nostra città di cotai meraviglie, e 



CAPITOLO II, 149 

disegnò nei portali il graduato avanzare dell'arte fino 
al tramutarsi delle forme architettoniche là dove i 
nostri volumi s'arrestano. È dritto pertanto ch'io serbi 
siffatta materia a distinto ragionamento, non già per 
contare quanti siano i portali di Genova, sibbene per 
dar luce ai migliori, e discernerne l'epoca, e quanto 
si possa esplorarne gli autori. Ma non dee nuocere al 
mio proposto ch'io metta innanzi taluno de' più anti- 
chi per tener ordine nel subbietto intrapreso , segui- 
tando i maestri e i modelli di quello stile che ho tolto 
a chiarire nell'età che corriamo. 

Le note del Varni (1) saviamente producono fra i 
più leggiadri quel che adorna il palazzo già Doria , 
ed ora proprietà dei Quartara di contro alla abbaziale 
di S. Matteo. Non loderò meno la perspicacia ond'egli 
intravvede nel s. Giorgio di mezzo rilievo che inco- 
rona la porta il bel gusto della scuola toscana , che 
ristorata dagli esempj sanesi, di quest'ora avea susci- 
tati a Firenze un Donatello e un Ghiberti. Le sue 
conclusioni rafforzano ciò ch'io sospetto di questa scul- 
tura; quantunque a leggere così alla semplice i rogiti, 
voglia ella sembrar fattura non d'altri che del Bisso- 
ne. Trovo infatti che Giorgio Doria del q. Giovanni 
gli facea commissione del ricco ornamento in febbraio 



(1) V. Appunti artistici sopra Levante. — Genova, pei fratelli Pagano, 
1870 - pag. 36. 



15^) SCULTURA 

del 1457 per iscritta del Fazio seniore (1) ; ma corno 
si tien ragione degl' intagli a fogliame che rigirano 
in quadro la porta , così per contrario si tace dello 
storiato, che pure in queir opera è parte precipua ed 
anzi direi singolare. Tal silenzio condurrà gli assen- 
nati a stimarlo di mano altrui ; né parrà minore ar- 
gomento la mercede di lire sessanta assegnata al Gio- 
vanni , mercede onesta se restiamo agli stipiti soli , 
troppo scarsa ed avara se computiamo eziandio quel 
s. Giorgio scolpito com'è a sì gran cura e superbo di 
tante altre figure che gli fanno corteggio. Di somi- 



1,1) >J4 In nomine Domini Amen: Iohannes de Bisouo magìsler antelami et 
intaliator marmarorum sponte et ex certa scientia nulloque jtiris vel facti er- 
rore ductus seu modo aliquo circumventus prornixit et solemniter conventi nob. 
Georgio de Auria civi lamie quondam D. lohannis presenti et stipulanti prò 
se heredibus et successoribus suis facere et laborare seu fieri et laborari facere 
omnibus expensis ipsius lohannis de Bisono portale unum marmarorum ar- 
loruì/i (sic) honorum et uitidorum ac pulcrorum cum stiis cornixiis nigris a 
latere petre nigre cum. suis baliporla marmoreis tam a parte superiori dicti 
hostii quam a parte inferiori intaliatis et cum suis foliis et aliis intaliis ac 
latitudinis et altitudinis ac grossitudinis in omnibus et ver omnia prout est et 
opporci intus et extra hoslium domus carrubei Blanchaleonis Grilli et in om- 
nibus et per omnia prout est illud dicti Blanchaleonis: et quod portale dictus 
Iohannes de Bisono dare et consigliare debet et prornixit ipsi Georgio omni- 
bus expensis dicti lohannis ad hoslium domus dicti Georgii in contrada platee 
Nobilium di Airia lune usque ad metises tres proxime venturos juslo impedi- 
mento cessante laboratum in omnibus ut snpra dictum est. Item dictus Iohan- 
nes dure et coni-ignare promisit ac debet ipsi Georgio presenti et stipulanti ut 
supra collonas duas de peciis duobus prò utraque ipsarum marinari boni pul- 
iri et nitidi et albi longitudini* debite arbitrio dicti Georgii et grossitudinis 
illius coltone quam predirtus Johannes fecit et laboraod prò laborerio domiti 



CAPITOLO II. 151 

glianti bellezze (come attesta il contratto) era già no- 
bile un palazzo di Brancaieon Grillo , e un altro di 
Benedetto Boria già stava per decorarsene ; ma i ter- 
mini della convenzione mostrali 1 anzi il lombardo ar- 
chitetto e intagliator di fiorame che scultore di marmi 
storiati. 11 perchè non è vano il supporre che nel s. 
Giorgio suddetto si giovasse del Riccomanno, e che da 
costai s' abbia a ripetere quella sembianza di stilo to- 
scano onde s' improntano le singole parti del mezzo- 
rilievo. Quando ciò fosse, tornerebbe non picciol vanto 
a Leonardo, d'aver quasi posta legge a quanti ebber 



jam pridem incepte ad fabricaudum in dieta contrada per Nob. Benedictum 
de Auria q. D. Pauli sine capitelis ipsarum tamen rum basis dictarum collo- 
narum ad racionem ìibrarum tritim lanue prò singulo partito consignandarum 
■per dietimi Iohannem ipsi Oeorgio iti, apoteclia ìpsius Iohannis justo impedi- 
mento cessante. Et ex adverso dictus Georgius aceptando omnia et singulti su- 
prascripta promisit et solemniter conxenit dare et solcere ipsi Iohanni prò 
predo dicti portalis libras sexaginta lamie et prò dictis collonis et basis ad 
racionem ìibrarum trium lanue prò singulo panno quod precium omnium su- 
prascriptorum dictus Georgius solvere promisit ipsi Iohanni sive persone le- 
giptime prò eo in hunc modurn videlicet nunc libras quinquaginta lanue et com- 
plementum dicti predi facta sibi Georgia consignacione omnium suprascriplo- 
rum. Acto quod dictus Iohaimes teneatur idonee cavere de et prò contentis in 
presenti instrumento versus dicium Georgium de attendendo etc. semper et 
quandocutnque ad liberam voluntalem dicti Georgii. — Action lanue in Bancis 
sub domo Angeli de Nigro et fratris scilicet ad bancum residencie mei Notarvi 
im.fr ascripti : Anno Domin. Natio, millesimo quadringentesimo quinquagesimo 
septimo Indictione IIII secundunt lanue cursum die Lune XIIII Fébruarii 
hora XJIIII in circa: presenlibw testibus Angustino de Franchis de Burgaro 
et Petro de P egrano lacobi cicibus lanue vocatis et rogatis. ; Atti del Not. 
Antonio Fazio seniore. — Fogliaz. 17, 1456-."9. 



152 SCULTURA 

mano in lavori consimili, nei quali vediamo il santo 
paladino nell'atto di trafiggere il mostro a vista d'un 
consesso di seniori , o fiancheggiato di due armigeri 
che portano sur uno scudo le imprese gentilizie de' 
committenti. Né altro intaglio di quella età può venire 
al paragone di questo , al quale non par che nocciano 
i guasti che mani proterve gli han recati in più parti. 
Sul cadere del secolo, quando gli scalpelli guadagna- 
rono d' artifizio e meglio si strinsero ai modelli del 
vero, ciò nondimeno ritennero cotesto subbietto e co- 
teste forme a fregiarne i portali o non pochi di essi; 
ma basti qui l'accennarlo, per non fraudare materia a 
luogo più degno. 

Mi convien'ora condurre il Bissone ad un'opera non 
meno cara all' artista , e più riguardevole per avven- 
tura all' archeologo ; intendi alla cappella de' Fieschi 
nel nostro Duomo. Ed io compiacerò agli uni e agli 
altri quanto mi porgono i fatti che potei discoprire 
rispetto al gentile santuario : l'un dei pochissimi che 
reggessero contra la moda , e durassero i secoli con 
quelle fattezze che sortirono dai proprj autori. Se non 
che , com' io credo , le belle forme e '1 capace spazio 
onde già superbiva la nuova cappella del Precursore, 
veniano spronaudo d'emulazione i più illustri del pa- 
triziato , ai quali pareva che sfondare quel resto di 
muro lunghesso la nave, non fosse troppo ardua cosa, 
né poco conducente ad illustrare il lor nome. Primo 
agli effetti fu Ambrogio De Marini , che attigua alla 



CAPITOLO li. 153 

suddetta costrusse la sua cappella dell' Annunziata , 
quel desso che poscia, chiamò il De Motti a dipin- 
gerla , siccome è scritto più addietro nei fasti della 
pittura. Trovò il degno uomo ancor vuoto, o possibile 
a sgomberare, il difuori del luogo ove intendeva di al- 
zar T altare ; e tra marmi e dipinti che fregiavano 
l'arco, diede grazioso aspetto di tempio o di taberna- 
colo a quella fronte che guarda alla chiesa, sfortunata 
al presente o spoglia a dir meglio di quell'onore. Quel 
che restava del muro infi.no all'entrare del tempio da- 
va il tergo alla via pubblica, od anzi all'angusta piaz- 
zuola del Battistero, alla quale si usciva come s' esce 
tuttora per la porta che volge ad occidente : e questa 
porta con certo altarino dedicato a s. Orsola , e con 
un altro degli eredi di RafTael De Marini, occupando 
lo spazio quasiché intero , toglievano ogni speranza 
che un'altra edicola o vi capisse nel largo o vi si ca- 
vasse all'indietro. 

Ciò nondimeno non caddero d'animo i due fratelli 
Giacomo e Matteo del Fiesco, i quali per doppia ca- 
gione ardevano d'aprir quivi una degna cappella : per 
decoro cioè del lor sangue , e per debito di fraterno 
ossequio. Perocché Giorgio, Cardinale di s. Anastasia, 
lor comune fratello , avea legato per testamento che 
de' suoi beni si consecrasse in sua memoria un sì fatto 
edilìzio nel recinto di S. Lorenzo, là dove eran tali le 
condizioni che a far opera giusta verso la mente del 
testatore , il più, forte a pensare erano appunto e lo 
Vol. IV. — Scultura. 20 



] 54 SCULTURA 

spazio ed il luogo. Deliberati non pertanto all'impresa, 
e conoscendo non potersi nel Duomo por sasso o toccar 
muro senza il beneplacito de' Signori, ne mossero sup- 
pliche a Paolo da Campofregoso Ducale Governatore e 
al Consiglio degli Anziani, abbandonandosi in loro per 
la scelta del sito , pur che i voti del defunto fratello 
sortissero il loro effetto. L' ardua bisogna fu delegata 
a due degli Anziani , Cristoforo di Vernazza e Melia- 
duce Cicala, aggiunto per terzo il sindaco del Comune 
ch'era Ambrogio di Senarega. E più tardi entrarono 
in parte di tal cura i Salvatori del Porto e del Molo, ai 
quali era pur confidata l'Opera del S. Lorenzo: Fran- 
cesco Gentile priore, Antonio Carena, Paolo Maruffo e 
Giovanni Salvago, i quali s' acquietarono agevolmente 
al giudizio dei tre delegati, che cioè la cappella de' 
Fieschi s'aprisse sul destro fianco alla porta , rimosso 
e collocato degnamente in altra parte del tempio l'ai- 
tar di sant'Orsola a spese dei due gentili (1). E poco 



v l) Produco a maggiore schiarimento il parere dei tre delegati rispetto 
alla traslazione dell'aitar di s. Orsola, che secondo il soprascritto decreto 
dovea eedere il luogo alla cappella del Fiesco. Rinvengo il tenore della 
costoro deliberazione negli atti del Mot. Giovanni Guiraldi in data del 9 
gennaio 1463, e ne riferisco in parte il tenore : Inspectis omnibus diete Ec- 
clesie locis et angulis nec ullum invenientes in quo convenientius posset dictum 
altare collocavi habitis ad omnia diynis considerationibus et audilis ac intellec- 
tis omnibus iis que audienda et intelligenda illis visa fuerunt : omni jure ac 
via quibus melias et validius potuere et ex potestate sibi attributa statuerunt et 
decreverunt quod dictum altare S- Ursule collocetur et afligatur ei colutine que 
in ingressu diete Ecclesie per portam tnajorem a marni dextra secunda nume- 



CilMTOLO II, 155 

andò che il Senato lo ridusse in decreto, commetten- 
dosi ne 1 PP. del Comune perchè l' altarino mutando 
luogo non iscapitasse d'ornato e di dignità; tal prov- 



ralur et est Ulti colunna que introeuntibus in ipsam Ecclesiali per eam majo- 
retti portavi que ad meridiem veryit a marni leva et inferiori opposita est quem 
locum tamquam mayis accomodatavi et altari convenientiorem assignaverunt et 
delegerunl. Quod quidem altare ila transmutetur sumptibus dicti Mathei cum 
decenti quidem omatu ab ipso Spedato Officio declarando. — Alla costruzione 
della eappella ostavano altresì la porta laterale che per legge di simme- 
tria conveniva ampliar sul davanti, e due monumenti sepolcrali affissi sul 
muro esterno là dove era mestieri operare sì l'atta ampliazione, cioè verso 
la chiesuola di S. Giovanni il Vecchio. Bisognando l'autorità episcopale 
per recar rimedio a sì fatti impedimenti, Matteo del Fiesco ottenne i se- 
guenti decreti dal Rev. Leonardo de Foruari. Vescovo poi di Mariana, che 
fungeva a que* giorni le veci dell' arcivescovo Paolo da Campofregoso in 
qualità di Vicario generale. Sopra di che bastino i brani ch*io desumo 
dal rogito di Andrea de Cario Cancelliere della Curia — MCCCCLXF die 
lovis Filli Maij in terciis ad baticumjuris Archiepiscopalis Curie lanuensis: 
De mandato Rev. D. Locumtenentis et Vicarii Reverendissimi D. D. Archie- 
piscopi lanuensis etc. Si est aliquis qui jus habere pretenda in duobus monu- 
mentis antiquis uno marmoreo integro lapidibus albis et nigris fabricato et al- 
tero destructo et parvo cum jtguris extra hostium de medio majoris Ecclesie in 
exitu a dextris fonditus (sic) adhesis et contiyuis capette S. lohannis Veteris 
subtus monumentum q. D. Baptiste de Marinis Pessagni existentibus supra u- 
num quorum monumcntorum videlicet integrum sculpta est quedam arma cum 
schachis albis et rubeis iti marmare et desuper quedam tabula marmorea cum 
literis sculptis: et qui velit opponere seu contradicere quo minus dieta duo mo- 
numenta superius designata demoliri et amoveri non debeant prò ampliando 
introitu et exitu per hostium (sic) diete Ecclesie prò quadam Capella intra et 
extra murum diete Ecclesie prope hostium predictum et juxta monumenta pre- 
dieta per Nob. Malheum de Eliseo Lavarne Comitem civem lanue construenda 
compareat et comparere debeat coram prefato Rev. D. Locumtenente et Vicario 

infra sex dierum spacium etc Visa et attenta justa et honesta 

requisitione dicti D. Mathei de Eliso rejuirentis dieta duo monumenta demo- 



156 SCULTURA 

visione porta la data de 1 22 settembre 1463 (1). A cui 
piacesse conoscer altro, e dove l'altare si trasportasse , 
e come alla nuova cappella si desse lo sfondo , e con 
quali opere e per quali indulti, provveggano le note 
perchè il testo non si allunghi oltre il debito. Ben 
dirò a questo luogo che tali cure non dovettero spe- 
dirsi così d'un tratto, dacché fra quegli atti e l'accin- 
gersi che fecero a decorare 1' edicola mi corrono poco 
meno che due anni. 

Matteo del Fiesco, assente il fratello Giacomo, nelle 



Uri et remover i prò ampliando introytu et exitu per hoslium diete Ecclesie 
prò dieta Capella intra et extra murum diete Ecclesie prope hostium predictum 
et juxta monumenta predicta per ipsum D. Matheum construenda in observa- 
tione et in executione testamenti et ultime voluntatis q. bone memorie Reveren- 
dissimi D. Oeorgii Cardinalis de Flisco ipsius D. Malhei fralris qui hujus- 
vnodi Capellam in prefata Ecclesia Ianuensi instilui et dotari legavit : et quum 
predicta fieri requirantur ut supra prò constructione diete Capelle ad saluterà 
animarum et prò divini cultus augumento et diete Ecclesie ornatu et decore et 
etiam prò adimplenda vohtntate prefati q. Reverendissimi D. Georgii Cardina- 
lis ut supra dictum est etc. E segue il testo della facoltà concessa a Mat- 
teo. L'atto è rogato presentibus testibus Vetro Capello q. Antonii et Tetro de 
Ripalta q. Augustini civibus Ianue ad premissa vocatis et rogatis. — Non mi 
pare improbabile che hi occasione che fu raggrandita la porta s'incastrasse 
sul sinistro stipite il bassorilievo del monumento dei Bozoli di cui è men- 
zione nel capitolo I., e che cotesto monumento sia desso uno dei due de- 
moliti a quell'epoca. 

(1) MCCCCLIIIl die XXII Septembris: Magnificus ac Prestaìitissìmus D. 
Ducalis in Ianua Locumtenens et magnificum Consilium DB. Antianorum Com- 
munis Ianue in legitimo numero congregatum : Audito alias generoso viro Ma- 
tteo de Flisco referente Reverendissimum quondam D. Cardinalem de Flisco 
germanwm suum in ejus ultima voluntate legasse inter cetera quod de bonis suis 



CAPITOLO li. 1 57 

sue stanze medesime in piazza degli Squarciafico, il 
18 giugno del 1465, s' accordava con Giovanni da Bis- 
sone per l'opera de' marmi che secondo i disegni do- 
veano comporre ed ornare la gentilizia cappella. Quivi 
il Comasco s' intitola di que' d'antelamo, ed occupa o- 
nestissimo luogo fra tali maestri, dacché la polizza non 
ci lascia alcun dubbio ch'ei non fornisse i modelli al 
grazioso lavoro. Non crederei con eguale facilità ch'e- 
gli avesse mano al costrurre , e se in ciò è qualche 
merito, mi par dovuto ad un Paolo di Brea, capo d'o- 
pre a que' giorni riputatissimo, al quale veggo con- 



extrmtur in Ecclesia Beati Laurentii de lamia edicula seu Capella una prout 
in ejus testamento latius conlinelur nec posse quempiam in dieta Ecclesia ali- 
quod opus ejflcere nisi habita prius licentia ab ipsis Magniflcis ac Preslantis- 
simis DD. Locumtenenti et Gubernalore ac Consilio et Communi lanue da- 
tamque fuisse curam Chrisloforo de Vernacia et Meliaduci Cigalle duobus tunc 
ex Magniflcis DD. Antianis et Ambrosio de Senarega Sindico Communis in- 
quirendi locum in dieta Ecclesia ad predictam Capellau idoneupi : qui quidem 
rettulertmt prout ipsis Magniflcis DD. Gubernatori et Consilio notum est : et 
ob id petente locum sibi dari ut voluntatem ipsius Reverendissimi Patris exequi 
valeat : memores relalionis diciorum Ckristofori et sociorum laudantium dictam 
Capellam posse construi in dieta Ecclesia ante hostium (sic) quod vergit ad oc- 
cidentem et Capelloni lieredvm quondam Rapliaclis de Marinis loco libi nunc 
est altera Beate Ursule dummodo dicium altare collocetur in alio loco conve- 
nienti : Omni modo jure et forma quibus melius potuerunt et possunt statuennt 
et decreverunt quod dieta Capella estrui (sic) possit in dieta Ecclesia in loco 
predicto ubi nunc est dictum altare Beate Ursule si et quatenus dictum altare 
in ea Ecclesia collocetur in loco convenienti sumptibtis ipsius Mathei et cum 
decenti ornatu judicio et declaratione Egregiorum Patrum Communis quos su- 
perinde magistratum constituerunt tam ad constituendum locum quam ad detla- 
randum ornatum. fArchiv. Governat. — Diversorum, Voi. 88, 1463-64). 



158 SCULTURA 

segQarsi i tipi della cappella, e e ho all'alto del rogito 
entra mallevadore per gli obblighi posti al Giovanni. 
Quest'ultimo prendea carico di condurre ogni marmo 
infino al luogo dell'opera: o meglio dirò un sufficiente 
numero di marmi bianchi e di pietra nera , a far sì 
che le forme del tempio consentissero a quelle che il 
De Marini avea già predilette nella prossima edicola (1). 
Il rogito non ci nasconde le fattezze del dentro , ed 
accenna ai bottacci e ai sordetti che partono la vol- 



ili In nomine Domini Amen: Magisler Iohannea Bixonus de Cumis magi- 
ster ani elami promlsslt et solemniter convertii D. Malheo de Flisco suo et pro- 
curatorio nomine D. lacobl ile Flisco conducere et conduci facere in elvitate 
lamie in et prope Eccleslam S. Laurentll in loco ubi dlcll DD. lacobus et Ma- 
theus Intendunt fabricare qmndam Capellam tot lapides marmoreas et nigras 
que sufficiant ad construendam Capellam imam in dieta Ecclesia S. Lavrentk 
la ni' e cum suis bottaclls et surdetls (sic] Intra dici am Capellam juxta et secun- 
dum dsslgnum factum per ipsum mag. Iohannem extstentem penes mag. Pau- 
lum de Bron dandos ipsls DD. lacobo et Matheo juxta modum et formam 
prout sunt lapides Capette Ambrosii de Marinis item scarlmtm die) unum la- 
pldeum promissit conducere. Et versa vice dlctus D. Matheus suo et diclo no- 
mine promissit dlcto mag. [oh anni presenti dare et solvere ipsl mag. Iohanni 
llbras centum septuaglnta quinque januinorum conductis dlclls lapldlbus ad lo- 
cuni laborerll diete Capette et infra solucionem quarum librarum CLXXV dlc- 
tus mag. Iohannee confessus fuit dlcto D. Matheo suo et dlcto nomine presenti 
se ab ipso D. Matheo habulsse et recepisse libras quinquaginta. Et prò dicto 
mag. Iohanne inlercesslt et fidejusslt mag Paulus de Brea. — Actum Ianue 
in domo dirti D. lacobl de Flisco posila in platea nobilmm de Squarsajcls : 
Anno Domiti. Natio. MCCCCLXf Inilctlone XI secundum Ianue cursum die 
XVI II lunil: presentlbus Ibidem D. presbitero Thoma de Leoanto et Cristo- 
foro de Medlolano targeta testlbus ad hec vocalis et rogatis. ( Atti de' Not. 
Antonio e Andrea di R r> .cao. — Fogliaz. 1, 1445-65). 



CAPITOLO II. 1«*>9 

ticciuola, acciò che le sue linee si riconoscano anche 
oggi quali furono da bel principio. S'ebbe il Bis- 
sone cento settantacinque lire di genovini per le ma- 
terie ch'egli provvide ed araannò di scalpello ; di ciò 
eh' è figura, vo' dire del tondo con l'Eterno Padre e 
de' due Santi sui fianchi del padiglione non è parola 
nell'atto. Concorda allo stile di questi il dissopra del 
monumento che i due patrizj dedicarono alla memoria 
del fratello e che si vede murato sulla destra parete; 
e son angeli al coperto d'un tabernacolo, come in atto 
di riti funebri al Cardinale che giace in paramenta di 
Vescovo. Che l'urna sul quale è indossata, senza dire 
altre membra, sien cosa più tarda benché di non molto, 
è giudizio assai pronto e da richiamarsi ad altra epoca. 
Ma quel eh' è più antico non senza ragione può re- 
carsi a Giovanni, che per altre convenzioni, o per ag- 
giunta (come spesso faceasi) alle prime, ne avesse ca- 
rico : né dee farci timidi che v' abbia troppo del Ric- 
comanno, non ostante alcun che di rozzezza o alcun 
meno di garbo. Tra i soej d'opere si trova a que' tempi 
non so qual società di maniera, che spesso impedisce 
il discernere scuola da scuola non che un maestro dal- 
l' altro. Attribuirle a Leonardo parrebbe temerità , 
quando gli atti noi tengono in Genova sì lungamente, 
come parrà a quel che aggiungo per isdebitarmi di 
questo artefice fin dove m'aiutano le mie scoperte (1). 

(1) Le forme di questa graziosa cappella sussistono ancora conrio le ho 
descritte, tranne per avventura lo scialbo che in più luoghi ricopre le li- 



"160 SCULTURA 

Fermamente si travagliava Leonardo alla sacristia 
di Castello, dico al leggiadro portale, quando fu desi- 
derato per più vasto lavoro in S. M. delle Vigne, lad- 
dove un pietoso consorzio d'uomini avea consacrato da 
tempo un altare al santo martire Sebastiano. I patti 
onde lo avea stretto il Bissone , che cioè non desse 
di scalpello ad altro uopo innanzi allo spedirsi di 
quella porta, non l'impedirono che in giugno del 1452 
non venisse ad accordi coi Governatori di questa cap- 
pella, ch'erano a que' giorni due preti di essa chiesa 
D. Andrea de' Copelli e D. Lorenzo di Costa , e un 
Giacomo di Davagna pizzicagnolo e un Manfredo di 



stelle bianche e nere che in origine la variavano ed abbellivano. L'occhio 
per altro anche meno esperto riconosce l'altarino per più moderno; ed io 
non (immetterò di far pubblico l'atto che ne ordinava il lavoro. Le ragioni 
dell'epoca, e gli artefici che convien nominare, rilegherebbero ad altri vo- 
lumi la presente notizia: ciò nondimeno ho creduto miglior fatto di strin- 
gerla al tutto della cappella che gittarla a disperdersi quasi in materie 
più dispaiate. Che l'altare con ciò che lo decora sia commissione d'Ettore 
Fieschi e lavoro di Bernardino di Novo, e la data il 1573, risulta dalla po- 
lizza qui sotto riportata. A legger la quale potrà anche sospettarsi che i 
tre santi Giorgio, Lorenzo e Battista dipinti sopra ardesia per ancona, fin 
qui attribuiti al Cambiaso, non sieno altrimenti che fattura di Lattavo Calvi 
nel quale (come pare dal rogito) si rimetteva il Fieschi pel giudizio del 
nuovo altarino. — ►£« In nomine Domini Amen: Bernardinus de Novo q. 
Mathei scultor spoute etc. promissit et promitit Magnif. D. Heclori Eliseo pre- 
senti et accentanti etc facere in Ecclexia Divi Laurentii in Capela, ipsius D. 
Hectoris sub titillo Sancii Georgii ornamentvm anchone unius altaris predicte 
Capcle marmoris albi finissimi altitudinis et latitudinis et modis iajerius de- 
chramlis : Videlicet. « L'altezza de l'altare insino al principio de la finestra 
« panni XV '/, : Le coione serano grosse once dexe e meza e alte panni 



CAPITOLO 11. 161 

Vernazza speziale e un Giovanni de' Berenghi seta- 
juolo. È lecito il credere che alla detta stagione avesse 
Leonardo in suo ajuto quell'altro Riccomanno di nome 
Francesco che il Santini gli dà per fratello, percioc- 
ché nella prima scrittura che fu rogata con quegli 
Óperaj vanno in coppia i due nomi di Francesco e di 
Leonardo, notati entrambi da Pietrasanta. Se non che 
la fraternità che loro assegna il dotto e benemerito 
concittadino, non mi sembra così ferma in ragione, 
che non possa senz'altra prova chiamarsi in dubbio. 
E quasi mi tira a discrederla, che dove il Santini tien 
l'uno e l'altro per figli d'un Riccomanno, il France- 



« octo e de resalto fora serano doi terzi de la coloiia : dal piano de F;il- 
« tare sino a 1 1 somità del r'rontispitio parrai XII >/, e sino a la somità 
« de la eroe ; serano parrai XV '/."• il quadro di dentro sera parmi qua- 
« tro e alto parmi octo o pocho manco quale sitto si ha da dipingere e 
« la chepa [sic) la deve raetere maestro Bernardino a le sue spese: e le 
« altre meri bre serano corrispondenti a loro portione e mizura : la opera 
« corintia et in su il modelo dato al detto Magnif. Signor Hectore ». — 
Que omnia laboreria facere prométti ipse mag. Bernardiuus suis expensis intra 
menses tres proxime venturos bene et diligenter et sine aliqua fraude. Et versa 
vice dictus Magnif. D. Hector presens et acceptans promissit et promitit dicto 
mag. Bernardino presenti eidem dare et solvere prò ejus mercede scuta viginti 
quinque auri in auro Italie in diem secundum quod laboràbitur et magis finito 
laborerio id quod videbilur ipsi Magni/. D. Hectori et mag. Lazaro Calvo pic- 
tori omni exceptione etc. Que omnia etc. — Actum lamie in caminata domus 
dicti Magnif. D. Hectoris sitte in contrada Dici Laurentii : Anno Domiti. 
Nativ. MDLXXIII Indie tione XF secundum Ianue cursum die Sabati VII 
Marcii in Vesperis : presentibus testibus Lazaro Casela de Saligno no q. Ale- 
xandri et Stefano de Boscho q. loawiis vocatis et rogatis. (Atti del Not. Ayo- 
gostino Campanella. — Fogliaz. 2, 1573-'74). 

Yol. IV. — Scultura. 21 



162 SCt? L TUBA 

sco si nomina in detta carta non altrimenti che fi- 
gliuol d'un Cristoforo, né v'ha parola che tocchi di 
fratellanza come pur costumavasi in simili casi per 
ogni notaio. Checché se ne giudichi, certo è che Tal- 
tare o cappella che dir si voglia alle Vigne ebbe i- 
nizj sinistri, e progressi lenti, ed effetti per avven- 
tura al dissotto delle speranze. E prima mi sconforta 
che il nome di Francesco le più volte registrato nel- 
l'atto siccome di contraente in società di Leonardo , 
altrettante è cassato d'un tratto di pennn; ma ch'egli 
per sua parte si traesse dai patti non può dubitarsene. 
Il suo compagno rimase in fede, o non disdisse almeno 
le convenzioni; ma il fatto ci niega che per oltre due 
lustri applicasse la mano ai lavori, né v'ha indizio 
veruno ch'ei li seguisse di poi. Le cagioni si lascino 
a chi sa più imaginare: se già non paiano le più pro- 
babili la frequenza delle opere in Genova, o l'usanza 
quasi comune a cotesti toscani di tentar la fortuna 
d'una in altra provincia. E da questa parte terran 
forse i più accorti, pensando l'allogazione suddetta ; la 
quale ad uomo presente non era di sì legger conto 
ch'ei non avesse a ricusar ciascun' altra o ad allen- 
tare per questa le cose di meno rilievo. 

I marmi infatti da scolpirsi alle Vigne doveano com- 
porre (per quel che accennano i rogiti) un prospetto 
magnifico alla cappella, e assai ricco così d'intagli che 
di rilievi, disegnato in tre specchi o riparti, secondo le 
forme gradite a quel tempo nei tabernacoli sporgenti 



CAPITOLO. II. 163 

onde soleano fregiarsi e gli altari e le ancone. L'opera 
dovea spaziare addentro, o pel largo se più ti piace, 
non meno di palmi diciassette e per ventiquattro le- 
varsi in alto, sorretta da luogo a luogo per isvelte co- 
lonne che girassero un palmo e mezzo o un tal più. 
Non dissente dal verosimile che a disegnarne le linee 
e più anche le fregiature, ch'erano di quella stagione 
aggiramenti di foglie e trafori dilicatissimi, si volges- 
sero i deputati a Simone Caldera valentissimo ne' me- 
stieri dell'orafo, ma in cotal fatta di leggiadrie pres- 
soché singolare: leggendosi nel contesto dell' atto la 
condizione che il modello segnato in carte avesse a 
guardarsi per man di Simone, e dovesse egli stesso 
esser giudice ed arbitro di chi l'eseguiva (1). Di que- 



(1) <%i In nomini Domini Amen: Infrascritti gubernatorcs Capette beati Se- 
bastiani constiHte in Ecclesia S. Marie de Vineis videlicet D. presbiter An- 
dreas de Copelis de Perrola et presbiter Laurenlius de Costa existentes in dieta 
Ecclesia Iacobus de Davania formaiarius Manfredus de Vernacia spcciarius et 
Iohannes de Beremjhis seaterius ex una parte et Leonardus de Ricomano de 
Petra sancta ex parte altera sponte etc. pervenerunt et pervenisse sibi ipsis 
invicem el vicissim confessi fuerunt ad infrascripta pacta composiciones pro- 
missiones obliyaliones et alia infrascripta ut infra dicetur causa el occaxione 
infrascriptorum laboreriorum de quibus infra declarabitur : Renunciantes etc. 
Videlicet quia ex causa dictorum pactorum composicionis et aliorum infrascrip- 
torum diclus Leonardus promissit et solemniter convenit dictis Andree et sociis 
dictis nominibus presentibus et stipulantibus bene fidéliter legaliter et diligenter 
facere omnibus expensis dicti Leonardi in Ecclesia Sancte Marie de Vineis vide- 
licet in Capella beati Fabiani et Sebastiani quoddam laborerium marmororum 
dtsignatum in quoddam (sic) papiro de voluntatt diclarum partium deposito et 



164 SCULTURA 

sto virtuoso si vuol parlare a migliore opportunità: né 
però disconviene al presente luogo, affinchè s'argomenti 
che sottil cosa foss'ella e quanto dilicata a condursi 
per iscalpelli questo frontispizio di s. Sebastiano, a ri- 
chiedere il quale, e a concepirlo e idearlo, non valsero 
forse poco nella mente de' cinque Operai le sculture 
che pur allora s'intraprendevano alla cappella pocanzi 
descritta del Precursore. Nove statue dovean sormon- 
tarlo e abbellirlo per lungo , da quattro a 3ei palmi 



seu apodiato penes Simonem Calderam fabrum formaliter prout continetur in 
dicto designo excepto solum quod dictus mag. Leonardus non teneatur nec o- 
lligatus esse intelligalur non obstantibus predictis ad faciendum in dicto labo- 
rerio designato ut svpra fìguras novera sanctorum designatas in dicto designo 
sed solum facete teneatur et debeat ac obligalus sit farete situm et seu locum 
ubi possit poni se.nper in dicto laborerk designato ut . upra dictas novera fi- 
gnras in ìocis designatis in dicto papiro. Et quod laborerium diclorum marmo- 
rorum esse debeat in latitudine intus dicto laborerio parmos decem septem seu 
plus et in altitudine palmos vigìnti intus et columne dicti laborerii sint et esse 
cebeant in latitudinem parmi unius cum dimidio et plus. Et quod laborerium 
dictus mag. Leonardus facere teneatur et debeat infra menses decem octo pro- 
xime venturos positura in dieta Capella juxta dictum designum prout superius 
dictum est et infra menses orto proxime venturos debeat poni facere in dieta 
Capella columnas predictas cum primis tribus faciis. Et quod labonnum dic- 
tus mag. Leonardus facere teneatur et debeai cum Consilio dicti Simouis. Et 
versa vice dicti Andreas et Sodi dictis nominibus acceptando omnia et singula 
suprascripta eorum propriis et privatis nominibus promisserunt et solemniter 
convenerunt dicto mag. Leonardo presenti et stipulanti ut supra dare et sol- 
vere prò omnibus suprascriptis libras quadringentas quinquajinta lanue ad 
jornatam secundum quod laborabit. Et si predictus Simon dixerit dictum Leo- 
nardum mereri ultra dictas libras CCCCL lanue quod tunc et eo casu dictus 
Simon possit adder* dicto predo usque in libras quinquaginta Zanne et $o casu 



CAPITOLO 11. 165 

in misura ; ina queste si mandarono ad altro tempo , 
così parea grave il primo lavoro architettonico ed or- 
nativo. Né questo però difettava d'imagini ; che s' io 
leggo dirittamente, altre nove o intagliate in tondi o 
alternate comechessia negli ornati doveano mostrarsi 
nel tabernacolo a tre per faccia. I cinque mettean ter- 
mine all'opera diciotto mesi, e stipulavano che in capo 
ad otto gli specchi inferiori poggiassero sulle colonne; 
la mercede in lire quattrocentocinquanta di geno- 



dictus Andreas et sociù dictis nominibus teneaulur et debeant dare et solvere 
eidem Leonardo sioe persone legitime prò eo totum illud et quantum dictus 
Simon dixerit et arbitralus fuerit usque in dictas Ubras qninquaginta Ianue 
tantum. Acto quod semper et quandocumque dicti gubernatores diete Capelle 
elegerint velie fieri facere dictas novem figuras de quibus supra quod fune et 
eo casu in quantum dietv.s niag. Leonardus esset in Janna tuta temporis fa- 
cere debeat eas prò preci) li>rarum viginti Ianue prò qualìbet figura posila et 
seu ponenda in dicto laborerio et que figure esse debeant de parmis UH usque 
in VI in discreptione (sic) dicti Simonis. Rem acto quod dictus Leonardus 
facere debeat in dicto labor. rio videlicet in illis tribus partibus ubi est posila 
crux in dicto designo figuras novem videlicet illas quales dictis gubernatoribus 
melius videbitur et placuerit et que semper esse inteligantur et debeant in dicto 
predo dictarum librarum CCCCL : item acto eliam quod ex nunc dicti guber- 
natores infra solution em dicti predi mutuare debeant dicto Leonardo Ubras 
centum Ianue cum hoc quod dictus Leonardus in receplione dictarum librarum 
centum Ianue prestare debeat cauptionem (sic) et de ipsis libris centum videli- 
cet Baxilius Petrini. — Aduni Ianue in contrada Ecclesie S. Marie de Vi- 
neis scilket in mediano apotece dicti Iohannis de Berenghis: Anno Domin. Nativ. 
MUCCCLU Indidione UHI secundum Ianue cursum lunii (sic) hora XXII 
in circa : presentibus testibns D. presbitero Eleoterio de Monteclaro mansiona- 
rio diete Ecclesie et Angelo de Solario Antonii civibus Ianue vocatis et rogatit 
(Atti del Not Bartolommeo Risso. — Fogliai. 2, 1451-52). 



166 . SCULTURA 

vini, o in altre cinquanta di soprammercato quando 
ne arbitrasse il Caldera, alla cui direzione ed al cui 
consiglio dovea strettamente tenersi il maestro. A que- 
st'ultimo serbavano finalmente il lavorìo delle statue, 
sì veramente ch'ei fosse in Genova quando deliberas- 
sero di porvi mano : dalla qual clausola mi s' addop- 
piano le sospizioni, o mi si scema la voglia di cre- 
dere cotesti statuarj costanti in una terra qualsiasi o 
in qualsiasi lavoro. 

Dieci anni infatti , se non fo caso di pochi mesi , 
s'avvicendano tra 1' uno e 1' altro dei rogiti che mi 
narrano i casi della cappella. In giugno del 1462 non 
crederesti che persona del mondo avesse posti i pen- 
sieri a tal' opera, se nuovi patti tra il Riccomanno 
e i Governatori non accennassero alla prima scrittura 
e non dessero 1' opera per cominciata. Il perchè non 
accadde a Leonardo se non che di prometter© quel 
tanto che avea già promesso solennemente , con solo 
di giunta la multa di sessanta ducati d'oro se un'al- 
tra volta rompesse fede. Ciò nondimeno chi guatasse 
in quest'atto non vorrebbe promettersi effetti migliori, 
al vedere come Leonardo si disponga a partirsene per 
Pietrasanta, e i dabben deputati stian contenti d' a- 
spettare il ritorno (1). Il cessar delle carte ci lascia 



(1) In nomine Domini Amen . Leonardus de Ricoautno de Petra sancta 
magister operum marmarorum sciens se promisisse et convenisse Manfredo de 
Vernatici spedano et lohanni de Berengis [seaterio tt sociis deputati: super 



CAPITOLO II. 167 

in sospeso se costai ritornasse, o se ritornato compiesse 
l'opera degli ornamenti. Quel ch'è manifesto, l'edicola 
di s. Sebastiano desiderò le sue statue per altri due 
lustri, né potè averle dal Riccomanno. E così incontra 
il più delle volte a sì fatte imprese, che incominciate 
con tristo augurio non si raddrizzino per altra indu- 
stria. Che se al lettore piacesse il sapere l' origine e 
la postura e le sorti della cappella, i fogliazzi del can- 
celliere De Cario potran soddisfarnelo. V'han carte che 
la dicono primamente fondata da Melchior Fatinanti , 



opere constructionis marmoree Capelle S. Sebastiani construende et fabricande 
in Ecclesia S. Marie de Vineis civitatis Ianue ipsum opus facere et construere 
in modum et formarn secundum et prout apparet publico instrumento scripto 
rnanu Bartholowiei Rilii Notar ii MCVCCLII die XII II lunii viso per me No- 
tarium infrascriptum et cum dictus Leonardus nuac intendat projicisci Petra- 
sanctam et postquam reversus fuerit Ianuam persegui dictum opus : idcirco 
sponte et ex certa scientia et nullo juris vel facti errore duclus seu modo ali- 
quo circunventus promisit et solemniler convenit diclis Manfredo et Iohanni 
eorum nominibus et nomine et vice sociorum suorum et mihi Notario infra- 
scripto tanquam persone publice officio publico stipulanti et recipienti nomine et 
vice omnium et singulorum quorum interest intererit vel interesse poterit in 
juturum reverti ai civitatem Ianue hinc ai et per totum mensem lunii proxi- 
me venturum et hoc side prejuiicio contentorum i/t, Urto instrumento: sub pena 
Jlorenorum sive dncalorum anri sexaginta aplicania operi reparacionis diete 
Capelle. — Actum Ianue in volta exislente sub domo nob. Antonioti Orlili 
sita in platea S. M. de Vineis et juxla hostium (sic) diete Ecclesie : Anno 
Domin. Nativ. millesimo quadringentesimo sexagesimo secundo Indictione nona 
secunium Ianue cursum die Lune duodecima Aprilis hora vigesima lertia vel 
circa: presentibus testibus Baldino de Castellano callegario q. Francisci et Bar- 
naba de Framura fabro q. Benedica civibus Ianue vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Paolo di Recco. — Fogliuz. 1. H59-62 1 . 



1 68 SCULTURA 

e ce ne additano V altare presso quello degli Undici 
mila Martiri indossato a quel muro che porge le spalle 
all'antico chiostro. Ond'è a stimare che al ricostrursi 
del tempio si cambiassero bensì le forme dell'edilìzio, 
non l'ordine o il titolo delle varie cappelle. Ma que- 
sta di s. Sebastiano non attese gran pezza a mutar 
patroni, come quella che del 1473 fu ceduta ad un 
altra Consorzia, o a dir più esatto alla università de' 
rivenditori di fratta, con questa legge eh' ei non vi 
ponessero lapide o insegna veruna del loro possesso. E 
continuarono in governarla i zelanti di prima, od al- 
meno i superstiti, che dei quattro preposti a tal cura, 
il sacerdote di Costa e il setajuolo Berenghi ricompa- 
jono soli a patteggiar di scultura. 

Esce fuori al bisogno delle nuove opere quel lom- 
bardo, Giovan Donato da Maroggia, che annunziam- 
mo cogli altri sui primi passi. Costui per iscritta del 
2 novembre 1475 sottentrò all' incarico delle statue; 
non già di nove quante dovea il Riccomanno, ma di 
sole sette, e d'intorno a quattro palmi, e da comporsi 
sul sommo del frontespizio (1). Forse le linee dell' o- 



(1) In nomine Domini Amen : Venerabilis D. Presbiter Laurentius de Costa 
mansionarius Ecclesie S. Marie de Vineis Ia,nue et lohannes de Berengts sea- 
terius q. Gregorii duo ex quatuor Protectoribus altaris et Capete Sancii Se- 
bastiani imposite in dieta Ecclesia S. Marie de Vineis ex una parte : et lo- 
hannes Donatus de Marozia de Lacu Lugani q. Petri magister marmarorum 
i» tanna major annis vigintiquinque prout asserii ex parte altera : sponte diete 



CAPITOLO 11. 1G9 

pera non ben compiuta dal Pietrasantese avean preso 
altra forma nel tempo che volse non breve fra l'uno 
e 1' altro scultore , né forse fu estraneo a tal faccenda 
il Bissoni che poco stante incontreremo alle Vigne per 
consimil fattura. D'altra parte Gio. Donato si nomina 
in alcun atto per maestro di fabbriche ; e l' esercizio 



partes et earwn certa scientia per se se et heredes suos se se obligando perve- 
nerunt et pervenisse sibi ad invicem et vicissim presentibus slipidantibus et re- 
cipientibus prò se se et heredibus suis con/essi fuerunt et confitenlur ad tran- 
sacioncm infrascriptam composicionem et pacta causa infrascripta: Renuncian- 
tes etc. Videlicet quia causa et occaxione dictarum transacionis composicionis 
et paclorum dictus Iohannes Donatus promisit et solemniter conventi dictis 
Venerab. D. presbitero Laurentio et Iohanni de Berengis dictis nominibus pre- 
sentibus et eisdem stipulantibus et recipientibus hinc ad menses novem proxime 
venturos salvo semper justo impedimento construere seu construi facere figuras 
septcm marmoreas albas sculplas videlicet sex ipsarum parmorum quatuor usque 
in quatuor cum dimidio in arbitrio ipsorum DB. Venerab. presbiteri Laurentii 
ti Iòhannis dictis nominibus et reliquam vero que poni debet iti summitate diete 
Capette parmorum quinque et eas omnibus expensis dicti Iòhannis Donati in 
operam in dieta Capella ponere seu poni facere omni opere. Qui quidem Ve- 
nerab. D. présbiter Lauroitius et Iohannes de Berengis dictis nominibus dare 
et solvere teneantur et promiserunt dicto Iohanni Donato presenti et ut supra 
stipulanti et recipienti prò vero predo et valore dicti laborerii libras ccntum 
quatitordecim januinorum monete currentis dandarum (sic) et solvendarum per 
dictos Venerab. D. presbiterum Laurentium et Iohannem dictis nominibus dicto 
Iohanni Donato et quas dicti Venerab. D. présbiter Laurentius et Johannes 
dictis nominibus dicto Iohanni Donato dare et solvere promiserunt in liunc 
modum et per hos terminos videlicet de et prò singula ipsarum figurarum post- 
quam posila fuerit in laborerio predicto et complecta (sic) libras decem janui- 
norum monete currentis que erunt in summam libre septuaginta Ianue diete 
monete currentis: Infra solutionem predi et valoris quarum figurarum dictus 
Iohannes Donatus habuit et recepii et se habuisse et recepisse confessus est 
Vol. IV. — Scultura. 22 



170 SCULTURA 

dei due magisteri lo impronta di non so qual somi- 
glianza o dimestichezza con Giovanni. Conosciamo dal 
tenore de' rogiti che la fronte marmorea saliva in pi- 
ramide e facea capo con un cimiero , dove sorretta 
da mensola s'attergava una statua di maggior mole 
nel bel mezzo dell'ultimo specchio. S' io raffronto le 



in presentia mei Notarli et testimi infrascriptorum libras viginli quinque la- 
mie diete monete currentis videlicet in ducatis odo auri largis et restum in 
moneta argentea : residuimi vero quod est sev, sunt libre decem novem lanue 
diete monete currentis dicti Vener. D presbiter Laurentìus et Johannes dictis 
nominibus dare et solvere teneanlur et promiserimt dicto Iohanni Donato pre- 
senti et ut supra stipulanti et recipienti semper et quandocumque ad liberam 
wluntatem et simplicem requisicionem dicti Iohannis Donati rei persone prò 
eo legitime post constitucionem et fabricacionem in opere laborerii predicti. In 
qua quidem figura ni supra ponendo, in summitale diete Capette dktus Iohan- 
nes Donatus ponere seu poni facere teneatur sub dieta figura capitelum quod- 
dam marmoreum laboratum decenter et sujjtcienter prout decet expensis dicti 
Iolymuis Donati. Que omnia etc. Sub pena florenorum quinquaginta lanue 
monete currentis solenni stipulatione promissa in quam penarti incidat pars 
non observans parti observanti prò justo danno et interesse partis obsercantis 
taxata. Jnsuper prò dicto Iohanne Donato et ejns precibus et mandatis prò 
predictis omnibus solemniter intercesserunt et fidejusserunt Antonius Gineli 
magisler marmororum in Janna q. Andree et Matheus de Bisono etiam magi- 
ster marmororum in [nnva et quilibet ipsornm Antonii et Mathei in solidum 
et se se indeque prout principales etc. - Aduni lanue in volta seaterie dicti. 
Iohannis de Berengis seaterii posila juxta plateau Ecclesie predide S- AI. de Fi- 
neis videlicet sub domo nob. Antoniotti Grilli: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXV 
Indidione odava secundum lanue cursum die lovis secunda Novembris paulo 
post horam XX terciam: presentibus lestibus Andrea de Rocheta calegario q. 
Pelri Nicolao de Marchexio seaUrio q. Jacobi et Stephano Varencio texlore 
cintorum septe (sic) q. Jacobi civibus lanue ad hec vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Tommaso Duracino. — Fogliaz. 18. 1475V 



C A PI TO LO II. 171 

dimensioni e la qualità delle statue, mi traggo a so- 
spettare che l'opera di Grò. Donato non sia in tutto 
perita come a cento altre intervenne, e specialmente 
in un tempio che riformato e quasi dissi rifatto in età 
più moderna, dovette sdegnare cotesto sembianze del- 
l'arte vecchia. Ma nell' aprire o nel decorare che fecero 
la porta di fianco eh' esce in dirittura a Campetto , 
piacque indossare al grazioso architrave tre imagini , 
l'una del Padre Eterno e le due de' ss. Lorenzo e 
Giorgio, le quali al men pratico d' arti debbon pure 
mostrarsi disformi dall'epoca e dallo stile di quel por- 
tale. Ora io non dubito ch'elle non provengano dalla 
cappella del santo martire, e non sien mano dello 
scultor da Maroggia, e mi allegro che ancora ci dorino 
sane ed intere, contuttoché le proporzioni e l'unità di 
cotali ornamenti ne patiscano offesa. Né a giudicare 
da queste statue tornerà troppa lode al Maroggia; non 
degno al certo che si metta fra i pessimi di quel pe- 
riodo, ma appetto d' altri men disinvolto negli atti 
delle figure, e meno elegante nel panneggiarle, e più 
rozzo per avventura nello scolpirle. Toccò per sì fatte 
sculture cento quattordici lire di Genova, e dovea ren- 
derle in termine di mesi nove: meschino il prezzo, e 
angustissimo il tempo (1). Se non che questi patti il 



(1) In nomine Domini Amen : Iohannes Donatus de Marosio magister mar- 
mororum habitator /anue sponte et ex certa scientia confessus fuit et in veri- 
tate publica recognovit Venerai. D. presb. lanrentio de Costa et, Thome de 



172 SCULTURA 

più spesso cadevano a vuoto, né par credibile che a 
questa volta reggessero , dacché troviamo la final? 
quietanza non prima rogata che in capo a cinque 
anni, duranti i quali il Giovanni Berenghi era morto. 
Sciolto così di Leonardo e di Gio. Donato che quin- 
d'innanzi mi si dileguano, raggiungo il Bissone che 
invecchia fra noi, e volentieri ci acconta de' fatti suoi. 
A questo punto io lo accoppio a Matteo , non so se 
a lui congiunto di sangue, ma certo suo conterraneo, 
e al paro di lui riputato così allo scolpire siccome al 
costrurre. E quasi compagni a lavoro mi si discoprono 
nei cartularj di S. Giorgio tra il 1486 e 1' 88; Mat- 



Berengis de Regio olim Protectoribus capele S- Sebastiani posile in Ecclesia Beate 
Marie de Vineis presentibus et acceptantibtis ac stipulantibus et recipientibus 
prò se se dictis nominibus heredumque et successorum suorum et ai cautelarli 
mihi Notano infrascripto tanquam persone publice officio publico stipulanti et 
recipienti nomine et vice heredum et seu heredilatis et bonorum dicti q. Io- 
hannis se a dictis presb. Laurentio ac Thoma dicto nomine habuisse et rece- 
pisse in pecunia numerata libras centtim quatuordecim januinorum eidem de- 
bitas et promissas per dicios presb. Laurentium et q. Iohannem prò Jìguris 
septem marmoreis per eundem Iohannem Donatimi fabricatis prò dieta ca- 
pella seu ornamento cjnsdem de qitibvs se bene quietum tantum contenlnm et 
solutum vocacU et vocat a dictis presb. Laurentio et Thoma dicto nomine ete. 
— Actum lanue in contrada Suxilie et seu nobilium de Italianis videlicet ad 
apothecam Iohannis de Toirano speciarii posila sub domo q. Luciani Italiani: 
Anno Domin. Nativ. MCCCCoctuagesimo Indictione duodecima secundum Ianus 
cursum die Sabati vigesima nona Aprilis hora nona : presentibus Antonio de 
Pineto de Rapalo vilrerio q. liiliani et Rainaldo Lorerio de Castel acio calle- 
gario Paganini habilatoribus lanue testibus ad premissa vocatis et rogalis. — 
(Atti del Not. Cristoforo Rollerò — Foglia/.. 1, 1417-1486. 



CAPITOLO)]. 173 

teo a fornire il bisogno de 1 marmi, e Giovanni a la- 
vorarli d'intaglio. Primo fa un mezzo rilievo col so- 
lito emblema del Santo, del quale è memoria ne' ra- 
zionali del castello di Lerici , spedito al castellano 
Nicola di Marco perchè ne fregiasse il Palazzo della 
Ragione (1). Un'altra lapide con più figure n'andò a 
Bastia per decoro della fortezza, e con questa due al- 
tre più piccole, distinte della effìgie suddetta e di ac- 
concia epigrafe , da murarsi sui ponti di Golo (2). Ma 
questi intagli, foggiati diremmo a sesta, e de' quali 
soverchia il numero a chi passeggia le nostre contrade, 
dovettero riuscirgli un nonnulla verso la commissione 
che fece in lui quel mons. De Fornari Vescovo maria- 
nense di cai lodammo una suntuosa cappella alle 
Vigne. Dovremmo a quest'ora produr notizia di due 
altre che il pio prelato consecrò alla religione degli 
avi, l'una ai Minori di s. Francesco, l'altra agli Ere- 



li) »^< MCCCCLIIXVII die II VI Maij: laborerium castri Illicis — Pro 
magistro Iohanne de Bisono prò lapide cum vexìllo S. Oeorgii misso Nicolao 
de Marco Commissario et Castellano diete partis videlicet prò porta Palacii : 
et die lux prò Petra de Fresante: l. V- (Archiv. ti. Uiorgiu: Cartularium Of- 
frii 1486). 

(2) MCCCCLIIXVU1 die IVI Octohris: Pro magistro Iohanne Bissonu 
marmorario prò predo unius lapidis palmorum sex in longitudine et trium date 
laborate cum figuris prò Forte Bastite ac duaous aliis parvis prò ponlibus Gole 
cum sculptura S. Georgii ac literis computatis capsiis duahis in quibus fuerunt 
posile a supradicto mag. Iohanne: l. IIVII s. VII. (Archiv. S. Giorgio : 
Cartularium Officii 1488;. 



174 SCULTURA 

mitani della Consolazione in Bisagno, chiesa in allora 
di fresca data. Ma l'ordine e il pregio delle opere ci 
contengono in questa, ove il Vescovo e col titolo di 
s. Leonardo, e cogli emblemi de' suoi gentili, e col 
molto degli ornamenti intendeva a lasciar memoria 
di sé più onorata che altrove. Scrissi già prima d'ora 
che il sito o prescelto o conceduto a tal fabbrica se- 
guiva (come anch'oggi si scerne) alla porta d'ingresso 
a diritta: ora aggiungo che al lato opposto della chiesa 
un'altra cappella faceva recente mostra di sé, dedicata 
a s. Anna e pertinente agli eredi del nob. Ottaviano 
Vivaldi. Piacque al Prelato di conformare la propria 
ai disegni di quella, geloso forse della euritmia su 
quo' primi passi del tempio, ma più ancora, io sup- 
pongo, per la molta bellezza del suddetto lavoro che 
togliesse ogni speranza a migliori disegni. Per la qual 
cosa ai 17 settembre del 1488 sull'ultimo vespro, fat- 
tosi il Vescovo con esso il Bissoni, e col Cancelliere 
di Cario che rogasse la polizza, presso 1' altare sud- 
detto de' Vivaldi, e sottilmente considerata ogni parte, 
così volle che lo scultore si obbligasse di condurre la 
sua come l'altra a puntino mostravasi agli occhi, sal- 
vochò le colonne ond'era sorretta la fronte esterna a- 
vessero un tal nulla a vantaggiarsi in grossezza. Al 
di sopra di queste, levate in alto di palmi dodici, gi- 
rava un arco, ch'io mi figuro non troppo dissimile a 
quel de' Fieschi nel Duomo , però che saliva in ci- 
miero sostenendo un' imagine dell' Eterno Padre, e 



CAPITOLO 11. 175 

sopportava ai due lati pur quelle di N. D. Annunziata 
e dell'Arcangelo, (1) tutto intorno variato e grazioso di 
piccoli archetti secondo le forme che ancor ci restano 
di Giovanni nella Cattedrale ed altrove (2). È strano 
a dirsi che a tanto lavoro si consentivano non più 



(1) Questa statua di Dio Padre potrebbe verosimilmente esser quella 
che insieme al cimiero veggiamo acconciata per ornamento sopra la porta 
laterale del tempio. 

(2) In nomine Domini Amen : Magister Iohannes de Bissono q. Beltrami 
magister antelami et intaliorum habitator lanue sponte et ex certa scientia 
promissit et convenit Reverendissimo in Christo Patri D. Leonardo de Furna- 
riis Episcopo Marranensi fondatori (sic) et institutori cujusdam capette que de 
novo construi et fabricari cepit et perficere iniendit in Ecclesia Beate Marie 
de Vineis januensis in angulo a dextris diete Ecclesie presenti stipulanti et 
recipienti conducere seu conduci facere ad presentem cicitatem lanue et apother 
cam ipsius mag. Ioliannis tot petios marmoreos prò construendo seu construi 
/adendo duas colunnas marmoreas prò dieta capella dicti Rev. D. Episcopi 
jam construi cepta in dieta Ecclesia Beate Marie de Vineis longitudinis par- 
morum duodecim et illius grossitudinis cujus sunt alte due colunne capette S. 
Anne in eadem Ecclesia S. Marie de Vineis institute a sinistris prope hostiunt 
(sic) de medio versus Claustrum diete Ecclesie que est heredum q. D. Ottaviani 
de Vivaldis et ultra unius digiti: et pari modo omnia atta laboreria marmorea 
necessaria prò constructione et perfectione diete capette prefati Reti. D. Epi- 
scopi tam prò arcu construendo super dirfas dnos mlunnas et figuris sive ima- 
ginibus Beate Marie Viryuas Annunciate ab uno late re et Angeli annunciantù 
ab alio latere dicti arcus et in medio figura Dei Patris cum suis cimeriis de- 
super et archetis cum suis ramis sub dicio arcu in facie cumque demum om- 
nibus aliis laboreriis marmoreis neccessaris prò ornamento diete capette vide- 
licet ad instar similitudinem et pulcritudinem diete capette .9. Anne presentia- 
liter visse (sic) et inspecte per prefatos Rev. D. Episcopum et mag. Iohannem 
occulata fide in presentia mei Notarii et testium infrascriplorum: et hujusmodì 
petios marmoreos prò dictis duabus colunnis et alia laboreria marmorea prò 



176 SCULTURA 

che tre mesi, e più strano a credersi: né par che gli 
effetti sortissero secondo il patto. Ma ciò non discorda 
dalla benevolenza che monsignor De Fornari portava 
al lombardo, nò dalla riverente fiducia che questi a- 
vea nell' ordinatore : tanto che alla mercede non fu 



dieta constructione et fabrica arcus et aliorum neccessariorum prò dictisjlguris 
eimeriis et archetis ut supra conducere in dieta sua apotheca vel alibi in lanua 
bene decenter et subtili ingenio labor are fabr icari et preparare ita quod possint 
poni in opere et fabrica dictorum laboreriorum diete capelle conducere et con- 
sigliare seu conduci et consignari facere bene et decenter laborata sana et in- 
tegra in dieta Ecclesia infra menses tres proxime venturos juslo et leyi timo 
impedimento cessante. Et versa vice prefatus Reo. D. Episcopus acceplans pre- 
dieta promissit et solemniter convenit dieta mag. Iohauui presenti et solemniter 
stipulanti dare et solvere realiler et cum effectu eidem mag. Iohaimi tam prò 
consteo dictorum peliorum et laboreriorum marmoreorum quam prò magisterio 
et laboreriis seu mercede ipsius mag. Iohancis prò ipsis peeiis et laboreriis 
tnarmoreis laborandis intaliandis et omandis videlieet toium illud et de et 
quantum dixerint et exclaraverint et arbitr amentati fuerint ipse Rev. D. Epi- 
scopus et egregius tir Christoforus de Davania civis Ianue secundum eorum 
puras conscientias quorum D. Episcopi et Christofori exclarationi et arbitra- 
mento in eorum conseientiis ut supra dictus mag. Iokanned stare promisit cum 
predictis. Item ultra predieta dictus D. Episcopus lenetur et promisit solvere 
dicto magistro espensas jiendas prò conducendo dieta laboreria marmorea sic 
laborata et subtiUter fabricata de apotheca dicli mag. Iohannis ad dictam Ec- 
clesiam S. Marie de Vineis integra et ad saloamentum conducenda ut supra. 

— Actum Ianue in Ecclesia B. Marie de Vineis et juxla dictam capellam S. 
Amie ut supra : Anno a Nativitate Domini MCCCCLXXXf^lII Indictione quinta 
secundum Ianue cursum die Mercurii decima seplima mensis Septembris hora 
XXIII in circha: presentibus testibus Gaspare de Aq uà battiloro q. Ambrosii 
Dominieo de Recho Notario q. Iohannis et Bartholomso Spinacio q. Damiani 
civibus Ianue ad premissa vocatis et rogatis (Atti del Not. Andrea de Cario 

— Fogliaz. 43, 1488. 



C A PITO LO 1 1. 177 

posta misura nell 1 atto , abbandonandosi in tutto Gio- 
vanni nella equità del Vescovo medesimo e di Cristo- 
foro di Davagna onorato cittadino di Genova. Ma le 
troppe faccende che oppressavano il valente scultore 
cagionarono un'altra scritta che ci guida a conoscere 
un altro maestro in società del Bissone: ed è un Gia- 
como Marocco del Luganese, che in difetto del com- 
pagno si porse egli stesso ad ultimare il lavoro (1). 



1) In nomine Domini Amen : Iacobus Marocus de Lacu L'igaui magisler 
antelami et insigniorum in Janna sciens et cognoscens Iohannem de Bissono 

etiam magistrum antelami et insigniorum marmoreorum anno proxime 

preterito pervenisse ad compositiomem cum Rev. in Christo Patre D. Leonardo 
de Furnariis Episcopo Maranensi de conducendo et dcjerendo seu conduci et 
deferri /adendo ad Ecclesiam B. Marie de Vineis januens. et in ipsam Ec- 
rlesiam reponendo laboreria marmorea necessaria prò constructione et ornamento 
capette ipsius Rev. D. Episcopi quam nuper construi et fabricari facere cepit 
in dieta Ecclesia in angulo a dextris introilus ipsius Ecclesie et ipsa laboreria 
fabricando et in opere et perfectione ipsius capello apponendo et alia /adendo 
et exornando prout latius continetur in instrumenlo -tpublico indeconfecto scripto 
manti mei Notarii anno proxime preterito die. . . . ad quod relatio habeatur: 
Et sciens etiam dicium mag. Iohannem ejus socium nunc absentem aliis suis 
negociis occupatum non potuisse adimplere totaliter nec conduci facere omnia 
dieta laboreria marmorea ad diclam Ecclesiam prò constructione diete capette 
sed adhuc restare aliquam partem ipsorum laboreriorum marmoreorum ad dic- 
lam Ecclesiam conducendorum prò dieta capella : Ideo volens ipse mag. Iacobus 
supplere defectum et impotenliam dirti mag. Iohanuis ejus sodi: sponte et ex 
certa scientia promissit et solemniter convenit dicto Rev. D. Leonardo Episcopo 
Maranensi presenti et solemniter stipulanti deferre et conducere seu conduci et 
deferri facere suis expensis ad dictam Ecclesiam B. Marie de Vineis omnia 
laboreria predicta marmorea conduci restantia prò dieta capella et ultra gra- 
duiti sive scalihum unum restans prò dieta capella videlicet infra medium men- 
sem Marcii proxime venturum et successive omnia laboreria predicta marmorea 
Vol. IV. — Scultura. 23 



178 SCULTURA 

E il Vescovo, anche in questo arrendevole, ne fu con- 
tento; stando ciò nondimeno per fermo che le linee e 
gli ornati della cappella non si scostassero punto dai 
disegni che avea pòrti Giovanni. 



et scalinum bene et diligente'/' laborare et persistere continuo in dictis laborerià 
usque ad perfectionem, diete caprile in omnibus et per omnia prout tenebatur et 
obligatus erat ipse mag. Iohannes ejus socius. Et ex inde confessus fuit et cou- 
Jtetur ipse mag. Iacobus eidem Rev. D. Episcopo presenti et ut supra stipu- 
lanti se a dicto D. Episcopo hàbuisse et recepisse libras triginta januinorum 
in pecunia numerata infra solutionem dictarum expensarum conductionis etj'a- 
brice dictorum laboreriorum et ejus mercedis de quibus ipse mag. Iacobus so- 
lemniter se bene quietwm et sohtum vocavit scilicet de dictis libris triginta in- 
fra solutionem ut supra: Renuncians etc. Et ultra promisit et convenit ipse 
Rev. D. Episcopus eidem Iacobo presenti et solemniter stipulanti mutuare et 
sibi dare et solvere alias libras viginliquinque lamie ad ipsius Iacobi liberam 
voluntatem que sibi cedant etiam in sua solutione dictorum laboreriorum : de 
quibus quidem laboreriis et operibtis seu mercede dicti mag. Iacobi tenetur et 
promisit ipse mag. Iacobus et contentatur stare in diserzione prefati D. Epi- 
scopi et in omnibus prout in dicto instrumento continetur et stare tenebatur 
dictus mag. Iohannes ejus socius etc. Insuper prò dicto mag. Iacobo ejusque 
precilus et mandalis versus dictum Rev. D. Episcopum presentem et ut supra 
stipulantem de et prò premissis aitendendis et observandis intercesserunt etjl- 
dejusserunt mag. Iohannes de Lancio de Campiono et mag. Augustinus de 
Arona magistri antelami presente s et uterque eorum in solidum: summittente.t 
et. se se obligantes ri ìpsi magistri Iacobus principalis ri Iohannes et Augu- 
stinus ejus jtdejussores quilibet eorum in solidum in forma Camere Apostolici 
et de et prò premissis omnibus : Renunciantes etc. — Aclum Ianue in platea 
diete Ecclesie B. Marie de Vineis: Anno a Nativ. Dom. MCCCCLXXXVIIII 
Indizione sexta secundum Ianue cursum die Sabati XXXI Ianuarii in terciis: 
presentibus testibus D. presb. lnnocentio de Balistariis capellam prefati Ree. 
D. Episcopi Nobilibus Cosma de Nigrono q. Simonis et Oberto Grillo q. Odora 
cioibus Ianue ad premissa vocatis et rogatis. Atti del Not. Andrea de Cario 
— Fogliaz. 44, 1483'. 



C Al' IT OL II. 179 

Certa cosa è che le ragioni del predetto lavoro , e 
le somme che rimanevano a compensarne il maestro, 
non si conchiusero innanzi al marzo del 1491, come 
insegnan le carte del notaio da Castronovo (1). Quinci 
si raccoglie che la cappella altresì messa in piede 
dal de Fornari agli Agostiniani d'Artoria era disegno 
e lavorìo del Bissoni, e quanto ad epoca , contempo- 
ranea alle Vigne : dacché la finale quitanza si rap- 
porta ad entrambe. Né al Matteo da Bissone mancò 
in tutto la grazia del degno Pastore , il quale ( se 



fi) In nomine Domini Amen : Iohannes de Dissono magister antelami seu 
marmarorum filius mag. Beltrame sponte confessus full et in ver itale publica re- 
cognovit mihi Notarlo injrascripto tanquam persone publice officio publico sti- 
pulanti et recipienti nomine et vice Rev. in Christo Patris D. Leonardi de 
Furnariis Episcopi Marranensis ac heredum et successorum suorum se ipsum 
Iohannem a dicto Rev. D. Leonardo Episcopo vere et realiter habuisse et re- 
cepisse a dicto Rev. Episcopo (sic) libras decem januinorum ad complementum 
quorumeumque laboreriorum per dictum mag. Iohannem nuper fatorum (sic) in 
constructione et Jabrica duarum capellaniarum (sic) nuper constructarum et 
quas construi fecit dictus Rev. D. Episcopus una videlicet in Ecclesia Mona- 
sterii Beale Marie de Consolatane de Bisanne extra muros Iauue Ordinis 
Fratrum Eeremitarum S. Augustini et altera in Ecclesia Beate Marie de Vi- 
neis januensi et prò omni eo et toto quicquid et quantum dictus Iohannes ha- 
here et recipere debet ac petere et requirere potest premissis vel quibusvis aliis 
ralionibus occasionibus vel causis. — Actum lanue in scriptoria Andree de 
Cario Notarii sita sub Palatio Archiepiscopali : Anno a Nativitate Domini 
MCCCCLXXXX primo Indictione octava secundum lanue cursum die Veneris 
XI Martii ante Compie torium : presentibus testibus lohanne Antonio de Savi- 
iinono q. lacobi et Vincentio de Mulfinofilio Nicolai civibus lanue ad premissa 
rocatis et rogalis. — ( Atti del Not. Battista di Castronovo. — Fogliaz. 1 , 
1490-93). 



1 80 SCULTURA. 

troppo non fallano i rogiti del suddetto notaio, volle 
esser ritratto da lui nella figura d'un morto per de- 
coro ed insegna d'un monumento. Argomentando dalle 
misure che 1' atto ne reca , ben poco differiva quel- 
l'urna dalle parecchie che veggiamo murate per va- 
rie chiese, colla persona giacente entro un loculo od 
arco; ma quel che più importa è tacciuto nella scrit- 
tura, dico il luogo a cui venia destinata (1). Tal la- 
voro ci conduce al 1492, e poco più oltre ci aecom- 



(1; In nomine Domini Amen : Matheus de Bissone- magistro antalami (sic- 1 
sive marmorarius sponte promissit et solemniter convenit Rever. in Christo 
Patri D. Leonardo de Fumariis Episcopo Maranensi presenti et solemniter 
stipulanti ntc. se ipsum Matheum prefato Rever. D. Episcopo dare et conse- 
gnare archam unam marmoream prò sepullura in muro cum ymagine unius 
Episcopi in pontificalibus bene et diligenter sculptam cum litleris illis ordinan- 
di per prefatum Rever. D- Episcopum bene et diligenter laboratam et pulitam 
ab extra in longitudine de parmis orto cum dimidio et in latitudine de parmis 
duobus cum dimidio et in altitudine de parmis tribtis infra et per totum men- 
sem lulii proxime venturum absque aliqua exceptione prò predo et nomine predi 
librarum quadraginta sex januinorum quas d'ictus D. Episcopus dare et solvere 
promissit diclo Matheo presenti et ut supra stipulanti videlicet libras deceni 
presentialite'r ad liberam voluntatem et simplicem requisitionem dirti Mattici 
et rcliquas libras triginla sex in consignatione diete arche etc. — Renunrtan- 
tes etc. — Actum lanue in contrada nobilium de Auria videlicet in domo ha- 
bitationis de presenti prefati Rever. D. Leonardi Episcopi: Anno a Nativitate 
Domini MCCCCLXXXXII Indidione nona secundum lanue cursum die Mar- 
tis XV Maij paulo ante Vesperas: presentibus testibus Venerab. D. Thoma de 
Iudicibus arckipresbitero Ecclesie SS. Gervasii et Protasii de Rapallo et Ste- 
phano de Belinis de Lexime q. Henrici famulo prefati Rever. D. Episcopi ad 
premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Battista di Castronovo — Foglia/.. 
1, 1490-ì>3). 



C A PIT L 11 181 

pagna il Giovanni, che dovea vivere a quest'ora l'età 
senile. S'accommiata da noi per un atto del Duracino 
nel 1495, laddove promette a Genesio Massa ed a Ste- 
fano Avondo d' eseguire un cancello marmoreo alla 
Disciplina di N. D. di Chiappafico sul territorio di 
Nervi. A noi grava il seguirlo nelle minime cose, 
quando è sospetto ch'ei cessasse di vita : e all' invec- 
chiar di costoro si facevano innanzi altri artefici o 
della stessa lor terra o de' luoghi vicini, rigogliosi di 
gioventù, e, come accade, maggiori d' ingegno, e ciò 
che monta per questi tempi, più studiosi del vero e 
però più disposti ad avanzar la scultura verso il gusto 
che suol dirsi moderno. 

Le materie di questo Capo non ricusano di far luogo 
ad un tal di costoro, che accenna per certa guisa il 
passaggio dall'una all'altra epoca: degno perciò di pri- 
meggiare tra i vecchi, e quasiché precursore dell' età 
nuova. Ed io lascerò ch'egli spazj in entrambe quan- 
t'è dovere ; soletto dapprima , o compagno ad alcun 
lombardo in società di lavori: congiunto più tardi a 
due fratelli, disuguali forse di pregio ma non di af- 
fetto. Il costui nome che fu Michele, e la patria ch'è 
Val d' Intelvi su quel di Como , non ebbero fin qui 
notizia fuorché in Savona, ove insieme al fratello Gio- 
vanni scolpì il mausoleo di Leonardo e Luchina pa- 
renti di Sisto IV della Rovere, ch'io serbo al luogo 
suo proprio tenendomi al lo degli anni. Il terzo, ch'io 
per età credo il minimo, domandossi Bonino, e verso 



182 S CULTURA 

gli altri può dirsi oscuro: quant'è del titolo, usarono 
tutti in comune l'aggiunto d'Aria, nativo villaggio o 
borgatella che fosse di quel contado. Quest'ultimo al 
certo non operò che di quadro, né a Giovanni vorrei 
concedere miglior vanto del comporre e delinear belle 
fabbriche e decorarle a squisitissimi intagli. Michele 
prevalse nello storiare , e maggiore che fosse o più 
novìzio d'età che il fratello , ci si mostra qual prin- 
cipe e antesignano della famiglia. Le sue memorie 
precorrono agli altri di lungo tratto, e rimane a ben 
poco ch'ei non rimonti all'età del Bissoni; né par di 
lui men longevo, o men benevolo a Genova, che an- 
cor si piaceva de' suoi scalpelli sull' alba del cinque- 
cento. E siccome a vederlo nelle opere mi riesce il 
più facile ingegno e il più graziato maestro de' suoi 
nazionali, così riconosco in lui una doppia fortuna 
colla quale iniziò per avventura e conchiuse la lunga 
serie de' suoi lavori. Incomincia quasi da lui la scultura 
monumentale, o a meglio dire delle statue onorarie; 
a formare le quali, vincolato a.i ritratti della persona, 
dovette far molto acquisto di quella evidenza eh' è a- 
niina e virtù grande per ogni rilievo. Maturo d'anni, 
conobbe in Genova ed aiutò in alcun' opera maestri 
toscani che alla copia, alla grazia , alla ilarità dello 
stile lombardo poteano aggiungere la nativa ele- 
ganza de' loro esempj. Michel d'Aria pertanto non 
può stringersi così in un discorso che non si richiami 
d'alcun altro diritto in più luoghi: né tanto presidia 



C A P 1 T LO li. 183 

ci viene dai rogiti, che per conto di lui s' abbiano a 
trascurar senza danno le conghietture e gl'indizj. 

L'anno che primamente rivela in Genova il nostro 
statuario, non si dilunga gran fatto dalla istituzione 
di quell' Ufficio che nelle Compere di S. Giorgio ap- 
pellavasi del Quarantaquattro. Travasate nella Banca 
le ragioni del Comune, e con esse i moltiplichi fon- 
dati da generosi patrizj per 1' esdebitazione del pub- 
blico, e di fresco sopraccresciuti altri lasciti erogati al- 
l' effetto medesimo, i nuovi Protettori delle Compere, 
e più specia 1 mente gli Ufficiali del Comizio predetto, 
assai tosto fecero disegno di eternare con lapidi la pie- 
tosa larghezza dei benemeriti, e di svegliare colle ima- 
gini loro 1' emulazione dei posteri. Fu atto di tutta 
giustizia di rendere il primo onore a quel Francesco 
di Leonello Vivaldi, che fin dal 1371, ed innanzi ad 
ogni altro, avea pensato un efficace rimedio alle co- 
muni gravezze con donare del proprio novanta Com- 
pere obbligate a perpetuo moltiplico mentre rimnnes- 
sero crediti da soddisfare : memorabile esempio non 
pure di civil carità ma di sottile sagacia, che a Ge- 
nova (più che al Vivaldi troppo a torto disconosciuto) 
crebbe stima nel giudizio de' dotti stranieri. Il mo- 
numento decretato a Francesco, che anch'oggi si vede 
benché murato in luogo men degno di quel Palazzo, 
fu di tal forma ordinato, che non so bene se a caso 
o ad arte , non ebbe eguale ne' molti che per simil 
cagione gli vennero appresso. Non cade in dubbio che 



184 SCULTURA 

Michel d' Aria non fosse in età fiorente del 1466 , 
quando l'effigie di quel generoso gli fu commessa da- 
gli Ufficiali; né Genova pativa difetto di maestri che 
operassero d'intaglio tanto virtuosamente da far pago 
il desiderio de' committenti e decorosa la memoria del 
benemerito. La scelta adunque che si fece di lui, per 
sé sola gli torna in lode; ma chi s'affacci a quel mar- 
mo non vorrà credere in sulle prime che a questa età, 
e da giovine artista, e di nome così oscuro in Italia, 
s'improntasse la dura materia di tanto affetto e di sì 
schietta evidenza quanta ne porgono i primi sguardi. 
Il perchè non mi offende che altri travedesse nell'au- 
tor dell' intaglio un seguace o un imitator del Ghi- 
berti , o ad ogni modo un discepolo della scuola to- 
scana (1). Ora poi , conosciuto e vendicato alla bella 
opera il vero maestro, ci converrà stamparne in mente 
lo stile, per più riscontri che ci verranno sott' occhio 
per Genova , di lavori lodatissimi spesso e da molti , 
ma ignoti a ciascuno per nome d'artefice. Stando per 
ora al Vivaldi, m'è ovvio il giudizio, che ponesse Mi- 
chele non minor cura a scolpirlo, che non fosse negli 
Ufficiali lo studio d'onorare quel benemerito, e del di- 
scernerlo quasi da ogni altra imagine che già dise- 
gnassero o fossero per disegnare negli anni appresso. 
Sì '1 vollero seduto a scranna , come in atto d' inse- 



(1) V. il Varai — Appunti artistici sopra Levante — pag. 36. 



CAPITOLO II. 185 

gnare altrui di qual modo si sovvenga alla patria : e 
l'atto siccome il gesto conveniente all' affettuoso pen- 
siero uscivano dal prode lombardo sì schietti e sì ma- 
nifesti, che se l'uomo benefico non fu vivendo quale 
si dichiara nel marmo, pur non vorresti, a guardarlo, 
ch'ei fosse altramente. Di tal lavoro , da spedirsi fra 
otto mesi, eh' è quanto a diro per l'aprile del 1467, 
si obbligò Michele a ricambio di lire 85: col soprap- 
più dell'incider la lapide, che al dissotto si legge non 
breve, e dettata nel nostro vernacolo (1). Che intorno 



(1) >Jji MCCCCLXVI die Martis XIX Angusti: Magister Michael de Aereo 
<sic) cui data est cura fàbricandi seu sculpendi in petra marmorea imaginem 
generosi quondam domini Francisci de Vivaldis: — prò Paulo Iustiniano l. 
XXXHl — • Dictus Michael constilutus etc. promisit dare dictam imaginem 
ronvenietiter sculplam in marmore albo sedentem in catedra representantem ho- 
minem magnitudinis pahnorum septem et ultra hpidem cum literis ordinandis 
sub pedibus ejus intra menses octo proximos predo librarum octoginta quinque 
infra, solutionem quarum sibi mutuantur diete libre XXXIII: alioquin resti- 
tuere ipsas l. XXXIII et solvere prò pena quantum declaraverif dictum Offi- 
cium de 44: sub etc. — Et prò eo Iohanues de Campione- magister ejusmodi 
imaginum habens apolhecam in contrata S. Marcellino 

i%ì MCCCCLXVI! die UH Decembris : Magister Franciscus de Papia pic- 
tor cui data est cura pingendi catedram imaginis quondam Francisci de Vi- 
valdis : prò Petro de Frevanle accipiente ipso L. V. — Item die XX Villi 
Mariti 1468: prò Petro de Frevante accipiente Baptista Carleto ut in manuali 
coniinetur : L, VI sol. V. 

>$« MCCCCLXVllI die XXI IH Maij : Expense imaginis lapidee quondam 
Francisci de Vivaldis prò Michaele de Aerio prò predo ipsius imaginis : L. 
LXXX VII sold. V. — Item die ea prò Enrico de Carona prò sua mercede 
trahendi et reponendi et aptandi ipsam imaginem in loco in quo est: L. XV III 
told. Vili. (Cartul. Nitidi, Archiv. di S. Giorgio). 

Vor„ IV. — Scultura. 3t 



1 80 SCULTURA 

a questi anni fosse nuovo Michele a quei delle Coni- 
pere, e novello per avventura anche a Genova, par 
credibile da questo altresì, ch'ebbe a stargli malleva- 
dore Giovan da Campione, buon maestro pur egli d'in- 
taglio che avea bottega in contrada di S. Marcellino, 
e che a noi vorrà mostrarsi altre volte compagno al 
de Aria. Altro segno d'onoranza al Vivaldi, e con a- 
nimo quasi di privilegiarlo su tutti, fu il mettere d* 
oro la cattedra da cui si sporge il ritratto per favel- 
lare (diresti) allo spettatore: servizio che rese agli or- 
dinatori quel valente che vedemmo in pittura, Fran- 
cesco De Ferrari pavese. L' intaglio era a termino 
ancor di questo nel marzo del 1468 , e nel maggio 
seguente il maestro d'opere Enrico da Carona, trattolo 
dalle stanze dello scultore, lo murava in suo luogo. 
Di tanto mi sono cortesi i cartulari delle Compere: e 
buon per noi se d'altri e tali cirnelj ond'è ricchissima 
la nostra Liguria ci fossero liberali ad un modo le 
antiche carte. 

Vennero appresso le statue di Luciano Spinola e di 
Domenico Pastine, decorati d'imagine, l'uno nel 1473 
e V altro due :inni dopo, sdebitate che furono parec- 
chie Compero co' frutti della costoro larghezza. Consta 
dai notularj che si rizzavano nella grand'aula coteste 
figure che al presente fiancheggiano 1' ingresso agli 
Uffizj ; né perciò mi dissuado che nel luogo antico 
.sorgessero quasi simmetriche sui due lati alla porta. 
Perciocché Michele in cui ne fu fatta V allogazione . 



CAPITOLO II. 187 

si piacque d'imaginarle così somiglianti fra loro, che 
inai serberesti nella memoria quai sieno le fattezze 
e l'atteggiamento e fin 1 anche le vesti o dell' uno o 
dell'altro. Forso patì difetto d'ogni ritratto per uomini 
già morti molti anni addietro : forse la consolar toga 
recò per giunta quell'abito così conforme, e aggiun- 
gerò che fors'anche i due simulacri non tanto si vol- 
lero ad encomio di personaggi quanto ad esempio e 
ad emulazione dei posteri. Tengono entrambi un car- 
tello, nell'un de' quali sta scritto: Discite a me utilitati 
publicoR inservire, e nell'altro: Ciascuno stuelli fare si- 
mili servitù alla patria. Le massime contuttociò di 
Michele non appaiono meno per cotai marmi, e più. 
ch'altro un'amabile semplicità, e non so quale abito di 
imitar la natura senza prevenzioni o artifìcj. E queste 
sculture a lor volta ebbero alcun fregio dall'oro ben- 
ché non ne resti vestigio; la prima per mano di Luca 
da Novara, la seconda di Lorenzo da Como. Fu lo- 
cato lo Spinola nella sua nicchia in sul compiere del 
1473 dal suddetto Enrico da Carona (1), ed il Pastine 



. (1) Q3 Michael de Aierio (sic) cui data est cura sculpenii imaginem quondam 
domini Luciani Spinule: debet prò cartulario secundo pagar um de LX XI II de 
Ziri L. XII. — Date fuerunt sibi L. LXVl et sold. XVllf prò valore du- 
catorum XXV quos Offlcium Pagarum taxavit ipsum habere debere prò preci» 
diete imaginis. 

Jtem die XX Decembris prò mag. Enrico de Carona prò expensis per eum 
Jactis in reponendo dictam imaginem in Sala majore Comperarum contenti» t« 



188 SCULTURA 

a mezzo il 75 da Battista Carlone (1). Con simif 
gusto, ma con effetti migliori, scolpì Michele l'effigie 
d'Ambrogio di Negro commissario in Corsica, mentr' 
egli era vivo, la quale (come attingo dalle ragioni e 
dalla epigrafe) s'indugia al 1490. È figura togata an- 
ch'essa, e d'uomo di lunga e folta capigliatura, atteg- 
giato di tal dignità, e quel che prevale, di tanta na- 
turalezza, che posta per mezzo a molte altre svariate 
d' atti e di gesti , cotesta pur ritta sui piedi nondi- 
meno par vivere e muoversi. Si direbbe tal fiata che 
l'animo de' committenti si stringa e s'assoej all'inge- 
gno dell'artista, e gli faccia forza: ad ogni modo mi 



ratione per eum deposila L. Vili de numerato: et dictus prò Cartulario pri- 
mo pagarum de LXXllll in Officio S. Georgii. 

»J« Item die V lanuarii 1475 prò Thoma de Novaria pletore sibi datas in 
soluctione mercedis sue: et dictus prò Cartulario secundo pagarum S. Georgii 
etc. Z. ////. (Voi. Exdebitationum Comperarum — Lapidum — 1468 in 1502: 
Archiv. S. Giorgio. 

(1) ►£ MCCCCLIXV die XXV III lunii. — Michael de Aerio fabricator 
imaginis quondam Dominici de Pastino : prò Cartulario S pagarum : Item die 
XVI Decembris de LXXVlll prò Officio S. Georgii prò complemento predi 
diete imaginis di- 79: /. ////. 

>J« MCCCCLXXXlll die XV dicti. — Expense imaginis quondam Dominici 
de Pastino posite in Aula rnajore Palata Comperarum S. Georgtt: prò mag. 
Baptista de Cartono prò ejus mercede deporlandi et ponendi dictam imagintm 
intra murum : l. VI sold. X. — Item die ea prò mag. Michaele de Aerio 
prò predo diete imaginis de super ins: l. VI sold. X. — Item die ea: pr* 
mag. Laurentio de Cunais pletore et dictus prò dlcto Officio S. Georgii de 
LXXVIIII - l. V sold. X. - (Cartoli. Exdebitationum Columnarum La- 
pidum ). 



CAPITOLO li. ] 89 

giova che nell'opera di questa imagine si mescoli il 
nome d' Accellino Salvago, Priore che fu dell' Uffizio 
nell'anno summentovato (1). Del qual patrizio mi rendo 
accorto por molti segni che fu di belle arti non pure 
amantissimo, ma di specchiato giudizio nell' apprez- 
zarle ; il perchè le più volte 1' avremo incontro a fa- 
vorire i migliori, e più d'una volta a presceglier Mi- 
chele nelle opere di maggior lena. Ed io non dubito 
che a lui non si debbano i molti restauri , e gli ac- 
concimi e le fregiature che già in parte ho descritte 
alla Banca, ordinate nell'anno appunto del suo prio- 
rato, e commesse ai più eletti maestri che operassero 
in Genova. Or tra costoro non manca il de Aria, con- 
tuttoché poco spazio rimanesse a scalpelli oltre la sta- 
tua accennata; ma vale il pregio che sia notato come 
lavoro di lui quel portale che mostra d'intaglio 1' u- 
sata insegna di S. Giorgio fra due guerrieri , e che 
decora l'uscio agli antichi Uffizj (siccome io credo) di 
Corsica. Il manuale di que' lavori assai chiaro glielo 
attribuisce, ed oggi ancora si scernon gli avanzi delle 
tinte e dell' oro onde tuttora si costumava di arric- 
chire ( non dirò di far belli ) architravi intugliati , e 
secondo vedemmo parecchi accessorj delle statue me- 



li) i£ MCCCCLXXXX die VlllMaij: Magister Michael de Aera marmo- 
rarius ' sculptor qui statuam ponendam Ambrosio de Nigro debet facere freno 
dicendo per dominum Acelinwm Salvagum Priorem Officii de LXXXX 
l. XV. (Cartul. Officii, 1489). 



] 90 SCULTURA 

desime. Né quivi soltanto si mostra Michele valente 
a sua posta in lavori di quadro, né solo in altri che 
il magistrato di S. Giorgio gli volle affidare nelle ri- 
parazioni del castello d'Amelia, contemporanee ai re- 
stauri del palazzo. La Cattedrale medesima lo avea 
già invitato, dandogli socio un Antonio Carlone per le 
opere di muratura: e fu (se non erro) la prima volta che 
in quel nobilissimo tempio si accogliessero le forme 
moderne nell'ordine e nella moltitudine delle cappelle e 
degli altari , assai rari in addietro , e più confacenti 
per avventura all'austera maestà de' santuarj cristiani. 
Procurava queste opere, ed anzi ordinava del pro- 
prio, la benemerita Compagnia del Battista; della quale 
è veramente a maravigliare la pietà e la ricchezza , 
se in mezzo a così molte magnificenze quante d'anno 
in anno e di giorno in giorno sopraccrescevano ad il- 
lustrare la votiva cappella, trovava per giunta onde 
sovvenire alla Chiesa, desiderosa a sua volta di ri- 
comporsi, di raggrandirsi e nobilitarsi come fece per 
lungo tratto d'un secolo. E a queste opere ancora, le 
quali indietreggiano al 1489 , m' è grato scontrarmi 
in Accollino Salvago, che Priore della Consorzia con un 
Tommaso de' Giustiniani, ebbe certo sua parte, o tutto 
intero il giudizio, nella elezione dei due maestri (1) 



(1) In nomine Domini Amen: Nobilis et egr egius D. Ancellinus Salvaigus q. 
D. Meliaducis et Thomas Iustinianus q. Iuliani Priores Devotionis S. Iohan- 
nis Baptist e Ecclesie maioris januensis parte una: et mag. Antoni us de Car- 



CAPITOLO II. 191 

Ai quali non menoma lode che i lavori fossero anzi 
del riformare che del costrurre con nuovi disegni; né 
si vuol credere che gli ordini rifatti in età più vi- 
cioa, e quali al presente si veggono, avvantaggiassero 
in bellezza 1' aspetto del S. Lorenzo. Che qui si ra- 
gioni della nave a man destra non è chi noi ve*>2ra. 
dacché nell'altra contammo già le cappelle pur allora 
ultimate, e ciascuna col buon privilegio d'uscir colle 



lono Petri de Scaria et Michael de Ayra de Pello magistri antelami et dictus 
Michael scultor marmorum et quilibet eorum in solidum se se solemniter obli- 
gando prò omnibus et singulis infrascriptis parte altera: sponte etc. peroene- 
runt et pervenisse sibi ad invicem et vicissim confessi juerunt et confitenlur ai 
infrascritta pacta compositionem et conventionem et alia de quibus infra hinc 
inde inter ipsas partes solemnibus stipulationibus vaiata et valatas: Renuucian- 
tes etc. Yidclicet quia ex causa predicta dicti mag. Antonina et Michael ef 
uterque ipsorum in solidum promisserunt et convenerunl dictis Acelino et l'ho- 
me Priortbus presentibus et aceptanlibus ac slipulantibns nomine et vice diete 
Devotionìs facere construere et perficere in dieta Ecclesia laboreria infrascrip- 
ta : — Primo dirruere seu dirmi facere eorum sumptibus et expensis capellas 
duas in dieta Ecclesia existenles una sub vocabulo Trinitatis et, altera Crucis 
usque ad solum diete Ecclesie quarum duarwm, capellarum lapides ferrea et 
alia dependenti a a dictis capellis exclusis aliar ibus si?it ac specteut dictis may. 
Antonio et Michacli. — Item promisserunt et se se obligaverunt ut supra 
permutare sepulcra duo exfsfenfia et affiata inuro diete Ecclesie versus meri- 
d(.em unum scdicel q. D. Leonardi de Montaldo et cpsum sepdcrum reponere 
super hostium (sic) fabricandum in dicto muro ut infra dicelur alterimi vero 
de Eliseo videlicet minus ex duobus extra capellam Crucis reponere et eum (sic; 
taliter extollere in dicto met muro adeo ut subtus eum fabricari possit capella 
vt infra dicetur. — Item permutare hostium (sic) quod est in dicto muro trahere 
et construere aliud hostium versus capellam Sancii Sebastiani et juxta Ulani 
per illud spatium quod dictis DD. Acellino et Thome videbitur supra quod ho- 
stium repoaendum est sepulcrum dicti quondam D. Leonardi de Montaldo et 



1 92 SCULTURA 

spalle oltre il muro che ricinge la chiesa. Sulla di- 
ritta ove il muro s'atterga alla pubblica strada conve- 
niva che le cappelle fabbricate d' antico a sembianza 
di tempietti o di tabernacoli trovassero spazio avan- 
zando sui passi della navata, con certo ingombro, io 
mi penso, alla gente, e con certa disformità verso le 
compagne che al lato opposto avean faccia d' amiche 
e tra loro simmetriche. Or dunque in costà le cap- 
pelle eran due, dedicate 1' una alla Trinità e 1' altra 



extra dictum hostium reponi facere collumnas duas ex illis antea existentibus 
in dieta capetto, Crucis supra quas teneantur facete et construere voltam imam 
cum suo teclo ex quadris groxijs ex terra coda et in ipsa met parte dicti muri 
diete Ecclesie ab ipso hostio sic construendo prout usque ad capellam Crucis 
construere et fabricare capellam unam marmoream sub forma unius patroni (sic) 
dati per dictos magistros dictis DD. Prioribus dirruendo murum dicium prò 
dieta constructione et ipsum murum diete capette construendo extra dictam Ec- 
clesiali per parmos quatuor altiludinis et lalitudinis in arbitrio dictorum Pria- 
rum et cum sua volta de quadratis cum suis roxis (sic) ex petra . . . et cum 
suis feneslris a lateribus diete capette et occulo (sic) et cum suis gratibus et 
balistris [sic) petre et sua volta. — Item promisserunt et se obligaverunl dicti 
niagistri antelami et uterque eorum in solidum a dieta capella Crucis usque 
ad capellam S. Gotardi existentem in dieta Ecclesia construere et fabricare ca- 
pellas tres marmoreas ai instar diete capette S. Gotardi et faciendo capellas 
istas inlrare intra dictum murum quantum sii possibille (sic). — Item pro- 
misserunt et se se obligaverunt construere et fabricare ab hostio juxta capellam 
S. Gotardi nsque ad capellam Trinitatis fabricande (sic) ut supra scarinum 
marmoream album ut supra illud alium scarinum lapidis nigrs de Promontorio 
in ellectione dictorum Priorum quod quidem scalinum a muro diete Ecclesie sit 
de parmis novem in decem super quo quidem scalino construi debeat arremba- 
torium unum marmoreum altituiinis de parmis tribus cum dimidio et in ipso 
fieri debeant hoslia videlicet in medio uniuscujusque dictarum capellarum in 
quo quidem arrembatone esse debeant pilastreti et arrembatola tam intus quam. 



CAPITOLO 1 J. 193 

alla Croce ; senza contare una terza di S. Sebastiano 
che ergevasi a sommo del tempio , non più lungo a 
que' giorni di quel ch'oggi parrebbe all'in qua della 
cupola. Queste adunque n' andarono a terra , e delle 
antiche colonne che servivano alla seconda ebbe fre- 
gio la porta di S. Gottardo, che Michele ed Antonio 
ravvicinarono all'insù della nave, sormontandola d'un 
cotal peristilio, non so a quale effetto. Di che non mi 
giova il ripetere quanto ne ho scritto già nel capi- 



rai: et ipsas omnes capellas qmttuor astregare promisserunt de quadretis 
albis marmoreis et quadretis de Promontorio nìgris exclusis sub bardellis (sic) 
subtus quibus astregari debeat de clapasolis. — Item promisserunt et se obli- 
gaverunt fàbricare altaria prò dictis capellis quatuor cum suis lapidibus et in- 
trabariis (sic) et in ipsis laboreriis si opus fuerit reponere Ma ferramenta 
plumbea et ipsa laboreria intrabare et compiere et omnia ipsa de arte ipsorum 
perflcere omni suo laborerio et getum (sic) defferri facere ex dieta Ecclesia et 
hec omnia perflcere ut supra infra Kalendas Augusti proxime venluras. Et 
versa vice dicti DD. Ancelinus et Thomas Priores antedicti ex causis premis- 

sis promisserunt et se se solemniter dictis mag. Antonio et Michaeli 

presentibus et aceptantibus dare et solvere eisdem prò omnibus et singulis su- 
prascriptis laboreriis seu eorum mercede ita et ultra quanlitatem infrascriptam 
libras mille ducenlas lanue monete currentis hoc tamen declarato et expresse 
convento quod si dictis DD. Prioribus vissum (sic) fuerit et in eorum arbitrio 
et discretione plus debere aut minus prò omnibus suprascriptis de hoc stelur 
et stari debeat judicio ipsorum DD. Priorum etc. Acto etiam quod dicti ma- 
gistri teneantur in unaquaque dictarum captllarum construere imaginem mar- 
moream S. Iohannis Baptiste: Que omnia etc. — Actum lanue in Capella 
Collegii Notariorum sita subtus Palacium Archiepiscopale Ian. : Anno Domin. 
Natio. MCCCCLXXXVUII Indictione VII secundum lanue cursum die Iovis 
XV Octobris in Fesperis: presentibus Enrico de Franchis Tonso et Io. Bap- 
tista Folieta Noi. civibus lanue testibus vocatis et rogatis. ( Atti del Not. 0- 
berto Foglietta giuniore. — Fogliaz. 33, 1489 ). 

Vol. IV. — Scultura. 25 



104 SCULTURA 

tolo addietro ; e dove pure sembrasse poco , soccorre 
abbastanza la scritta eh' io pubblico intiera. Dal te- 
nore di essa è palese che in luogo di due si com- 
posero quattro cappelle che teneano la nave ad eguali 
intervalli, elevate dal pavimento per due scalini, e se- 
parate a dilungo da balaustri , che in linguaggio 
d'allora chiamavansi arrembatoi. Tali marmi, e ciascun 
ordine o sagoma o quadratura, furono faccenda del De 
Aria, nò gli mancò onde mostrarsi statuario, venendo- 
gli imposto dai Priori che ad ogni altare rizzasse sul 
vertice l' imagine marmorea del santo patrono. 

Da indi innanzi vedresti fra i tre fratelli non so 
qual maggiore dimestichezza : né si vuol trascurare 
una polizza che li addita nel 1490 a contrarre società 
di lavori e comunanza di lucri in virtù d' istrumento 
pubblico (1). Ma la scritta medesima non ci nasconde 



(1) In nomine Domini Amen: Michael de Aere de Pelo q. Beltrami ex una 
parte: Boninus de Aere frater dicti Michaelis ex alia parte: et Ioannes de 
Aere de Pelo frater dictorum Michaelis et Bonini ex alia parte omnes scul- 
tores marmarorum quadratarii: sponte diete partes et eorum certa scientia per 
se se et heredes suos se se obligando pervenerunt et pervenisse sibi ad invicem 
et vicissim presentibus stipulantibus et recipientibus prò se se et heredibus suis 
ad infrascriptam transacionem composilionem et pacta ac societatem causa in- 
frascripta: Renunciantes etc: Videlicet quia causa et occaxione dictorum tran- 
sacionis compositionis et pactorum ac societatis dicti Michael Boninus et Io- 
hannes frater voluerunt et volunt ac mandant quod omnia et singula laboreria 
spectantia et pertinentia arti predicte scultorie et quadratine per eos seu ipsorum 
aliquem tam incepta seu accepla quam de celerò incipienda seu accipienda et 
Jenda per eos seu ipsorum aliquem presenti societate durante tam in presenti 



CAPITOLO 11. 195 

•come alcuno di loro bazzicasse in Savona e in Car- 
rara : né al lettore passò inosservato sì come il Mi- 
chele ci si mostri finora soletto in Genova, e quasi- 
ché in divisione co' due fratelli. E per giunta ho no- 
tato che gli anni addietro è collega in lavori eziandio 
d' ornamenti e di quadratura con maestri all' infuori 
della famiglia, e in ispecie col già mentovato Giovan 



lanue civitate quam in Saona tantum spectet et pertineat dictis Michaeli 
Bonino et Iohanni videlicet cuilibet ipsorum Michaelis Bonini et Iohannis 
prò una tercia parte ac equaliter et equis portionibus et omne lucrum commodum 
et incommodum quod absit percipiendum et habendum ex exercitio artis prediete 
sculptorie et quadratine de quovis laborerio per eos seu ipsorum aliquem tam 
incepto et accepto quam de cetero incipiendo vel accipiendo spectet et pertineat 
dictis Michaeli Bonino et Iohanni videlicet ad unumquemque ipsorum prò una 
tercia parte ac equaliter et equis portionibus: Et qui Michael Boninus et 
Iohannes sibi ad invicem et vicissim presentibus et ut supra stipulantibus et 
recipientibus promiserunt semper et quandocumque ad omnem simplicem requi- 
sitionem ipsorum Michaelis Bonini et Iohannis facere et reddere bonam veram 
et legalem rationem se bene et religiose satisfacere de omnibus dolo et falsilate 
rcmotis: hoc etiam declarato et intellecto ìnter dictos Michaelem Boninum et 
Iohannem contraentes predictos quod quecumque damna quod absit per eos seu 
ipsorum aliquem percipienda et habenda presenti societate durante occasione 
diete artis et tam in presenti lanue et Saone civitatibus quam Carraria et alibi 
ubivis spectet et pertineat ad ipsos Michaelem Boninum et Iohannem videlicet 
ad unumquemque ipsorum prò una tercia parte ac equaliter et equis portionibus: 
et duret presens societas ad beneplacitum ipsorum Michaelis Bonini et Iohannis. 
— Aclum lanue in Bancis sub porticu Magni/. Officii Sancti Georgii videlicet ad 
bancum residentie mei notarii infrascripti: Anno Domin. Naliv. MCCCCLXXXX 
Jndictione septima secundum lanue cursum die Mercurii III Marcii hora signi 
meridiei: presentibus testibus Lodisio de Franchis Figono q. Catanei et Mar- 
Uno de Sancto Naiario q. lacobi civibus lanue ad hec vocatis et rogatis. (Atti 
del Not. Tommaso Duracino — Fogliaz. 28, 1490-91). 



196 SCULTURA 

da Campione, scalpello valente in sì fatti lavori. Con 
esso insieme compiacquero nel 1475 d'una pila mar- 
morea al nobile Francesco Spinola fìgliuol di Dome- 
nico, e d'un'altra un biennio più tardi a richiesta di 
entrambi : de' quali marmi poco altro ci è cognito , 
benché non furono nò piccoli né di poco momento. E 
come per devozione di que' patrizj nuovamente era 
stata costrutta ai Predicatori di S. Domenico la cap- 
pella di s. Vincenzo, così non s'ebbe ricorso ad altre 
mani per riquadrarla all'intorno d'una galleria o pila- 
strata, con angeli scolpiti all'ingresso, elegante di fo- 
gliami ad intaglio, non altrimenti di quella che Na- 
poleon Lomellino avea procurata al suo altare dedi- 
cato a S. Bernardino nella nobil chiesa de' Conven- 
tuali (1). E fors' anche si voglion recare a Michele 



(1) In nomine Domìni Attieni Nob. Franciscus Spintila civis Ianue D. Dominici 
ex una parte et Iohannes de Campigiono scultor marmarorum q. Beltramoli 
et Michael de Aera eliam sculptor marmarorum q. Beltrami ex alia parte seu 
partibus: sponte diete partes et earum certa scientia per se se et heredes suos 
se se obligando pervenerunt et pervenisse sibi ad invicem et vicissim presen- 
tibus stipulantibus et acceptanlibus prò se se et heredibus suis confessi fuerunt 
et confltentur ad infrascriptam transacionem composicionem et pacta causa in~ 
frascripta: Videlicet quia causa et occasione dictarum transacionis et composi- 
cionis et pactorum dicti Ioannes et Michael et quilibel ipsorum in solidum 
promisermt dicto Francisco presenti et ut supra stipulanti et recipienti hinc 
ad f eslum Pasche Resurrezionis ( sic ) Dom. Nostri Iesu Christi proxime venturi 
anni de MCCCCLXXVI dare et consonare seu dari et consignari facere lue 
in lama dicto Francisco vel persone prò eo legitime quandam pillam marinari 
albi Canarie ac nitidi cuius pille concha esse debeai larga comprehenso marmorc 



CAPITOLO 11. 197 

gran parte di quo' bassorilievi , così diligenti e gra- 
ziati, che si veggono in più luoghi della città e del 
contado, o si vedevano non ha molti anni: fra i quali 
mi torna a memoria assai spesso la lapide sepolcrale 



parmi sex et duo tercie partes alterius parmi mensure lame: conchavacio vero 
diete conche esse debeat parmus unus et lercia pars alterius parmi diete mensure 
lanue: in altitudine parmi quinque et tenia pars alterius parmi diete mensure 
lanue computatis pede cum pilla: pes vero diete pille esse debeat grossitudinis 
parmi unius et trium quartarum partium alterius parmi diete mensure lanue: 
pes vero diete pille ac totum laborerium prediclum esse debeat consimilis cui- 
dam dessigno subscripto manu propria dicti Michaelis existenli penes dictum 
Franciscum. Qui quidem Franciscus dare et solvere teneatur et promisit dictis 
Iohanni et Michaeli ut supra stipulantibus et recipientibus seu ipsorum alteri 
vel persone prò eis vel ipsorum altero legitime libras septuaginta quinque janui- 
norum monete currentis infra solucionem quarum librarum septuaginta quinque 
dicti Iohannes et Michael confitentur habuisse et recepisse a dicto Francisco 
libras quinquaginta januinorum mettete currentis in tanta quantitate granorum 
regni Neapolis ad rationem soldorum sexsaginlaquinque (sic) januinorum monete 
currentis singula mina. Reliquas vero libras vigintiquinque januinorum diete mo- 
nete currentis diclus Franciscus dare et solvere promisit dictis Iohanni et Michaeli 
seu ipsorum alteri vel persone prò eis vel ipsorum aitero legitime tempore con- 
signationis dicti laborerii completi et expletiut supra. Insuper etiam dicti Iohannes 
et Michael et quilibet ipsorum in solidum ut supra promiserunt dicto Francisco 
presenti et ut supra stipulanti et recipienti construere seu construi Jacere in 
nova Cappella, S. Vincencii Confessoris nuper imposita per dictum Franciscum 
in Ecclesia S. Dominici lanue hinc ad et per totum mensem lunii proxime ven- 
turum anni de MCCCCLXXVI galariam (sic) sive apodiacionem circum dictam 
Capellam marmoream videlicet marmari dicti loci Carrarie albi et nitidi que 
sii in longitudine computata intrata porte parmorum vigenti et ab alia parte 
parmorum undecim cum dimidio: in intrata vero porte diete galarie sive apo- 
diacionis esse debeanl Angeli duo marmorei : que galaria sive apodiacio esse_ 
debeat talis altitudinis ac laborerii foliaminum cuìus et qualis est galaria sive 
apodiacio Capette S. Bernardini site in Ecclesia S. Francisci de Tanna q. D. 



198 SCULTURA 

che ai Certosini in Polcevera serbava il nome e l' i- 
magine di Lazzaro Doria, cittadino benemerito e de- 
gno in tutto di sì fatti scalpelli. 

Savona, che in tanta oscurità ( dovrei meglio dir 
tenebre ) di ciò che s'attiene alla nostra scultura, co- 



Neapolionis Lomelini. Qui quidem Francùcus dare et solvere teneatur et sic 
promisit dictis Iohanni et Michaeli presentibus et ut supra stipulantibus et 
recipientibus seu ipsorum alteri vel persone prò eis vel ipsorum altero legitime 
libras centum viginti quinque januinorum monete currentis prò predo et valore 
diete galarie sive apodiacionis : infra solucionem quarum librarum centum vi- 
gintiquinque januinorum monete currentis predi predicti diete galarie sive 
apodiacionis dicti Ioannes et Michael confitenlur habuisse et recepisse ab ipso 
Francisco libras octuaginta tres soldos sex et denarios octo januinorum monete 
currentis in tanta quantitate grani regni Neapolis ad dictam rationem librarum 
triurn et soldorum quinque januinorum monete currentis singula mina. Reliquas 
vero libras quadraginta unam soldos tresdecim et denarios quatuor januinorum 
diete monete currentis dictus Franciscus dare et solvere teneatur et sic pro- 
misit dictis Iohanni et Michaeli presentibus et ut supra stipulantibus et reci- 
pientibus semperet quandocumque ad liberam volmtatem et simplicem requisicionem 
dictorum Iohannis et Michaelis seu alterius ipsorum vel persone prò eis vel 
ipsorum altero legitime completa et expleta dieta galaria sive dieta apodiacione . 
Hoc intellecto et declaralo inter dictos Franciscum Iohannem et Michaelem 
contrahentes predictos quod in quantum laboreria predicta dictarum pitie et 
gattarie et seu apodiacionis non essent talia quatta vellet dictus D. Dominicus 
Spinula pater dicti Francisci seu unumquodque ipsorum quod tunc et eo casv 
dictus Dominicus possit et valeat ac ei libere liceal diminuere et diffalcare 
ex predo dictarum pitie et galarie sive apodiacionis tantum quantum ipsi D. 
Dominico mélius videbitur et placuerit — Actum Ianue in claustro inferiori 
Ecclesie S. Dominici: Anno Domin. Naliv. MCCCCLXXV Indictione octava 
secundum Ianue cursum die Veneris XV Decembris hora XXIII I nel circa: 
presentibus testibus lohanne de Viviano bambaxiario q. Bartolomei et Pelro 
Gentile ohm Ritto q. Marci civibus Ianue ad hec vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Tommaso Duracino — Fogliaz. 18, 1475). 



CAPITOLO li. 199 

nobbe sola e svelò a Genova i due comaschi, si tiene 
superba del sepolcro eh' essi scolpirono a chiuder le 
ceneri di Leonardo della Rovere e Luchina de' Mon- 
leoni genitori di Sisto IV pontefice (1). Grandeggia 
la bella opera nella Cappella Sistina contigua alla 
Cattedrale, e porzione già un tempo del monastero di 



(1) Non è d'uopo che qui si ritorni sul confutare l'errore onde ascrissero 
molti la commissione di questo sepolcro a Sisto medesimo, ch'era passato 
a miglior vita fiu dall'agosto del 1484. Scrivemmo altrove sull'autorità 
del Verzellino come la Cappella che da lui fu chiamata Sistina fosse hene 
edificata da lui, ma non decorata delle belle opere che la illustrarono: non 
doversi perciò riconoscere da lui l' elezione degli artefici , ma sibbene 
dal nipote Giuliano o dai suoi delegati. Quant'è del monumento sepolcrale, 
abbiamo dal predetto cronista che il Pontefice non alzò ai genitori che 
un marmo con soprapposti i due stemmi della lor gente. Osserverò a questo 
luogo che se lo splendore delle arti può aggiunger molto alla dignità dei 
sepolcri, certamente le ceneri degl'illustri Savonesi non ebbero per quei 
tempi a invidiar la fortuna di chicchessia. Sisto IV si rammenta nella 
storia del gitto pei bassorilievi magnifici che operò sulla sua tomba An- 
tonio del Pollajuolo ; e il nipote Giulio II dà titolo al mausoleo ove gran- 
deggia il Mosè di Michelangelo, la più terribile delle statue moderne. E 
quel monumento scolpito dal Sansovino con maravigliosa finezza ed ele- 
ganza, che in S. M. del Popolo simmetrizza con quello del Card. Ascanio 
Sforza, fu alzato da Papa Giulio ad onorar la memoria di Gerolamo Basso 
Cardinale Recanatense, e nipote di Sisto per ragion di sorella. Taccio quel- 
l'altro costrutto nella chiesa de' SS. Apostoli a ricever le spoglie di Raf- 
faele della Rovere fratello di quest'ultimo Papa, e il suntuoso altare del 
Presepio a N. D. del Popolo ordinato da Domenico della Rovere cardinale 
di S. Clemente, fregiato di pitture dal Pinturicchio, e rannobilito più tardi 
di marmi dal Bernino per ordine di Papa Alessandro VII. Laonde è debito 
il confessare che i monumenti procurati a Savona da due Pontefici che la 
conoscon per madre, son quasi riflesso di quella magnificenza di cui die- 
dero sì memorabili esempj nella capitale del mondo cattolico. 



200 SCULTURA 

S. Francesco, ove il Papa avea messo principio a quel- 
l'alta virtù che dall' umile saio lo condusse a vestire 
il gran manto È un'urna posata a branche di leone 
sur una base intagliata a fiorame, trarricca ella stessa 
di sottili ed artificiosi risalti , né solo finissimi ma 
svariati da luogo a luogo : e il coperchio è un tes- 
suto di maglie o di squame , e il dissotto un quasi 
traforo di reticella, e la fascia od il fregio son mazzi 
di rovere a giusti intervalli, allusivi al casato. Ma la 
nicchia incavata in quadro onde 1' urna si addentra , 
è levata in alto per ventitre palmi , e quanto ella 
sorge altrettanto la seguono pilastrini e lesene deco- 
rate coi soliti aggiramenti di fronde e di steli che si 
sviluppano da graziosi alberelli e mettono a capitelli 
di leggiadrissima forma; il sopraccielo, distinto di cas- 
settoni , lascia riposo a chi guarda , e non pare men 
ricco. Quel lungo tratto che spazia tra l' urna e la 
somma cornice riceve un intaglio di tutte figure : N. 
D. col Putto seduta in cattedra, e dall'un fianco i ss. 
Francesco ed Antonio da Padova, dall'altro il Pontefice 
che ritto in piedi presenta inginocchiati alla Vergine, 
non già come altri travide , i nipoti Pier Riario e il 
cardinale Giuliano, ma i parenti suoi stessi, Luchina 
e Leonardo. L'architrave e il fastigio dal quale rilie- 
vano le insegne della famiglia , ricomincia n diletto 
all' occhio con begli andari di fregiature e sagomette 
e meandri, dove sparsi e dove raccolti, e qua e là di- 
stribuiti con ingegno sì accorto , che 1' abbondar del 



CAPITOLO li. 201 

lavoro non mentisce per nulla alla semplicità del con- 
cetto. Laonde è a concedere ai Savonesi il bel vanto 
di possedere per questa età un monumento che per 
bellezza di magistero e per dignità di titolo non teme 
raffronti in Liguria. Né vorrei contrastare ai fratelli 
d' Aria d' aver prima insegnato fra noi come si com- 
ponessero le sepolture ad ordine e foggia d'altari; che 
le ancone altresì di quel tempo , fra rabeschi decora- 
tivi e fra intagli storiati , somigliavano spesso al bel 
marmo fin qui descritto. Ma il cambiar della moda le 
ha messe in bando , e se taluna ci campa , non so 
quanto sia in pregio. E giovi il recarne esempio in due 
quasi altarini oltremodo leggiadri; l'un de 1 quali, più 
antico, colla Vergine e varj santi, fu tratto alla Ligustica 
dal già convento de' Riformati alla Pace, l'altro in S. M. 
de' Servi , sul destro fianco all'ingresso, fa bella cor- 
nice a un'imagine di N. D. Reggono entrambi al pa- 
ragone delle più elette sculture che ci rimangano di 
• simil foggia; e qual giudicasse ai Comaschi quest'ul- 
timo, mostrerebbe a mio credere d'averli noti ed esplo- 
rati allo stile. 

Al monumento della Sistina si dà per comune cre- 
denza la data del 1490 ; ma se la critica non è sde- 
gnosa delle minime cure, non vorrem dubitare d' an- 
ticiparlo un tal poco, foss' anche d'un anno o di mesi. 
E per voce di quo' cittadini, ripetuta dal Ratti e dal 
Torteroli, ne han merito entrambi i de Aria : di che 
nuovamente sia lecito il dubitare, argomentando dagli 
Vol. IV. — Scultura. 26 



202 SCULTURA 

atti già prodotti in addietro e da prodursi fra poco. 
Le opere del nostro Duomo testé ricordate, e i servigi 
alle Compere, e il lavorìo d'una statua , fra 1' ottobre 
dell 1 89 e a mezzo il 90 , non ci consentono così di 
leggeri che Michele si tragga a Savona per mettere 
colpo, nonché per assistere o pigliar sua metà in così 
lunga e sottile fatica. Laddove il pattuire dei tre fra- 
telli nel marzo di cotest'anno, e'1 toccar che fanno essi 
di Savona e Carrara in quel mentre che Michele af- 
faticavasi in Genova , per poco non mi fan certo che 
in Savona Giovanni e Bonino in Carrara avesser ma- 
no in faccende, quello d'intagli ornativi e quest'altro 
di quadro. E quanto al primo io stimerei che tornasse 
di fresco dal sepolcro papale , ove l'opera di maggior 
peso son gli ornamenti , e dove quel ch'è figure non 
parmi che eguagli né il gusto né la virtù di Miche- 
le. Ma raccogliendo in una le due quistioni e del- 
l' autore e del tempo , risponde con miglior prove, o 
argomenti almeno, la scritta d'un sepolcro consimile 
che 1' archivio de' Savonesi mi offerse a vedere fra i 
rogiti del Castrodelfìno (1). Di questa scultura fune- 



(1) In nomine Domini Amen: Anno salutifere Nativitatis ejusdem millesimo 
quadringentesimo nonagesimo Indictione ottava die vero fovis undecima mensis 
Februarii: Dom. Pantaleo Bechala et Andreas Natonus cives Saone prò alterius 
et procuratoriis nominibus: Magni/. D. Petrus Franciscus Sansonus civis Saone 
parte una : et Magisler Iohannes de Ayra dioecesis Comensis habitalor Ianue 
parte altera: Constituti in prtsentia mei Notarli et testium infrascriptorum 



CAPITOLO II. 203 

raria alla quale fo cenno , men fortunata assai della 
prima, serban memoria i Savonesi, e più acerba quando 
ne mirano le membra scampate allo sperpero del mo- 
numento che fu già in S. Domenico. E tante ne a- 
vanzano perchè si scorga come 1' opera dello scultore 
ritraesse le forme , e fosse imagine quasi del soprad- 
detto; comechè il Torteroli stranamente le scambi con 
altre che già composero la sepoltura del vescovo Spi- 
nola in quella chiesa medesima. Ma poco è il dire 



sponte etc: per se se et eorum ac utriusque ipsorum heredes fuerunt conjessi 
et contenti ac in ventate publica recognoverunt et recognoscunt sibi et ad invi- 
cela et vicissim solemnibus stipulai 'ionibus hinc inde intervenientibus pervenisse 
ad istas promissiones obligationes comentiones transactiones ac pacta isla per 
et inter presentes ipsis et utroque (sic) eorum perpetuo et inviolabiliter obser- 
vaturis etc: Fìdélicet quod ipse Mag. Iohannes sponte per se et suos heredes 
ut se promissit et sollemniter concenti dictis Pantaleoni et Andree dictis nomi- 
nibus et dicto Magni/. D. Petro Francisco infra annum unum proxime futurum 
et inchoandum in Kalendis mensis Maij proxime venturi in Capela magna 
Eclesie Conventus Sancii Dominici de Saona ab ea parte et in eo loco diete 
Capete assii/nandis videlicet Mag. Iohanni per Magni/. D. Petrum Franciscum 
monumentum unum marmoreum allitudinis latitudinis forme materici et quali- 
talis et conditionis cujusmodi est monumentum marmoreum construclum et silum 
in Capela felicis recordationis Sixti pape Quarti situata in Ecclesia seu claustro 
Sancii Francisci de Saona exceptis figuris intagliatis (sic) in dicto monumento 
quas variare debeat et in ilio tales intagliare quales volet et eligel idem Magni/ 
D. Petrus Franciscus: videlicet prò salario et mercede ducatorum ducentum 
auri larghorum prò summa eorum valute et minus dicto et judicio D. Raffaelis 
Sansoni civis Saone infra quorum solutionem idem Mag. Iohannes /uit confessus 
et contentus ac recognovit dicto Pantaleoni et Andree dictis nominibus habuisse 
et integre recepisse ducalos quadraginta auri larghos et Me in presenti solutos 
et exbursatos in auro per dictum Andream et hoc in pace: Et ex adverso act- 
ptantes premissa dicti Pantaleo et Andrtas se se obligaverunt sub ypotheca et 



204 SCULTURA 

che i due lavori l'un l'altro rassomigliassero, s'io non 
aggiungo ch'ei nacquero quasi ad un tempo e da un 
solo maestro. Perciocché Giovanni d'Aria, spedito eh' 
ebbe il lavoro della Sistina, o ben poco appresso , e 
nulla più d' un venti giorni innanzi di stringersi in 
società coi fratelli, veniva a patti in Savona con Pan- 
taleo Beccala ed Andrea Nattone di quella terra, per 
la fattura d' un monumento che in tutto , salve le fi- 
gure , eguagliasse l'altro di papa Sisto , del quale si 



obligatione honorum suorum promisserunt et solemniter convenerunt ditto Mag. 
Iohanni presenti et stipulanti prò se et suis heredibus sibi vel persene prò eo 
legiptime prò salario et mercede ac predo et valore dicti monumenti solvere 
dictos ducatos ducentos auri larghos site eorum valorem ad jornatam secundum 
quod laborabit in dicto opere dictus May. Iohannes detractis tamen sem- 
per ex eis dictis ducatis quadraginta per eum ut supra habitis et receptis et 
hoc in pace etc: Et idem Mag. Iohannes teneatur conducere seu conduci facere 
marmora dicti monumenti ad presentem civitatem Saone et in ea civitate lobo- 
rare seu laborari facere: Renunciantes etc: — Egregii DD: Pantaleo Bechala et 
Andreas Natonus cives Saóne tamquam procuratores et procuratoriis nomini- 
bus etc: Que omnia etc: sub pena ducatorum quinquaginta auri etc: — Et prò 
eo Mag. Iohanne suisque precibus et requisitionibus et mandato versus dictos 
Pantaleonem et Andream dictis nominibus et stipulationibus intercessa et sol- 
vere convenit Gregorius Bombelus calderarius civis Saone quantum sit prò 
ducatis quadraginta auri larghis prò quibus semper restet eisdem nominibus 
et dicto Magni/. D. Petra Francisco obligatus et JLdejussor ut supra usque ad 
integram perfectionem et complectionem (sic) dicti monumenti ultra marmora 
que conducentur in Saona: Sub etc. — Actum Saone in Caminata Palacii Ex- 
celsi Communis Saone in bancho conducto per me notarium infrascriptum: pre- 
terì tibus Lucha Natono et Paulo de Puteobonelo civilus Saone testibus ad hec vo- 
ralis. (Archivio Comunale di Savona — Atti del Not. Castrodclfino — Fo- 
gliaz. 1488, 90). 



CAPITOLO II. 205 

afferma nell'atto che già da tempo sorgeva alla pub- 
blica vista nel chiostro di S. Francesco. E non è ta- 
ciuto il luogo destinato ad accogliere il nuovo, ch'era 
la maggior cappella di S. Domenico, là dove non più 
tardi d'un trentennio era per aver posto anche l'altro 
del vescovo sunnominato. Or cotesto allogato a Gio- 
vanni era senz'altro quel desso che colà si rammenta 
d'Antonio Sansone, padre che fu di Raffaello cardinale 
di S. Chiesa, e diversamente per istoria famoso sotto 
nome di cardinale Riario. V ha chi reca a questo 
porporato la commissione del sepolcro paterno; ma le 
forme dell'atto si mostrano avverse, laddove i due cit- 
tadini , vo' dire il Nattone e il Beccala , patteggiano 
in nome e vece d' un Pier Francesco di quel casato ; 
se pur questi a sua volta non n'avea cenno da Roma 
ed incarico dal cardinale. La polizza è scritta nel Pa- 
lazzo del Comune savonese l'il febbraio del 1490, e 
al lavoro si dà termine un anno a cominciare dalle 
calende di maggio , lasciando forse all' artefice di as- 
settar le sue cose di Genova, e «fornirsi de' marmi che 
si chiedevano a tal bisogna. Il prezzo è fermato in 
ducati dugento d' oro larghi , o nella somma del lor 
valore, a giudizio e stima d'un altro Raffaele Sansone 
di quella città : e dacché le misure e le forme del- 
l'opera dovean ragguagliarsi all'esempio della Sistina, 
così par credibile che fosse pure una sola o ben poco 
dispari la mercede d' entrambe. Così per più anni di 
sèguito convien distrarre Giovanni da Genova e con- 



206 SCULTURA 

cederlo ai Savonesi; tanto più che la scritta gli mette 
debito di scolpire sul luogo il gentilizio sepolcro, per 
vegliar meglio (così argomento) all'assiduità dell'ar- 
tefice e alla rìnezza delle opere. Ai Genovesi farà più. 
tardi ritorno per faccenda non lieve in sé stessa , e 
non vana per le memorie della insigne Cappella inti- 
tolata al Battista. Di che ad altro luogo : ma quanto 
non è a lodare che in quella età poco fausta alle 
sorti ligustiche, uscissero in tanta copia e con fattezze 
così graziose le prove degli scalpelli! E non saprei 
dove più , se in Savona od in Genova : divise spesso 
per istudj di parte , amiche sempre e poco men che 
sorelle nell'amore delle arti gentili. 

E ad altri intagli per decoro di tombe e conforto 
d'affetti domestici operava Michele fra noi ; de' quali 
non posso fare ch'io passi 1' imagine di Bartoloinmeo 
Pamoleo che fu vescovo d'Accia, e fratello di quel 
Francesco dottor di leggi che i miei volumi registra- 
no nelle notizie di Carlo del Mantegna. Quest'uomo 
di toga non fu certo in isdegno alle grazie se a tem- 
prar tinte favorì quell'egregio da Milano, e se ad in- 
cidere in marmi fece disegno sul comasco : e vorrei 
poter dire per lustro del suo natio Levanto che an- 
dava illustrando d'altri degni lavori. Ma della lapide 
ch'io reco in luce non è cosa che il contratto ci a- 
sconda , salvo il luogo e la chiesa ove avesse a gia- 
cere. Il marmo spaziava più in là che di nove palmi 
per tre, a quest'uopo condotto da Ferrara, se non fran- 



CAPITOLO li. 207 

tese il notaio chi gli dettò da Carrara (1). E nelle 
forme proposte all' intaglio abbiamo il modello di 
quanti coperchiavano di que' giorni le tombe terra- 
gne : ch'era appunto la figura del morto vestita se- 
condo sua dignità, rigirata tutta in quadro da ricchis- 
simi fregi, e'1 più sovente di foglie e baccelli , come 



(1) In nomine Domini Amen: Michael de Aerea marmorarius in lanua et 
sculptor lapidum promissit ac promittit spedatili D. Francisco Pamoleo legum 
doctori presenti stipulanti et recipienti prò se suisque heredibus et successoribus 
suis laborare et polire seu laborari et poliri facere quandam tabularli seu la- 
pidem marmoreum condudum ex Ferraria (sic) longiludinis parmorum novem et 
ultra et latitudinis parmorum trium cum dimidio et ultra et in ea sculpere seu 
sculpi facere de relevato imaginem Rev. D. Bartholomei Pamolei fratris ipsius 
D. Francisci Episcopi Acciensis cum habitu episcopali cum sua inscriptione ac 
foliaminibus et lineis circum circa que conveniant operi et illud opus perficere 
opere eleganti et laudabili infra et per totum mensem Augusti proxime futuri 
et dictum opus perfectum sibi consigliare ad sui beneplacitum. Et versa vice 
prefatus D. Franciscus presens et acceptans predicta promittit dicto Michaeli 
presenti et acceptanti prò mercede sua sibi dare et solvere secundum et prout 
inter eos convenient opere perfedo et examinato secundum operis elegantiam : 
et infra solutionem diete sue mercedis confessus fuit et confitetur dictus Michael 
hàbuisse et recepisse usque anno superiori libras sex latine a dicto D. Francisco 
alias libras sex lanue in summa librarum duodecim quas ex nunc acceptat infra 
solutionem operis et mercedis sue et promisit ac promittit perseverare in opere 
dietim et sine intermissione usque ad perfectionem operis et opus perfectum 
tradere et consignare dicto D. Francisco intra et per totum dictum, mensem 
Augusti proxime futurum et hoc sub pena ducatorum sex in tantum taxata prò 
suo justo danno et interesse — Actum lanue in contrada nobilium de Marinis 
videlicet in scamno prefati D. Francisci: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXX 
quinto Indidione duodecima secundum lanue cursum die Veneris quinta lunii 
in Vesperis: presentibus Nicolao Gambono q. Bartholomei et Nicolao de Moro- 
ntize barberio civibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 10, 15951 



208 SCULTURA 

si veggono per cappelle di chiesa o portali di stanze 
private. Né tacerò che il valente giureconsulto riguar- 
dando alla virtù di Michele prima che al dispendio 
dell'opera, promise di ricambiarlo a misura di merito: 
costume che onora gli ordinatori e dà di sprone agli 
artefici. Sottilizzando sui documenti, sarà pure chi 
osservi non so qual credito in che specialmente il te- 
nessero i cittadini, e soprattutto pel magistero de' bas- 
sorilievi usitato a quel tempo, e aggiungerei prediletto 
comunemente. Tantoché se fra i molti che durarono le 
ingiurie de' secoli primeggia alcun marmo per venu- 
stà di concetti e per bontà di lavoro, ci è forza il tor- 
nare a lui colla mente : se non altro per questo, che 
a noi non è noto chi '1 pareggiasse intagliando. E 
più volte m'avvenne di ricordarlo a sì fatti riscontri, 
né mi terrò a questo punto dal volar col pensiero ad 
uno fra i molti, poiché al giudizio ch'io feci dell'opera 
paion rispondere i documenti. 

La chiesa di S. Gerolamo , che fu de 1 Monaci Oli- 
vetani, sulle prime colline di Quarto , ricchissima un 
tempo (che già fu scritto) di cose d'arte, non ha men- 
tre io scrivo ornamento più raro d' un mezzo rilievo 
che fa paliotto all'aitar principale, e pur da lungi ra- 
pisce a sé V attenzione degli amatori che metton pie 
sulla soglia. Il marmo che tutta prende la mensa è 
partito in tre nicchie con entro sedute altrettante Virtù 
co' lor simboli: la Giustizia nel mezzo, quinci e quindi 
la Carità e la Prudenza. Piega la lapide sul manco 



CAPITOLO II. 209 

lato allo spettatore , mostrando in più picciolo spazio 
la Temperanza ; il destro fianco n' è privo per lasciar 
luogo ad un ripostiglio per le bisogne de' sacri uffizj. 
Ricorrono nelle lesene tutto intorno alle - imagini , e 
presso ai nicchi e per entro ogni vuoto, sottili e quanto 
dir si possa vaghissime fantasie di scultura; fogliuzze 
di quercia in mazzolili] e ghirlande , e vilucchi e 
cordoni , e un saltellar d' uccelletti e un guizzar di 
delfini, ed altre delizie di simil tempra, non indegne 
per vero che si raffrontino alle migliori di quell'aureo 
secolo. Nò punto mentiscono i lineamenti delle figure, 
studiate e condotte. nel lor picciolo come farebbesi in 
vaste misure : bei volti , eleganza nei panni , dignità 
nelle pose, e nel tutto una grazia che alletta e trat- 
tiene. E quel che par singolare da questa a consimili 
fatture, ad aguzzarvi le ciglia vi scorgeresti una cotal 
diligenza che artefice non suol recare fuorché in poche 
cose , ed anzi nelle pochissime che a lui provengano 
da gente illustre o largheggiatrice. Ma un altro pen- 
siero ti sorge in mente e più pronto : voglio dir che 
l'intaglio non uscisse alla vita per quell'altare, sibbe- 
ne che distratto da maggior corpo, o per cambiar di 
fortune o per vezzo di novità , invogliasse di tante 
bellezze quel nudo e disadorno imbasamento. Lo gri- 
dano i simboli e i fregi più sopra accennati , e le 
Virtù che in luogo d' altari non hanno esempio , ma 
soprattutto gli spartimenti della lapide, che sullo stile 
degli antichi sarcofaghi si veggono in questa età fa- 
Vol. IV. — Scultura. 27 



210 SCULTURA 

migliari ai sepolcri. Non diverso giudizio farei di quel- 
l'altro rilievo che fregia l'urna del card. Giorgio Fie- 
schi entro la gentilizia cappella già descritta nel Duo- 
mo : manifestamente aggiunto a statue anteriori e di 
mano altrui , e senza dubbio prodotto da una mano 
medesima che quel di Quarto, al quale somiglia così 
d'argomento come d'arte e di magistero. Al quale ul- 
timo io mi raccolgo per indagare il comune autore : 
non timido di fidarmi agl'indizj quando gli atti e la 
storia mi si concordano all'età ed allo stile dell'opera. 
Agostino e Giovanni fratelli Adorno, questi Capitano 
delle armi, quegli Governatore di Genova in nome del 
Duca di Milano, nel 1497 ancor saldi in fortuna, pen- 
sarono a farsi una sepoltura quanto meglio si potesse 
graziosa e ricca nella chiesa suddetta di S. Gerolamo: 
e vo' che si noti ch'ella chiedevasi a mo' d'avello, che 
fermo ad un muro e a conveniente altezza, non met- 
tesse né piede né base sul pavimento. A procurarne 
il lavoro deputarono (a quel che si legge in un primo 
rogito) Accellino Salvago e Tommaso Giustiniano; in- 
tendentissimo l'uno, quale il vedemmo più volte, di 
cose d'arte, congiunto l'altro di parentela a Giovanni 
per cagion della moglie che fu Leonora de' Giusti- 
niani (1). Dacché in costoro s'abbandonò la stima del 



(1) >J< In nomine Domini Amen : Iohannes de Ario magister seu scultor 
marmorum et Ieronimus de Viscardo de Laeuio scultor etiam marmorum eo- 
rum propriis nominibus conjunctm et divisim et quilibet eorvm in solidum ac 



GAP ITOLO I 1. 211 

prezzo e il giudizio delle opere, vogliam pur credere 
che a loro elezione venisse invitato chi diede mano 
al gentil monumento. E tosto all' udir d' Accol- 
lino il lettore s'attende al de Aria; ma questa volta 
Michele non venne da solo, o perchè la scultura sem- 
brasse troppa allo spazio d' un anno prescritto nella 
polizza , o perchè V opera degli ornamenti si volesse 
d'altro maestro che le figure. Esce in campo la prima 
volta Gerolamo di Viscardo , che la scritta ( se bene 
interpreto ) fa da Laveno non picciol borgo sulla via 
di Varese; giovane allora, e da scriversi per altre pa- 
gine , ma fin d' allora espertissimo checché lavorasse 
in società del comasco. Ambidue stipulavano coi dele- 



nomine et vice etiam mag. Michaelis fratris dicti Iohannis de Ario absentis 
et prò quo ad cautellam predicti Iohannes et Ieronimus de rato promittunt 
sub etc. Renunciantes etc. sponte etc. Confessi fuerunt et confitentur imbuisse 
et recepisse ab III. et Exc. D. Augìistino Adurno Ducali in Tanna Gubernatore 
licet absenti tam suo nomine quarti nomine et vice Magni/. D. Iohannis Adur- 
ni millitis (die) arwiorum fratris sui libras centum viginli januinorum monete 
currentis in duabus partitis quas autem libras centum viginti januinorum pre- 
dicti Iohannes et Ieronimus suis tt nominibus dt quibus supra promisserunt 
convertere et erogare in fabrica unius monumenti marmoris reponendi in alto 
nomine prefatorum III. et Exc. DD. Augustini et Iohannis fratris juxta et se- 
■cundum designum eis datum et repositnm penes egregium D. Tomam Iustinia- 
num q. D. Tuliani prò declar adone partium. Et quam fàbricam dicti monumenti 
marmoris in alto, reponendi ut supra fieri debeat per eos in ea formositate de- 
corositate et pulcritudine ejusdem designi que magis fieri et fabricari poterit : 
et quod monumentum marmoris seu fàbricam promisserunt predicti Iohannes 
et Ieronimus suis et nominibus de quibus supra mihi notario infrascripto sti- 
pulanti et recipienti nomine et vice prefatorum III. et Magnif. DD. Augustini 



212 SCULTURA 

gati, e da essi ricevevano il 17 aprile lire centoventi 
di genovini per la spesa del marmo, rassegnando un 
disegno del bel lavoro che rimase in deposito al Giu- 
stiniano. Ma 1' anno in che dovea maturarsi, via via 
s'addensava agli Adorni di torbidi nuvoli : scompigliato 
dalle posse d'oltramonte il Signor di Milano e di Ge- 
nova, esosa ne' popoli l'autorità d'Agostino e di Gio- 
vanni : lento quest' ultimo a destreggiare colle armi, 
impacciato quel primo ad accordarsi col re novello di 
Francia, finché disperate le sorti convenne all'uno ri- 
trarsi in Napoli e all'altro nelle sue castella, in con- 
dizion di privati. Di mezzo alla qual tempesta, e come 



et lohannis fratrum ut supra tradere et consigliare infra annum unum pro- 
ximum in eorum apothecis tantum : prò mercede cujus monumenti seu Jabrice 
per eos faciende seu faciendi ex nunc predica Iohannes et Ieronimus suis et 
nominibus de quibus supra se se remisserunt in nobiles et egregios DD. Acce- 
Unum Salvaigum et predictum Tomam lustinianum quorum judicio et declara- 
cioni stare promisserunt et promittunt. Et qui autem Tomas suo proprio et pri- 
vato nomine promissit et promittit quod per prefatos III. et Magni/. DD. Au- 
gustinum et lohannem solutum et satisfactum erit predictis Iohanni et Iero- 
nimo suis et nominibus quibus supra piene et integre omne id et totum quod 
et quantum per prefatos DD. Accelinum et Tomam dictum et declaratum Juerit 
occasione dicti monumenti marmoris seu fabrica omni poslposita contradicione: 
Renunciantes etc. — Actum lanue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli 
infrascriptì : Anno Domin. h'ativ. MCCUCLXXXXseptimo Indictione decima 
quarta secundum lanue cursum die Lune decima septima Aprilis in terciis: 
presentibus Nicolao et Laurentio Lomelinis fratribus D. Philippi civibus lanue 
testibus ad premissa vocatis et rogalis. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — 
Fogliaz. 12, 1497). 



CAPITOLO 11. 213 

e quanto tenessero l'animo alle bisogne dell'arte e al 
lavorìo degli artefici, ognuno sei pensi. 

Ciò nondimeno svegliossi in loro, comechè fosse, il 
pensiero della tomba , dacché sull' entrare del 99 ri- 
veggonsi i due lombardi a contrattar di bel nuovo, e 
con altri a tal uopo ordinati. Venivano questa volta 
per Agostino un Antonio da Fossignano e per Gio- 
vanni un Domenico Massone , entrambi cancellieri o 
segretarj dei committenti; i quali annunziando tutta- 
via come fanno la dignità dei padroni, lascian credere 
che ancora tenessero a un filo quel ch'erano per ispo- 
gliare a ben pochi mesi. Ma la vaghezza d'un sepolcro 
leggiadro ed ornato viemmeglio si mostra dai nuovi 
patti, nonché dagli aggiunti di bella e d'onorevole e 
di pomposa che s' impongono all' opera. La quale , o 
durasse in sospeso, o fosse a pena in sul cominciare , 
o tuttora nei voti , certo è che in quest' atto prendea 
legge severa, e necessità sto per dire d'esser cosa ela- 
borata e conforme al proposito dei due personaggi (1). 



(1) >J< In nomine. Domini Amen : Egregiits Anthonius de Fossignano cance- 
larius III. et Exc. Dom. D. Augustini Adumi Ducalis Genuensium Guberna- 
toris et Locumtenentis otc. et egregius Dominicus Massonus cancelarius III. et 
Magni/. D. Iohannis Adumi Ducalis armorwm ductoris et capitaneus et ipsi 
ambo videlicet dictus Antonius nomine et vice predicti III. D. Gubernatoris 
dictus vero Dominicus nomine et vice prejati Magni/. D. Iohannis et prò qui- 
bus ipsi Antonius et Dominicus suis propriis et privatis nominibus de rati 
habilione promiserunt et promittunt se se facturos et curaturos ita et taliter 
opere et cum effectu quocl predicti III. DD. rattijicabunt appróbabunt et confir- 



214 SCULTURA 

E per vero non troverà molti esempj in quel secolo 
un monumento di privati, al quale si metta prezzo 
dalle lire ottocento alle mille , e si concedano i mesi 
quindici ad eseguirlo , e chiaminsi valenti statuarj u 
giudicarlo compiuto. La scritta aggiunge che il de- 
naro si darebbe ai maestri secondochè progredisse il 



màbunt hoc presens instrumentum omniaque et singula in eo contenta et hoc 
semper et quandocumque ad infrascriptorum mag. Michaelis et Ieronimi libe- 
ram voluntatem et simplicem requisitionem: sub ypotheca etc. parte una: et mag. 
Michael de Ayra q. Beltrame ac mag. Hieronimus de Viscardo Pauli major 
annis vigintiquinque et qui palam et publice negotiatur et facit facta sua sciente 
pallente et non contradicentt dicto Paulo palre suo ut ipse Ieronimus publice 
faletur ambo scurptores (sic) marmorum et quilibet corum in solidum ex parte 
altera : sponte etc. pervenerunt et pervenisse sibi ipsis ad invicem et vicissim 
presentibus et solemniter stipulantibus confessi fuerunt et confltentur ad infra- 
scripta pacta promissiones et ccmpositionem ac alia de quibus infra dicetur so- 
lempnibus slipulationibus hinc inde intervenientibus: Renunciantes etc. Vide- 
licet quia ex causa dictorum pactorum promissionum ac compositionis dicli 
mag. Michael et Ieronimus et quilibet eorum in solidum ut supra promiserunt 
et solempniter convenerunt ac promittunt et solempniter conveniunt dictis An- 
tonio et Dominico dictis nominibus presentibus et acceptantibus etc. et ad cau- 
telarti nulli Notorio wfrascripto tanquam persone publice officio publico stipu- 
lantibus et recipienlilus nomine et vice prelibatorum III. DD. Augustini et Io- 
hannis licet abseutium fabricare et facere Sepulcrum unum pulcrum honorabile 
et pomposum in Ecc lesia divi Ieronimi de Quarto ordinis S. Benedicti Montis 
Oliceli sita extra civitatem lanue in Villa Quarti predi et valoris librarum 
noningentarum lanue ila tamen quod dictum Sepulcrum non possit esse mino- 
ris predi librarum octingenlarum nec majoris librarum mille: quo completo et 
finito inspici et revideri debeat per duos bonos et expertos magislros diete artis 
per ipsas parles elligendos et nominandos videlicet unum prò singula ipsarum 
partium: et si cognoverint dictum Sepulcrum fore minoris predi dictarum li- 
brarum noningentarum lune et eo casu illud minus si quod erit deducatur ex 
dieta stimma dictarum librarum noningentarum dummodo tamen non sit mi- 



CAPITOLO II. 215 

lavoro; ben si può dubitare se il Capitano lo vedesse 
ultimato o n' avesse contezza nella sua fuga , dacché 
una postilla segnata in altro atto m' avvisa la costui 
morte ai 19 settembre del 1500 Agostino gli soprav- 
visse, e fors'anche compose le fraterne ossa nell' urna 
recente; ma ritrattosi dalla città e dall'aspetto delle 



noris predi dictarum librarmi oclingentarum ut supra: si vero cognoverinl esse 
majoris predi dictarum librarum noningentarum usque in mille ut supra fune 
et eo cat>u illud supraplus si quod erit persolvatur dictis mag. Michaeli et Ie- 
ronimo si vero excederet dictam summam dictarum librarum mille tunc et eo 
casti illud supraplus si quod erit a libris mille supra non persolvatur dictis 
mag. Michaeli et Ieronimo per dictos Antonium et Dominicum dictis nommi- 
bus aut per prelibatos III. DD: principales suos: et quod qitidem Sepulcrum et 
opus predictum complevisse debeant intra menses quindecim proxime venturos 
et ita promiserunt et promittunt ut supra absque aliqua exceptione et contra- 
dictione. Et versa vice dicti Antonius et Dominicus suis et dictis nominibus 
presentes et acceptantes omnia et singula suprascripta promiserunt et solemni- 
ter convenerunt ac promittunt et solemniter conveniunt dictis mag. Michaeli et 
Ieronimo presentibus et acceptantibus etc. se se eisdem magislris dare et sol- 
vere precium dicti Sepulcri ut supra exclarandum per dictos duos magistros ut 
supra elligendos et nominandos per partes ipsas ac secundum et prout per eos 
cognitum et arbitratum fuerit in modum predictum singulo singulis congrue 
reperendo ut supra dicium ac de die in diem ita quod completo opere predicto 
dicti Antonius et Dominicus suis et dictis nominibus solvere teneantur ci de- 
beant integraliter dictis magislris omue id et totum quod quidquid id et quan- 
tum restarent ad habendum prò et occasione dicti Sepulcri: et ita promiserunt 
ac promittunt absque aliqua exceptione et contradictiont — Actum Ianue in 
Palalio archiepiscopali videlicet in Cancelaria dicti Dominici Massoni: Anno 
Domin. nativ. millesimo quadringentesimo nonagesimo nono Indiclione prima se- 
cundum Ianue cursum die lovis vigesima quarta lamiariihora XVIII vel circa: 
presentibus Dominico de Casanova q. Gregorii et Petro Francisco de Valente de 
Montobio speclario Abrae civibus Ianue testibus ad premissa vocalis specialiter- 
que rogatis. (Atti del Not. Gregorio Ferro seniore - Fogliaz. 2, 1497-99. 



216 SCULTURA 

nuove fortune , si cela ancora a 1 nostri occhi in un 
ultimo rogito che fa suggello alle notizie del ricco 
^deposito. 

Se pur gli effetti risposero in tutto alle convenzioni, 
par lecito asseverare che i due scultori non si scio- 
gìiessero di tanto debito innanzi al Natale del 1501. 
Il 20 marzo di quest'anno Michele e Gerolamo, chia- 
mati in cella di fra Gregorio Giustiniano, ricevevano 
dal monaco in conto delle opere la somma di lire tre- 
cento, metà in ducati d'oro e testoni, metà per asse- 
gnamento sul banco d'Ansaldo Grimaldi. Quivi il no- 
taio stipulava per Agostino, e fra Gregorio reggea la 
persona di Donna Eleonora , la quale pagava a sua 
volta siccome tutrice e per allora procuratrice de' fi- 
gliuoli del suo defunto Giovanni Adorno. Se la lunga 
dimora si voglia apporre agli artisti o a chi forniva 
il denaro non sia chi '1 giudichi : leggiamo per altro 
che i maestri contando a quest'ora i cento ducati , o- 
bligavansi di restituirli se la scultura non fosse in 
assetto tra nove mesi, dico al cadere de' dì natalizj 
(8). Non temo accusa o richiamo perch'io mi dilunghi 



(8) ^ MDprimo die Sabati XX Marcii in Vesperis in Camera sive cella 
D. Fratris Gregorii de Iustinianis — In nomine Domini Amen: mag. Michael 
de Ayra q. Beltramis et mag. Ieronimus de Viscardo filius Pauli major etc. 
et pubblici; negotians ambo scurptores marmorum et quilibet eorum in solidum: 
sponte confessi fuerunt et in ventate publica recognoverunt mihi Notario in- 
frascripto stipulanti etc: nomine et vice III. D.D. Augustini Adurni et Ma- 



CAPITOLO II. 217 

a narrar di quest'opera, dacch'ella (o falliscano o reg- 
gano le mie congetture) fu cosa egregia e degnissima 
di consegnarsi in istoria. E avrò senz'altro dalla mia 
chi mise occhio e ragione nelle urne che di que' giorni 
usavan comporsi sulle pareti de' tempj o sui fianchi 
agli altari ; delle quali rende imagine acconcia e op- 
portuna lo squisito intaglio della mensa di Quarto. 
Non ho dubbio per questo ch'altTe o statue od inse- 
gne non sormontassero o coronassero il sarcofago; ma 
chi non sa quanto sperpero s'è fatto di simili cose ne' 
tempi andati, senza riguardo alla storia e con brut- 
tissimo vilipendio delle arti? Cotesta reliquia ci serbò 
forse l'attagliarsi ch'ella faceva all'altare, e quando ciò 



giti/. D. Leonore uxoris quondam Magni/. D. lohannis Adurni tanquam tu- 
tricis et prò tempore curatricis filiorum et heredum suorum se se in solidum 
habuùse et recepisse ducatos centum sive libras CCC januinorum vidclicet du- 
catos quinquaginta prò singulo dictorum D. Augastini et D. Leonore videlicet 
ducatos quinquaginta in et super bancho D. Ansaldi de Grimaldis B. et libras 
CL in presentia mei notarti infrascripti et leslium in/rascriptorum in dticalis 
auri et lestonis: et sunt injra solutionem peccuniarum conventarum in instru- 
mento manu mei Notarli: et qui quidem ducali centum soluti /uerunt per D. 
Fratrem Gregorium lustinianum nomine et vice prelibali D. Augustini et D. 
Leonore: et de ipsis ut supra habitis infra solutionem, etc. Renunciantes etc. 
Et versa vice dicti mag. Michael et Ieronimus in solidum promiserunt ha- 
bere fabricatum sepulcrum Sancti leronimi intra feslum ^atalis Domini pro- 
xime venturum quod si non /ecerint restituere dictos ducatos centum et in re- 
liquis fiendis maneant pacta contenta in dicto inslrumento — Testes Barlholo- 
meus Macaru/us q. lohannis de Arteso.no et Pantaleo Piuellus Aspiranus q. 
Dominici. (Atti del suddetto Not. Gregorio Ferro — Fogliaz. 3, 1500-02). 
N. B. In calce al rogito in minutissimi caratteri si legge così: XVIIll 
Septembris D. I. Adurnus emisit spiritum. 

Vol. IV. — Scultura. 28 



218 SCULTURA 

sia, vogliam recarcelo a grande ventura; che tra i be- 
gY intagli di quella età, questo palio (quale ornai 
vuol chiamarsi) è tra i belli bellissimo. 

Altri titoli di valentuomo seguirebbero in questo 
luogo ai de Aria, se a noi non dolesse il privarli del 
più invidiabile; che tale io stimo l'associarsi che fe- 
cero ben presto a maestri toscani di gran valore , e 
aver durato al paragone con essi. Però li tramando al 
vegnente capitolo , e fo termine a questo girando lo 
sguardo ad una gente d'artefici che via via ci si ac- 
calca d'intorno, ed è per crescere secondoche progre- 
diamo negli anni. E non senza ragione ; perciocché 
da quest' epoca, fiorentissima in Genova per gli scul- 
tori, paiono rampollare tanti uomini e tante scuole, da 
far quasi incredibile che bastasse a nutrirli una sola 
metropoli. Fra tanta moltitudine darò i primi cenni a. 
cotali che si resero in ajuto di que' virtuosi, e cresco- 
no testimonianze al loro assiduo operare. Di tal fatta è 
un Gio. Donato de' Malagrini da Dongo, non isprege- 
vole intagliatore, de' cui servigi ci avvisa una polizza di 
compromesso distesa dal Raggi nel 1490. E il notaio 
medesimo ci fa sapere com'egli si stesse a salario da 
ben sette anni co' tre fratelli, per accordi stipulati da 
Antonio suo congiunto , mentr' egli non contava che 
gli anni ventuno (1). E in que' rogiti stessi ci si mo- 



(1) *^< In nomine Domini Amen: Antonius de Malacriais (sic) de Dongo 
intaliator marmororum filius Donati major annis XXV et qui etc. accordava 



CAPITOLO II. 219 

stra del 91, o creato o aiutator di Michele, un Pier 
da Carona, che oscuro anzi ignoto finora, salirà in 
buon concetto a suo tempo. Quest'altra borgatella del 
Comasco viene ad aggiungersi alle altre già note di 
Bissone e Campione: tre madri (non so qual più) di 
virtuosi e infaticati maestri. N' è piena Genova e la 
provincia, né l'Italia più bassa li dee sconoscere. Noi 
che abbiam debito di strappare i migliori all'ingiusto 
silenzio, ordiremo da questo ponto la vasta materia 
che ci accompagna per mezzo un secolo e ci confonde 
con mille nomi. 

Campione (o Campiglione com'io leggo talvolta ne- 
gl'islramenti) produsse per avventura i migliori; tan- 
toché a significare 1' ottimo stile di quella età fra i 
lombardi, è quasi uscito in adagio il vocabolo de'Cam- 
pionesi. E tre cognomi primeggiano fra questa gente: 
i Brocchi , i Garini e i Solari. Si vanta di cotesti 
ultimi la Cattedral di Milano, ed ha chi deriva da 
loro i primi disegni della gran fabbrica. Il Calvi che 
cercò in qualche archivio le tracce di questi virtuo- 
si , potè asseverare che alcuni di loro ebber mano 



Iohannem Donatum de Malacrinis de Dongo filinm Iohannis presentem c%m 
Michaele de Ayra intaliatore marmororum quondam Bertrame presente et sti- 
pulante tam suo nomine quam nomine et vice Bernini et Iohannis fratrum suo- 
rum licet àbsentiwm et mihi Notar io prò annis sex inceptis die XV mentis 
Maij anni de MCCCCLXX.XUI etc. etc. (Negli atti del Not. Nicolò Rag- 
gio — Fogliaz. 14, 1484). 



220 SCULTURA 

in quella Certosa che rende Pavia così illustre, e che 
altri non pochi, men costanti in lor nido, si sparsero 
in Venezia ed in Genova. Quel eh 1 egli afferma por 
vaghi indizj, verrà tempo che si confermi per esempio 
di nomi e per fede di rogiti. De' Brocchi fu quel Gio- 
vanni che accoppiammo a Michel d'Aria, e gli demmo 
mallevadore pel rarissimo intaglio di Francesco Vi- 
valdi alle Compere. Più maturo negli anni , e già 
stanco a raggiungere il nuovo secolo, par chiedere 
che le sue notizie si compiano in queste carte. Non 
oso contendere ch'ei non uscisse dai lavori di quadro 
e di fregiatura: ben si può credere che in questi pog- 
giasse ad onesto grado. Del 1466 lo trovammo a bot- 
tega sui passi di S. Marcellino; né il cercheremo già 
altrove un decennio appresso , quando il Rettore di 
quella chiesa gliene fa locazione per un triennio , in 
società d'un Tommaso da Bercarino suo compagno di 
magistero (1). Hanno entrambi l'aggiunto degli ante- 



(1) ►£< In nomine Domini Amen: Venerabilis D. presbiter Ioliannes Verdura 
Rector Ecclesie Sancii Marcelini de Ianua per se et quoscumque successore» 
suos locavit et titulo locationis concessit Iohanni de Campione» magistro an— 
telami et Tomasio de Berckarino edam magistro antelami Jilio Iacobi presen- 
tibus etc. quandam dicti D. presbiteri lohannis Rectoris apotecam sitam la- 
mie in contrada Sancii Marcelini sub domo diete Ecclesie cui coeret antea via 
publica ab uno latere apoteca quam conducunt Martinus et Filipus fratres de 
Gandria magistri antelami et ab alio latere platea Stncti Marcelini et si qui 
etc. Ad habendum etc. a die prima presentis me?isis Ianmrii proxime prete- 
riti usque ad annos tres ex tunc proxime venturos prò pensione et nomine pen- 



capitolo ri. 221 

lami, non raro ne' maestri d'intaglio, comune ai mae- 
stri di quadratura o di membra ornative. Potrei rife- 
rire più saggi del costui merito nel comporre e nel 
profilare quel grazioso di sagome , di cordoni , d' ar- 
chetti, di capitelli che tanto piacque ne' signorili e- 
difizj di questa età. Ma come sarebbe uà ripetere senza 
frutto, né senza tedio, mi valgan per tutti le ricche 
decorazioni che Giovanni condusse nel 1468 a richie- 
sta di Marco Dona, e ad imagine d'altre che avea già 
scolpite a fregiar le case d'un altro Doria, dico di quel 
Lazzaro che la nostra storia registra fra i suoi magna- 
nimi. 

E giovi la presente occasione a ritrarci in un quasi 
compendio l'aspetto degli ornamenti usitati in quest' 
epoca, de' quali rimangon vestigia, deliziose a vedersi 
benché scomposte e neglette, di sì schietta eleganza s'im- 
prontano, non altrimenti d'ogni linea, d' ogni rilievo, 
d'ogni dipinto prodotto in quell'aurea stagione. Eran 
cosa oltre modo leggiadra quegli andari di listello o 
canalate o striate o schiette sul largo degli edifizj, e 
talvolta in più ordini, da luogo a luogo distinti o di 
rosoni o di scudi o di cimieri, e sostenuti da voltic- 



sionis librarum tresdecim et soldorum quindecim lanue in anno dandarum et 
solvendarum per dlctos Iohannem et Tomasium eidem D. Rectori omni anno 
et infine cujuslibet anni et ultra paris (sic) unius galinarum dandarum omni 
anno et in fine cujuslibet anni ut supra: promitteus defendere pensionem non 
augeri nec parta mutari. (Negli Atti del Not. Nicolò Raggio — Fogliaz. 7 
14-/5). 



222 SCULTURA 

ciuoli continui, dove foggiati a tatto arco, e dove ri- 
piegati in se stessi , e dove altresì rabbelliti di fo- 
gliuzze e di rnensolini per più varietà. E non era pa- 
lazzo elegante di tali intagli che non amasse o in 
uno o in altro luogo d'aprirsi in aereo loggette, alle 
quali faceano finestra e davanzale colonnette sottili con 
lor basi e capitelli, o sole o rizzate in coppia, e quando 
gravate d archetti, e quando libere e sciolte fin sotto 
aLTintravatura. E chi dal di fuori saliva alle stanze, 
si deliziava su per le scale d'altre viste non troppo 
disformi: perocché senza dire le ricche cornici e i cor- 
doni ravvolti e i dentelli fregiati che ^lternavansi o 
seguitavano lunghesso i muri, piacevasi alcuna fiata 
d'una svelta ringhiera a trafori di marmo indossati 
ad altre colonnette o pilastri di lavoro finissimo , che 
gli addolcivano (ch'io il voglio credere) e il pensiero 
e la fatica dell'ascendere. Sì fatti marmi, per quanto 
io cerchi nelle scritture , si pagavano a palmo , non 
altrimenti che i fregi e i tavolati de' dipintori : e le 
botteghe de' maestri n'eran sempre fornite , e passa- 
vano spesso per vendite di mano in mano. Quel ch'è 
di Giovanni, non tenne altro stile con Marco (1) , né 



(1) In nomine Domini Amen: Nob. Marcus de Auria quondam D. Oberti ex 
una parte et mag. Iohannes de Campione» sculptor marmarorum pervenerunt 
et pervenisse sibi invicem et vicissim confessi fuerunt ad infrascripta pacta et 
compositionem: Videlicet quia dictus mag. Iohannes promisit et solenniter con- 
venit diclo Nob. Marco facere et laborare suis sumptibus infrascripta marmora 



CAPITOLO II. 223 

avrà tenuto con Lazzaro Doria ; ma il prezzo recato 
nell'atto mi par che accusi la valentìa dell'artista. E 
s'io non temessi gli austeri che d'ogni dubbio si danno 
molestia, vorrei dare al Campione per sua quella scala 
così piacente, così dilicata, di cui ci restano membra 
(il dissopra almeno) nel palazzo che fu già dei Serra 
vicin delle Vigne, e per dire più esatto fra i due vi- 
coletti di S. Sepolcro o dei Crollalanza. Ivi è pure un 
esempio, e per verità singolare, di quegli altarini o 
se vuoi tabernacoli che si scolpivano a luogo di sacre 
imagini: e credo che poche chiese od oratcrj ne an- 
dassero privi; ma tutto disfece il vegnente secolo ab- 



videlicet eornices largas quarum tres palmi unius cum colunnelis sub ea po- 
nendis cum capitellis et bassibus (sic) spissis ut est laborerium factum per ip- 
sum mag. Iohunnem in loyieta Nob. Lazari de Auria et ultra facere promi- 
sit supra retortum cornixie superioris marmoris dentes sculptos in ea siculi 
fieri consuevit colunneli vero et capitella ac basses esse debeant minores de gros- 
situdine quam illa pre lieti Nob. Lazari: item promisit dictus mag. Iohaunea 
prò scala domus predicli Nob. Marci fabricare et construere simili modo cor- 
nixiam marmoream cum uno colunnelo et capitello et basse prò singulo scarino 
(sic) diete scale cum pilastrellis suis prout consuevit fieri et cum laboreriis pla- 
centibus dicto Nob. Marco: et etiam alia laboreria facere promisit que dictus 
Nob. Marcus facere volet in dictis colunnelis et capitelis et suis pilastrelis ut 
supra prò predo et nomine predi soldorum triginta trium januinorum monete 
currentis prò singulo palmo solvendorum finito dicto laborerio sine exceptione 
per ipsum Marcum dicto mag. Iohnnni vel alii prò eo. Et versa vice dictus 
Nob. Marcus promisit dicto mag. Iohanni dare et solvere et seu mutuare ad 
suam liberam voluntatem compensandas deinde in dicto predo dictorum labore- 
riorum libras quinquaginta januinorum monete currentis reslum vero ut supra 
solvere usque ad integrava solutionem dicti laborerii finito dicto laborerio sta- 



224 S C U L T U II A 

bagliato dalle nuove forme, e fastidito di quelle come 
di viete anticaglie. 

Le date che insegnano Giovanni nelle scritture non 
ci affidano ch'ei si traesse oltre il secolo. Ma il suo 
magistero si continuò in un figliuolo per nome An- 
drea, ch'io non voglio distrarre da lui, come quegli 
che ad ogni apparenza gli fu ajuto nelF operare, né 
c'invita al supporre che di gran lunga sopravvivesse 
al suo autore. Condottolo il padre nel 1484 in cospetto 
di Gaspare degli Ottaviani da Vezzano Vicario del Po- 
destà, lo francava solennemente del giogo paterno, e 
con parole affettuose gli abbandonava il peculio, come 
buon genitore userebbe a figliuol diligente e sommes- 



tim et ipso facto omni ejeceptione remota. Que omnia et singida lina pars al- 
teri et altera uni promiserunt attendere et observare et contra non facere vél 
venire quacumque ratione occasione vel causa que dici vel exeogitari possit de 
jure vel de facto: sub pena librarum vigintiquinque januinorum auf erenda parti 
non obsercanti et applicanda parti que observabit prò suo justo damno et in- 
teresse: Ratis etc. Renunciantes etc. Et prò dicto mag. Iohanne prò predictis 
omnibus et singulis obsernandis et adimplendis intcrcessit et fidejussit mag. 
Paulus de ... . (forse Brea) . . . magisler antelami. Acto inter dictas partes 
quod dictus mag. Iohannes suis swmplibus debeat dictum laborertum ponere in 
ordine et in ipso laborerio perficere omnia facienda quoad usque fuerit factum 
totìtm et directum in ipsa domo dicti Nob. Marci excepta impensa plumbi quam 
etc. Renunciantes etc. — Aclum Ianue in edibus prelibati Nob. Marci vide- 
licet in scriptorio parvulo diete domus: Anno a Nativ. Domini millesimo qua- 
dringentesimo sexagesimo octavo Indictione tercia secundum lanue morem die 
/ovis seplima mensis Aprilis in meridie: presentibus Nob. Cataneo de Aitria q. 
D. Leonardi et mag. lacobo de Crescentino magistro scolarum testibus vocatis 
4t rogatis. (Atti del Not. Antonio Gallo — Fogliaz. 1. 1468, 1504). 



CAPITOLO 11. 225 

so'(l). Diresti che in nome cI'Andrea s'incomincino lo 
opere là dove per Giovanni si arrestano, e che le pa- 
terne consuetudini discendano siccome eredità nel fi- 
gliuolo. Gli ufficiali delle Compere che l'anno dell'89 
aveano chiamato il seniore a parecchi servigi, non du- 
bitarono un decennio più in qua di commettersi in 
lui d'un intaglio che figurasse S. Giorgio suLT archi- 
trave della porta in Bastia : e vivente anche il padre 
l'avean destinato ad un altro di bianco marmo da col- 



1 //* nomine Domini Amen: Iohannes de Campionibus q. Andree consti- 
tutus in jure et in presentia egregii D. Vicarii Salle superioris magnifici D. 
Residenti: Potestacie lanue audita requisitane in presentia dicti D. Vicarii 
facta verbo per Audream de Campionibus filium dirti Iohannis requirentem 
cum instancia ab ipso emancipar i et ejus paterna potestate liberari et relaxari 
ita quod de cetero possit et valeat emere vendere cedere et contrahere et facta 
tua facere in judicio et extra actestari (sic) et codicilari et demum omnia alia 
el lingula Jacere qms (sic) quilibet pater jamilias et homo sui juris facere 
potesti annuens diete requisitioni tamquam jvste et rationi consone ac eidem 
acquiescens omni jure via modo et forma quibus melius potuit et potest dicium 
Andream presentem el humililer requirentem emancipava et emancipat ac ipsum 
UberavU et tenore presentium liberal ac relaraoit et rclaxat a paterna pote- 
state el vinculo servitutis paterne ita et laliter quod dictus Andreas de cetero 
possit et valeat emere vendere contrahere ac se obligari ac testari et codicilari 
et quascumque obligaciones facere et demum omnia alia et singula facere que 
quilibet pater familias et homo sui juris facere potest et in precium ejusmodi 
emancipationis presentialiter el ejus certa scientia donavit dicto Andree omne 
pecculium per eum haclenus acquisilum ita quod de ipso disponere possit absque 
ipsius Iohannis consensu: promitlens quoque dictus Andreas mihi notarlo in- 
frascripto tamquam persone publice officio publico stipulanti et recipienti no- 
mine et vice Communis lanue non ire in cursum intra terminum Statuti et se- 
cundum formarti Capitulorum civilatis lanue ac avarias Communis subire in 
omnibus iuxta formam Capitulorum lanue: sub ipotheca et obligatione omnium 
Vol. IV. — Scultuua. 29 



226 SCULTURA 

locarsi agl'ingressi di Terranova (1). Non terrò che da 
loro facesse esordio quel vezzo così gradevole negli 
ornamenti contemporanei, di alternare i marmi carra- 
resi alle pietre nericce di Promontorio o d' altre cave 
consimili; non dico nelle alterne listelle d' interi pa- 
lazzi o d' imbasamenti , di lunga mano più antiche, 
bensì nel composto d'archetti e di mensole e di varie 
insegne che veggonsi anch'oggi ed accusano il secolo. 
Ma ch'essi ne fossero vaghi e largamente lo promo- 
vessero noi tacciono gli atti, ed aperto lo gridano le 



honorum suorum presentium et futurorum : et prò eo intercessa et Jidejussit 
dictus Iohannes ejus pater sub ipotheca etc. Renuncians etc. -Et ili signum 
vere emancipationis dictus lohannes per manum tenens ipsum relaxnoit et te- 
nore presentium relaxat a dicto vinculo servitutis paterne. Quibus omnibus et 
singulis egregius D. Gaspar de Octavianis de Vissano Icyum doctor Vicarius 
Salle superioris magnifici D. Potestalis lanue prò tribunali sedens in loco in- 
frascripto quem locum prius od lume actum prò jure reddendo et cv.ni potcstate 
ellegit et deputava causa prius bene cognita et officio magistratus suam et Com- 
munis lanue aucloritatem interponit par iter et decretum etc. — Actum /amie 
in caminata domus commensalis dicti D. Vicarii sita in carrubeo nobiliuvn de 
Auria: Anno Domin. Natio. MCCCCLXXXUH Indictione secunda secuudnm 
lanue cursum die Iovis XXII I Decembris in Vesperis: presentibus testibus An- 
tonio de Manfredis . . . Iohannis et Petro Benedicto de Campijuo scultore 
lapidum. (Atti del Not. Cristoforo Rattone — Fogliaz. 2, 1475-89). 

(1) ^ Ihesus — MCCCCLXXXVHI die XXII Septembris: Magister An- 
drea» de Campiouo sculptor qui habet sculpere marmor cum insignibus Sancti. 
Georgii prò porta Terrenove Bastile. 

Recepimus 1499 die 28 Februarii in predo palmorum 24 cornixiarum petre 
Promonlorii nigre prò architravo porte Bastite et sculpture lapidis cum figura 
Sancii Georgii dicti arckitravis de accordio post multa in ratione dicti lapidis 
libr. 55. (Curtular.uin introitus et exitus Oifirii sancii Georgi;: ann. 1488). 



CAPITOLO 11. 227 

varie petriere ch'ei tenevano a fitto per lor inestiero. 
Un omonimo di Giovanni , ma fìgliuol di Beltrame 
dove quello è d'Andrea, con un Antonio Brocco da 
Campione toglievano da un Ruffino Spalla da Bian- 
•drate mereiaio certa cava nella piaggia d' Airolo sul- 
l'alto di S. Tommaso, né più tardi del 1471. Il nostro 
Andrea, morto il padre, in società con un Giacomo 
suo compaesano, si rifornivano del nero sul Chiavarese, 
e sulle coste medesime di Promontorio, che rendevano 
l'ottimo , per locazione lor fatta dalla Teodorina Spi- 
nola, gentildonna che non suona pur ora all'orecchio 
dei leggitori. L'incontrammo nei cenni della pittura 
a costrurre e a fregiar di bellissima ancona la cap- 
pella d'Ognissanti a Castello nel 1500 ; la qual data 
ci seppe strana e nondimeno ci si conferma per un 
altro istrumento. E cotesto è dei due Campioni , Gia- 
como e Andrea, i quali alla nobil donna fornivano 
appunto in quell'anno le pietre e i marmi pel nuovo 
altare, compensandone o in tutto o in parte il valore 
col fitto d'ambedue le petraio (1). La cappella a sua 



(1) ►£ &ID die Veneris XXV Septembris in terciis in Bancis juxta bancum 
Io: Baliste Sisti Notarti sub porticu magna illorum de Nigro: Indinone 
lercia — Iacobus et Andreas de Campionibutì marjistri antelami scientes se 
teneri Teodorine uxori quondam Dominici Spintile tulrici etc. de certis pecu- 
niarum quantiiatibun occaxione pensionis lapiderit Promontorii et alterius la- 
piderie Clavari quas conducunt ab ea et scientes prò deminucione dicti débiti 
ipsos Licobum et Andream laborare in dando de lapidibus laboratis diete D. 
Teodorine dicto nomine prò constructione unius Capelle quam fieri et conslrui 



228 SCULTURA 

volta cedette alla moda , e dopo un secolo o poca 
più: con grave danno di quella chiesa, il cui miglior 
pregio rimane in quel molto che possiede d'antico. E 
che l'opera de' Campioni fosse degna del luogo , me 
ne stanno essi stessi mallevadori, il cui nome non ac- 
cenna mai nelle carte fuorché a fatture eleganti ed 
ornate. Quant'è d' Andrea, fé' comune talvolta il lavoro 
con altri valenti, siccome ad esempio col già menzio- 
nato Matteo da Bissone, e in ispecie per begì' inta- 
gli e modiglioni e trafori onde abbellì nel 1499 il 
gentilizio palazzo di Luca Adorno. Di che può vedersi, 
a chi '1 cerchi, ne' fogliazzi di Biagio Foglietta. 



facit in Ecclesia Sancte Marie de Castello lamie et prò dictis lapidibus ha- 
bendis videlicet albis esse necesse acredere ad locum Cararie et eis provcidere 
de peccuniis de quibus Venerab. D. Pater Philippus Italianus qui curam ha- 
bet de dieta Capella protisionem eis facere de peccuniis diete D. Teodonne dic- 
tis nominibus: ideirco dicti Lioobus et Andreas sponte promisserunt et se obli- 
gaverunt mihi Notario infrascriplo stipulanti nomine diete Teodorine dicto no- 
mine eidem dare et solvere omnes illas quantitates peccuniarum quas dicti Ia- 
cobus et Andreas dare restabunt diete D. Teodorine tam prò debito quam de 
noto facta raiione de dictis lapidibus tam albis quam nigris datis et dandis 
prò et occaxione diete Capette diete D. Teodorine dicto nomine tunc statini et 
sine mora. Insuper prò eis prò predictis attendendis per eos intercessit et fi- 
dejussit Iohannes Piuma magister antelami prò dictis omnibus quantitatibns 
peccuniarum de quibus restabunt debilores diete D. Teodorine dicto nomine ut 
saprà — Testes dictus Io: Baptista Sistus Notarius et Christophorus de Ca- 
lcitarla q. Barlholomei. (Atti de] Not, Giovanni da Novi - Fogl. 3, 1480-1503'. 



CAPITOLO III 



Le opere della Cappell» di S. Gio: Battista sognano le tracce a proseguire 

— Difficoltà che s'incontrano in tal materia — Congetture sul prospetto 
esteriore della detta Cappella — e sulle progressive ampliazioni e ri- 
forme di questa — Nuove opere intraprese nel 1492, e con disegni pro- 
babilmente di qual maestro = Statue di Matteo Civitali da Lucca, pre- 
cipuo ornamento di questo Santuario — Descrizione di esse, sia per 
riguardo al concetto sia per riguardo alla esecuzione — Errori di ehi 
ne scrisse, e in ispecie del Mazzarosa — Danni recati a queste statue 
dalle bombe di Luigi XIV — Dubbj e sospetti sulla statua dell'Isaia 

— Lunetto co' martirj del Santo attribuito a Matteo — Indizj sull'epoca 
di tali sculture, ed erronee sentenze di più scrittori — D' una statua 
equestre di S. Giorgio scolpita dal Civitali per gli Ufficiali delle Com- 
pere, e collocata sulla maggior piazza in Sarzana — Notizie d'Acellino 
Salvago principal promotore delle toccate opere — Rettificazioni sul- 
l'intaglio a destra della sunnominata Cappella, e supposizioni sull'au- 
tore di esso = Andrea Contucci da Monte San Savino succede a Matteo 
Lucchese nel lavoro d'altre due statue — Anche in proposito di queste 
si discutono le opinioni di certi libri — Parallelo fra i due insigni sta- 
tuari = Donato Benti e Benedetto Bartolomrnei fiorentini* ad operare in 
Genova — Lavorano in società le sculture della Cantoria nell' Abba- 
ziale di S. Stefano — In società con Michel d'Aria e con Gerolamo Vi- 
srardo scolpiscono una magnifica sepoltura pel Re di Francia — De- 
scrizione di essa desunta dai termini del contratto — Lorenzo Staffi ad 
ornare la Cattedrale di Sai-zana — Rapidi cenni sulla vita de' predetti 
maestri — Il Viscardo conduce parecchie sculture e di pregio non lieve 
per l'abate di Fechane Consigliere di Luigi XII — e un ricco altare 
per G. B. di Castiglione nella Chiesa di S. Domenico = Pace Oarino 
da Bissone: argomenti gravissimi sulla virtù di questo artefice — Sue 



230 SCULTURA 

opere per la Regina di Francia e pel Cardinale Rotomagense — Intro- 
missione del patrizio Giovanni Spinola di Serravalle in tutti i nominati 
lavori pe' Reali Francesi — Società di bottega fra Pace Garino e An- 
tonio dalla Porta valentissimo intagliatore d'ornamenti — Cappella di 
Francesco Lomellino in S. Teodoro abbellita da' costoro scalpelli — 
Chiamano entrambi Agostino da Campione per terzo all'opera d'una 
Fonte pel suddetto Cardinal di Rohan — Lavori del dalla Porla in Sa- 
vona — Pace Garino conduce la statua di Francesco Lomellino per la 
gran Sala delle Compere — e il dalla Porta quella d'Antonio Doria — 
Diverso giudizio sul valore di queste statue = I più e i migliori fra 
i maestri del marmo si partono in Campionesi e in Caronesi — Ad A- 
lessandro da Corona è affidata la statua d' Eliano Spinola , riposta an- 
ch'essa nell'aula maggiore della Banca di S. Giorgio — Alessandro e 
Pace prescelti da Cristoforo Solari a scolpire la statua funeraria d'un 
Vescovo — D'un bellissimo intaglio esistente in Savona , e da recarsi 
a Pace con probabile giudizio — Intagli di Pomerio da Campione che 
pur si serba ad altro luogo dell'opera — I fratelli Michele ed Antonio 
Cartoni fan quasi principio ad una serie di valentuomini del loro casato 
— Riepilogo di questa età = L'arte degli scultori accomunata ab an- 
tico con quella de' maestri antelami s'adopera vanamente per ridursi in 
collegio a parte. 



E 



[entre i valenti e industriosi lombardi fin qui notati, 
e alcun toscano con essi, facean'opera quanta vedem- 
mo d'ingentilire l'intaglio, sopravvenne a' nostri oc- 
chi un cotale esempio da mostrare solennemente quanto 
possa la statua. E ne porse occasione quell'opera ma- 
ravigliosa ch'è la Cappella del Precursore; nella quale 
(così fu solerte e insaziata dell'adornarsi) abbiam quasi 
il filo non interrotto della nostra scultura. Eran fre- 
schi, e pur allora sto per dire ultimati i lavori che 



CAPITOLO III 231 

racconta il capitolo addietro : vuoi nel prospetto che 
biancheggiava di fregi e di figure marmoree , vuoi 
nel suo dentro che rideva dei dipinti del Foppa, o 
vuoi nell'altare fornito di bellissima icone: tutte cose 
da contentarsene la pietà de' fedeli e '1 giudizio dei 
più saputi. Alla Consorzia o Devozione del Santo par- 
vero nondimeno sì scarse, che assai tosto disegnarono 
un meglio; e non dico accrescendo o riformando il già 
fatto, ma ripigliandosi, come nulla si fosse fatto, al- 
l'ordine e alla dignità del Santuario. Ciò avvenne non 
punto più tardi del 1492, essendo Priori del Sodalizio 
Tommaso Giustiniano e Acellino Salvago. E non pare 
credibile come il pio desiderio trovasse grazia ne' cit- 
tadini, e massimamente in confraternite di simil forma, 
e sovra tutto in quelle altre che al pari della suddetta 
aveano altare ed uffìzj nel Duomo. Non produrrò i do- 
cumenti (che lungo sarebbe) ad encomiarne ciascuna: 
fi basti di quella che godea titolarsi dalla Fedeltà, la 
quale in persona de' suoi delegati Eliano Centurione, 
Cristofaro Cattaneo, Francesco Lomellino e Marcello 
Cicala, cedette alla fabbrica della Cappella ben nove 
luoghi e sessanta sei lire sui cartulari delle Compere, 
non chiedendo per sé più in là d'uno scanno a gio- 
varsene per le preghiere (1). La Consorzia di N. D. 



(\j In, nomine Domini Amen : Nobiles Elianus Centurionus Christojorus Cal- 
taneìts q. D. Filici Franciscus Lomelinus q. D. Antonii et Moruel Cigatta 



-•iZ SCULTURA 

con simil patto seguì l'esempio, come insegnano i ro- 
giti d'Oberto Foglietta; e quind'innanzi non fu colle- 
gio o persona o magistratura autorevole, che non ve- 
nisse in ajuto alla magnifica impresa. B ch'ella abbia 
a dirsi cotale, ce n'è caparra, non ch'altro, il noma 
d'Acellino, che già conosciuto da noi per acuto intel- 
letto e per animo disposto a gran cose, ci sarà ora op- 
portuna luce a chiarirci nei dubbj e a condurci nei 
fatti. 

E per vero prendiamo un soggetto, ove è pregio a 
sottigliare la mente, e più che pregio necessità trava- 
gliosa. Intenderemo forse il perchè al maggior uopo 
ci falliscano i documenti delle opere ; né le ragioni, 



quatuor ex sociis Societatis Fidelitatis habentes baliam ac potestatem ad infra- 
scripta a reliquìs sociis diete Societatis vigore publici instrumenti scripti ma- 
nu Oberti Polietc Nolarii anno presenti die XXl'IIH Maij ex una parte : et 
Nobiliti D. Acelinus Saloaigus alter eoe Prioribus Devocionis Sancii Iohannis 
Baptiste suo nomine et nomine et vice egregii Thome lustiniani alterius ex dic- 
tis Prioribus ac college sui et prò quo quidem diclo Thoma ipse D. Acelinus 
de rato promisit sub ypoteca etir. sponle et ex certa sdentiti nulhque juris vel 
Jacti errore ducli seu modo aliquo circunvenli pervenerunt et pervenisse sibi 
ad invicem et vicissim presenlibus et stipulantibus confessi fueruut et confiten- 
tur ad infrascripta pacta et compositiones et jurium cessionem et alia de qui- 
bus infra solemuibus slipulacionibus vaiata et valatas: Renunciantes etc. Vide- 
licet quia virtule et ex causa dictorum paetorurn et compositionis dicti Elianus 
et sodi suprascripti promisseruut et solemnitcr se se nomine diete Societatis 
obligaverunt dicto D. Acelino Priori presenti et stipulanti et recipienti nomine, 
et vice diete Devocionis Sancti Iohannis Baptiste et mihi Notario infrascriplo 
tanquam persone publice stipxdaati nomine et vice diete Devocionis dare et tra- 
dere et seu scribi facere dictts Prioribus diete Devocionis et seu diete Devocio- 
ni loca novera et libras sexaginta sex et soldos alterius loci scripta in 



CAPITOLO III. 233 

solite a registrarsi in ogni corpo o collegio, ci por- 
gono ajuto, per essersi cora'io avviso o dileguato o di- 
strutte. Conciossiacliè, per quanto mi fossero amici e 
cortesi i Eettori della Consorzia, non meno studiosi 
de' loro antichi ad onorarsi di sì gran culto, non mi 
fu dato scovare dal loro archivio o notulario o scrittura 
che non toccasse al seicento. Gli atti poi de' notai, 
non avari a parlarmi dell'epoca, tacciono quasi all' in- 
tutto e degli autori e delle opere; e però a ragionarne 
ove tutti se ne sfidarono, conviene accattare argomenti 
ed indizj d' onde che sia. Troppo importa sapere il 
quanto si mutasse ed il come nelle sembianze della 
cappella : ch'è quanto a dire il discernere le fatture 



Comperis S. Georgìi in racione et columna diete Societatis Fidelitatis in cartula- 
rio et seu compagna . . . cum pagis et proventibus anni de MCCCCLXXXXUI 
proxime venturi et aliorum venturorum prò fabricatione et cons'.ructione capette 
Sancti lohannis Baptiste que nunc construitur et fabricatur in Ecclesia majori 
januensi nunc et similiter ex causa predieta dicti Elianus et sodi nominibus 
quibus supra dicto D. Acelino Priori presenti ci mihi Notarlo infrascripto quo 
supra nomine stipulanti et recipienti dederunt et cesserunt ac in eundem D. 
Acelinum Priorem presenterà et in me dictum Notar i .m quo supra nomine sti- 
pulantem et recipìcniem dederunt transtulerunt et transferunt omnia et singula 
jura raciones et acliones utilles (sic) et directas reales et personales mixtas 
rei persecutorias et penales et alias quascumque et quas dicti Sodi et seu dieta 
Societas habet et sibi competunt aut unicuique cautius compelierunt seu compe- 
tere possint conlra et adversus quoscumque debit^res diete Societatis etc. — 
Actum Zanne in Ecclesia Sancte Marie de Vineis : Anno Domin. Natie. 
MCCCCLXXXXII hidictione Vllllsecundum lanue cursum die Martis XXV II li 
Maij in Vesperis: presentibus lohatme de Fresante Notar io et Octobono Grillo 
q. Silcestri civibus lanue testibus vocalis et rogatis. — (Atti del Not. Biagio 
Foglietta giuniore — Foglia?.. 1, 1482-93 1. 

Vol. IV. — Scultura. 30 



SJ3-* SCULTURA 

del 1492 e degli anni seguenti da quel eh' era più 
vecchio e da quel tanto che si fece più tardi. Né senza 
cagione, a trattare de'primi lavori, ho prodotte le carte 
e descritti i lavori, senza darmi pensiero che le cose 
pattuite fra i Priori e gli artefici discordassero in parte 
da quel ch'oggi si vede e si ammira sia dentro sia 
fuori del sacro ricinto. Siffatte note doveano serbarsi 
al presente luogo, per questo appunto, che sottilmente 
cercando i divarj si argomentino le riforme e le ag- 
giunte adottate a quest' ora. E per dir dell' esterno , 
non saprei dubitare che il prospetto marmoreo recato 
a merito di Pier Domenico da Bissone, non fosse rag- 
grandito dai nuovi disegni, tuttoché con ingegno così 
devoto alle prime fattezze, che le membra del primo 
corpo non si distinguono che a gran fatica dalle se- 
conde. I colmi o cimieri degli archi rizzati fin quasi 
alla vòlta, sostentano ben undici statue, mentendo al 
contratto che le conta per nove: e a chi per vaghezza 
d'esaminarle s'ajutò a quell'altezza, non parvero tutte 
d'una mano medesima. La qual giunta crescerebbe il 
largo; ma se l'occhio non s'affatichi di troppo a spiar 
su per l'alto, vedrà forse incostanza di stile e disfor- 
me età fra i quadri intagliati di storia e i bei fregi 
composti a ghirlande onde si fa cornice il figurato 
della scultura. I pilastrini altresì o le lesene che ti 
piaccia chiamarle, che dipartono i lati dal mezzo e 
fan termine al muro, variate di tabernacoli e di figure 
quanti sono gli Apostoli, accennano a maniera sì colta, 



CAPITOLO 111. 2-35 

e tanto innanzi nell'arte, da parere soverchie al valore 
de' primi maestri. Arroge che a sì fatte decorazioni 
non accenna la polizza, ed anzi par quasi escluderle: 
dacché ad indicar gli altri marmi si mostra accurata 
ed attenta. E a leggere in quella , non comporresti 
colle forme presenti né .il disegno né le misure ch'ella 
diede al dissotto , ed in ispecie un'arcata sorretta da 
tre colonne le quali, a comprendervi il capitello, sor- 
gessero svelte di pilmi ben ventiquattro. Più larga 
e maestosa ti accoglie l'attuale, poggiando su due co- 
lonnati d'intaglio (a vederli) più tardo, e fiancheggiata 
da un doppio architrave che impostandosi ad altre co- 
lonne cammina allo stremo del vasto ingresso. Rifor- 
ma altresì di quest'epoca giudicherei quel eh' è den- 
tro, vo' dire un succedersi e rispondersi tra loro d'al- 
tri archi sui quattro lati della cappella, così eleganti 
come anche arditi, perchè sostentati da sottili pilastri 
e nondimeno poderosi a sopportare la vòlta. Non con- 
sento a questi anni la Cupola che oggi si vede, ma 
che un tamburo o calotta si levasse nel centro, come- 
chessia delineata o profonda, s'io il disdicessi, mi ver- 
rebbe in contrario alcun atto. Forsechè non ricorda il 
lettore come il Vescovo d'Accia con Pier de 1 Mari or- 
dinassero nel 1503 a Lorenzo pavese di conformarsi 
in S. Siro allo cornici dorate che aggiravano il tibu- 
rio di cotesta cappella? (1). Io mi so che a far tanto 



<1) V. l'atto in calce a pag. 249, voi. 2. della Pittura. 



236 SCULTURA 

convenne distruggere in parte ed in parte scomporre 
l'antico lavoro; ma so ben anche, ed il leggerlo e in 
pronto , che le scritture da me prodotte per questo 
nuovo, non hanno a descriverlo che una sola parola, 
e questa parola è il construere (1). 

Ed ho inteso più d'uno che si struggeva di saper 
l'architetto: così gentili allo sguardo e ingegnosi al 
giudizio riescono i partimenti di quelle linee. Costoro 
non pure mi consentiranno, ma forse mi sapran grado 
s'io mi fo lecite a questa volta le congetture; né però 
troppo audaci nò punto vane se mi regge la mente. 
Quell' Acellino e quel Giustiniano che affrettan' ora 
e coi voti e coll'opera il gran lavoro , son pur que' 
dessi che da tre anni commettevano a Michel d'Aria 



(1) Né tacerò pure come alcuni patrizj raccolti in consorzio unius So- 
cietatis Domini inter eos contraete concorressero alla fabbrica della cappella 
donando un lor luogo che possedevano sulle Colonne di S. Giorgio. Anche 
in quest'atto ch'è del notaro Pastorino e del 3 luglio 1492, si parla di co- 
struzione: Considerantes et premeditantes se plurimum affectos esse Devolioni 
Beatissimi et Sanctissimi Iohannis Baptiste in cuius nomine seu sub vocabulo 
cuius in presentiarum construitur et fabricatur sacratissima capella in Ec- 
clesia majori januensi cupientes dicium locwm diete eorum Societatis scrip- 
tum et annotatum super dictum Constantinum Cigalam tunc priorem diete eo- 
rum Societatis dari et tradì Prioribus diete Devotionis diete sacre Capette Sa- 
cratissvmi Iohannis Baptiste et ad reparationem et fabricam ipsius Capette 
multo indigentis . . . etc. Erano confratelli di detta Società Lorenzo Grillo 
q. Raffaele, Lorenzo Grimaldi q. Martino, Gerolamo e Cristofforo fratelli 
Salvago, Francesco de Franchi Bulgaro, Giacomo Cattaneo q. Ludovico.. 
Oliviero di Negro, Nicolò Gentile q. Tommaso, Percivale Pallavicino, Ge- 
rolamo Gentilt' q. Andrea, Aleramo Salvago e Giovanni Vivaldi. 



CAPITOLO 111 237 

le nuove forme della destra navata. E pur questo è 
in memoria di chi mi legge: e chi per poco fa d'oc- 
chio a quelle linee vi riscontra i begli archi latini , 
alternati di bianco e di nero marmo, i quali non dirò 
che somigliano, ma si ragguagliano in tutto alle ar- 
cate che si voltarono alla cappella, distinte per giunta 
a bei risalti di rosoni dorati. Il De Aria che torna in 
campo, oggimai crescerà nel concetto nostro come al- 
tresì nelle grazie dell'Acellino , sagace a prescegliere 
i migliori in paese, e sapientissimo a trovare di fuori 
anche i sommi. Ma viene opportuno rincalzo da un 
rogito che quasi mi fa perdonare alle tante rapine del 
tempo: pel quale l'egregio patrizio provvede nell'anno 
medesimo a grossa copia di marmi carraresi tra bian- 
chi e rossastri onde aveva ad ornarsi il compreso della 
nostra cappella. Perciocché egli accordandosi con un 
Nicola Castello di quella terra per dieci carra di mar- 
mi e per altre che bisognassero di mano in mano, lo 
manda (per quel ch'è misure) ai disegni e agli ordi- 
namenti di Giovanni d'Aria, come a tale che atten- 
deva a tracciar l'opera e ad eseguirla (1). Ora poi che 



(1) Nicolaus de Castelo de Carraria q. Ckristofori sponte etc. promisit et 
solemniter se obligavit D. Acelino Salvaigo Priori Devotionis Sanrti lohaunis 
Baptisle Ecclesie majoris Ianuensis presenti et acceptanti suo nomine et nomine 
et vice l'home Iustiniaui q. Juliani conducere et consegnare Ianue in uno ex 
pontibus portus in quo voherii ipse D. Acelinns propriis sumptibus et ecspen- 
sis ipsius Nicolai usquequo in suprascripto ponte exonusta fuerint videìicet 



238 SCULTURA 

Giovanni o Michele abbian nome nel]' atto , non mi 
vi arresto , che mi dura nella memoria la fraterna 
benevolenza , e più ancora quella società , consueta a 
dir vero fra loro, ma rinnovata testé per l'appunto e 
con solenni stipulazioni. Che s'io li raffronto a vale- 
voli indizj, a ciascun tratto mi riesce l'uno assai dotto 
in lavori di quadro, valente l'altro a scolpire, valen- 
tissimo a comporre edifizj. Discreda chi vuole l'un fra- 
tello coll'altro alla fabbrica del novello santuario; noi 
ci staremo col verosimile , e lungi assai dal timore 



carraria decem marmorum coloris rubei et albi prò Capello, que constniitur ad 
metisuras eidem Nicolao tradditas per magistrum Iohannem de Aira magi- 
strum antelami et seu scrutoris (sicj per totum mensem lunii proximi et reli- 
qua ultra ipsa carraria decem amplius dictorum marmorum ejusdem qualltatis 
secundum mensuras et nnmerum eidem Nicolao dicet predictus magister Io- 
hannes de Aira infra et per totum mensem Iulii secuturi de quibus quidem 
mensuris numero et qualitate stari debeai judicio ac dtclarationi dicti magistri 
Iohaunis super uno ex diclis pontibus expensis dicti Aicolai usque ad exone- 
rationem ut supra hoc eliam declorato quod si dictus Nicolaus non consignare 
fecerit dieta mormora ipsis et temporibus suprascriptis possint dicti DD. Prio- 
res diete Devocionis alia totidem nel etiam partem que restaverit ad consignan- 
dum ipsis emere ab aliis danno et expensis ac interesse dicti Nicolai. Et vi- 
ceversa dictus D. Prior suo et dicto nomine ex causis premissis promisit et 
se obligavit dicto Nicolao librarmn sex Ianue prò qualibet carraria dictorum 
marmo mm ex quo quidem predo confitetur dictus Nicolaus habuisse a dicto 
D. Acelino Ubras vigiliti lanue residuum vero solvere promisit in consignacione 
dictorum marmorum: Que omnia ete. — Testes Blasius Folieta et Baptista de 
Strato Notarli. — ►£ MCCCCLXKIIll die Martis XX Villi Mai] in ter- 
ciis in Capello Collegii. (Atti del Not Oberto Foglietta giuniore. — Foglia/. 
36, 1492. 



CAI' ITOLO Ili. 239 

che la ragione dello stile ci faccia ricredere. Che gli 
ornamenti marmorei da Giovanni aggiustati sullo pa- 
reti cedessero ad altri più tardi, e certamente di peg- 
gior gusto, non è chi noi vegga, e similmente è in 
palese che patì alterazione la cupola: ed altre fatturo 
di molta eccellenza intravvennero fra quelle e questo 
opere, degnissime non ch'altro di storia. Ma non con- 
viene a tutte un sol luogo; anzi è fermo che i bene- 
meriti del devoto Consorzio si mescano alle nostre no- 
tizie in qualsivoglia periodo dell'arte. 

Senzachè già mi sprona per altro cammino un co- 
tal monumento di scalpelli, da bastare per sé solo alla 
fama d' un' epoca, alla gloria d' un artefice , alla lode 
d'un committente, lo rassegno a questi anni e a que- 
ste opere le mirabili statue del Civitali che quivi 
stesso fan superbe sei nicchie, e come mi tarda il le- 
varle a cielo, così mi serbo a discuterne l'età con chi 
avvisa altrimenti. Benché d'esaltarle secondo il merito 
io mi sconforto all'intutto, o dirò meglio del sol de- 
scriverle: quando riferite e lodate da più scrittori va- 
lenti, paiono attender tuttora chi degnamente le re- 
gistri in istoria. Noi verremo degli ultimi a pagar 
questo debito, certamente sfidati d'eguagliar collo stile 
il gran pregio dell' opera , ma quanto è possibile at- 
tenti a cercarne le doti, e guardinghi a cansare gli 
errori altrui. Perciocché, dove nel comune delle sta- 
tue sogliono ben poche parole bastare al soggetto, 
come d'una sola figura ed espressa sulle ordinarie tra- 



240 SCULTURA 

dizioni o della storia o della favola, quivi appunto è 
a temere che fallisca il giudizio delle presenti, e ne 
fan prova le mal sicure e spesso sviate sentenze di 
molti. Nò da costoro vorrò pur francare il Mazzarosa 
lucchese, che a tesser le lodi di Matteo Civitali pose 
affetto singolarissimo coni' ora giusto da cittadino a 
cittadino; né certo da negligenza o parzialità, che per 
vederlo nel nostro Duomo si spiccò le più volte di pa- 
tria, e a toccare i meriti dell'insigne scultore non u- 
surpò quel tanto che tiene per avventura alla nostra 
Genova e ai Genovesi. Ciò sono gli argomenti delle 
figure: e a me pare invidiabile felicità di cotesta cap- 
pella ch'ella dal suo nascere in poi sortisse a ciascun 
nuovo lavoro uomini così solleciti dell'arricchirla come 
accorti e sapienti a trovarne i concetti. Per quella 
guisa che a mezzo il secolo 1' autorità del Bracelli 
sconfisse le meschine proposte e le contraddizioni di 
molti, non altrimenti vo' credere che il gentile spi- 
rito d' Acellino Salvago ideasse più tardi di proprio 
le imagini più convenienti a decorar queste nicchie, 
e a rendere più manifesto il pensiero dei fondatori. 
Il quale, se attendi agli atti, e non meno alle epigrafi 
che si mandarono ai posteri, ti si fa innanzi con dop- 
pio riguardo: che cioè la suntuosa cappella fosse sacra 
a Dio Ottimo Massimo come ad autore dell'umano ri- 
scatto, e sacra d'un modo al Battista come a precor- 
ritore del Verbo Umanato. Né fa cosa di menti grosse 
il raccogliere in sei personaggi tutto quanto il prò- 



CAPITOLO III. 241 

cesso, e meglio ancora l'istoria dell'uomo peccatore e 
dell'uomo redento: cli'è quanto a dire la colpa antica 
e la nuova espiazione: per mezzo alle quali entrasse 
l'opera santa del maggiore fra i profeti ad annunziar 
la venuta del Divin Figlio e la salute del mondo. Così 
a tre distinti periodi rispondessero sei personaggi 
rappresentati in istatua e tra lor rispondenti per cop- 
pie: quivi la colpa antica nei primi Parenti: all'oppo- 
sto punto i Veggenti ai quali più specialmente fu ri- 
velata l'incarnazione e il martirio del Redentore: fra 
questi e quelli i Genitori del santo che sortì l'aposto- 
lato del bandirlo alle genti. Ma dacché 1' altare che 
sorge nobilissimo in capo si volea dedicato a Dio solo, 
così restava desiderio d'altri due simulacri; dico del 
Battista medesimo, e di Colei che volse la chiave ad 
aprir l'alto amore: e questi altri non già sui due lati 
della cappella , ma più visibili e principali di fronte, 
per più dignità, per più attinenza al concetto. Ebbe 
questi altresì la cappella , e da mano eccellente, non 
però di Matteo lucchese; e a suo tempo ne cerche- 
remo cagione. 

Quel eh' è d' atteggiare e di comporre e d' espri- 
mere i soggetti fin qui narrati, e d' imaginare ( che 
nella statua è pur tanto) queir istante, queir atto, quel 
gesto che meglio rendessero il bel pensiero de' com- 
mittenti, di questo il Mazzarosa concede ogni vanto 
all' artefice suo conterraneo. E sì che per uomo di 
tanto rara virtù noi siam timidi a contrastargliene; 

Voi,. IV. — Scultura. 31 



242 SCULTURA 

conciossiachè il significare gli affetti si stringa cosi d'ap- 
presso all' idea della mente, che il partir 1' uno e 1' altra 
a poco sta che non dia nell' assurdo. E in questo bi- 
lico me ne starei tra confuso ed incerto, s' io non sa- 
pessi cosa che in altro luogo verrà chiara al lettore : 
ed è l 1 amichevol fede e la graziosa benevolenza ond' e- 
ran legati Acellino e Matteo: cose nuove a narrarsi, 
e inaspettate per fermo, e da segnarsi ad altr' uopo, 
ma eh' io anticipo per necessità del contesto. Fra co- 
siffatte persone fu agevole all' uno d' aprirsi del modo 
e delle forme che aveano a vestire que' marmi, fu age- 
vole all'altro affermare gì' intendimenti di quel gen- 
tile, e fingerli così nella mente quali doveano appa- 
rire per virtù di scalpello. Di che non par che si scemi 
la gloria dello scultore; che se è pur dura cosa cogli 
abiti dell' arte il trar fuori e improntar vivamente i 
concetti proprj, più dura prova e assai presso al miracolo 
è rivelare gii altrui. Aggiungi che il debito di sovrano 
maestro cammina ben oltre. Perocché quella ima- 
gine ch'ei ferma e comprende nell' intelletto, conviene 
che trovi in natura le forme più acconce a manife- 
starsi, e tra doppio pericolo, o di perdere dignità ed 
eloquenza calando ad imitazioni volgari, o di menomar 
d' evidenza levandosi troppo a sembianze ideali. A questa 
cima di gloria, a questo felice temperamento del bello 
e del vero poggiò 1' italiana scultura sul declinare del 
quattrocento, né forse meglio in veruno che in Dona- 
tello. E volentieri io m' accosto a queir acuto giudizio 



CAPITOLO III. 243 

del P. Marchese ( 1 ), che non curando 1' error del 
Vasari e le favole spacciate dal Paggi sulla scuola 
e la gioventù di Matteo, lo suppone iniziato air arte 
in Firenze o sugli esempj del Ghiberti o dei Robbia 
o di Donato medesimo. Certamente ad osservarlo nelle 
opere eh' ei diede alla patria, e più ancora in coteste 
che tanto onorano la nostra Genova, e ad accoglierne 
i pregi in una sola sentenza, ti converrebbe dir questo: 
che niun pensiero più schietto si trovò mai più spe- 
dito a vestire più acconce sembianze. Indi quel vivo 
ritratto di natura che arresta ed invita lo spettatore, 
indi quella prontezza nell' atto e nel gesto che ti co- 
stringe a meditare il soggetto, indi quella posa, quel 
moto, quel contegno che ti rapiscono e allettano come 
innanzi a persona viva e presente. Ed è facile argomentare 
quali paressero le sei figure sì tosto che toccarono 
a Genova , accostumata in addietro ad imagini non 
bene affrancate dalle durezze della meccanica, e quasi 
legate ad un abito servile e consegnato da maestro a 
maestro; né punto in oscuro la cagione perchè da quel 
1' ora, e pei secoli appresso, e di sèguito infi.no a noi, 
venissero crescendo queste fatturo in grido d' eccellen- 
tissime. 

Or dunque il valore di esse è sì fatto, e da una ad 



"(1) V. Scritti varj del P. Vincenzo Marchese Domenicano. — Firenze , 
Felice Le Monnier, 1855. — Commentario intorno alla vita, ei alle opere di 
Matteo Ci vitali scultore ed architetto lucchese. 



2 '44 SCULTURA 

altra così distinto, che qual ne parli o comunque ne 
scriva non dee scusarsi di parlarne o di scriverne a 
parte a parte. Ma prima è da dire con quanto senno, 
distribuite le statue in tre coppie legate a tre diversi 
concetti, si andasse cogliendo per questa o per quella 
il momento e l'azione migliore: e intendo migliore per 
due rispetti, a confermarle cioè nell' uffizio che portano 
alla votiva cappella, e a comporle così che V arte scul- 
toria ne vantaggiasse, desiderosa com' ella si mostra 
di parvenze aperte, risolute, eloquenti. Da certa singo- 
lare felicità ( s' io m' appongo ) potè, quale ei sia che 
imaginò queste statue, appaiarle di guisa che segnino 
principio e fine a ciascun episodio, lasciando che in mezzo 
ad entrambe spaziando chi guarda, supplisca colla 
mente a quel troppo che la facoltà del disegno, e men 
delle altre la scultoria, non possono significare. Fan 
cenno alle umane sciagure 1' Adamo e l'Eva, locate di 
contro e più accoste all' altare; ma questa intende pur 
allora il grido d' un Dio offeso e pur allora arrossisce 
della sua nudità, dove Adamo sospiroso e dolente del 
lungo esiglio ripiange la pace perduta. All'incredulo 
Zaccaria vien meno in queir atto V uso della favella, 
e mancheragli fino al parto d' Elisabetta: ma costei 
disgravata del santo portato è tutta in leggere il chi- 
rografo che da profetico spirito conferma al pargolo 
il mistico nome di Giovanni. Dei due Profeti, più 
accosti all' ingresso, contempla 1' uno ne' secoli avve- 
nire la Redenzione del mondo; l'adora 1' altro in visione 



CAPITOLO 111. 2Aiì 

siccome già fosse, e s' umilia al venerando mistero. 
E questa è la somma degli argomenti: in taluno dei 
quali io so bene d" aver discorde alcun libro, e il Mazza- 
rosa in ispecie; del nostro Ratti non parlo, che in certa 
sua lettera a Tommaso Bernardi ignorò i personaggi 
non pur le intenzioni. E però del cercarli minutamente 
s' addoppia il bisogno; oltreché siamo in opere ( e valga 
il ripeterlo ) ove i pregi dell' arte tolgono cagione e 
splendore dalla virtù del pensiero. 

Già innanzi al 1789 le due statue de' primi Pa- 
renti indossavano un panno o pelliccia che sia , per 
consiglio di tali a cui parve ogni nudità disdicevole 
in luoghi sacri, e per mano di Francesco Ravaschio, 
scultore eletto, e degno a dir vero di più nobili uffi- 
zj. Per consentir che si faccia al pietoso rimedio, certa 
cosa è che quel soprapposto di plastica, come contrario 
all'idea dell'artefice, ne trasforma o ne guasta almeno 
l'imagine: e assai peggio nell'Eva, le cui sembianze 
dipendono appunto da ciò che il moderno scultore le 
ha tolto. A spogliarla di quell' ingombro , come pos- 
siam meglio nel nostro pensiero, ella ci si porge per 
donna alle forme gagliarda prima che bella, e alla 
posa medesima e all'atto ha non so che di virile che 
annunzia la madre di tutti gli uomini. Né troppo si 
scompone all'accorgersi che fa d'aver nude le membra; 
ma ben vedi le mani entrambe portarsi colà, onde più 
prontamente rifugge il pudore. Il suo volto è tra con- 
fuso ed incerto, come di tale che dopo il fallo s' a- 



246 SCULTURA 

spetti al giudizio, e direi che ne' piedi stia in bilico 
tra il rimanere od il mettersi in volta. Non così il 
primo Padre che le sta di rincontro, atteggiato d' un 
doloroso abbandono, come d' uomo che travaglia da 
tempo in fatica e dolore. Tel dice la testa levata in 
alto, e quasi cascante all'indietro nell' esalar dei so- 
spiri, mentre il resto della persona si ponta sull' un 
de' fianchi, e le pendole braccia tradiscono 1' ingrata 
stanchezza coll'incrociar delle mani più in giù che 
ai lomb'. Non è facile a dire quanto al vivo contra- 
stino nella creatura divina a cui fu danno la colpa, 
l'originale bellezza colle tracce che v' ha impresse la 
pena, il sentimento della propria sventura colla co- 
scienza del meritarla e colla rassegnazione del soste- 
nerla. La divina minaccia che sta per prorompere se 
guardi a mancina, ti parrà negli effetti se pieghi a 
destra; si compendiano nelle due statue il peccato e 
la pena e l'eterna legge delle umane sorti. È incre- 
scioso a vedere come s'assottigli il Mazzarosa a cono- 
scere storpj in sì degna figura qual' è 1' Adamo, e si 
rechi a disgusto una rea congiunzione ( come a lui 
pare ) del destro braccio coll'omero, e certa disparità 
nelle gambe. A giudicare com'egli fa il Civitali, mi 
vengono a mente taluni che in fatto di lettere tornan 
pure sui dritti della grammatica ove il volo della elo- 
quenza si dilunghi un sol nulla dalle frasi comuni. 

Ma quella statua del Zaccaria parve a lui stesso 
per ogni lato maravigliosa, mentre pure ne frantese 



CAPITOLO 111. 247 

l'azione. Come mai potè credere che il santo profeta 
risenta in quell'atto la facoltà della lingua e traboc- 
chi di gioia, quando a mirarlo nel viso e in quell'im- 
mobile delia persona apparisce così sbigottito? E a 
qual senso recò egli quell'alzar delle mani, quel con- 
tendere delle labbra e quel fuggire delle pupille per 
subitaneo sgomento ? E perchè soprattutto non attese 
alle vesti e all'ephod sacro, che il rappresentano inteso 
agli ufficj sacerdotali, laddove al tornargli della pa- 
rola s'intratteneva, per quel che leggiamo, nelle cure 
domestiche? Cerchiamo nell' evangelio di Luca , e ci 
dirà come il profeta, percosso nella lingua per cenno 
dell'angelo, fattosi così com'era tutto attonito in sulla 
soglia del tempio, al popolo che lo attendeva di fuori 
accennando e vanamente sforzandosi di muover voce 
significasse lo scompiglio dell'animo. In queir istante 
io lo veggo sul marmo , e così palese eh' io non so 
credere che alcuna statua o moderna od antica salisse 
tant' alto, quel ch'è di ritrarre gli affetti. E quel che 
vince ogni fede, è il conoscere come tanta virtù d'e- 
spressione quanta ne corre all'occhio ed al cuore del 
riguardante, si spicchi da un simulacro così ritto ed 
immoto, e che punto non s'agita né si commuove, la- 
sciando che tutto l'animo si manifesti per le fattezze 
del volto. E veramente maligno fu il caso, che a nuo- 
cere nella presente cappella die' soprattutto di mira 
a cotesto prodigio di statua, e sì la troncò delle mani 
che niuna arte od industria di scultore le seppe ri- 



248 SCULTURA 

fare se non malgarbate e pesanti. Ciò furono le spie- 
tate bombe del 1684 (com'io scopersi in cerio auto- 
grafo contemporaneo) l'una delle quali percotendo alla 
cupola, e giù per la vòlta inabissando sul pavimento, 
quivi rompendo in ischegge, e parte ancora pel gran 
trabalzo dello scoppiare , spiccò di forza quel eh' era 
più fragile di questi marmi. Raffazzonò il Zaccaria 
nelle mani Bernardo Schiaffino non volgare maestro, 
né prima che in luglio del 1719, come attestan le 
carte dell'Opera; né valse a buon dato la grossa spesa 
di lire 90, né la gran cura dello statuario a ristorarci 
del danno. Del quale (sì amaro dee parere a ciascuno) 
s'accresce biasimo all'atto scellerato che noi patimmo 
da principe fiero e superbo, per quella dura necessità 
che soggioga il debole ai forte. 

L'Elisabetta che sorge a rincontro, parve al Mazza- 
rosa sovrabbondante nei panni; a noi non dispiacerà 
quello sfarzo di manto e di tunica per veneranda ma- 
trona e per moglie qual'era di sacerdote. Ma nel tema 
medesimo e nell'azione di tal figura, s' addentrò egli 
quanto basti a sicuro giudizio? Bene sta eh' ella ac- 
cenni, recandosi al sono la destra, la tarda e prodi- 
giosa maternità; ma troppo più oltre dovea conoscersi 
nell'atto della sinistra, nella quale (o m'inganno) te- 
neva il chirografo segnato da Zaccaria col dolcissimo 
nome del lor Giovanni. E ben mi pare che il conce- 
pire ed il nascere del Precursore, iniziato colla muto- 
lezza del padre , si compia per divino decreto colla 



CAPITOLO III. 249 

santa gioia materna: dacché io veggo, o credetti ve- 
dere, in quel volto e in que' gesti non so qual misto 
d'amore e di pietà che ti stringono a meditar colla 
statua i destini del promesso fanciullo. E quel eh* è 
d'evidenza, vedesti mai più naturali sembianze di vec- 
chia, e ad un tempo più degne di riverenza? Vorre- 
sti tu a quella nobil figura di sacerdote più vereconda 
e più fida compagna? Rispetto ai panni non vuol ne- 
garsi una cotal secchezza nel Civitali, devoto per av- 
ventura alle massime addietro o ritenuto ad aggran- 
dire le forme : tantoché al paragone del Sansovino 
che gli sta così presso , parrebbe per tal riguardo di 
altra età e d'altra scuola. Ciò nondimeno la sua ma- 
niera si conforma di guisa al carattere de' personaggi, 
o le forme degli animi prevalgono tanto alle parti 
accessorie, che non t'arresti a sì fat f a censura, o av- 
vertita non ti dà desiderio di diversi scalpelli. 

E volentieri ne avremmo taciuto, se la statua che 
segue d'un venerando profeta non mentisse alle pre- 
cedenti a sol guardarla negli abiti. Avvolta a metà 
la persona in regale paludamento, ricopre sott'esso il 
sinistro braccio, o meglio t' invita ad affìgurarlo per 
un lieve ondeggiare del manto, e su pel destro che 
all'intutto si svela ricorre un limbello ove tu imagini 
scritta una profezia. Doveasi dir che correva: dacché 
il maladetto proiettile scoscese così di netto il sottil 
marmo, che a gran pena ne rimane vestigio ai due 
capi. E simil sorte toccò l'opposta; se non che a que- 
Vol. IV. — Scultura. 32 



250 SCULTURA 

sta, che par si conta fra le bellissime , scheggiò i 
lembi del panno, e all'una gamba troncò grossi brani 
raggiustati alla meglio più tardi o con legno o con 
plastiche. Priva com' è del titolo che le altre tutte 
han nel plinto, chi la disse un Abramo, chi un Isaia: 
con miglior senno questi ultimi, avvisando le gentili 
sembianze, e le bende conserte al capo, e l'acconcia 
barba, e il portamento generoso ed altero come d'uomo 
d'insigni natali. E sì che allo stile non pur delle pie- 
ghe ma del volto medesimo e delle carni sospettere- 
sti altra mano, se quinci e quindi ai due lati dello 
zoccolo non si leggessero tre lettere 0. M. L. che pur 
si leggono nella compagna, iniziali àéìYOpus Mathoei 
Zucensis, e colla giunta del Civitalis in tutte lettere. 
Non so qual riguardo si debba ad una fama che dura 
in Versilia e nel Carrarese, testimonio il Santini : che 
cioè Stagio Stagi valoroso statuario ed esimio intaglia- 
tore collaborasse col Civitali in alcuna di queste fi- 
gure, e con sì rara felicità da disgradarne il Contucci 
medesimo. È cauto il Santini a discrederla , poco fi- 
dando all' età dello Stagi, novello nell'arte allorché 
Matteo già toccava al confin della vita; ma s'altri 
tenesse fede alle tradizioni, avrebbe forse a difenderla 
non vani argomenti. Vedremo in processo quanto sia 
a credere che il prode lucchese mettesse in queste o- 
pere gli estremi scalpelli , e fors' anche lasciasse in 
queste la vita; e certo è d'altro lato che a quegli anni 
anche Stagio , benché novello , operava sul marmo. 



CAPITOLO HI. 251 

È altresì fuor di dubbio che Matteo già da tempo 
avea stanza in Carrara, sì poco discosta da Pietrasanta 
eh' è patria di Stagio , e che quivi fu còlto da mor- 
te. Or chi seguisse la voce predetta , e stimasse al- 
cunché di vero in ciò che tramandano gli avi ai ne- 
poti, cercherebbe per avventura il giovinetto Stagio 
nella officina del Civitali, e il comune lavoro in que- 
sta statua dell'Isaia che si dilunga buon tratto dalle 
altre nel maneggio dei ferri. Noi ci terremo in so- 
speso, siccome in quistione da far timido qualsiasi 
scrittore, e vaghi per altra parte di compiere il no- 
vero delle sei nicchie. 

Stupenda imagine è dunque cotesto Profeta, che al 
ritto della persona, e all'atto del viso, non minaccioso 
come sembrò al Mazzarosa, ma tutto vòlto ed inteso 
come a cosa lontana, mostra d'essere quel, desso che 
intese da Dio ed annunziò a Gerosolima la futura in- 
carnazione del Verbo. Al veggente Abacuch, come in- 
tendo dalle scritture, diraostrolla l'Eterno come in atto 
e presente: ond'è che il costui simulacro par messo a 
termine di quel vaticinio onde 1' altro è principio. E 
se in quello è la fede che innalza lo spirito, dovea 
in questo scolpirsi la devota pietà che in cospetto di 
un Dio umanato rimpicciolisce ed annichila la crea- 
tura. L'Abacuch, vera antitesi dell'Isaia, fa contrasto 
per mille guise: diverso allo stile che ad altri par 
secco oltre il debito, diverso alla mossa che si tassò 
di stentata, diverso all'atteggiamento che niuno ebbe 



252 SCULTURA 

cura o speranza d'interpretare. La forma, seguace in 
tutto e obediente al concetto, è privilegio ad un tempo 
e carattere dei sommi artefici, e di mezzano giudizio 
è ordinario fallo l'attender prima alle forme che al- 
l'intenzione dell'opera. Quel vecchio aggrinzato e ra-*- 
sciutto, che strettosi al petto il papiro, a occhi chiusi 
non altrimenti che assorto in visione di spirito, s'in- 
curva e si rattrae nelle membra, e faticosamente ap- 
poggiando sul destro fianco, trascina ed inarca la de- 
stra parte di sé, giurerei che ad un nulla di tempo 
o s' inginocchi o si prostri all' augusto mistero. Non 
veggo sembianze né membra d'uom vivo che rendano 
meglio 1' impronta della umiltà , non contegno , non 
gesto, non abito di qualsiasi persona che meglio si- 
gnifichi la riverenza. I panni medesimi, che lussureg- 
giano in altre statue, si direbbero in questa e difet- 
tivi e meschini da chi non entri nell' animo o non 
ricerchi nell'intelletto d'un tanto maestro. Al quale 
siccome a' suoi pari, che son pochissimi , tanto vale 
l'industria del figurare e dell'eseguire, quanto la spo- 
glia a vestir la sustanza, quanto la parola a chiarire 
il pensiero. Tal cima negli studj dell'arte durò poco 
all'Italia che pur la produsse, ma di sé fece esempio 
alle terre più illustri: e se Genova potè goderne, non 
ne dee grazie che a Matteo Civitali. 

E costante opinione dei dotti, e avvalorata per lunga 
tradizione, che a Matteo sia dovuto altresì queir in- 
taglio che tutto prende il lunotto dell'arco sulla sini- 



CAPITOLO 111. 253 

stra della cappella. Quivi è la storia del martirio , 
partita in più, campi da fasce o lesene : sulla dritta 
quando al Santo nel carcere vien diviso il capo dal 
busto: nel mezzo l'impudica fanciulla che dentro un 
bacino il presenta al convito d' Erode : a mancina il 
seppellire e l'ardere della sacra spoglia , nuovamente 
divisi d'una quasi parete sul far de' pittori che in un 
sol campo fìngevano spesso azioni tra lor dispaiate. 
Se l'opera di bassorilievo si potesse mai raffrontare alle 
statue, non verrebbe meno al Lucchese l'onore di gra- 
ziato ed accorto maestro ; ma non m'avviso che per 
virtù di pensiero e per quella che dicono originalità 
fosse per reggere il paragone. Le dette rappresentanze 
risentono .troppo gli esempj di Donatello e degli altri 
sommi che in Firenze operarono per gli anni addie- 
tro in fatture consimili : e diresti di soprappiù che 
Matteo, tenendosi meglio allo schiacciato e all' esile 
nello spazio di mezzo, e più tosto al tondo ne' laterali, 
godesse di fare sperimento di varie imitazioni in una 
opera stessa. Un altro giudizio vien'ovvio, ed è in ciò 
che laddove ne' sei rilievi è sì grande osservatore del 
costume, e fìn'anco nella elezione di volti ricercati in 
natura tanto sagace in conformarli al soggetto, negli 
abiti invece e in ogni foggia delle persone che com- 
pongono i quattro intagli, non sa dispiccarsi dalle u- 
sanze de' coetanei. Il qual vezzo, non certo lodevole, 
direi comune all' età di Matteo ; ben lo compensano 
gli ottimi con certa cura di finitezza, con certo brio 



254 SCULTURA. 

d' atteggiare , eoa certa leggiadria nelle line© , eh© 
giungono a persuadere e a rapire negli errori mede- 
simi. Aggiungi alle lodi del presente lunetto una par- 
simonia, una semplicità, un'eleganza che crescono de- 
coro a quel prospetto senza turbare la grave maestà 
delle statue inferiori. Dovrebbon pure lodarsi parec- 
chi saggi di prospettiva e d'ornato prodotti nel mag- 
giore sconiparto del Convito , chi non sapesse qual 
valente fu il Civitali in cotesti accessorj della scul- 
tura istoriata, e quanto maggiori prove ne facesse in 
sua patria. Sul fregio che limita il semicerchio nel 
basso, si legge in caratteri già tornati al latino: Divo 
Precursori Franciscus Lomeldnus et Antonius Sauli 
Prioreset Consilium multiplicata pecunia exeoluere: 1496. 
Che questa listella, e la data che segna , sian ri- 
messo posteriore all'età delle statue e dell'intaglio ac- 
cennato, è parere dell'egregio prof. Vanii , invogliato 
nel credere che il Civitali desse mano ai lavori della 
cappella molto innanzi dell'anno segnato nel fregio, 
ed anzi intorno a metà del secolo , allorché la cap- 
pella e l'esterna sua fronte s' incominciarono , come 
fu scritto nel capitolo innanzi. Simil giudizio, benché 
più modesto, uscì primamente dal Trenta lucchese, che 
iinaginò lo scultore a servizio delle nostre opere tra 
il 1470 e il 71. Lo replicò il Mazzarosa : e come a 
saldarlo in altrui gli fallivano non pur gli scritti ma 
gli argomenti, cosi fé' ricorso alle ragioni dell' arte , 
e la pensò in questa guisa. La prontezza al sentire e 



CAPITOLO 111. 255 

all'esprimere gli affetti è virtù giovanile ; di maturo 
maestro il ben condurre, il maestoso piegare, il digni- 
toso compor delle statue; ondecbè se in coteste di Ge- 
nova primeggia l'evidenza degli animi, è diritto che 
s'attribuiscano all'età nuova dello scultore. Ho gran 
dubbio che il gentile scrittore per render' eco allo 
scrittor cittadino faccia inganno a sé stesso e capo- 
volga il ragionamento. Perciocché se il ritrarre un 
soggetto con forme convenienti ed acconce proviene 
dal meditarlo con filosofica maturità, non so come tal 
lode si voglia contendere a chi avanza negli anni ; 
laddove è consueto ne' giovani ostentare perizia e sfog- 
giare in quelle parti che soglion dare le discipline e 
gli esempj della scuola. Comunque di ciò s'argomenti, 
la data delle nostre sculture è anch'oggi un segreto, 
ed ingiuria non ultima di quelle troppe che gli uo- 
mini o la fortuna recarono al nome d'un tanto arte- 
fice. Il Vasari medesimo, cotanto sollecito de' suoi to- 
scani, come giunge a Matteo ti riesce vano per ne- 
gligenza e fallace per ignoranza, fino a scriverlo fra 
gli scolari del della Quercia sanese che morì almen 
due lustri innanzi al suo nascere. Anticipa inoltre con 
istrana trascuratezza l'età dei lavori che pur conobbe: 
e quel che a Genova dee sapere d'amaro oltreché di 
incredibile , non ha parola per le insigni sculture 
della cappella. La virtù di Matteo s'ebbe, è vero, 
non mediocre vendetta dai più moderni ; ma quanto 
alla ragione degli anni poco altro s' è fatto che va- 



256 SCULTURA 

neggiare in supposti, e quasi a contraddirsi l'un l'al- 
tro. E veramente di penna in penna e di voce in vo- 
ce, la memoria di questo artefice dapprima sì oscura 
è salita in tal credito, che oggimai qual si volga a 
trattarne comechessia, non può fare che non s' invo- 
gli di cercare l'età così dell'uomo come delle opere. 
A noi che da tempo non breve ci facemmo di questa 
schiera (1), dopo un volgere d'anni e un riandare di 
documenti non pare che convenga il ricrederci. Sti- 
mammo sincrone le statue del Civitali ai- secondi la- 
vori della Consorzia, e poco appresso sentì con noi il 
Marchese nel suo Commentario: autorità che ci con- 
forta e ci onora. Tornando ora sull' arduo soggetto , 
m'è dolce il recare più validi indizj là ove non erano 
che congetture, e del difetto d' ogni atto mi consolo 
a buon dato in parecchi riscontri che dan filo e pro- 
mettono assai miglior esito al ragionarne. E buon sarà 
se il lettore addoppj tanto dell'attenzione quant' io di 
solerzia nel ricercarli e nel disporli a chiarezza ; al 
qual fine sarà doppio il mio compito: dico il combat- 
tere ogni sentenza contraria, e rincalzar d'altra parte 
quest'altra che chiama il Lucchese alla nostra cappella 
del 1492 o in quel torno. 

Chi osò prevenirlo a metà del secolo, e intendi alle 
prime costruzioni del bel santuario, si danna di per 



(1; V. Guida Artistica per la Ciilà di Genova, 1848 - Voi. 1. 



CAPITOLO III. 257 

sé, quando pone il Civitali trilustre a lavoro di sì 
fatto momento. Non ripugna al possibile l'avviso del 
Trenta e del suo seguace, dacché Matteo venuto a 
luce nel 1435 potea benissimo provar nobilmente in- 
torno al 70; ma sorgono a fargli contra parecchie te- 
stimonianze. Del 1461, mentre le opere della cappella, 
come leggemmo per iscritture, non toccavano al ter- 
mine, disegnavano i Priori ch'ella si ornasse di rari di- 
pinti così nella vòlta e così nelle pareti, e ne prende- 
vano accordi col Foppa da Brescia, che giusta il suo stile 
(a stimar le apparenze) falliva al contratto. Dieci anni 
si volsero appunto senz'altra riscossa, durante i quali 
la faccia esteriore, e l'edilìzio di dentro con esso l'al- 
tare , fu messo a ordine, e noi vedemmo il Bresciano 
a ricomparire e di bei nuovo a stipular pei dipinti. 
Nò senza effetto a quest' ora , dacché poco stante al 
Mazone alessandrino chiamato a colorare 1' ancona si 
mise patto ch'egli emulasse o a dir meglio paragonasse 
in virtù le novelle pitture di quel da Brescia. E però 
non può credersi che infìno a quell'anno studiassero 
i Confratelli a decoro di statue, né molto è credibile 
per gli anni prossimi : che nuova opera, e qual la sti- 
mavano eccellentissima, non si distrugge a capriccio. 
Egli è poi certo che il pio Sodalizio, già munto dai 
gravi dispendj durati per infino a quel giorno, si volse 
nel 1478 alla Signoria chiedendo parte sul decimo de' 
legati attribuito alle riparazioni della Cattedrale e al- 
l'Opera del Molo : dissenzienti i PP. del Comune , i 

Vol. IV. — Scultura.. 83 



258 SCULTURA 

quali a lor volta allegavano che il fatto della cappella 
non eran restauri ma complementi d'ornato. Ed erano 
senz'altro ciò che restava de' lavori intrapresi a metà 
del secolo, dacché i Priori lasciano intendere al tenor 
delle suppliche, ed anzi espressamente dichiarano, che 
a lasciare imperfetta l'impresa ne temeano vergogna 
nel pubblico. Ond'ebbero sul detto deceno dugento lire 
per un biennio, come attestano gli atti del cancelliere 
Gottardo Stella; ma chi giudica dritto, vedrà se nel 
corso de' casi fin qui narrati s'abbia a far luogo a co- 
tanto disegno quanto fu l'arricchire il santuario di sif- 
fatte sculture , principalissime al certo e di massimo 
spendio tra i fregi che quivi si maturarono e prima 
e poi. 

D'altra parte si vuole aver mente alla epigrafe sur- 
riferita del 1496, d'onde appare scopertamente che un 
tre lustri più in qua, riposata la Devozione dal largo 
e continuo spendere, e messe in serbo altre somme 
quante bisognassero a maggior lustro della cappella , 
proposero di dar mano a bellissima opera , come par 
dirci queir excoluere che dà fine alla scritta. Incon- 
trammo a quest'ora Giovanni d' aria a incrostarla di 
varj marmi, nò si può dubitare che a questa volta 
non andassero a terra i dipinti del Foppa, la cui per- 
dita dovea tornar meno amara se (com'io avviso) ce- 
devano il luogo agli scalpelli del maestro lucchese. È 
strano a vedere che gli scrittori menzionati più sopra 
si affaticassero a trovar gli anni delle nostre sculture 



CAPITOLO III. 259 

coartandole fra questa o quell'opera delle parecchie e- 
seguite in patria o in nltra terra toscana fra il 70 e 
l'86, e non più tosto le sospettassero dell' ultima età, 
quando il nome del Civitali non ci si scopre in altri 
marmi per quelle contrade. Io non tengo per questo 
che i nostri scolpisse in Genova, e a gran pena mi 
acconcio al credere ch'ei si recasse in costà per cono- 
scere il luogo o fermare gli accordi; quel eh' è lecito 
asseverare per documenti , Matteo sullo stremo della 
vita soggiornava in Carrara, ed è molto probabile eh' 
ei vi morisse. E qui torna a vista quel gentile e be- 
nemerito che fu Acellino Salvago; il quale a viemme- 
glio corroborare la nostra sentenza, ci si annunzia a 
breve tratto di tempo, e fors'anche ad un tempo me- 
desimo, degli Ufficiali nel Magistrato delle Compere, 
e dei Priori nella Società del Battista. E viene a noi 
presentandoci di tal notizia, che niun'altra per avven- 
tura sarebbe per giunger più grata alla storia dell'arte 
ligure perch'io non dica dell' arte italiana; intendi di 
un'altra statua, e non punto di men rilievo onde an- 
dammo già debitori al gran magistero di Matteo Ci- 
vitali. E piaccia ai lettori (di sì gran prezzo è cotal 
novità) l' intramìnettere un poco i ragionamenti per 
attendere a fatti certi ; de' quali , se ben consideri, 
trarremo non iscarso frutto a rifarci con miglior polso 
nel primo proposito. 

Dico adunque che i cartularj della Banca mi danno 
contezza d' un S. Giorgio, grande figura e magnifica 



260 SCULTURA 

che operò il Civitali a singolare ornamento della mag- 
gior piazza in Sarzana: della qual terra era testé tor- 
nato in possesso il Magistrato che s'intitolava dal Santo. 
La bisogna del procurarla era messa in arbitrio del 
nostro Acellino ; e sarebbe una stolta ingiuria al co- 
stui nome il negargli la scelta del prode artefice. 
Quel ch'era poi di vegliare sul lavoro, e affrettarne 
l'eseguimento, e renderne via via le mercedi, si gio- 
vava Acellino dell' opera di David Grillo commissario 
di quella terra in nome della Banca medesima: il per- 
chè le notizie del bel monumento ci vengono parte da 
note di pagamento, parte da lettere del Grillo al Sai- 
vago. I primi cenni ch'io ne discopro nelle ragioni 
portan segnato 1' 11 febbraio del 1500, e il contante 
di lire 84 con soldi sedici, poste a credito d'Acellino 
e sborsate a Matteo che avea già ultimata la statua (1). 
Il 2 di maggio ricevea lo scultore altre lire 10, e poi 
tosto il valore di 404 : le quali somme aggiungono 
presso a un intiero di cinquecento lire di Genova. E 
a quest'ora il simulacro sorgeva in suo luogo , ed in 



(1) >£ MD die XI Februarii. — Magister Matheus fabricator statue mar- 
moree S. Georgii posile in Sarzana prò Luca de Flisco ei solupte in duabus 
parlibus monete lunghe: l. LXXVIII s. Vili. 

— Idem XXVIII Augusti: prò Acelino Salvaigo l. LXXXIIII s. XVI. 

— Die ea : prò David Grillo et dicU prò Cartulario fabrice Sarzanelli mo- 
nete longhe l. XI s. Ili d. II. 

- L. XIII s. Vili. (Cirtularium Officii S. Georgii — a. 1493). 



CAPITOLO IH. 261 

pieno assetto non pure di ciò ch'è scalpello, ma ben 
anco di certe dorature onde si volle fregiato, forse nel- 
1' armatura del Santo e negli arnesi del suo cavallo , 
come notan le lire dieci attribuite ai pittori per tale 
effetto. Altre dieci erogaronsi ad iscavare e saldare il 
terreno pei fondamenti (1), ed altro danaro per altri 
accessorj ch'io desumo dai conti, i quali mi conducono 
fino al 12 settembre dell' anno che ho detto. Quinci 
io raccolgo che l'imagine del Santo Patrono s' indos- 
sava ad una colonna di palmi 12, e quosta ad un zoc- 
colo o imbasamento ricinto all' intorno di tre scalini , 
e decorato nel fondo a cordoni e cornici (2). Altri par- 



(1) ^ MB die II Maij. — Cartularium jabrice Sarzanelli monete longhe : 
prò Bavid Grillo Commissario Sarzane sohpte pictoribus prò deauratura sta- 
tue marmoree Sancti Georgii posile in Sai-zana: l. X. 

Bie ea : prò dicto solupte magislro Mateo de Civitalle prò fondamento sta- 
tue predicte: l. X. 

Bie ea : prò dicto solupte magislro Mateo de Civitalle fabricatori statue 
marmoree: l. CCCCLHII. (Cartularium Officii S. Georgii — a. 1499). 

(2) MB die XXV ìli Augusti: Pro consteo columne unius de parmis XII et 
Sancti Georgii in ea superpositi in marmore ctim suis ornamentis et scalino- 
rum trium circum eam positam in platea Sarzane itajudicato per B. Acelinum 
Salvaigum in quo dictus magister se remissit : prò magistro Mateo de Civita- 
tolo (sic) statuario demandato Officii in legitimo numero: l. CC. 

Itera die ea : prò portaluris cordonorum marmoris prò astrego circum dic- 
tam columnam : l. I s. XV. 

Item XII Septembris : prò magistro Mateo fabricatore statue Sancti Georgii 
posite in platea Sarzane prò interesse de libris CXXVI1I s. VI d. VI sibi 
soluptis de moneta Unga ut in radane ipsius continetur et que sibi débentur 
de moneta curta: l. XIII s. Vili. — (Cartularium Officii S. Georgii. — a. 
1489). 



262 SCULTURA. 

ticolari ci son forniti dal Commissario , una cai let- 
tera dichiara espresso che al 13 gennaio era già in 
pronto la statua, né già lavorata in Sarzana, ma tra- 
inata fin da Carrara e dalle stanze dello statuario, che 
a collocarla volle essere presente e diresse col suo con- 
siglio i lavori. Il pubblico ebbe in alto 1' effigie otto 
giorni appresso ; e segue il Grillo piacendosi con A- 
cellino ch'ella fosse qual'era una bella e gentil fat- 
tura, e di guisa conformata alla piazza, che il luogo 
parea tutto mutarsene, e come si direbbe comporsene 
a festa (1). Di che volentieri gli crederemo; ma quanto 
non dorrà per ciò appunto che quella piazza ne sia 
vedova da tempo sì lungo, che bastò a cancellar dalle 
monti non pur questo eh' ella andasse distrutta, ma 



(1) Magnificis et Prestantissimis DD. Protectoribus Comperarmi S. GeorgH 
Excelsi Communis lanue : XIII Ianuarii MD. — Habio receputo Sancto 
« Georgio cuna tuti li soi aparechj et ogj facio adoperare de meterlo a loco 
« perchè per questa cagione est pur qui maistro Matheo per farlo con- 
« ciare a suo modo lo quale maistro Matheo V. S. troverano debitore ne 
« lo calculo de più denari de li octo ducati che quelle me comisseno gè 
« dovesse dare. Per adviso de V. S. el soprapiù sono per le speize facte 
« per far conducere dicto Sancto Georgio cum tuti li aparegj da Carrara 
« qui ». — David Grillo Commissario a Sarzana. 

XXI Ianuarii MD. — « Sancto Georgio se est posto per maistro Matheo 
« a loco. Sta optimamenti muda tuta questa piasa niasime che est uno 
« bello lavoro. Habio facto daurare el fornimento del cavallo et lo resto 
« che bisognava la quale dauratura et cetera manifature de meterlo a loco 
« costano da libre ventitrei in circa corno V. S. vederano per le mie ra- 
« xone quando serò costì e tuto de ordine de maestro Matheo. — David 
Grillo. — (Archiv. S. Giorgio. — Fogliaz. di Cancelleria Sarzana). 



CAPITOLO 111. 263 

ch'ella esistesse ne' secoli andati? Certo non la conob- 
bero quanti in addietro toccarono del Civitali, e sa- 
rebbe gran meraviglia eh' ella sfuggisse fin' anco al 
Vasari, se non vincesse ogni credibile F aver questi 
ignorate le mirabili statue della nostra cattedrale. 

Alle quali ripigliandoci come a soggetto principa- 
lissimo del nostro discorso, non farò poca stima di certi 
appunti che sparsamente si contengono nelle note sur- 
riferite. E soprattutto m'è di gran peso 1' affetto ami- 
chevole che parmi scoprire del Salvago a Matteo, e 
più ancora la costui fiducia nellMcellino, in cui volle 
riposto l'arbitrio del prezzo pel monumento sarzanese, 
come in uomo di retto giudizio e di specchiata cono- 
scenza nel fatto dell'arte. La qual fede uscirebbe del 
verosimile se all'uno non era noto se non forse di fa- 
ma l'artista lontano, o a costui non conosciuto il pa- 
trizio fuorché dall'intrammettersi del Commissario nella 
presente allogazione del S. Giorgio. Ma se noi ricor- 
diamo che il priorato d' Acellino si legge nel 1492 , 
e che da lui fu promosso singolarmente il nuovo or- 
nato della cappella, non avrem pena a dedurne che le 
sei statue, e maggior numero per avventura, fossero 
commesse a Matteo dal Salvago medesimo, e che l'o- 
pera loro durava forse tuttora quand' egli applicò lo 
scalpello alla statua de' Sarzanesi. Dal 92 allo spirare 
del secolo, e così per lo spazio di più che un lustro, 
potè bene il gentile signore apprezzar l'ingegno e la 
virtù del maestro, e potè il Civitali far buona espe-, 



264 SCULTURA. 

rienza dell' animo e del giudizio che tanto onoravano 
il committente. Alla più trista, il supporre le statue 
d'altra età più lontana, e ordinate d'altro uomo che 
non fosse Acellino, dopo i casi fin qui raccontati per 
poco non andrebbe all'assurdo. E non pur questo si 
raccoglie a più indizj , ma la mente non si difende 
dal dubbio che Matteo cedesse prima alla vita che 
soddisfare ai desiderj del pietoso _Consorzio. Tu vedi 
nella cappella altri marmi scolpiti dell' epoca stessa, 
ma d'altra mano : e la statua dell' Isaia non risponde 
(il ripeterò) per la foggia dell'eseguire allo stile delle 
compagne. Di ciò sarà detto tra breve: sappiasi intanto 
dalla epigrafe stessa che fu imposta dai figli al se- 
polcro del Civitali, com' egli il 12 ottobre del 1501 
rendesse il gentile spirito al Creatore. Né mi si op- 
ponga che dovette a quest'ora esser più che compiuto 
ogni fregio della cappella, testimonio la scritta dell' 
excoluere ove il 1496 non può chiamarsi in disputa. 
Non ha la critica maggior pericolo che il credersi in 
tutto a certi segni, senza curarsi di certe usanze che 
veggiamo ripetersi a spesse occasioni. Io mi starò con 
chi affermi che alla data suddetta non rimanesse de- 
siderio per ciò ch'è edilizio e partimento e incrosta- 
tura di quel recinto: e a tanto solo crederò che ri- 
guardi la lapide. Ma che ciascuna statua e ciascuno 
intaglio si mirasse a suo luogo, e niuna nicchia o 
scomparto venisse nudo agli sguardi del pubblico, ri- 
cisamente cel niegano i dati che recheremo in ap- 



CAPITOLO III. 265 

presso. Aggiungerò di presente che i cittadini mede- 
simi, ben'oltre alla morte del Cavitali, non avean per 
finiti i lavori, né del finirli si affidavano troppo sen- 
z'altri sussidj che sovvenissero alle nuove strettezze 
del Sodalizio. Che diranno i lettori se a mezzo il gen- 
naio del 1508, nel contesto d'una lettera ch'io debbo 
all' archivio pubblico, vien detta la cappella del Pre- 
cursore nondum ex omni parte absoluta ì Laonde Ro- 
dolfo di Lanoi Governatore pel Re di Francia e gli 
Anziani supplicavano al Papa che mantenesse per via 
d'indulgenze i suffragi che ne traevano con esso le 
opere della cappella i tre spedali, del Pammaione, de' 
Trovatelli e degl'Incurabili. E con sì studiosa solleci- 
tudine, che a conseguire l'indulto, per altre lettere 
pregarono d'intercessione il Cardinale Fieschi di Santa 
Prisca, e due cittadini di Genova, Lazzaro Grimaldi 
è Paolo Sauli i quali a cagion di mercanteggiare abi- 
tavano in Roma. 

È dritto pertanto che si proceda colle opere quivi 
eseguite in sull'uscire del cinquecento, perchè spet- 
tano anch'esse alla seconda età del santuario, e comun- 
que si giudichi, fan sèguito e conclusione alle virtuose 
fatiche del Civitali. Se le forme dello scalpello che 
dispaiano l'Isaia dalle cinque vicine, e se il vario me- 
todo che corre agli occhi nei tre spartimenti del già 
lodato intaglio, dimostrino la mano di tale che al ces- 
sar di Matteo gli sottentrasse nell'alta impresa, come 
cosa d'acuti intelletti voglio che si rinunzi a ben al- 

Vol. IV. — Scultura. 34 



266 SCULTURA 

tri giudici. Ma che al Lucchese non s' attenga per 
nulla quel bassorilievo che gli è di contro, ed ha sto- 
rie del Battista nel deserto col battezzare di Cristo nel 
mezzo, ben sei vedrà di prima giunta chi una volta 
in sua vita si avvenne a guardare scultura. Né incor- 
rerà (spero) nel grosso errore del Mazzarosa, il quale 
lo ascrisse al 1606, sedotto da un'altra scritta che qui 
sotto fa cenno di più tarde riforme. I discreti cono- 
scitori, al veder questo intaglio di mano e di gusto 
così diverso e nondimeno cotanto improntato dell'epoca 
finora discorsa, domanderanno a sé stessi qual'altra ca- 
gione dovea muovere i Confratelli in cerca d' un al- 
tro maestro , se non la perdita irreparabile del gran 
Lucchese; né del divario si daran pace così di sù- 
bito, comechè a tal lunetto non possa negarsi la lode 
almeno d'egregio. Ma tutto vien meno appetto a quel 
sobrio e gentile comporre che rifletteva in Matteo 
dagli ottimi esemplari toscani, e a quella eleganza di 
forme e dignità d' espressioni che paion ritratto del 
costui ingegno. L'opposta scultura ha tutt'altro carat- 
tere; folta anzi che no nelle figure, più vaga del grande 
che dello svelto ; scarsi riposi all' occhio e poca va- 
rietà nelle linee , campi ripieni o di rupi o d' alberi 
composti a quel modo che vediamo ogni giorno per 
Genova in cento intagli. Nelle fattezze ancora e negli 
atti delle figure, ed anche se ti piace in alcuna in- 
venzione par rivelarsi il Mantegna, del cui genio in- 
vaghirono non solo i pittori ma gli statuarj medesimi 



CAPITOLO 111. 267 

dell'alta Italia. A dir breve, s'io mi facessi a indagare 
l'artefice, non vorrei mettermi dietro altre tracce che 
de' lombardi, né muover piede all'infuori di Genova, 
dove a nessuna stagione fiorirono meglio che a questa 
elettissimi intagliatori. Potrebbe altri sospettarvi quel 
Michel d' Aria che nell' addietro capitolo mettemmo 
in voce e metteremo anche in questo , se fosse certo 
per alcun saggio ch'egli aggrandisse lo stile quanto 
si vede per la scultura che abbiamo sott' occhio. Ma 
quand'egli chinava a vecchiaia, vigoreggiava di valore 
e di gioventù un bissonese che avrà gran parte nelle 
seguenti memorie, e che osservato nelle opere si ven- 
dica il merito della statuaria velocemente promossa al 
moderno. È questi un tal Pace figliuol di Beltrame, 
e di quo' Gazzini o Garini che abbraccian metà del 
vecchio secolo, e senza alcun dubbio sovrano fra tutti. 
Se v'ha pur uno che abbia tolta dimestichezza cogli 
scalpelli di questa età, non può fare che innanzi al- 
l'intaglio della cappella non drizzi la mente a cotesto 
Pace, che sta quasi di mezzo fra maestri più timidi 
ed altri più licenziosi di lui. E a lui ci dobbiamo ser- 
bare per più attente parole: se non che le ragioni di 
questo marmo ci han fatta forza a produrne il nome. 
Cresce nerbo alla congettura il veder che facciamo 
nel 1496 (se la scritta ci si ricorda) Priore della Con- 
sorzia quel Francesco Lomellino da cui Pace ebbe in- 
viti ad operare, e favore e benevolenza negli anni ap- 
presso, e alla cui statua che altrove ci attende acco- 



268 SCULTURA 

modo gli scalpelli. Né in mezzo alle costui notizie 
mancherà in tutto Acellino: e per dirla in un tratto, 
noi siamo presenti in cotal famiglia, che l'animo non 
si conforta a cercare più lungi da essa i committenti 
o gli esecutori di queste imagini. 

Ciò nondimeno alle statue che fanno ammirato il 
santuario, come a figlie d'insigne toscano, non si volle 
e non si seppe dar altre compagne che non uscissero 
dall'ottima di quelle scuole. I due simulacri di Nostra 
Donna e del Precursore, locati in prospetto a fiancheg- 
giar la tribuna, fatture stupende d' Andrea Sansovino, 
recando una data che le distrae dal Lucchese nulla più 
che un biennio, paion gridarci che il morir di Matteo 
mise tosto i Priori sulle tracce d'un altro toscano ehe 
potesse durare al tremendo paragone del primo. Al 
quale eran certo serbate otto statue secondo i disegni 
della cappella, dacché è mestieri il concedere che l'al- 
logazione delle suddette al Contucci dovette tardare 
ben poco dal giorno in cui passò il Civitali. Come- 
chè nel biografo aretino (senza dire l'errore ne' sog- 
getti) si vegga confusa o mal certa almeno la data 
dei due lavori, nondimeno ci ajutano i documenti a 
raffermarla secondo il dovere, assicurandoci in questo, 
che non prima trascorso l'anno del 1503, si trovavano 
in punto da spedirsi per Genova e appagare la giusta 
impazienza del Sodalizio. Quinci si emenda altresì la 
fallace asserzione del Vasari là ove spedisce Andrea 
nella nostra città per iscolpire le statue in sul luogo 



CAPITOLO 111 269 

rompendo a mezzo il lavoro di quelle che 1' Arte di 
Calimala si piacque affidargli pel Battistero de' Fio- 
rentini. Rispondono gli atti che il Sansovino non si 
mosse altrimenti di patria (dacch'ei s'appella per Flo- 
rentinus) salvo forse per condurre le imagini e collo- 
carle, né gli convenne d' intralasciare altri marmi , 
dacché le opere di Calimala è chiaro che gli proven- 
nero posteriormente, o quasi ad un tempo se piaccia 
di largheggiare in supposizioni. Parecchie carte re- 
cate in luce dal prof. Milanesi dimostran commesse 
ad Andrea le sculture del bel San Giovanni sul cader 
dell'aprile del 1502, né ancora ultimate un tre anni 
appresso: le nostre , già in pronto nell' anno che ho 
scritto, sarà gran fatto se gli furono chieste più in 
qua che al primo anno del secolo. Ma per venire alle 
prove, una lettera dei Dieci di Balia spedita di Firenze 
il 13 gennaio del 1504 (1503 giusta il computo fio- 
rentino) accontava un Giuliano de' Lapi, Commissario 
a Cascina, d' un salvocondotto che i Pisani richiesti 
da' Genovesi avean consentito ad Andrea Sansovino 
per tragittare su quel di Pisa e imbarcar le sue sta- 
tue alle prode di Signa, là ove un otto uomini de' 
nostri avean ordine di caricarle sur una scafa dei Fio- 
rentini (1). Noterò di passaggio che i termini della 



(1) 13 Ianuarii 1503. — Iuliano de Lapis Comissario Cascinae. — « E' si 
« trova qui uno Andrea del Monte a S. Savino scultore, quale ha lavorato 
« certe figure di marmo per Genova; et per condurre decte figure, che sa- 



270 SCULTURA. 

lettera ove si nomina il prode statuario , uno Andrea 
dal Monte a S. Savino, non par che accennino ad uo- 
mo molto cognito in Firenze e in attuai grido d'opere, 
ma piuttosto all'artefice pur allora tornato di Porto- 
gallo, dove per ben nove anni era stato a servizio di 
quella Corte. Vanamente ho cerdato l'epistolario della 
Repubblica, se la richiesta del salvocondotto mi venisse 
sott'occhi; ma n'ebbi compenso ad usura per altri ri- 
scontri che fan sèguito e miglior complemento alla let- 
tera sopraccitata. È Cascina orrevol borgata fra liete 
campagne un tre miglia oltre Pisa , e confine allora 
tra questa e Firenze, ove si doveano i pedaggi e ri- 
scotevansi i dazj per le derrate. Quivi, s'io dritto ar- 
gomento, dai finanzieri pisani eran soprattenute le sta- 
tue finché si pagasse il tributo: di che per poco non 
si adontarono i Reggitori di Genova, i quali a qual- 
sivoglia bisogna della cappella non venner meno giam- 
mai d'autorevole intercessione. Tantoché fecer caso di 
onestà e di giustizia quel che i Pisani di fiscal sotti- 
gliezza: e di presente ne scrissero a quel Comune, o 



« ranno dua, a luogo destinato, ha ottenuto salvocondotto da' Pisani, per 
« mezzo de' Genovesi , di poter condurre decte figure in Pisa , donde sa- 
« ranno di poi levate da' Genovesi, per una scafa di Fiorentini con huo- 
« mini 8 dal porto ad Signa ». (Arcliiv. di Firenze C. Lettere della Balia). 
(V. Carteggio inedito d' artisti dei secoli XIV, XV, XVI , pubblicato ed illu- 
strato con documenti pure inediti dal dott. Giovanni Gaye — Firenze, presso 
Giuseppe Molini mdcccxl — voi. 2, pag. 62). 



CAPITOLO Ili. 27 1 

non più tardi che a' 22 del gennaio, soscrivendo alla 
lettera Filippo di Cleves, i Governatori, i Procuratori 
e gli Anziani (1). Del salvocondotto rendean grazie 
gentili, profferendosi disposti al ricambio; del rimanente 
mostravansi maravigliati, che per fatture di scalpello 
sortite ad onore del ' Santo e ad aumento del divin 
culto , venisse imposto da gente amica qael che si 
suole sovra cose venali e con gente da traffico. E co- 
me durava por quelle bande, anzi in Pisa medesima, 
per commissario quel David Grillo che già trovammo 
a far opera col Civitali, così altre lettere ne andarono 
a lui quel medesimo giorno: vedesse modo di ritirare 



(1) Pisanis. — Magnifici Viri amici et tanquam fratres honorandi. — 
Gratum nobis fuit Magnificentias Vestras rogatu nostro concessisse salvumcon- 
ductum Andree de Monte Sancto Sevino fiorentino marmorum sculptori ut 
per ditionem pisanam tufo ad nos conducere possit Imagines duas marmorea* 
ab eo fabricatas que in capella nostra Sancii Iolannis Baptiste collocande sunt: 
prò qua re Magnificentiis Vestris gratias agimus parati vicem eis in majori- 
bus reddere quum se offerret occasio. Verum cum audierimus nunc eas Imagi- 
nes istuc perductas J'uisse ac prò vectigalium solutione detineri mirati piane 
sumus et vix ita esse credere potuimus quum et majora nobis de Pisanorum a- 
micitia promiltere posse arbilraremur et res divino cultui dicatas que parvi e- 
tiam momenti sunt hujuscemodi legibus et solutiouibus exemptas /ore credere- 
mus. Precamur igitur Magnijicas amicìlias Vestras ut Sanctissimi Precursoris 
reverentia et amore quoque nostro velini Imagines ipsas dbsque ullo vectigalium 
onere pertransire et ea in rebus nostris liberalitale ufi qua certe nos in svis 
longe majore uleremur. Quod erit nobis gratum paratis semper ad omnia com- 
moda vestra. — Datum Genue die XXII Ianuarii 1504. — Pnilippus (iu- 
bernatores Procuratores et Consiliutn. (Archiv. Goveni. Literarum Bartho- 
lomei Ponzoni Cancellarli et Secretarli, 150J.-06). 



272 SCULTURA 

que' magistrati da tanto avara e scortese esazione (1). 
Gli- effetti non mi son cogniti, che in altre carte 
non n' è vestigio ; "ben giova per questo appunto il 
supporre che i degni richiami non uscissero indarno. 
Ma chiaro si evince dai tre documenti che Andrea già 
d'innanzi al 1504 s'era spedito del bel lavoro, e non 
è audacia il dedurne che venisse in persona egli stesso 
a sdebitarsene co' Priori, e vegliasse presente a fer- 
marlo in suo luogo. La qual circostanza chiamata in 
dubbio e negata quasi dal Varni, si conforta in buon punto 
di quel tufo ad nos conducere possit che corre a vista nel 
foglio della Signoria genovese. Ma il benemerito Profes- 
sore, in quella che si mostra per tale riguardo così rite- 
nuto, d'altra parte si periglia non poco afferrandosi a 
Giorgio Vasari, e in quel passo appunto laddove a sua 
confessione più zoppica, per arguirne più lunga stanza 



(1) Philippus Gubernatores Procuratores et Cousilium : Nobili viro Da- 
vid Grillo Commissario Nostro apud Pisas — Nobilis concivis noster caris- 
sime : Spedati Priores Nostri Devotionis Sancti Ioannis Batiste fabricari 
Florentie curaverunt Irnagines duas marmoreas in hac nostra Capella reponen- 
das quas nunc Pisis detineri audivimus prò solutione veetigalium. Que res cum 
sit parvi momenti et ad cultum divinum pertinens videbatur judicio nostro li- 
berahus pertractanda. Scribimus propterea istis Magnificis Dominis et eorum 
Maguificas Amicitias rogamus velini amore nostro et Sanctissimi Precursoris 
reverenti* eas Irnagines absque ullo veetigalium onere dimiftere quum quidem 
majora prò illis et earum commodis faceremus. Horlamur igitur Vos ut quod- 
cumque prò illarum Imaginum expeditione facere possilis cum diliyentia pre— 
stetis ut bonum civem facere decet. — Datura lamie die XXII Ianuarii 1504. 
(A.rch. Govern. Littcrarum ut supra). 



CAPITOLO 111. 273 

e più copiosi lavori che il Sansovino facesse con noi. 
Perciocché se il biografo scrive che Andrea fu quasi 
forzato andare a Genova, tal frase non vuol distrarsi 
dalla condotta delle due statue, tuttoché l'aretino fal- 
lisca affermando ch'ei si portasse a scolpirle piuttosto 
che ad allogarle. Che se rifattosi in patria non rimise 
la mano all'opera del Battistero che restossi imperfetta 
lunghi anni, non so perchè vogliasi accagionarne una 
lunga dimora che avesse in Genova, anziché l'onorifico 
invito che tosto gli giunse da Pp: Giulio per gì' in- 
signi monumenti nella chiesa del Popolo (1). E non è 
inverosimile che sì fatte allogazioni d' un Pontefice 
ligure, trovino cagione nella bellissima prova che pur 
allora avea fatto nei due simulacri della nostra cap- 
pella. A reggere 1' ipotesi , gradevole sì ma fallace , 
converrebbe almeno che altri marmi di quella età s'in- 
contrassero in Genova, e fosser consimili al fare d' An- 
drea o degni almeno di tanta eccellenza. Cercarli nell' 
àmbito della cappella, è soverchio ardimento o soverchia 
facilitali Vangelisti che rilievano dai pennacchi della 
cupola si mostran di scalpello più tardo per avven- 
tura e d'ingegno seguace ad altri, e l'intaglio del de- 



ll) Un Breve di salvocondotto riferito nell' Archivio Storico di Firenze 

( serie 3, voi. 6, pag. 180 ) comincia con questa forinola : 1506 , 28 Decem- 

■bris: Ctvm dilectus fllius Andreas de Monte Sancti .Savini faber statuarius 

nonnulla marmora de nostra commissione ad almam urbem sit devecturus etc. 

Vol. IV. — Scultura. 35 



274 SCULTURA 

stro lunetto, ha riscontri di stile in maestro (come già 
dissi) non infrequente a chi visiti le nostre contrade (1). 
L'affetto del trattenere il Sansovino alle nostre stanze 
sospinse le congetture fino ad opere, per vero bellis- 
sime, che possediamo in linea d'ornati; ma ci attende 
ad acconcio capitolo una schiera d'intagliatori, valenti 
ad attribuirsene il merito, ed anche a difendersi con 
mille esempj. 

Dopo le giuste lodi per noi tributate a Matteo Luc- 
chese, e 1' attenta disamina ( per quanto era in noi ) 
delle statue, non è dovere che ci scusiamo d' eguale 
ufficio con Andrea Sansovino: siam giudici e ammi- 
ratori ad un tempo fra due valorosi che per varia virtù 
ci ritengono quasi dall'assegnare la palma. Procaccia 



(1) È inescusabile l'abbaglio del marchese Mazzarosa , il quala assegna 
l'intaglio ch'è a destra al 1604, per aver letto la sottoposta listella: Nico- 
laxis Pallavicini Aug. f. et lo. Battista Doria f. Nicolai Io. lacobi f. Priores 
ex civium suffragiis reficienium curarunt: Anno Sai. 1604. Non vide come la 
seritta vi fosse apposta in tal anno per alludere agli ultimi restauri della 
cappella: e ne appaiono tracce pel ricidere un tratto che si fece l'estrema 
parte del bassorilievo per trovare uno spazio al marmo della epigrafe. — 
D' altro canto il prof. Varni , per anticipare i lavori di Matteo Civitali , 
suppose una tal posterità nel listello a mancina già da noi riferito, e crede 
di trovare anche in quello le tracce dello scalpello che smozzicasse l'in- 
tagiio per intrudervi l' iscrizione. Non possiamo soscrivere a siffatta sen- 
tenza; ce ne sconforta la forma de' caratteri ch'è in tutto contemporanea 
della scultura, e l'integrità dell'intaglio ohe contrariamente a quel che gli 
è di rincontro confina col marmo della scritta mediante il fregio o pic- 
cola cornice scolpita alla sua estremità inferiore. 



CAPITOLO III. 275 

all'uno non so qual riverenza quel tenersi che fa colle 
vecchie scuole nei metodi dell' eseguire , e una certa 
devozione al naturale che ti dà le sembianze pressoché 
plasmate sul vero: diletta ed invita nell'altro una no- 
biltà di fattezze, d'atteggiamenti, di pose, che in arte 
non si consegue se non che temperando le imagini 
della natura coll'ideal della mente. Intende il primo 
a raccoglierci nell'argomento, a rapirci nel suo pen- 
siero , a distorci dall' arte per tener dietro alla foga 
dell'affetto: gode Andrea, d'allettarci colla eleganza delle 
forme, col soave delle espressioni, colla semplice no- 
vità dei partiti. Sentono entrambi la squisitezza de' 
sommi che precedettero; ma questi in ciò ch'è bellezza 
e attrattiva, quell'altro in ciò ch'è sapienza e dottrina. 
Accomoda l'uno le parti accessorie alla intenzione del 
tema, anteponendo il decoro alla leggiadria: dell'altro 
diresti che ad ogni figura, qual- ch'ella sia o checché 
debba esprimere, non ami d'essere e non voglia parere 
fuorché avvenente e piacevole. sia caso od industria 
che accolse in un luogo tal coppia di valentuomini , 
non so qual' altro santuario potrà meglio vantarsi d'un 
paragone ove il senno e la prudenza competano ad ar- 
mi eguali colla dignità e colla grazia di rarissimo ar- 
tefice. E gran mercè per le nostre pagine che a com- 
plemento di questo periodo non seguano maestri così 
disuguali, che tornino a sfregio di cotanta virtù, e de- 
turpino una materia che va superba di sì gran nomi. 
Benché a tal bisogno provveggono quasi le sorti d'ai- 



276 SCULTURA 

lora; conciossiachè da sì fatti esemplari si generavano 
a mille i valenti, e '1 buon gusto così dell'imaginare 
come del costrurre edifìzj e del comporre ornamenti, 
si diffondeva con varia eccellenza in ogni parte d'Ita- 
lia. La nostra Genova, come insaziabile a decorarsene, 
ebbe in copia gli artisti, e die' loro occasioni di van- 
taggiarsi. Conferì anche molto alla felicità di quest'e- 
poca un'affettuosa amicizia fra lombardi e toscani, che 
disparati di nazione e di scuola, si confondevano e 
affratellavano nell' amore dell'arte. Ed io fo passo a 
descriverli e a ristorarli del cieco obblio, non senza 
piacermene in me medesimo: seguitandone gli atti e 
quanto potremo l'ingegno, ci parranno riflesso di luce 
che si diffonda dai due sopraddetti, verso i quali era 
debito il trattenerci come abbiam fatto sì lungamente. 
Giovanni e Michel d'Aria tenevano fin qui senza 
troppi rivali il campo della scultura , non solamente 
a compor di storia, ma d'ornamenti e di quadro ; né 
però si vuol credere che scarseggiassero le occasioni 
al lavoro o i maestri ad assumerlo. Crederemmo anzi 
che soverchiassero, se di Genova uscivan maestri a 
servigio d'alcun de' nostri in paesi lontani. Di che 
non mancano esempj : e supplisca per molti un tal 
Pietro di Ruggia da Vico (1), buon maestro d' inta- 



ni) ^ In nomine Domini Amen : Petrus de Rugia de Vico intaliator seu 
scruptor lapidum et marmororum q. lacobi ex causa pactorum et prò salario 
s'eu mercede infrascriptis sponte et ex certa scientia promisit et se obligavit «- 



CAPITOLO III. 277 

glio, che mosse per nave alla volta di Scio nel 1485, 
condotto da Baldassar Giustiniano ai salarj d'un altro 
di quella gente, Gio Antonio di nome. Ma come ac- 
cade sopravvennero tosto altri ingegni così di valore 
come d'età fìorentissimi, che ai due lombardi già ben 
oltre negli anni né ben disciolti dal vecchio stile po- 
tean contrastare in entrambi i generi l'onor del pri- 
mato. Laonde è mestieri che le costoro notizie s'in- 



gregio Baldasari Iustiniano q. D. Paridis presenti stipulanti acceptanti et re- 
cipienti nomine et vice lohamiis Antonii lusiiniani q. D. Barlholomei licet ab- 
sentis prò quo de rato promisit et se suo proprio et privato nomine obligavit 
ad omnia et singula infrascripta ire cum ejus famulo et navigare ac accedere 
Chium cum prima navi Ianuensi itura Chium et ibidem servire et laborare Io- 
hanni Antonio predicto de quibuscumque laboreriis artis dicti Petri que elle— 
gerit et voluerit dictus Johannes Antonius per menses sex incipiendos a die 
apulsus dicti Petri in Chio et ex Urne proxime secuturos de firmo et deinde 
usqzie ad alios menses sex in ellectione et arbitrio dicti lohannis Antonii : et 
hoc prò salario et mercede dictorum Petri et famuli ducatorum sex cum dimi- 
dio auri et in auro Yenelorum prò singulo mense tempore %it supra incipiendo 
et ultra nec durante dicto tempore mensium sex lam de firmo quam elligendo 
per dictum lohannem Antonium usque ad alios menses sex ut supra alieni alii 
servire nec laborare sine licentia et voluntate dicti lohannis Antonii. Ex ad- 
verso diclus Baldasar dictis nominibus ex causa dictorum pactorum et promis- 
sionis predicle promisit et se obligavit dare et solvere seu dari et solvi facere 
eidem Petro per dictum lohannem Antonium dictos ducatos sex cum dimidio 
prò singulo mense et omni mense in voluntate dicti Petri et ultra expensas 
vitus (sic) et potus ac habitacionis dicti Petri et famuli durante dicto tempore 
quo serviet et laborabit dictus Petrus cum famulo eidem lohanni Antonio ut 
supra videlicet mensium sex de firmo et aliorum mensium sex in ellectione dicti 
lohannis Antonii ut supra. Hoc acto et solemniter convento per pactum expres- 
tum solemniter conventum inter ipsos contrahenies dicto nomine qtiod dictus 
Baldasar dictis nominibus teneatur et debeat ultra predicta fieri facere expen- 



278 SCULTURA 

comincino appunto là ove i fatti di Michele e di Gio- 
vanni son presso al tramonto. Del secondo ho gran 
dubbj che tratte a fine le cose della cappella si ren- 
desse a Pelsotto lor villa natale , dacché per procura 
in lui fatta nel 1508 da Battista Carlone architetto 
prendea carico insieme ad un Alberto da Lancio di 
spedir brighe che voglion l'uomo confitto in paese (1). 



sas vitus et potus eisdem Petro et famulo in navi de eundo silicei Ianua us- 
que Chium et etiam naulorum dictorum Petri et famuli ac capsie unius ex- 
pensis propriis dicti Baldasaris dictis nominibus si de hoc dictus Baldasar 
dictis nominibus poterit se concordare cum patrono navis iture ut supra: et si 
id non fecerit seu de hoc non poterit se concordare ut supra eo casu dictus 
Baldasar dictis nominibus promisit dare et solvere seu dari et solvi facere per 
dictum lohannem Antonium dicto Petro quascumque expensas licitas et hone- 
stas quas dictus Petrus faceret in predictis et occasione predictorum vitus et 
potus ac naulorum et capsie ut supra in navi. Item acto et convento ut supra 
quod dictus Baldasar dictis nominibus teneatur et debeai mutuare ducatos de- 
cem auri largos ad liberam voluntatem dicti Petri computandos et compensan- 
dos in salario et mercede predictis cum hoc tamen quod dictus Petrus teneatur 
et debeat de dictis ducatis decem cautum facere dictum Baldasarem dictis no- 
minibus et etiam de adimplendis omnibus et singulis predictis de persona seu 
personis in contentamento dicti Baldasaris dictis nominibus: Renunciantes ete. 
— Actum Ianue in Fossatello ad bancum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. 
Natio. MCCCCL XXX quinto Indictione secunda juxta morem Ianue die Mer- 
curii XXVI Ianuarii in Vesperis: Testes Philippus ex Comitibus Vintimilii q. 
Petri Antonius Murchius q. Francisci et Baptista de Martignono q. Dominici 
vocati et rogati. — Et prò eo et ejus precibus et mandato de predictis inter- 
cessa et Udejussit Boninus de Ario de Pelo magister antelami q. Beltrame sub 
ypoteca. (Atti del Not. Nicolò Raggio. — Fogliaz. 13, 14Ò5). 

(1) In nomine Domini Amen: Mag. Baptista de Cartono magister antelami 
q . Petri Vallis Intelvi Episcopatus Cumarum omni modo jure via et forma 
quibus melius etc. fecit constituit et solemniter ordinami suos veros certos et 



CAPITOLO 111. 279 

Che Bonino il fratello fosse già a miglior vita, mol 
dice un suo figlio per nome Pietro negli atti del de 
Levagio. Michele si tenne fra i nostri: e se l'impresa 
con cui si chiudono le sue memorie fu pur l'estrema 
della vita, non potè la fortuna mettere più orrevol sug- 
gello alle sue dotte fatiche. Nò questo gli menoma lode 
ch'egli accomunasse con altri parecchi e il magistero 
e i guadagni, sembrando credibile, a legger gli atti, 
che il concetto dell'opera e la fiducia de' committenti 
sedessero in lui specialmente. E a quel che pare in- 
torno a lui si raccolsero, come a vecchio ed autorevol 
maestro, i più gentili novizj dell' arte , pei quali si 
schiude il secolo con forme nuove e più graziose a 
buon dato. Comincerò da due fiorentini , ai quali il 
negare tal vanto mi saprebbe d'ingiuria: e son nomi 
pressoché nuovi in Liguria, né molto noti in lor pa- 
tria, vissuti il più dell'età nelle stanze di Pietrasanta. 
Donato Benti e Benedetto suo socio in parecchi 



legiptimos nuncios et procuratores ac loco sui posuit et ponti egregium virurn 
D. Ser Alberlum de Lancia doctorem Jilivm mag. lohannis dicti Episcopati^ 
et mag. Iohannem de Aria q. Bertramis de Pelo inferiori Cumarum diete 
Vallis absentes tanquam presentes etc. etc. — Actum Ianue in Fossatello ad 
bancum mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo qningentesimo 
octavo I?idictione decima secundum Ianue cursum die Sabbati vigesima sexta 
Augusti in Vesperis: presenlibus testibus mag. Iacobo de Pannexi magistro axie 
Gulielmi et mag. Matheo de Morellis sculplore marmarorum q. Donati ha- 
bitatoribus Ianue ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. De Levagio. 
— Fogliaz. 5, 1508). 



280 SCULTURA 

lavori sostennero a par di molti altri l'indegno obblio 
fin presso ad oggi; e a maggior torto il primo di essi, 
finché per le cure del modesto quanto erudito Santini 
comparve al pubblico per quel ch'ei fu e per quello ch'ei 
fece fra i Pietrasantesi. Il benemerito illustratore di 
quella terra che gli è nativa, chiama di Firenze Donato 
di Battista Benti nel 1485, né tanto in qualità di sta- 
tuario o d' intagliatore come pur d'ingegnere, sospet- 
tando che dopo la conquista di Pietrasanta pei Fioren- 
tini, egli fosse ordinato a rafforzare il passo di Porta 
ov'era già una Bastia fabbricata dai Genovesi. Ceduta 
la terra da Pier de Medici a Carlo Vili, argomenta 
che il Benti emigrasse a Genova : non già per atti 
che gliel porgano a credere, ma per un' opera che già 
segnata del nome e del 1499, si conserva tuttora e 
riguardata ed intera nella nostra Prepositura di S. 
Stefano. Ciò sono gli specchi della cantoria, collocata 
in principio sulla tribuna del coro, indi da' monaci 
di Monte Oliveto che teneano la chiesa, tramutata nel 
1639 sovresso l'entrata, con aggiunti altri specchi più 
disadorni, e con epigrafe nuova che accenna al tra- 
slocamento. L'antica ci vien dal Perasso cronista di 
quella abbazia, così scritta : Laurentii Flisci jussu et 
cere Donatus Benci et Benedictus Fiorentini Divo Ste- 
phano Prothomartiri Christi sculpsere anno a Natali 
Dominico 1499 — Zelo Domus Dei Prothomartiri Chri- 
sti S. Stephano Laurentius Fliscus huìus Monasterii 
Commendatarius perpetuus posuit ut in organi decore 



CAPITOLO III. 281 

Domino psallatur. Le carte clie diamo in luce raddriz- 
zeranno in Benti il cognome dell' uno sformato dal 
copista, e sveleranno in Benedetto un Bartolommei 
con bello acquisto alle nostre notizie. Quattro intagli 
ha l'orchestra in altrettanti riparti di lesene, e tutti 
con forme di suonatori scolpiti da coppia a coppia con 
istile diverso, che ad occhio mezzanamente esperto fan 
fede di due maestri. Discerner questo da quello in 
sul marmo chi oserebbe sperarlo , dacché non han 
nome in altra opera, per Genova almeno ? Ben fu 
grosso errore ( nò il cansò lo Spotorno ) lo scambiar 
che s'è fatto Donato con Donatello, dalla cui morte si 
dilunga di trentatre anni la data surriferita, e alla 
cui eccellenza cedono di tanto le nostre sculture. Viene 
ovvio il credere che entrambi costoro prevalessero nel 
far d'ornamenti: de' quali benché non sia sfoggio in 
quest'unico esempio che abbiamo di loro, pur nondi- 
meno a quel poco che infiora e pilastrini e cornici , 
è squisita la forma e non lieve il pregio. Piacque loro 
quel genere di decorare che si compone di oggetti fi- 
nissimi e svariati oltremodo e talvolta bizzarri, che già 
recammo al Viscardo, e che rivedremo con singoiar 
compiacenza in parecchi de' nostri portali, gradita ma- 
teria a non breve discorso. Mentre stanziarono fra noi 
Benedetto e Donato, operarono a quel che pare social- 
mente: all'infuori di Genova il primo non ha nome ch'io 
sappia : l'altro rimase a lungo e scolpì in Pietrasanta, 
dove fa numero co' più destri intagliatori del marmo. 
Vol. IV. — Scultura. 36 



282 SCULTURA 

Rimetto al Santini chi voglia seguirlo nei casi e 
nelle opere per quella terra: contento da canto mio 
d'aggiungere a' costui libri quel eh' egli non seppe 
né potè sapere di Donato in Genova, eh' è quanto a 
dir di quegli anni ch'ei lascia vuoti pel nostro arte- 
fice. Né questi son meno che due lustri, vo' dire dal- 
l'anno segnato più sopra infìno al 1510, comechè non 
sia assurdo che alcuna volta così di volo, e per biso- 
gne dell'arte, toccasse in paese toscano. Non più che 
un lavoro ne mostrano i Pietrasantesi in quel tratto 
di tempo: ed è una pila entro il Duomo, segnata di 
queste lettere: Opera — A. D. MDV1II — Donatus 
Benti Florentinus factitabat. La quale scritta, non che 
mentisca, pare anzi addoppiar fede alle stanze di Ge- 
nova , se non ci falla quel factitabat, come d' uomo 
che dia mano a scalpello di volta in volta , e come 
suol dirsi a spilluzzico. Anche è certo per 1' autorità 
del Santini che il Comune e i Massai della chiesa 
gli si affidarono a que' giorni medesimi per 1' opera 
del battistero: ma leggo appresso, e in memorie au- 
tentiche, di certo litigio ch'ei sostenne coi commit- 
tenti, e com'io penso per indugi al lavoro. Altri in- 
dizj lo spediscono colà per la fabbrica di S. M. di 
Porta, chiesuola or distrutta; ma parrà dai nostri atti 
che in capo ai due lustri per noi segnati, se in Ge- 
nova non avea ferma stanza, per certo vi bazzicava, 
né in tutto se n'era sciolto. Dal 1511 in giù, quanto 
opera e vive Donato si vuol concedere a Pietrasanta, 



capitolo i ii 283 

e dar socio in. più cose a Nicolò Civitali figliuol di 
Matteo, nome illustre quanto è detto per le pagine 
addietro. Di maggior lode gli torna il servir che fece 
all'immortal Michelangelo nelle t'accende dei marmi, 
che per suo conto si traevano dalle cave carraresi alle 
spiagge di Avenza. La costui morte, pel cessare delle 
opere, si congettura tra il 1536 e il 37: non dubbio 
segno che Genova 1' ebbe nel fiore degli anni come 
ebbe tanti altri; talché si direbbe che il nostro sog- 
giorno fosse ospizio benevolo e liberale agi' ingegni 
novelli e vogliosi di mettersi in buona voce di maestri. 
La vecchia scritta dell'organo ci dà il committente 
della scultura in Lorenzo del Fiesco Commendatario 
perpetuo dell'abbazia, Protonotario Apostolico, e luogo- 
tenente e vicario arcivescovile. Mi è grato a scorgere 
che il degno Prelato durò benevolo ai due fiorentini, 
fino a rendersi mallevadore per essi d' un' opera che 
vuoi per mole o qualità di lavori è pressoché singo- 
lare in quell'epoca. Aggiungi che a tanta impresa ac- 
cingevansi per due metà quattro artisti : da un lato , 
siccome socj, Benedetto e Donato, dall'altra Michel 
d'Aria e il Viscardo. Sarei più giusto e più breve 
dicendo che s'accoglievano in gara onesta il fior de 1 
maestri che in Genova trattavano intaglio. Cresceva 
sproni a sì begl' ingegni l'altezza deli' ordinatore , i 
larghi ricambj, la celebrità stessa del luogo ove l'o- 
pera dovea collocarsi. Par che V atto medesimo, nel 
quale se ne fermano i patti, s'informi alla gravità del 



284 SCULTURA 

soggetto, così diligente com'è a dichiararne ogni parte, 
a stabilirne le misure, a raccontarne le forme. Quel 
che facesse ciascun de' maestri, tanto è inutile a dirsi 
quanto sarebbe vano ad investigarsi : eran tutti non 
meno valenti a scolpire di fregio che di figura, e nel- 
l'un magistero e nell'altro non diversi fra loro di me- 
rito. Non è ben chiaro a chi si ergesse il sepolcro 
(che tale fu l'opera) destinato alla metropoli della 
Francia; ma l'allogazione veniva da Re Luigi mede- 
simo, e le statue prefisse ci danno a credere ch'ei ne 
onorasse con principesco animo la memoria de' geni- 
tori. Procurava pel monarca Giovanni Hernoet segre- 
tario di Corte e tesoriero di Francia , e si rogavano 
le convenzioni nelle case de' nobili Gentili, presenti 
il segretario e gli artefici tutti, eccettuato il Viscardo : 
Mentre durammo a protezione di Francia, non pochi 
marmi partirono di Genova a quella volta; de' quali 
ci è lieto lo scrivere studiosamente, come sarà (mi fi- 
guro) oltremonte il sapere l'origine e gli autori e le 
date. Or questo monumento che vien primo nell' or- 
dine, ed e ritratto dell'aureo stile d' allora, riconosca 
sé stesso nei nostri fogli se anch'oggi esiste, od abbia 
ristoro dalle presenti notizie se a par di tanti altri 
ebbe avversa o la mano degli uomini o la fortuna dei 
secoli. 

Nel suo complesso mostrava un avello siffattamente 
proporzionato, che levandosi non più che un sei palmi 
dal pavimento , correva dieci in larghezza ed otto e 



CAPITOLO 111 2b5 

mezzo dai fianchi. Sovresso il coperchio erari posti a 
giacere due corpi, 1' un d' uomo, di donna 1' altro, e 
alquanto più sotto due figure virili, tutte con lor guan- 
ciali screziati ad opera di scalpello, e quanto a statura 
poco più o poco manco di sette palmi, ch'è quanto a 
dire sul naturale. A spiar nel contratto, le varie facce 
dell' urna mi riducono a mente le due sepolture del 
cardinal Fieschi e de' fratelli Adorno onde è cenno 
nel Capo addietro; salvochè, senza dire che cotesta di 
Francia, come di principi, dovea sortire più ricca, do- 
vette essere per giunta non già commessa ad un muro, 
ma isolata in sé stessa, sì che il riguardante per quat- 
tro lati, maestosi tutti ed aperti, ne godesse l'aspetto. 
Imperciocché si patteggiano figure di Santi, non meno 
che ventidue, compartite di modo all'intorno, che gli 
specchi più vasti ne capissero sei per ciascuno, e i 
minori sol cinque ; e argomento che tali imagini si 
vedessero d' intaglio secondo il consueto , dacché son 
prescritte le nicchie medesime o tabernacoli che tanto 
aggradano nelle nostre già recate ad esempio. Intorno 
alle statue inferiori lavorate ( come scrissi ) a rilievo, 
correva a gran lettere la scritta funerea , né questa 
solcata a punta come suole, ma fatta a ritaglio di pie- 
tra nerissima da ferir l'occhio tra il candido degli al- 
tri marmi, e a gran cura commessa nel masso a modo 
crederei dell'intarsio. Ella è opera in tutto, se ancor 
duri alla Francia, conforme e degna d'una età che in 
somiglianti fatture preferiva il gentile al grandioso, e 



286 SCULTURA 

la diligenza del lavoro alla mole e alla vastità del 
complesso. Altre cose può dire il rogito a chi voglia 
cercarla più sottilmente nelle singole parti, tirato alla 
novità del suntuoso monumento e alla dignità di co- 
loro cui venia destinato (1). Quindici mesi dovean ba- 



(1) Pacta prò sepultura Francorum Regis. — In nomine Domini Amen: 
Anno a Natioitate ejusdem Domini millesimo quingentesimo secundo Indictione 
quarta secundum Ianue cursum die Lune vigesima nona mensis Augusti in Ve- 
speris in loco infrascritto ibique in mei Notarii publici et testium infrascrip- 
torum ad hoc vocatorum et rogatorum presentia personaliter constitutus Magni- 
ficus Dominus Johannes Hemoet Sacre Regie Majestatis et idem Nostri Fran- 
corum Regis Secretarius et Francie Thesaurarius ex una parte: et mag. Mi- 
chael de Aria de Pello inferiori q. mag. Beltrami suo proprio nomine ac no- 
mine et vice mag. Ieronimi de Viscardo^w mag. Pauli sodi sui absentis prò 
quo de ratto et solemni rati habicione promissit et promiitit prò istis atlenden- 
dis prò dimidia sub ipoteca et obligatione omnium et singulorum bonorum ip- 
sius mag. Michaelis presentium et fultcrorum : renuncians juri de principali 
primo conveniendo et omni olii juri: et magistri Donatus q. Baptiste Benti et 
Benedictus Bartholomei fiorentinus prò reliqua dimidia ex parte altera: per- 
venerunt et pervenisse sibi ipsis ad invicem et vicissim confessi fuerunt et con- 
jitentur ad infrascripta pacta et composiciones inter ipsas partes solemni sti- 
pulacene vallata et firmata et vallatas et firmatasi Renunciantes exceptioni 
prese ntis confessionis ut supra non facle rei sicut supra e te. non esse vel non 
fuisse seu non sic habentis doli malli (sic) metus in factum actioni condicione 
sine causa vel ex injusta causa et omni alii juri. Videlicet quia ex causa dic- 
torum pactorum et composicionis predicti mag. Michael suo et dictis nominibus 
prò dimidia ac Donatus et Benedictus prò alia dimidia scuptores (sic) mar- 
morum promisserunt et solemniter convenerunt prefato magnif. D. Johanni pre- 
senti et acceptanti fabricare et fabricari facere Sepulturam unam marmoream 
expensis ipsorum magislrorum de lapidibus et marmoribus necessariis et oppor- 
tunis sub forma seu modello unius papiree sepulture exislentis penes prefatum 
Magnif. D. lohannem de longitudine magnitudine ac cum figuris infrascriptis: 
Et primo in longitudine parmos decem et in latitudine parmos octo cum dimi- 
dio ad ratam diete longihidinis secundum ordinem ipsius longitudinis que sii 



CAPITOLO II 1. 2^.7 

stare all'ingegno e alle braccia dei quattro maestri : 
ed era in Genova chi vegliava alla osservanza de' pat- 
ti, e prendea carico di spedire le membra del bel sar- 
cofago a Kohan o a Marsiglia, come meglio piacesse al 
Cristianissimo , per esser quinci trainate a Parigi e 
costrutte in lor luogo. Era questi Giovanni Spinola si- 
gnore di Serravalle, confidente e pressoché famigliare 



in, altitudine omnibus computatis figuris duorum deffontomm (sic) supra ipsam 
Sepulturam ponendorum parmos sex supra terram cum figuris quatuor silicet 
dictis duobus in dieta altitudine et duabus aliis aliquanlum inferius unam ab 
utroque lalere inter quas jtguras ille inferiores erunt persone viriles altere ve- 
ro due superiores una viri et altera mulieris que quatuor figure sint et esse 
debeanl in longitudine parmos septem in circa et in dieta longitudine sepulture 
Uguras sex sanctorum etiam a latere et in latitudine quinque figuras Sancto- 
rum magnitudinis parmorum duorum et unius tercii circumquaque dictam Se- 
pulturam cum suis tabernaculis super capitibus dictarum omnium figurarum de 
marmore albo bene pulito et lustro que predicte figure sanctorum esse debent 
numero viginti duo aliis quatuor magnis non comprehensis ad pedes quarum 
quatuor figurarum sive in alia quatuor etiam de marmore albo fiendo juxta 
modellum seu picturam ipsius sunt litlere epitafii circumcirca dictas magnas 
figuras que quidem litere in imposicione et structura ipsius monumenti sint la- 
pidibus nigris marmoreis circum circa dictas figuras et Sepulturam qui lapides 
sint bene lustrati et ad quas quatuor figuras magnas fieri debeat prò qualibd 
ipsarum figurarum auricularium unum marmoreum album variegatum indumenta 
vero dictarum figurarum fienda sunt juxta modellum predictum: que omnia bene 
laborata et finita consignari debent in lamia ad Pontem Mercancie Magni/. D. 
Iohanni Spinule domino Serravalis prò ipsis dejferendis in aliquo navigio pro- 
fecturo quo jusserit ipse Magni/. D. Iohannes Spinula et hec laboreria predicta 
perficere infra menses quindecim proxime venturos incipietidos in /eslo S. Mì- 
chaelis venturi et reponi debeant in capsiis rixico ipsorum magistrorum que 
capsie emi debeant per pre/atum Magni/. D. lohannem et ejus expensis : et 
ulterius promisserunt et solemniter convenerunl predicti magisfri quod duo ex 
ipsis magistris ibunt in diclo navigio cum dictis marmoribus usque Rotomagium, 



28S SCULTURA 

al Monarca; e di tanto ebbe certo commissione dal Re 
medesimo, del quale ben ricorda il lettore eh' ei venne 
di quest'anno a visitare la nostra città, e lietamente vi 
fu accolto. Ond'è quasi a congetturare (se non è troppo 
per modesti scultori) che Re Luigi invaghisse del co- 
stor magistero, e proponesse di non chiedere altronde 
il sepolcro onorario de' suoi maggiori. La mercede di 



vel Marsiliam secundum prefatus Christianissimus Rex dixerit et deinde ibunt 
usque Parisios in qua urie construenda est dieta sepultura per dictos duos 
magistros et scribende sunt litere circumquaque dictam Sepultìiram et ultra pre- 
cium infrascriptum quod dabitur prò manifactura marmoribus et laboreriis dic- 
tis magistris teneatur et sic promissit prefatus Magni/. D. /ohannes Secreta- 
rti dictis duobus magistris dare et solvere sculos duodecim prò quolibet ipso- 
rum magistrorum smgulo mense incipiendo tempus die qua intraverint in dicto 
navigio duraturo quousque laborerium erit constructum et dictis duobus magi- 
stris dare prò redilu eorum scutos viginli auri solis. Versa vice dictus Magni/. 
D. Johannes Secretarius promissit et solemniter convenit et se obligavit prò la- 
borerio marmoribus lapidibus et structura predictis eisdem magistris dare et 
solvere scutos septingentos auri solis boni auri et j usti ponderis et infra festum 
S. Michaelis proxime venturi scutos centum quinquaginta postmodum singulo 
mense scutos viginti usque ad opus perfectum quo quidem opere perfecto et ad 
predictum Ponlem conducto ac in capsiis predictis reposito dictus Magni/. D. 
Johannes Secretarius promissit et solvere se obligavit dictis magistris dare et 
solvere (sic) eorum integram solucionem et satisfacionem de et prò dictis du- 
catis septem centum auri omni exceptione remotta. Acto tamen pacto expresso 
vallato et firmato inter dictas partes quod dictus mag. Michael prediclus et 
dicti Donatus et Benedictus prò reliqua dimidia teneantur erga prefatum Ma- 
gni/. D. Johannem Secretarium seu me Notarium prò eo sdpulantem prestare 
fidejussiones tam prò dictis peccuniis et opere quam prò omnibus et singulis 
infrascriptis in forma opportuna per instrumentum publicum manu Notarii pu- 
blici conficiendum. Que omnia et singula supra et infra scripta diete partes 
suis et dictis nominibus promisserunt et solemniter convenerimt perpetuo habere 
et tenere ratta gratta et firma attendere compiere et ejfectualiter observare et 



C A ['ITOLO 111. 289 

scudi settecento d'oro del sole era lauta come addice- 
vasi a principe, e onesta a sì valenti scultori: dei quali 
mi par credibile che uscissero in Genova molti altri 
fregi per case private se parvero i loro scalpelli non 
indegni di tombe reali. Dovean costoro, una volta am- 
maniti, consegnare i marmi in acconce casse sul ponte 
che dicevano di Mercanzia, d'onde lo Spinola avrebbe 



cantra in aliquo noti facere dicere nel venire aliqua demum ratione occaxione 
vel causa que modo aliquo vel ingenio dici vel exeogitari possit de jure vel de 
facto: su 1 ) pena dupli ejus in quo vel de quo contrafieret vel ut supra non ob- 
servarelur solemni stipulatane premissa et cum reslitucione omnium et singu- 
lorum damnorum interesse et expensarum que propterea fierent littis etc. rattis 
nichilominus et firnis semper manentibus omnibus et singulis suprascriptis: et 
proinde et ad sic ut supra effeclualiter attendendis complendis et observandis 
diete partes suis et dictis nominibus sibi ipsis ad invicem et vicissim obliga- 
verunt et ipotecaverunt omnia et singula eorum bona mobilia et immobilia habita 
et habenda. Acto edam ut supra pacto expresso quod diete partes possint prò 
observacione presenlis contractus ubique conveniri silicet lamie Rome Mediolani 
Parisiis et ubique locorum et terrarum ubi reperirentur non obstantibus legi- 
bus et capilulis in contrarium disponentibus quibus expresse renunciaverunt et 
renunciant. — Actum lanue in Camera cambiate domus heredis quondam Marci 
Genlilis sub anno Indictione mense die hora et loco quibus supra: presentibus 
ibidem Iacobo de Moniardino q. Iohannis spedano Francisco de Viglevano q. 
Iohannis, callegario et Benedicto Bosel francigena testibus vocatis et rogatis. 

>J< In nomine Domini Amen: Anno et Indicione quibus supra die vero Martis 
trigesima mensis Augusti in Vesperis ibique in mei Notarii et testium infra- 
scriptorum ad hec vocalorum et rogatorum presentia constilutus Benedictus 
Bartholornei florentinus in suprascripto instrumento nominatus suo nomine et 
nomine et vice Donati quondam Baptisle Benti ejus sodi prò quo de rato et 
solemni ratti habicione promissit et promittit sub ipolheca et obligatione bouo- 
rum omnium et singvXorum ipsius Benediciti preseutium et futurorum: Renun- 
cians etc. Sciens et cognoscens ipsos Donatum et Benedictum ac mag. Mi- 
chaelem de Aria pervenisse ad certa pacta et composiciones cum Magni/. D. 
Vol. IV. — Scultura. 37 



2S0 SCULTURA 

curato che si calassero in nave pel loro destino. Pro- 
mettevano di soprappiù che al metter la vela, due di 
loro n'andrebbero sul legno, e quinci per terra accom- 
pagnerebbero il carico infino a Parigi e metterebbero 
in opera i marmi: rimunerati di dodici scudi mensili 
mentre durasse la faccenda del collocarli e dar l'ul- 
tima mano. E tutto questo mi piacque notar sottil- 

Iohanne Hernoet Regio Tezaurario prò et occasione constructionis seu fabrice 
unius monumenti et seu sepulture marmoree de quibus pactis et composicioni- 
bus constat publico instrumento manti mei Notarii infrascripti hesterna die cui 
relatio habeatur in quo quidem instrumento ipse Benedictus et sodi promis- 
serunt prestare idoneas fidejussiones prò summa ducatorum septemcentum et 
prò observatione omnium et singulorum in dicto instrumento contentorum: ideo 
ipse Benedictus prò et dicto nomine promissit et solemniter convenit mihi dicto 
Nolario infrascripto stipulanti nomine et vice dicti Magnif. D. lohannis farere 
et adimplere ea omnia et singula contenta in dicto instrumento pactorum com- 
posicionis in omnibus et per omnia prout in dicto instrumento continetur: Re- 
nuncians etc. Et prò dicto Benedicto et ejus jprecibus erga me dietim Nota- 
rium quo supra nomine stipulantem et recipientem intercessit et Jidejussit Rev. 
in Christo Pater D. Laurentius de JFlisco Lavante Comes et Apostolicus Pro- 
tonotarius Locumtenens et Vicarius Archiepiscopalis lanue quantum prò ducatis 
tricentis quinqnaginta auri: sub etc. — Actum in domo Monasterii Sancii Ste- 
fani lanue: sub anno Indictione die mense et hora quibus supra : presentibus 
ibidem Venerab. D. P. Ambrosio de Bertoni Archipresbilero Garbante et An- 
gusto Mascardo de Sexlo testibus vocatis et rogatis. 

Et prò dicto mag. Michaele suo et dictis nominibus prò observacione conten- 
torum in instrumento erga me dictum Notarium quo supra nomine stipulantem 
" etc. solemniter intercessa et Jidejussit Magnif. Johannes Spinula dominus Se- 
ravalis quantum prò ducatis tricentis quinquaginta auri. ■ — Actum lanue in 
cantinata domus habitacionis prefati Magnif. D. lohannis sitte in contrada ex- 
tra Portam Vacarum : sub anno Indictione mense die hora et loco quibus su- 
pra : presentibus ibidem Io. lacobo de Stanchis mediolanense et Benedicto q. 
Baptiste fiorentino habitatoribus lanue testibus vocatis et rogatis. ; Atti del Net. 
Urbano Granello. — Fo^liaz. 3, 1502-03'. 



e a r i t olo in. 291 

mente, perchè meglio si vegga di quale e quanto la- 
voro si onorassero due coppie d'artefici, posti quasi a 
paragone di virtù fra lombardi e toscani. Né li com- 
menda meno il favor signorile di chi s'interpose per 
fede tra loro e il Monarca: il Protonotario per Bene- 
detto e Donato, per Michele e Gerolamo lo stesso 
Spinola eli Serravalle, estimator liberale de' begli in- 
gegni, se guardo ad altre opere per lui commesse e 
da contarsi a lor luogo. 

Non è facile argomentare a quali dei quattro sor- 
tisse il viaggiare a Parigi, dacché pei vegnenti anni 
ci s'involano tutti ad un modo, e due di loro per sem- 
pre. Di Michele non pare da temerarj il sospettare la 
morte, come d'uomo che toccava a vecchiezza per te- 
stimonio dei casi narrati. Chi è pronto di fantasia vorrà 
forse inviar Benedetto alla Francia, e fermarvelo, dac- 
ché non n'esco sentore da luogo qualsiasi d'Italia. A 
noi non è dato aver traccia fuorché de' compagni: del 
Benti nella sua Pietrasanta che per poco non s' avea 
eletta per patria, del Viscardo non fuori di Genova, 
e inteso sugli occhi nostri a fatture leggiadre per 
anni non pochi. E nondimeno ci è forza il credere che 
ad alcuna occasione, se non per opere, tornasse Donato 
a veder Genova: ch'io vel trovo del 1510 a riscuotere 
un nulla di credito da un cotal Mosto, scambiando il 
contante in velluto nero (1). E qui mi accade far cenno 

(1) »ì« Majister Donatus de BentU florentinus sculptor marmorum quon- 



292 SCULTURA 

d'un altro virtuoso che da quella terra fece passo al- 
l'in qua de' confini e toccò la Liguria, mezzano di 
tempo fra il Riccomànno ed il Benti. Dico di Lorenzo 
di Stagio: e voglion'anzi che i due Riccomanni, Leo- 
nardo e Francesco, tornando dall'operare su quel di 
Puglia, il traessero di quelle contrade ond'era nativo, 
a farsi tutto di Pietrasanta e a procrearvi una serie 
d'artefici. Costui fu condotto dal cardinale Calandrini 
fratello uterino di Pp: Nicolò V ad accrescerò e a de- 
corare (come architetto eh' egli era e scultore ad un 
modo valente) 1' esterno della cattodral di Sarzana ; e 
n'è memoria sul prospetto medesimo , contrassegnata 
del 1474. Aggiungo il Gerini, storiografo di Luni- 
giana, che il Porporato, per affetto alla patria e alla 
sua chiesa maggiore, chiamò Pier Giambelli da Pisi 



dam Baptisle sponte confessus fuit et in ventate publica recognovil Bartholo- 
meo de Musto textori pannorum sepie (sic) q. Iohannis presenti et accentanti 
ac solemniler stipulanti et recipienti etc. se mag. Donatum a dicto Bartolo- 
meo habuisse et recepisse libras sexdecim cum ditnidia januinorum in parmis 
undecim veliteli nigri dupli sili tr additi et consigliati per dictum Bartholomeum 
in presentia mei Notarli infrascripti et ttstium infrascriptorum et sunt quas 
ipse Bartholometit eidem mag. Donato dare et solvere promisit prò Theramo 
de Sabato de Cavea superiori q. Blaxii absenti ut partes ipse fatentur et dt 
dictis Ubris sexdecim cum dimidia ut supra habitis et receptis dictus Donatus 
se bene quietum tacitum sohitum et contentum vocavit et vocat etc. — Actum 
lanue in et super piatto Porle S. Andree videlicet in logia Monialium Mona- 
sterii S. Andree: Anno Domin. Natio, millesimo quingentesimo decimo Indic- 
lione duodecima secundum lanue cursum die Sabati octava Iunii in Vesperis: 
pvesenlibus Raphacle Beloisio corrigiario q. Dominici et Simone de Rivaria q. 
Bernardi civibus lanue teslibus ad premissa vocatis specialiterque rogatis. — 
(Atti del Not. Gregorio Ferro — Fogliae. 6, 1510". 



CAPITOLO 111. 29;> 

ad ornarne il soffitto di vaghissimi intagli. A Lorenzo 
di Stagio si recano le linee della fronte esteriore, e 
le statue de' Pontefici sarzanesi locate sul timpano, e 
il fìnestrone magnifico, ove scrisse il suo nome e la 
data predetta. Due begli altari ch'ei costrusse entro il 
tempio, e le opere stesse della facciata, gli procacciarono 
e lode e biasimo, non so qual più; né diverso giudizio 
sortì il Cardinale, avendo costui ordinato e l'altro sof- 
ferto di mettere a guasto i monumenti più ragguar- 
devoli di Luni antica per porne i marmi a lavoro : 
masserizia inconsulta e scusabile appena per menti 
grosse. Peggior nota dovrassi a Lorenzo il Magnifico, 
che valendosi del dotto Ivani sarzanese, frugò in quelle 
venerande reliquie per trarne il meglio e ingrossarne 
la sua suppellettile. Sospetta il Santini che gli anni 
appresso movesse lo Stagi alla volta di Genova, u- 
sando la pace conchiusa del 1486 fra Genovesi e Fio- 
rentini; e del figlio Stagio intagliatore elegantissimo 
s'invoglian molti di egual credenza per l'età che suc- 
cede. In città così ricca ad intagli qual' è la nostra, 
poca pena è a supporlo, e piacevole il crederlo; se non 
che le scritture , così loquaci a svelarci i maestri di 
quel periodo, nonché noi confermino, tolgon'anzi ogni 
appiglio al difenderlo. E se salvammo la tradizione 
che fa di Stagio un ajuto a Matteo lucchese in al- 
cuna statua del nostro Duomo, non era d'uopo però il 
distrarlo da Pietrasanta o da Carrara , città confine , 
ove potò intrattenersi per discipline nelle stanze di 



294 SCULTURA 

un tanto maestro. A questi virtuosi mischiossi il Benti 
tornato una volta da Genova a Pietrasanta, e prevenne 
Stagio di gran lunga al sepolcro , se non errano i 
computi che ne argomentano la morte tra l'anno 1536 
ed il 37. 

Ben più innanzi dovette cedere alla natura il Vi- 
scardo, se gli atti che frequenti lo attestan vivo e o- 
peroso, parranno indizio di morte ove al tutto si ar- 
restano. Le carte della Repubblica cel mostrano ancora 
in febbraio del 1522, ma per ultima volta, occupato a 
fornire e ad incidere marmi per l'opera di S. Lorenzo, 
in compagnia d'un Antonio di Novo che fa principio 
ad una serie d'artisti (1). Ci apparve prima, tuttoché 
già valente a gran cose, del 1497; laonde il suo flore 
può computarsi per cinque lustri. Duranti i quali, ad 
ogni apparenza, fu infaticabile all'operare; ed entro in 
dubbio che il meno de' suoi lavori sien quelli che ci 
si affacciano per documenti. Conviene adunque che il 
suo nome risponda in più altri luoghi, laddove il co- 



(1) ►£« MDXX1I die XVIII Februarii. — De mandato excelsi D. Octaviani 
de Campo/renoso Regii Ianuensium Gubernatoris ac Magni/. Constili DD. An- 
tianorum Communis lanue: Vos Spectatum Officium Monete anni presentii 
tolvite de pecuniis cxtraordinariis veslris magistris Ieronyrao de Viscardo et 
Antonio de Novo de Lancio sculptoribus lapidum libras quingentas : et sunt 
ad complementum totius ejus et quanti quod ipsi habere debent prò lapidibut 
marmoreis a se exhibitis nih.il retento occasione fabrice presentis in Ecclesia 
Majori Ianuensi scilicet Sancti Laurentii: l. D. (Archiv. Govern. Diversorwn 
— Voi. 210, 1522-23). 



CAPITOLO HI. 297) 

stui merito in fatto d'intagli, e il raffronto de' marmi 
collo stile dell'età e dei maestri, ci consiglierà d'attri- 
buirgli alcun fatto o in competenza o in compagnia 
de' coevi. Quel ch'è certo, e che dee dirsi al presente, 
fu caro ai PP. del Comune fin dai primordj del se- 
colo, e i servigi che gli commisero han frequenti me- 
morie ne' libri del Magistrato. Testimonianza più 
schietta d'onore gli rendono certe opere da lui condotte 
nel 1507 per l'abate di Fechan consigliere del re de' 
Francesi, il quale gliene commise presente in Genova 
per sue devozioni , mentre la città andava a strazio 
sotto il flagello d' un monarca tutto acceso in fuoco 
d'ira. Fra i pianti cittadineschi onde si scontavano le 
mattìe della plebe e il feroce ardimento di Paolo da 
Novi, è men dolce a veder principe e cortigiani in 
traccia di buoni artisti e in desiderio di squisiti la- 
vori; ciò nondimeno quel tanto che Francia richiese 
a Genova in ragion di scultura, in ispazio d'anni as- 
sai breve e in condizioni di tempo non liete, e' inse- 
gna quali di costoro vivessero in miglior voce di mae- 
stri, o si stimassero degni di regie stanze. Gerolamo 
ha dritto fra questi, se piacque ad un prelato che se- 
deva nei consigli della Corona, e seguiva il suo prin- 
cipe così ne' trionfi, come nelle vendette. L'aulico pre- 
lato stipulò col Viscardo , per ministero del notai-i 
Cosma degli Abati, nella sala di Cipriano de Fornari 
in contrada di Soziglia il lunedì 10 maggio , e per 
tre intagli ad un'ora. Era il primo un altare di forma 



296 SCULTURA 

assai svelta, come quello che stretto di quattro palmi 
o un tal più, si stendeva in altezza oltre i dodici: di 
due pezzi commesso, affinchè il comporlo di finissimo 
marmo non soverchiasse il possibile. Seguiva una cassa 
od avello non altrimenti che ad uso di sepoltura, den- 
tro a cui disegnava il Fechan di comporre un cotal 
suo tesoro di reliquie sacrate : e questo d' otto palmi 
pel lungo e metà largo. Di sei per tre dovea farsi 
per ultimo un tabernacolo; nò si vuol credere che tali 
fatture si contenessero in sol lavoro di quadro , dac- 
ché la cedola accenna a figure e ad altre cose acces- 
sorie ch'io direi fregiature ed ornati, principal magi- 
stero di questo lombardo. Né l'ingegno dello storiare 
o del far di rilievo si potrebbe negare a Gerolamo ; 
che molti indizj ci farebbero contra, e a più alta voce 
l'autorità di quest'atto, pel quale si vincola all' opera 
di due statue, l'una d'un vescovo e l'altra d'un santo, 
e l'una e l'altra in misure che poco scemano del na- 
turale (1). I primi lavori gli promettevano scudi quat- 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Ieronimus de Viscardo magister mar- 
morum sponte et ejus certa scientia et nullo juris vel farti errore ductus seu 
modo aliquo circumventus sed omni jure modo via et forma quibus melius et 
validius fieri et esse potest promisit et solemniter se obligavit Rev. D. Abati 
de Fechan Consiliario Sacre Majestatis Regis Francorum presenti et stipulanti 
prò se et heredibus suis facere et fabricare bene diligenler et condecenter la- 
borerium marmoreum infrascriptum de bono marmare albo hinc ad menses 
quatuordecim proxime venturos jam inceplos die prima presentis mensis Maij 
videlicet aliare unum latiludinis palmorum quatuor curii dimidio longitudini! 



capitalo ni. 297 

trocento ed altri cento le statue : non mezzana mer- 
cede, e che raffrontata alle allogazioni par difenderle 
pur dal sospetto di fatture o disadorne o veloci. E me- 
glio ancora il chiarisce l'affetto del committente, il 
quale con signorile larghezza, più accosta a splendore 
di reggia che a modestia di chierico, gliene promet- 
teva di soprassello fin' anche ai cinquanta , se 1' arte 
dello scalpello avanzasse il comune : di che recasse 
giudizio il già nominato Spinola di Serravalle. A fa- 
vor del quale (se piaccia il ridirlo) vorrei riferire i bei 
marmi che di Genova andarono in Francia: e molti 
altri che restan con noi , produzioni all' intutto di 
quella età, e delizia non meno della nostra, e di quelle 



vero palmorum duodecim et quarti unius alterius palmi duorum pettoruta qua- 
tuor in quo poni debeant diversa reliquia (sic): item tabemaculum unum pal- 
morum sex sine figura seu Imagine superiori dicli tabernaculi de longitudine 
palmorum tres (sic) et de altitudine palmorum sex : et que tria scilicel altare 
capsia et tabemaculum dictus mag. Ieronimus facere teneatur et debeat dt 
marmare albo et cum suis figuris et aliis bene et optime laboratis et illustratis 
%t supra dicium est: et prò solucione et satisfacione predictorum dictus Rev. 
D. Abbas dare et solvere eidem mag. Ieronimo promisit scutos quadringentot 
modo ut infra dicetur: item etiam facere promisit Imagines duas unam vide- 
licet figura Episcopi alteram vero in figura unius Sancii que sint et esse de- 
beant allitudinis palmorum sex cum dimidio prò qualibet earum secundum pro- 
portionem ipsarum: et prò solucione et satisfacione dictarum duarum Imaginum 
dare et solvere promisit scutos centum auri solis solvendos modo infrascripto 
que omnia facere promisit de bonis et pulcris marmoribus bene sculpta et ben* 
illustrata. Qui quidem mag. Ieronimus infra solucionem predictorum habuit et 
recepit et habuisse et recepisse confessus fuit et confitetur a diclo Bev. D. Ab- 
bati scutos centum auri solis numeratos in presentia mei Notarii infrascripti 
«t testium i.ifrascriptorum ad hec specialiter vocatorwn et rogatorum: residuwm 
Vol. IV. — Scultura. 38 



298 SCULTURA. 

che verranno , se il cielo li scampi dal girar di for- 
tuna. 

Altra opera di simil genere mi chiama sugli anni 
più tardi dello scultore ; e non mi duole il valicare 
senz'altra nota uno spazio sì lungo, dacché il men- 
zionarlo a più tratti con lode sarà debito in altre pa- 
gine. L'altare o cappella ond'io chiuderò a questa volta 
le memorie di lui, ci sospinge nulla meno che al 1520; 
ma del trarci sì innanzi ben vale il pregio la nobiltà 
del lavoro, il nome del committente e la dignità della 
chiesa che aspettava di decorarsene. Ai Padri Predica- 
tori di S. Domenico, a man ritta di chi v'entrasse, e 
ad un passo più in là della soglia, si confinava all'al- 



tero dare et solvere prontisti dicto mag. Ieronimo de tribus mensibus in tres 
menses usque ad integravi solucionem et plenariam satisfacionem dictorum scu- 
torum quadringentorum omni eccepitone et contradicione remota. Et qui dictut 
Ree. D. Abbas volens gratiose se habere cum dicto mag. Ieronimo prò augu- 
mento animi ipsius mag. Ieronimi ad hoc ut eidem Rev. D. Abbati bene ser- 
viat in predictis promittit quod quando dieta opera marmorea juerint bene et 
optime laborata modo suprascripto cum pulcris Jiguris et naturalibus et que es- 
sent exlimata in majori predo de quo supra contenlatur et vult solvere illud 
supraplus quod esset extimatum per bonos et optimos magistros et sufficientes 
plus valere usque ad summam sculorum quinquaginta auri solis secundum et 
prout dixerit magni/. Iohannes Spinula dominus Seracalis in quem dicti Reo. 
D. Abbas et mag. leronimus se se de dicto suprapluri remisseruat et remit- 
tunt: Renunciantes etc. — Aclum Ianue in contrada Suxilie videlicet in aula 
domus habilationis Cipriani de Furnariis : Anno Domin. Nativ. MD septimo 
Indiclione nona secundum Ianue cursum die Lune X Maij post tercias : pre- 
scntibus Benedido Porcho mersario Marci et Bartholomeo Canatio q. Simonis 
civibus et habitatoribus Ianue testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatisi 
(Atti del Not. Cosma abbati — Fogliai. 9, 1507). 



CAPITOLO III. 299 

tare di S. Vincenzo da non molto costrutto un non 
so che d' altro altare con certa iinagine di S. Nicola, 
di paruta (cosi presso al vicino) tanto modesta che ne 
pareva confuso e raumiliato. Giambattista Castiglione 
cittadin genovese e dottore in leggi propose di ven- 
dicamelo mutando e titolo e forme alla cappella, con 
questo ch'ella tornasse di sua ragione e facesse luogo 
a cavarvi la propria tomba e de' proprj eredi. E quanto 
a titolo, le die' il Mistero della Visitazione, non di- 
mentico in tutto del vecchio ch'era di S. Nicola ; la 
cui imagine volle scolpita in certo atto d' adorazione 
al di sotto delle due principali di N. D. e della Santa 
cognata. Eran queste di mezzo rilievo , e calzavano 
dentro un'inquadratura, che fiancheggiata e sorretta 
in parte da pilastri e da piedistalli, sorgeva per tre- 
dici palmi e per nove teneva il largo. Ma tale istoria 
dovea contenersi in un quadro a punto, dacché con- 
sentiva spazio ad un altro intaglio per cui si compieva 
e incoronavasi quasi l' altare : quivi in più angusto 
campo si componeva 1' effigie del "Redentore o fitto 
in croce o deposto (in arbitrio dello scultore) e dei 
santi Giovanni , intendi 1' Evangelista e il Profeta. 
Tanto prescrive ai Viscardo la polizza dettata dal not. 
Pallavicino di Coronato (1): con altro di soprappiù che 



(1) yjg In, nomine Domini Amen : Ieronimus Viscardns de Layno dioecesis 
Cumartim scalptor lapidum filius Pauli major annis viyinliquinque et qui pa- 
tini et publice negotiatur etc. ut fatetur sponte etc. promissit Spect. juris u- 



300 SCULTURA 

vanità signorile, non usa di sgiungersi da pietose lar- 
ghezze, chiedeva con egual zelo a' costui scalpelli. E 
forse dava anche nel troppo; che Giambattista volle il 
nome solcato a gran lettere in cima, e in una tavola 
al fondo due scudi col grifo e col teschio, sue imprese: 
e poi altri caratteri per sua memoria tutto intorno 
alla tomba che si fece cavare nel pavimento. L'opera 
dovea spedirsi dall'aprile all'agosto,- e le somme notate 
di sèguito all'atto paiono dirci che lo scultore tenesse 



triusque doclori D. Io. Baptiste de Castiliono presenti stipulanti et recipienti 
prò se tt heredibus suis fabricare capellam unam marmoream sub modis et fl- 
guris de quibus infra dicetur destinatemi per ipsum D. Baptistam in Ecclesia 
Monasterii et Conventus S. Dominici Ianue Ordinis Predicatorum prope por- 
tarti magnani diete Ecclesie a parte dextra in ingressu ipsius Ecclesie versus 
capellam S. Vincentii institutam in dieta Ecclesia secundum ipsius loci quali- 
tatem ubi nunc est quoddam altare cum quadam ymagine S. Nicolai videlttet 
in latitudine de palmis novem ad longius vel prout forma cadere poterit ret- 
pectu ipsius loci et in altitudine de palmis tresdecim et sub modello quantum 
ad quadraturam tradito per dictum D. Io. Baptistam dicto Ieronimo in pre- 
sentia mei Notarii et testium infrascriptorum in quo sit scriptum seu in ca- 
pite diete quadrature nomen dicli D. Io. Baptiste manu sua propria: et in va- 
cuo relieto sub figura in dicto modello et consequenter in dieta capella fabrica- 
re diligentissime et perfecte in primis in parte inferiori dicti vacui ymaginem 
relevatam in marmore perfecto et candidissimo Beate Marie Virginis cumima- 
gine S. Elizabete in pedes stanlium et se se visitantium hoc est sub forma Vi- 
sitationis et cum S. Nicolao sub genibus jtexis : in superiori vero predicti va- 
cui fabricare promissit diligenter et perfecte in eodem opere marmoreo ymagi- 
nem Pietatis aut Cruciftxi D. N. Ihesu Christi in medio et a lateribus yma- 
gines etiam marmoreas et relevalas sanctorum Io. Baptiste et loannis Evan- 
geliste: et ulterius promissit fabricare ab ulraque parte dicti altaris basses (sic: 
marmoreas seu pedestallos et pilastretos super quibus dictum opus ivsius ca- 
ptile stare possit idonee et sufficienter ac etiam in tabula inferiori dicti operis 



CAPITOLO III. 30 i 

fede. Né senza queste si vorrebbe discredere, a chi 
conosca che pronti ingegni e robuste braccia fossero 
a bei lavori cotesti lombardi. Ond' è ben giusto se 
nelle storie dell'arte veggiam mettersi pregio di tratto 
in tratto a certe cose di schietto ornamento , piccole 
in sé, ma per bellezza di linee e per diligenza di la- 



promissit sculpere insignia ipsius D. lo. Baptiste videlicet duo clipeo, (sic) seu 
senta unioni prò quolibet latere cum ymagine griffionis in dimidio cujuslihet 
clipei seu scudi in altero dimidio caput morlui super uno libro aperto ac etiam 
sculpere in dieta tàbula illas literas quas dixerit eidem D. Io. Baptista : ner- 
non promissit eidem D. Jo. Baptiste fabricare sepulcrum unum marmoreum bo- 
num videlicel suum incastrum cum suo sportello fabricare cum sua quadratura 
cum insignibus in angulis de quibus supra salvo loco circum circa ubi sculpe- 
re habeat tllas literas quas etiam eidem dictabit ipse D. Io. Baptista et sic fa- 
cere tali forma que sii sufficiens prò tali opere sepulcri in latitudine et longi- 
tudine condecenti. Que omnia opera idem leronimus sufficienter et perfecte ut. 
supra fabricata promissit dicto D. Io. Baptiste presenti et ut supra stipula ni i 
et recipienti eidem D. Io. Baptiste dictus leronimus tradere et consignare in- 
fra et per totum mensem Augusti proxime venturum: et hoc prò predo libra- 
rum ducentarum viginti januinorum monete currentis inler artijtces lanue ex 
quibus dictus mag. leronimus confessus fuit se habuisse et recepisse a dico 
D. Io. Baptista presenti in peccunia numerata in presentia mei Notarii et te- 
stium infrascriptorum libras viginti septem cum dimidia januinorum que fa- 
ciunt complementum libratum quinquaginta januinorum computalis libris vi- 
ginti duabus cum dimidia januinorum solutis per ipsum D. Io. Baplistam e&- 
dem Ieronimo usque anno proxime elapso die XXX Martii ut constai alio in- 
strumento celebralo inler ipsas partes occaxione similis fabrice rogato per Io. 
Baptistam de Campodonego Nolarium dictis anno et die quod quidem instru- 
mentum et contenta in eo per presens instrumentum et contenta in hoc novave- 
runt et reformaverunt ita et taliter quol illud amplius non debeai kabere lo- 
cum presenti instrumento et contcntis in eo semper salcis: residuum vero pre- 
di idem D. Io. Baptista sponte etc. promissit dicto Ieronimo presenti et sti- 
pulanti dare et solvere in hunc modum videlicet libras quinquaginta diete ino- 



302 SCULTURA 

voro notabili. Né faremo le meraviglie se un Tommaso 
Barasino da Mendrisio patteggia col not. Baldassare 
di Coronato per una lapide sepolcrale da collocarsi alla 
Certosa in Polcevera, come si fa delle opere più ge- 
lose e sudate (1). 

Ma se parliamo di gentilezza, di garbo, di venustà 



nete in mense lunii proxime venturi et reliquas libras centum rigiriti in per- 
fectione dicti operis et consignacione ipsius : Renunciantes etc. Acto per fac- 
tum expressum inter ipsas partes stipulatione vallatimi quod si idem Ieronimus 
intra et per lotum dictum mensem Angusti predicta omnia non adimpleverit 
quod tunc et eo casu cadat et cecidisse intelligatur in penam ducalorum decem 
applicandorum ipsi D. Io. Baptiste prò suo justo damno et interesse: Ratis etc. 
Item acto ut supra quod d'ictus mag. Ieronimus teneatur adesse quando dic- 
tum opus marmoreum capette apponetur in loco predicto ut supra destinato per 
magistros antelami ut ipsum magistrum antelami instruat sub quibus modis et 
formis dictum opus seu dieta opera adaptari debeant ad loca destinata ut sit- 
pra. — Actum Ianue in studio domus habilationis dicti Spect. D. Io. Baptiste 
de Castiliono site in contrada Nob. de Imperialibus : sub anno a Nativitate 
Domini millesimo quingentesimo vigesimo Indictione septima secundum lanut 
cursum die lovis quinta Aprilis in Vesperis : prtsentibus Matheo de Delphino 
Notario et Iohanne Gneco banchalario Bartholomei civibus lanue testibus ad 
premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Nicolò Pallavicino Coronato. — 
Fogliaz. 3, 1519-21). 

(1) In nomine Domini Amen : Mag. Thomas Baraxinus de Mendrixio dia- 
cesis Chumarum magister marmorum sponte etc. promissit et solemniter con- 
venti Baldasari de Coronato Notario presenti et stipulanti dare tradere et con- 
signare diclo Baldasari et seu cui commisserit infra et per totum presenterà 
mensem Octobris in Ecclesia Monasterii Sancti Bartholomei de Riparolio ja- 
nuensis Ordinis Cartusiensis lapidem unum marmoreum album longitudini* 
palmorum decem et latitudinis palmorum trium et quarti unius vel circa labo- 
ratum pulcro laborerio in quo lapide sint sculpla arma sive insignia de Coro- 
nato videlicet coronettas cum literis sculptis in margine dicti lapidis juxta for- 
mam tradditam et consignatam diclo mag. Thome per dictum Baldasarem. Et 



CAPITOLO 111. 303 

di quel certo atteggiare e comporre e muovere figure 
e volti che t'innamorano di prima giunta e t'inva- 
ghiscono dell'opera, niuno eguagliò per quest'epoca in, 
Genova , a mio parere , quel Pace Gazino che già 
contammo fra i bissonesi ed annunziammo per l'ot- 
timo. Al valor grande ch'egli ebbe istoriando sui mar- 
mi, non si mostrò la fortuna, come pur suole talvolta, 
invidiosa: accoppiandolo spesso , ed anzi porgendogli 
occasione di società con un altro valentissimo nell'arte 
dei fregi; e già da pezza ci è manifesto quanto im- 
portasse all'età che trattiamo una buona amicizia tra 
il figurista e il decoratore. Sia poi favore del caso ed 
accorto giudizio di tal virtuoso, ebbe Pace assai facili 



ttrsa vice dictus Baldasar ex causa premissa et prò pretto ipsius computata 
mani) 'atura promissit dare et solvere dicto mag. Thome 'presenti et stipulanti 
infra et per totum presentem mensem libras triginta januinorum computatis 
expensis fiendis prò condticendo dictum lapidem marmoreum ad dictam Eccle- 
siam S. Bartholomei de Riparolio et prò ponendo dicium lapidem supra sepul- 
crum in dieta Ecclesia construclum et fàbricatum expensis dicti Baldasaris non 
comprehensa mercede magistH antelami quam solvere teneatur dictus Baldasar: 
ex quibus libris triginta dictus mag. Thomas habuit et recepit ac habuisse et 
recepisse confessus futi et confitetur a dicto Baldasare presente et ut supra 
stipulante libras quindecim januinorum in pecunia aurea et argentea numerata 
in presentia mei Notarli et teslium infrascripiorum: Rennnciantes etc. — Ac- 
tum lame in contrada Sanctorum Cosme et Damiani in domo solite habitatto- 
nis dicti Baldasaris videlicet in mediano: Anno Bombi. Nativ. millesimo quin- 
gentesimo undecimo lndictione X11II secundum lamie cursum die Lune XI II 
Octobris in Vesperis: presentibus Michaéle de Vignolo q. Iacobi calafacto et 
Paulo Baptista de Coronato q. Angustiai civibus lanue testibus ad premissa 
xocatis et rogatis. (Atti del Not. Pantaleo Bosio. — Fogliaz. 1, 1510-14]. 



304 SCULTURA 

i migliori di quella età, ed anche vogliosi d' ajutarlo. 
dell'opera loro nelle occasioni che avea frequentissime 
di provare il suo gaio ingegno e in privato ed in pub- 
blico. E non so qual ventura ne torna anche a noi, 
per l'ordine almeno che ci dee reggere nel nostro det- 
tato; vo' dire che Pace vi terrà luogo di principe , e 
gli altri come intorno a maestro, o compagni non al- 
trimenti che a secondarlo e a partirsi con lui gli e- 
molumenti e la lode. Men giusta vorrei dire la sorte 
a tramandarne gli esempj alla posterità, se già non 
si dica a tener viva la memoria ed il nome dell'arte- 
fice per que' non pochi che forse sussistono. Credem- 
mo trovarlo nel bel lunotto che in S. Lorenzo gareg- 
gia di fronte col Civitali; minore per fermo a para- 
gone sì fatto, ma pur sicuro di quanti altri si levas- 
sero in Genova ad emularlo. Può anche sembrare che 
l'autor dell'intaglio, qual ch'ei si fosse, tendesse ogni 
nervo per affrontarsi col gran lucchese, cercando (come 
suole dagli inferiori agl'insigni) di vincere la sempli- 
cità con la copia, l'elegante collo sfarzoso, il grandioso 
col grande. Da cotanta rivalità si appalesa viemmeglio 
(o m'inganno) il diverso abito delle due scuole: com- 
posto e schiettamente severo nella toscana, gioviale ed 
ilare nella lombarda. In questa è anche studio di no- 
vità, e certo affetto di graziosi episodj, giocondi a ve- 
dersi, al quale non vo' credere estranei gli esempj 
propagati testé dal Mantegna. Diresti l'autore di quel 
mezzocerchio sortito a magnifiche imprese , scalpello 



CAPITOLO HI. 305 

non indegno di principi. E come io mi stringo al 
Gazino per dare un nome a quel marmo , così in- 
travveggo pur lui nel contesto d'una lettera che per 
ragione di data ricorre all'età medesima (1). Il 27 di- 
cembre del 1499 i Protettori di S. Giorgio fanno o- 
pera d' agevolare provvigioni di marmo carrarese a 
servizio della Regina di Francia; e a tal'uopo si com- 
mettono ne' buoni uffizj di quel David Grillo che pur 
allora avea tolto egual carico pel Civitali. Cavavansi 
i marmi e si traevano a Genova per comporne un se- 
polcro al padre stesso della Regina: tanto solleciti par- 
vero quo' Reali a giovarsi della nostra città, eziandio 
pel magistero dello scolpire, non appena se ne reca- 
rono in mano le redini. So bene che tali riscontri par- 
ranno scarsi perchè il regal monumento s' assegni a 
Pace; ma sopravviene, come a far di rincalzo, altra let- 
tera che Filippo di Cleves con esso i Governatori e 



I) Protectores Snudi Georgii: Spectabili viro David Grillo Capitaneo Sar- 
tane Commissario etc. — Dilettissime Noster: « La Serenissima Rehina et 
« Macia na nostra Soprana de Fransa, ha mandato in queste parti per 
« provisòione de marinari a fabricatione de la sepultura de Io Illustrissi- 
« mo Puca suo padre. Et tale cura pare sia stata data da Sua Serenità a 
« li spectati Guglielmo Bonino et compagno li quali se venirano o man- 
« derano p r tale causa a Carrara et voi habiate noticia de tale loro 
« mandato etiam che non fossi requesto volemo ve industriate de farle 
« tute quelle comodità et piaceri che in voi sera di poterli fare, non ob- 
« mittendo coi, a alohuna la quale possa venir da le vostre mane et di- 
« rete haverne da noi speciale mandato — Ex latina 1499 die XXVI I De- 
« cembris. » (Archiv. S. Giorgio: Literarum Ojjicii S. Georgii — 1499-1503,'. 
Vul. IV. — Scultura. 39 



306 SCULTURA 

gli Anziani spedivano cinque anni appresso, e per con- 
siinil favore, al marchese di Massa. A quest'ora s'era 
messo nelle grazio del nuovo Signore di Genova il 
nominato più volte per questo capitolo Giovanni Spi- 
nola di Serrava! le; né volgea caso o veniva bisogno 
per la Corte di Francia, ch'ei non v'entrasse di mezzo 
o a procurare o a condurre quanto può affezionato fa- 
miglio o fedel cortigiano. Del 1504 in aprile, ond' è 
segnata la lettera, aveano a incidersi i marmi e a 
suonar le officine pel Cardinal di Rohan : del quale 
cadrebbe in acconcio affermare che in grado di cose 
d'arte intendesse a rivaleggiare col Principe. Così per 
amor del Prelato Re Luigi s'era vòlto allo Spinola, e 
questi alla Signoria, e i Signori al già detto Mar- 
chese (1); il quale, contra ogni suo costume, a questa 
volta impediva che i marmi si mettessero in barca 
dalla gente commessa a ciò dallo Spinola. La quale 
disdetta recando il Governatore e gli Anziani a so- 
spetto che avesse il Marchese di pestilenza o d' altro 



(1. Marcinola Masse — Magni/ice Vir cimice noster Carissime: Magnificiti 
Dominus loannes Spinula Serraoallis ìllustris concivis noster amintissimus cu- 
ram habet a Cristianissimo Francorum Rege Domino Nostro prò D. Cardinale 
Rothomagensi conslrui Jacicndi in hac urbe quedam opera marmorea in Oal- 
liam dcjerenda: qui cum istuc semper miserit ad capienda nonnulla marmora 
operi Regio necessaria que non suo ere empia sunt: relalutii est nescio quarti 
difficultatem expeditioni eorum interponi: et cum dijficullatis causa nesciretur 
txistimatum fuit hanc oriri posse ab aliqua suspicione pestilentie. Quod si ita 
est facile Magnificentia Veslra èo metu se liberare potest providendo ut qui ad 



capitolo ni. 307 

male appiccaticcio che da Genova gli si mandasse ad 
ammorbar la contrada, non che sei dissimulassero scri- 
vendo, si chiamavan'anzi contenti che il carico de' 
marmi si facesse dai nostri senz'altro ajuto di colà, e 
con quest'ordine, che niuno si porgesse o si mischiasse 
a costoro, come ad uomini già tocchi che fossero e 
tutti pieni di contagione Quali effetti ne conseguis- 
sero noi dicono i libri della Eepubblica; ma in altre 
carte s' accennano opere molte e cospicue e sollecite , 
non pure a grado della Regina e del Cardinale, ma 
del Re stesso: come a splendore di corte e a compia- 
cenza di que' Sovrani non fosse migliore argomento 
che di scultura. 

Di questi giorni, o meglio se vuoi da parecchi anni 
già innanzi, il Gazino s'era stretto in società di la- 
vori con altro maestro ben degno di sé: soprattutto 
valente all'intaglio, e quanto si possa credere ad ope- 
rare di fregiature secondo il finissimo gusto di quella 



capienda marmorei, venerint nullam istic omnino conversationem hàbeant: quam 
rem ii qui mittendi sunt libentissime patientur: et ita marmorei sine ullo peri- 
culo vestro conduci ad nos poterunt. Rogamus igitur Magniflcentiam Vestram 
ut 6b reverentìam C: ristia riissimi Regis Reverendissimique Cardinalis permit- 
tat ea marmnra prò qu'.bus ipse D. Ioannes miserit absque alia difficultate et 
impedimento capi et ad nos conduci. In quo faciet humanitas Vestrd non so- 
larti nobis sed etitm ipsi Regie Majestati rem gratam. Nos vero ad omnia com- 
moda ergi Magniflceatian Vestram sw.nus semper parati — Datum lanue die 
. . . aprilii 1501. Philippus Gubernatores et Oousilium. ( Arehiv. Goveni. 
Lilterarum del Cancalliera Bartolommeo Ponione- — Voi. 1503-06). 



308 SCULTURA 

età. Così come in Pace par chiudersi la schiera de' 
bissonesi , quant' è almeno a trattare il marmo , cosi 
s'incomincia con Antonio dalla Porta una serie di 
milanesi ( o da Porlezza più veramente ) ai quali dee 
Genova non picciola parte de' suoi monumenti. Que- 
sta coppia d'amici, tanto saldi ( a quel che pare ) in 
affetto, quanto in virtù somiglianti, fin dal primo anno 
del secolo mi si palesano in certa bottega sulla piazza 
del Molo, mercè d'una scritta per la quale o tutta o 
parte la sgombrano a richiesta d'un Lorenzo di Bon- 
vicino rivendugliolo, cedendogli il dritto di locazione 
che aveano per anni sei da Battista di Cavo (1). Ma 
perchè al primo mostrarcisi che fa questo Antonio, dà 
segni d'uomo autorevole e di gran pregio nel suo ma- 
gistero, così c'invoglia d'indagarne le tracce ne' tempi 
addietro e nel proprio paese: fatica il più spesso vana, 



(1J In nomine Domini Amen: Antonius de la Porta et Pax de Gazino am- 
bo scultores marmorum sponte etc: locaverunt et titulo et ex causa locationis 
dederunt et concesserunt seu quasi Laurtntio de Bonvexino de Sigestro reven- 
ditore q. Bartholomei presenti et stipulanti quandam apotecam sitam Ianue in 
platea Moduli sub domo Baptistc de Cavo et est illa apoteca qtcam dicti An- 
tonius et Pax tenent et conducunt a dicto Baptista per annos sex vigore in- 
strumenti scripti manu Antonii Pasturini Notarti et de quibus jam elapsi sunt 
menses odo ut asserunt dicti Antonius et Pax: ad habendum etc. — Return 
lanue in Fossatello videlicet ad banchum mei Notarii ivfrascripli: Anno Do- 
min. Naliv. MDprimo Indictione lercia secundum Ianue cursum die Mercurii 
XI Augusti post Vesperas: presentibus mag. Matheo de Corsanego q. mag. II- 
larii et Andrea de Vialli speciario q. Georgii testibus ad premissa vocatis et 
tpecialiter rogatis. (Atti del Not. Cosma Abbati — Fogliaz. 3, 1501 n.2). 



CAPITOLO 111. oO') 

tanta era in terra di Lombardia la famiglia di questi 
valenti, e tanto ebbe ingiusti i secoli ad obbliarli o 
a confonderli. E forse n'andremmo sfidati, se il Calvi 
non ripescava il costui nome dalle memorie d'un Cer- 
tosino che lo registra fra i primi a decorare de' loro 
scalpelli quel nobil tempio dell'Ordine ond'è superba 
Pavia. Sappiamo anzi che vi rimase fino al 1498, com- 
pagno al Briosco e al da Sesto, lasciandola ricca ài 
cose vaghissime, e cedendo nelle opere al famoso A- 
madeo o ai creati di lui. Venne adunque già noto e 
applaudito: ch'era forte argomento a trovar favore ne' 
nostri patrizj, e occasione ad onesti guadagni. La po- 
lizza che il mette a bottega con Pace, non è però la 
notizia primissima per noi genovesi: precorrono d' un 
cinque mesi le convenzioni d' un lavoro non vasto, 
ma sì di que' pochi nei quali felicemente s'impronta 
la perspicacia di chi commette e V industria di chi 
conduce. 

Facciamo ritorno a memorie graziose: e a chi non 
piace che rendan'eco que' cari nomi di Francesco Lo- 
mellino e d'Acellino Salvago? E con più di ragione, 
che stretti entrambi, e quasiché famigliari, coi nomi 
di Pace e del Civitali, via più, confortano i nostri 
pareri sulla cappella del Precursore e il dubbioso in- 
taglio che l'orna a dritta. Rispetto a Francesco , cre- 
derò che al lettore non sia caduto di mente il san- 
tuario ch'ei si costrusse ai Lateranensi di S. Teodoro, 
leggiadrissimo in piccioli spazj, e nello sfondo e giù 



310 SCULTUR A 

pei lunetti e pei muri e fin sui vetri dell' occhio al- 
legrato dai pennelli di Giovanni Mazonb. Non volle 
il gentile clie dai colori si scompagnassero i marmi, 
o che questi invidiassero a quelli per nativa bellezza; 
ond'ebbe a sé il dalla Porta e il Gazino, compagni 
all' onore com 1 erano alle ordinarie fatiche dell' arte. 
Pose confine al lavoro la somma di lire mille trecento, 
cospicua per sì angusta cappella: alla quale non era 
ornamento possibile fuorché di colonnette, di menso- 
lini e di capitelli richiesti dalle linee e dall' ordine 
che si tenne in costrurla. Nulladimeno se d'una parte 
ricambiò largamente anche il poco , zelò per l' altra 
che fosse il lavoro quanto si potea più perfetto, met- 
tendo patto che tre saputi ne giudicassero, e a loro 
stima si desse il tutto, o parte si diffalcasse della mer- 
cede. Di costoro vien primo Acellino, e dietrogli un 
altro patrizio Alessandro Sauli, ed ultimo Donato 
Gallo maestro d'antelamo, a cui può recarsi con tutta 
fiducia il disegno dell'opera. Rimanea questo alle mani 
del Lomellino, come parla il contratto (1): laonde non 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Antonius de Porta magister marmorum et 
Pax de Gazino de Bissono etiam magister marmorum q. Beltrame et uterqut 
eorum in solidum sponte et eorum certa scientia se óbligando promisserunt et 
promittunt nob. Francisco Lomelino q. Antonii presenti stipulanti et recipienti 
prò se et suis heredibus facere construere et fabricare in Ecclesia Sancti Teo- 
dori de Fassolo Capellam imam a latere sinistro diete Ecclesie ab introytu 
diete Ecclesie bene et condecenter factam et ordinatam et sub modis et formis 



CAPITOLO 111, i 1 1 

abbiam per iscritto quai membra o quai forme si pre- 
fìggessero ai due scultori. Ma il lauto prezzo, e lo 
stile dell'epoca, e sovrattutto il fare de' maèstri c'in - 
vitano, e quasi direi che ci sforzano , di contare in 
quel novero due sepolture che già si miravano con- 
fitte ai due lati, tanto solo spaziose quanto pativa il 
luogo, ma di sembianze così leggiadre, così graziata, 
così armoniose, da disgradarne qual'altra si voglia de 1 
coetanei. Al reo smantellarsi della lor chiesa, riposti. 
in salvo con altri cimelj per sagace carità di quel 
parroco, torneranno in onore tostochè il nuovo tempio 



et de his rebus continentibus et que continentur in uno papiro existenli penes 
dictum M. Franciscun Lomelinum prò Ubris mille tricentis januinorum ita quod 
dirla Captila in ordite reducta et penitus perfida in pulcra condecenlia pre- 
dictis omnibus appositis quantum in dicto papiro non possit eccedere summam 
dictarum librarum mille tricentarum januinorum ad solucionem sett onus dictì 
Francisci et eam construere et penitus perficere teneantur et debeanl infra fe- 
slum Pasce anni millesimi quinjentesimi secunli ornili postposita contradicione 
et dillatione rejecta. Et ex adverso dictus D. Franciscus causa et occaxioue 
diete fabrice diete Capette faciende et construende in dieta Ecclesia Sancii Teo- 
dori infra predictum festum Pasce dicti anni millesimi quingenlesimi secundi 
per dictos mijistros Antonium et Pacem dare et solvere promisit dictis ma- 
gistris Antonio et Paci usque in dictam summam librarum mille tricentarum 
januinorum et non ultra in dies et ad jornatam secundum laborerium iti dies 
faciendum per eos in et circa dictam Capellam omni postposita contradicione: 
Hoc eliam declarato et expresse convento inter dictum D. Franciscum et diri < 
magistros quod construcla et in foto perfecta dieta Capella videri et inspici de- 
beat per D Accelinum Saloaigum Alexandrum Sauli et mag. Donatum de 
Gallo magistrum antellami et si per eorum judicium arbilrabuntur dictam Ca- 
pellam slare in precio et valore dictarum librarum mille tricentarum ut supr.i 



312 SCULTURA 

per le sovvenzioni del Comune e la pia liberalità de' 
fedeli renda titolo e culto a quel lembo di Genova. 
Kimesse che sian le bello urne in veduta del pubblico, 
potrai discernere per avventura, o arguire per lo manco, 
la mano dei due compagni, o sia che a parte ti giovi 
esplorarle , o sia che tu cerchi ora in questa ora in 
quella lo scalpello d'entrambi. Di storiato v'ha molto, 
ed in quella massimamente che stava a dritta nel po- 
sto antico e figura il Presepio: da giudicarsi senz'altro 
a Pace che operando prescelse un tal genere. Nell'al- 
tra soverchiano i fregi, e d'un gusto novello a que' 



per dietimi D. Franciscum promissarum dictis Antonio et Paci magistris prò 
fdbrica et laborerio ipsius Capette bene quidem quando vero sècus arbitrarentur 
possint et valeant dicti DB: Accelinus Alexander et mag. Donatus diminuire 
et diffalcare ex predictis libris mille tricentis januinorum quod et quantum per 
eos arbitrabitur et dicetur et tanto minus eo casti dictus D. Franciscus solver* 
debeat dictis Antonio et Paci magistris prò dieta Capella et qualenus in foto 
predicti magistri soluti essent de predictis quantitatibus peccuniarum restitui 
debeai dicto D. Francisco: quibus quidem DD: Accelino Alexandro et mag. Do- 
nato superinde dicti D. Franciscus et magistri ex nunc prout ex tunc dederunt 
et dant ac concedunt omnimodam potestatem et baliam cum sic conventum fue- 
rit inter eos: Rcnunciantes etc. Et prò dictis magistris Antonio et Pace et eo- 
rum precibus intercessa et fidejussil mag. Mateus Bissonus marmorarius q. 
lacobi ad Pontem Nob. de Cattaneis quantum videlicet prò pecuniis dandis prò 
opere diete Capette sponte et sub etc. — Acturn Ianue in Bancis videlicet ad 
bancum mei notarii infrascripti: Anno Dotnin. Nativ. Millesimo quingentesimo 
primo Indictione lercia secunium Ianue cursum die Martis vigesima lercia 
Marcii in terciis: presentibus Ieronimo Iudice q. Pauli et Baldasare de Saneto 
filaxio q. Peregri civibus Ianue lestibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti 
«lei Mot. Antonio Pastorino — Fogliaz. 19, 1501 n. 1). 



capitolo i ri 313 

giorni : targhette e cordoncini e pendagli e somiglianti 
minuzie che incorniciano la storia delle pie Donne al 
Sepolcro; più. in su due volute fan cima, e tengono 
in mezzo il Risorto: tutte cose d'una finezza come fa- 
rebbe miniando il pittore. E di fermo fa Antonio in 
tal fatta di cose rarissimo, e più ancora nell'intagliar 
di fogliame: più solito in addietro a comporsi in bei 
giramenti e in simmetriche linee, che a trovar forma 
e naturalezza nelle singole parti. Torno adesso ai la- 
vori di Francia, dai quali potò distrarci il fin qui de- 
scritto, né forse a torto; che dove quelli primeggiano 
per valore e per mole, s'avvantaggiano questi per la 
ragione degli anni. 

Lasciammo il nostro Pace in faccenda per compia- 
cere de' proprj scalpelli al Cardinale Rotomagense, o 
meglio i Maestrati della Repubblica in buoni uffizj 
perchè ai bisogno gli sopperissero i marmi. Segue che 
nella lettera per noi prodotta si scopra o alla più rea 
s'intravvegga l'artista; non lieve fatica se a persuader- 
cene non soccorressero altri indizj e altre note. Di que- 
ste dobbiam grado all'archivio municipale, ne' cui re- 
gistri è memoria d' un cotale ricinto o baracca ( per 
nominarla con essi) che il Magistrato de' Padri fece 
alzare sul ponte de' Coltellieri vicin del Molo, per ac- 
comodarvi il Gazino, e quel che più monta per ispe- 
dirvi i lavori ordinati dal Cardinale. Tal memoria è 
del 16 novembre 1508, ben più d'anni quattro dacché 
al Marchese si venia perorando pe' marmi; se non che 

Vol. IV. — Scultura. 40 



314 SCULTURA 

il suo tenore ci tira in addietro di due, ch'è quanto 
un dire allo scorcio del 1506 (1). Perciocché traendo 
l'Uffizio del Comune alcun prezzo da Pace (e a quel 
che sembra di lire trenta per anno) a ragion di fìtto, 
dichiara per la detta postilla di volerne! o in tutto scu- 
sare pel corso di mesi diciotto, quanti ne aveva du- 
rati a condur l'opera del Prelato francese. I rogiti poi 
del notaro Pastorino ci si porgono con maggior cor- 
tesia, come quelli che parlano del monumento, e contra 
il solito di tali contratti piuttosto il descrivono che 
non l'accennino. E giova il notare che 1' atto risale 
appunto al dicembre del 1506: lasciando in sospeso 
il giudizio, se i due maestri spedissero innanzi altre 
cose per quel da Roano, o i sospetti di quel da Massa 
indugiassero troppo gli acquisti del marmo. Comunque 
sia, per quest'unica che ci svela, non è da imprudenti 
il tenerla e magnifica e grande, se il dalla Porta e 
il Gazino, così assidui compagni al lavoro, si volsero 
all'ajuto d'un terzo per renderla al committente entro 
il termine che abbiam riferito. 

Quest'altro valente nomin-ivasi Agostino de' Solari 
( cognome di Campionesi ) del quondam Marco. E a 



(l) MDVIII die XVI Novembris: Paxe de Gazino seulptor lapìdum debet 
prò pensione barrache facte super pontem Cultelariorum mensìum sex ultimo- 
rum non obstante quod eam lenuerit annis duobus vel circa: sed prò mensibus 
XVIII quibus eam occupavit prò laboreriis et negociis Rev. Cardinaìis Roani 
nihil soloere teneatur in introitu pensionum: l. XV. — ( Archiv. Municip. 
Cartolario 1503.) 



CAPITOLO 111. 315 

chiamarlo valente non mi fo timido, e quando i pre- 
detti lo accolgono in società, e quando, ch'è più no- 
tabile, il bissonese gli rinunzia dell'opera il più dif- 
fìcile, ch'è la figura. Di tanti massi dovea comporsi 
una Fonte, o con linguaggio d'allora, ancor vivo a' dì 
nostri, un barellile, dove l'acqua dal sommo versasse 
in due pile variamente capaci, e su pel fusto d' ele- 
gante pilastro sorrette d'un piede ciascuna, sul quale 
tra fioriture d'intagli rilevassero teste leonine. Sull'ul- 
tima cima dovea sorgere e far quasi piramide la sta- 
tua del Precursore: e di questa prese carico Agostino, 
come pure delle otto teste da fìngersi attorno, e del- 
l'imo zoccolo. Antonio e Pace tolsero per sé il rima- 
nente, salvo altre maschere e le due conche che si 
teueano in comune; il perchè la fatica de' due com- 
pagni non andava più in là delle pile a cui s'indos- 
savano di grado in grado i bacini. Ma quanto ricche 
ed ornate , vorrà pensarlo chi legge la scritta , dalla 
quale io desumo la partizione de' lavori fra i tre lom- 
bardi (1). Perocché dice molto il vocabolo di fiorimento 



(1) 83 In nomine Domini Amen: Augustinus de Solario marmorarius q. 
Marci parte una et Antonius de Porta q. Iaconi et Paxe de Gazino de Bis- 
sono q. Bertrame marmorarii etiam sodi ex parte altera sponte eie: perbene- 
runt ad infrascriptam compositionem promitsionem ac obligationem sibi ad in- 
viceli de faciendo quoddam laborerium in quodam Brachille (sic) marmoreo 
Rev. D. D. Cardinalis Roani Francie unde et prò quo et ex causa premisse 
composicioìiis sibi ad invicem facte de premisso laborerio dicti Brachilis mar- 
morei dictus Augustinus promlssit et promittit prò parte sua dictis Antonio 



31 6 SCULTURA 

che quivi si appone alL' opera loro, e molto direbbe 
senz'altro il vedere come a sì degni scalpelli toccasse 
della Fonte quel tanto che in ogni altra sarebbe un 
nudo accessorio. N'esce pure una prima testimonianza, 
per la quale s'aggiunge a Pace e valore e titolo di 
fregiatore, non dispari io credo a quelli ond' egli go- 
deva di figurista e statuario. Per sì destri ingegni e 
da braccia così infaticate non è meraviglia che il Car- 
dinale in ispazio di un anno e mezzo si compiacesse 
nel magnifico arnese: del quale non siam certo incu- 



bi Pax 1 ; sociis suis in (lieto laborerio BracMlis presenlibus et acceptantibus 
facete et laborare in diclo Brachili opportune ac decenter et convenienter 
partem iufrascriptam: videlicet primum pedem dicti Brachili! qui tubstinet 
pillam magnani ipsius BracMlis et capila seu testas odo leonis circum dicium 
Brachile necnon et facere et laborare decenter in summitate dicti BracMlis fi- 
guravi seu imaginem gloriosissimi Sancti Iohannis Baptiste: residuum vero seu 
reslum dicti BracMlis a diclo primo pede superius seu desuper dicti Antonius 
et Paxe sodi promisserunt et promittunt dicto Angustino socio suo in pre- 
dicto laborerio presenti et acceptanti facere et laborare opportune ac decenter 
et convenienter: quod restum dicti laborerii dicti BracMlis faciendum per die- 
tos Antonium et Paxe ex dicto primo pede vocatur et appellatur fiorimentum 
salois semper et reservatis pillis duabus dicti BracMlis que sunt a diclo primo 
fede super que pille due fieri debeant per dictos omnes tres de communi ac- 
cordio salois semper suprascriptis et jirmis ipsis maneniibus ac salois etiam 
et reservatis semper aliis odo capitibus seu testis faciendis in dicto Brachile 
a dicto primo pede super in secunda pilla que odo teste fieri debeant pacto 
expresso et convento inter èos prediclos Antonium et Paxe in toto: Renun- 
ciantes etc. — Aduni lamie in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli in— 
frascripti: anno Domin. Nativ. M. D. sexto Jndiclione nona secundum lanue 
cursum die Lune decima quarta Decembris in terciis: presenlibus Antonio Re- 
buffo seatcrio et Accelino de Bosco q. . . . civibus lanue testibus ad premissa 
vocatis et royatis. (Atti del Mot. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 25, 1506) 



CAPITOLO ìli. 317 

riosi s'egli esista tuttora, e del come e del dove, nella 
strania contrada là ove fu tratto per nave. Né di tanto 
fu sazia la Reggia di Francia; eh' io trovo il Gazino 
con nome di Pacio da Bissone in Carrara a fare in- 
cetta di marmi in sull' uscire del 1507, mercè del 
Campori che ne seppe a sua volta dal Frediani accu- 
rato ricercatore di quegli archivj. Con provvido av- 
viso le costui note, rapportandosi all' atto eh' è del 5 
gennaio e del notare Gio. Maria di Simone, non tace 
gli aggiunti dello scultore: hdbitator Ianue agens prò 
Serenissima et Christianissima Maj estate Francorum Re- 
gis. E cessa il pericolo che questi marmi si confon- 
dano all'opera del porporato Roanese, ducch'ei ci sog- 
giunge che destinavansi a scolpirne un altare, o fosse 
desiderio del principe o d'alcun favorito: che poco ri- 
leva. 

Né il dalla Porta da suo canto era inteso alla 
Fonte sì fattamente, che di mezzo ai lavori non si 
spedisse d'alcun'altra richiesta. Ed io, poiché i rogiti 
me ne danno un esempio, son lieto di accrescerlo ai 
Savonesi: lietissimo di riferirlo alla lor chiesa di S. 
Chiara, non ultima delle tante che piangonsi o di- 
strutte o abolite per quella terra (1). Sui primordj del 



(1) Le fondazioni di questa chiesa in luogo suburbano detto comune- 
mente di S. Gio: Battista si ascrivono al 1262, cicè al nono anno dalla 
morte di S. Chiara. E fama che S. Bernardino da Siena la visitasse quando 
passò per Savona, e confortò i terrazzani ad improntare sovra ogni fi— 



318 SCULTURA 

secolo stavansi le monache ancor sicure de' tristi casi 
pei quali assai tosto, e quindi in poi le più volte, ne 
andarono o divise o disperse, quasi a ludibrio di for- 
tuna. A decoro della lor chiesa, veneranda per culto 
ed origine antica, invaghì d'un suntuoso altare il Ve- 
scovo Recanatense, dico Gerolamo Basso della Rovere 
Cardinale di S. Balbina, e ordinò sopra l'opera un suo 
consanguineo di nome Bartolommeo che abitava la 
terra. Antonio fu prescelto a condurla fra i molti che 
operavano in Genova, e ne seguirono le convenzioni 
in Savona stessa per ministero di Pietro Corsaro no- 
taio. Non però valse tanto la scritta da cessare le con- 
troversie; notizia spiacente, ma che par crescere impor- 
tanza e valore al gentile adornamento. Quel eh' io so 
dalle nostre carte, convenne all'artefice di compromet- 



nestra il sacro stemma di Gesù Cristo. Del 1518 le Suore mutarono loro 
stanze in S. Lazzaro (chiesa anch'essa soppressa con ospedal di lebbrosi) 
ma in capo a due anni rividero il vecchio nido. E chiesa e monistero an- 
darono a terra nel 1672 per decreto della Repubblica di Genova, sospet- 
tosa che v'alloggiasse la gente del Duca di Savoia che già strepitava ai 
confini. Il 10 Dicembre del detto anno ne usciron dolenti le Monache, 
compartendosi nei tre conventi della Nunziata, di S. Teresa e dello Spi- 
rito Santo. Ma poco tardò a ristoramele la Signoria genovese, lor procu- 
rando più degno albergo nel magnifico palazzo (architettura di Giuliano 
da san Gallo) che fu già di Pp. Giulio e posseduto in allora da Lepido 
Invrea marchese di Spigno. Alla cronaca di questa famiglia di Religiose 
fece punto il Governo Imperiale nel 1808, non pure sciogliendo il Consor- 
zio, ma incamerando il palazzo che poi fu ceduto al Comune perla somma 
di lire 9000. 



capitolo in. 319 

tersi in uomo esperto, che insieme ad altri per la parte 
del Basso appreziasse il lavoro; e quest'uomo fu Pace, 
che di que' giorni per avventura n'andava a Savona 
«per sue bisogne. Il che non è vano che ci s'imprima 
nella memoria, per altri ragguagli che l'ordine m'im- 
pone altrove. Le cose ch'io narro portano il 7 agosto 
1506 nelle filze del Pastorino, e tirano seco altri dati 
non meno curiosi a chi guarda sottile nelle nostre arti. 
Dubbioso Antonio se il socio durasse tanto in Savona 
che dagli esperti si misurasse il valor dell'altare, gli 
sostituiva tre altri che bisognando ne pigiassero le 
veci: un Michele d'Albenga, persona ignota, un Iacopo 
d'Induno maestro di scalpeJlo comunque valesse , ed 
Elia de Eocchi pavese , che in quello scritto non u- 
surpa altro titolo. Ma non accade che s' affatichi la 
mente per ricordare quel valoroso che fu I'Elia negli 
intarsj del nostro Duomo e del Savonese, e per cavarne 
giudizio ch'ei bazzicava da tempo in Liguria, e che 
Antonio in Savona o il de Rocchi in Genova avean 
presa dimestichezza e scambievole affetto tra loro (1). 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Antonius de Porta de Mediolano scul- 
ptor marmorum q. Iacoli omni modo jure via et forma quibus melius potuit 
et potest fecit constituit et solemniter ordinavit ejus verum certuni nunlium et 
legilimum procuratorem prout alias melius de jure fieri ac esse posset et loco 
ipsius posuit et ponit magistrum Pacem de Bissone» de Gazino sculptorem e- 
tiam marmorum presentem et acceptantem presertim ad infrascripta videlicet 
prò ipso constituente et ejus nomine ad eligendum unam seu plures personas 



320 SCULTURA 

Or chi mi dice quante altre bellezze d' intaglio avrà 
create la mano d'ANTONio a far più degni gli altari 
o per usi consimili? E quante ne avrà disfatte la moda, 
e quante l'avvicendarsi dei casi, così come avvenne» 



prò parie et nomine dicli constituentis cum eligendo, seu eligendis personis seu 
persona prò parte Magni/. D. Bartholomei Bassi agentis nomine seu procura- 
torio nomine Rev. D. D. Cardinalis Recanales (sic) super estimacione predi 
unius Capette constructe et fabricate per dictum Mag. Antonium constituentem 
in Monasterio Sancte Clare de Saona nec non et ad rucipiendum pelendum et 
habendum precium seu estimacionem diete Capette apreciande et estimande ae 
reddende per dictos eligendos per partes de quibus supra ex qua estimacione 
et predo deducatur et deduci debeant ducati triginta quinque per dictum Con- 
stituentem habiti et recepii infra solutionem predi estimacionis diete Capette 
ut de predictis omnibus apparet instrumento scripto in Saona manu Petri 
Corsarii Notarti anno et die in eo conteniis ut asseritur et ad quitandum de 
predo seu estimacione diete Capette de habitis et receptis tantum etc. Et quia 
contingere posset quod dictus Mag. Pax procuralor ejus constitutus ut supra 
stare et morari non posset in Saona tantum et seu itsque ad determinacionem 
predicte estimacionis sive predi dicendi et declarandi de dieta Capella per 
dictas personas elligendas per utramque partem propterea dictus Mag. An- 
tonius constituens in casti predicto quo dictus Mag. Pax ibidem morari et 
stare non posset ad facienda et exequenda predicta et inde recederei posuit et 
constituit et seu substituit super inde magistrum Eliain de Rochis de Papia 
et magistrum Iacobum de Induno incisorem lapidum et Michaelem de Attin- 
gano de Saona et quemlibet eorum in solidum absentes tanquam presentes ac 
conjunctim vel divisim ut melius expediet cum illa et eadem potestate et balia 
dicto mag. Paxi concessa et attributo virtute et vigore suprascripti et presentii 
instrumenti procure et in omnibus prout et sicut in eo continelur. — Actum 
lanue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarti infrascripti: Aimo Domin. 
Natio. MDsexto Indictione octava secundum lanue cursum die Veneris septima 
Augusti in Vesperis: presentibus Toma de Monsia sealerio et Blaxio de Sola- 
rio q. Nicolai civibus lanue lestibus ad premissa vocatts et rogatis. ( Atti del 
Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 25 - 1506 ). 



CAPITOLO III. 321 

alle monache di S. Chiara? Che se di quel caro stile 
che seppe illeggiadrir senza lezj e far magnifici i tempj 
senza dar nel profano, ci avanza alcun vestigio sot- 
t' occhio, ciascuno il sa quanto usiam deliziarcene, e 
informarne gli amici, e in parole e in iscritto adope- 
rare che non si guastino o si distraggano. Ed anche 
è debito di civiltà render lode a que' pochi che le 
conservano, e l'avrà di migliore inchiostro eh 1 io non 
possa chi tenne in piedi ( per produrre un esempio ) 
due vaghissimi altari ond'è lieta, fra le altre sue gioie, 
la chiesa de' Certosini in Val di Polcevera. Della quale 
frugando io le memorie, e raccogliendo dai vecchi le 
tradizioni, mi faccio accorto com'eila partivasi in due, 
mentre vi stettero i Religiosi, per un cancello mezzano 
fra due pareti, e che di fronte su queste, ad appagare 
i devoti, salivano due ricchi altari, quali oggi si veg- 
gono a' fianchi del tempio , atterrata la sacra regge 
che separava dal popolo quegli austeri claustrali. A 
vedere que' zoccoli, quelle lesene , quegli architravi 
così elaborati, che tra comparti di steli e vermene av- 
vicendano teste di beati dell'Ordine, io gridai senza 
più: son quei dessi che in antico ridevano a chi en- 
trasse la chiesa. E il dalla. Porta (vorrò confessarlo) 
mi corse al pensiero, e a chi domandasse ragione d'un 
tal giudizio mi disposi di replicare: perch'io non co- 
nosco di quella età chi potesse altrettanto. 

Ma i due colleghi oggimai mi si lagnano ch'io tardi 
loro di prender nome fra gli statuarj ; con tutta ra- 

Vol. IV. — Scultura. 41 



322 SCULTURA 

gione il Gazino, con troppo meno il compagno. E s'ab- 
biano e l'uno e l'altro quel tanto che lor compete in 
tal grado nella stima dei posteri, e a noi giovi anzi- 
tutto di noverarli fra i molti che contribuirono a far 
più cara l'imagine di benemeriti cittadini nel vene- 
rando Palazzo delle Compere. La statua che vi operò 
il nostro Pace risiede tuttora nella gran Sala, e ben 
ne par degna così per la bontà del lavoro come per 
la dignità del soggetto. Questi è quel Francesco Lo- 
mellino che ci venne all'orecchio altra volta, e in pro- 
posito di cose d'arte, e per conto pocanzi di Pace me- 
desimo. Direste che lo scultore addoppiasse d'industria 
a ritrarre più schiettamente e fattezze ed animo di 
quel generoso, o che il patrizio (ancor vivo) non vo- 
lesse parere in effigie per altra mano che di costui. 
La persona è togata, e scendono i panni maestosi e 
larghi dalla sua scranna: il suo viso atteggiato d' a- 
more leggermente voltando ci guarda, e le mani po- 
sandosi sulle ginocchia ci porgono a leggere in un 
cartello come debbasi far bene alla patria: consueta 
formola di quei simulacri. Sta scritto di gran lettere 
a' piedi : Paces Garìnus Bissonius faciebat ; versione 
(quant'è del casato) che posponemmo al Gazino di più 
documenti non sapendo se incisa di propria sua mano. 
Niun marmo di quelle stanze , sì mal profanate da 
quasi un secolo, saprebbe competere di semplicità ed 
evidenza con questo, salvo forse l'intaglio del Vivaldi; 
se non che pei trent'anni che si frappongono potè Far- 



CAPITOLO 111. 323 

ie venir più destra e più spedita l'imitazione al Bis- 
semi. Costui diede mano al lavoro tra il giugno e il 
settembre del 1508, vegliando all'opera e alle mercedi 
Ambrogio Lomellino e Acellino Salvago de' Protet- 
tori (1). Durava certamente in società con Antonio, 
e a quest'ultimo fu allogata la statua dal Magistrato 
per atti del Gallo cancelliere, ed anche pagate le pri- 
me somme; poi tosto sottentra Pace, e crederei ch'e- 
gli fosse al lavoro dai primi modelli fin presso al di- 
cembre, allorché la statua trovò la sua nicchia. La vol- 
lero i Protettori fregiata d'oro nelle parti accessorie 
per soprappiù d'onoranza; il Braida battiloro provvide 
i fogli, il pittore dal Poggio (tutta gente a noi co- 
gnita) li stese sul marmo; diche t'avvisano certe altre 



(1) g£( MDVllI die FU Iunii: mag. Antonius de Porta statuarius cui lo- 
cavimus ad faciendum statuam ponendam prò memoria Nob. Franasti Lomel- 
lini iuxta pacta de quibus constat in actis Antonii Galli Cancellarii: prò va- 
luta scutorum auri Solis prò Antonio Gallo l. LI. 

Item XX Septembris prò mag. Pace Bissone- ratione Nob. Ambrosii Lomél- 
lini in leronimo Lazania l. XXXV s. UH. 

Item XX Decembris: prò Acellino Salvago prò complemento de l. LV prò 
consteo statue prestantis viri Francisci Lomellini fabricate juxta deliberatio- 
nem Magni/. Offlcii S. Georgii anni presentis ut constai in actis Antonii Galli 
Cancellarii: l. LUI s. II (Archiv. S. Giorgio — Cartularium Officii — 
1409 ). 

►£ Ihesus: MDVllll die XVIII Ianuarii: mag. Bartholomeus de Podio 
pictor qui statuam D. Francisci ornare debet — Pro Petra Francisco sive 
Pelro Baptisla de Levanto ad solvendum aurum in foliis : l. XV — Item VI 
Augusti: prò Pantaleone de Braida infra solucionem auri: l. XIII s. FUI. 
( ibidem). 



324 SCULTURA 

note. Malo uso non ancora dismesso dagli scultori, o 
ancor gradevole ai committenti: quasiché maggior lodi 
provenissero all'uomo quant'era più ricca l'effigie. 

Del patteggiare che fece Antonio mentre l'altro dà 
mano alla statua e la segna del proprio nome, lascerò 
ch'altri giudichi; potendo essere comunanza di socj, 
od anche un provveder d'Accollino, estimatore prudente 
di ciò ch'ei valessero. Potrebbe anch' essere un' altra 
statua che il dalla Porta lavorò ad un medesimo 
tempo per commissione degli Ufficiali; ed è quella di 
Antonio Doria, locata attualmente in alcuna delle sale 
minori. Ma troppo male il difende l'opera, stentata e 
goffa nel tutto, sebbene la testa ti si mostri formata 
dal naturale, e come parrà forse ai più scorti, per 
sussidio di maschera. Bene è vero che pur ritraendo 
di questa guisa non si rivelano meno le pratiche di 
chi scolpisce o colora: e il minuzioso, ch'io non vo' 
dire accurato, di quel sembiante, tradisce i metodi e 
.le abitudini dell'ornatista. Un'altra figura le sta vi- 
cina che sente il medesimo stento , e vuol s' io non 
erro attribuirsi a lui; della suddetta parlano i cartu- 
larj delle Compere, e la dan per compiuta nel mag- 
gio del 1509 (1). Con questi cenni mi duole il dar 



(1) ►£ 1509 die XXVI Maij — Q. Antonius de Auria q. Pkilippi: Pro ma- 
gistro Antonio de la Porta prò resto predi Imaginis dicti quondam Antonii 
demandato Officii de XXXXIIII : l. XXVI. ( Cartularium Nitidi de 44, 
1306-09). 



CAPITOLO 111. 325 

commiato ad Antonio, e accommiatarlo ancora dal so- 
cio; ma piacerà il restituirlo in onore e il ristorarlo 
ad usura di queste note là ove ci aspettano i deliziosi 
portali di Genova. Altri socj od ajuti ci verranno a 
conoscere se teniam'occhio al Gazino, intorno al cui 
nome fan degna corona, porgendo ad un tempo mal- 
teria e filo alla mia narrazione. Non è poco alle lodi 
di Pace ch'ei chiedesse lor'opera o prestasse la propria 
a maestri da Campione e da Carona ; eh' è il solito 
aggiunto ai più valorosi di quella stagione. Di tal 
paese son molti, e diversi in valore, e possibili a di- 
stinguersi per parentadi, pur che si attenda alla qualità 
dei lavori, e senza fretta si ricerchi nei rogiti. Fra i 
Campionesi primeggiano i Brocchi e i Solari, i d' A- 
prile e gli Scala fra i Caronesi. Ridir di ciascuno, o il 
sol presumerlo, sarebbe follia, come dietro a cospicuo 
architetto contar manovali e ragazzi. Ma da que' po- 
chi che paion più eletti si ordisce in gran parte la 
serie de' successori; tale essendo la storia di cotesti 
lombardi qual suole di principi e di signori, che per 
girar di fortuna or questo or quel sangue s' afforzi e 
campeggi. Né già dei primi è mestieri ch'io torni ad- 
dietro per trovarne orma ; che di Giovanni e d'AGO- 
stino si onorano già queste carte. 

Terzo segue un Cristoforo ; e viene innanzi ac- 
cusando la mala ventura onde nella nostra Liguria 
si coperse il suo nome d'obblio. Non così nel paese 
natale, ove è cognito per tradizioni, e quel che più 



326 SCULTURA 

monta per opere insigni. Conferirono viemmeglio ad 
alzarlo in credito le fresche ricerche degli eruditi , e 
in ispecie ne' documenti della Certosa e della Catte- 
dral milanese; a tal segno, che se alcun marmo s'ap- 
pressa al perfetto, non è raro che a lui s'attribuisca , 
come, ad esempio i ritratti del Moro e della duchessa 
Beatrice , che dalla chiesa delle Grazie in Milano si 
tramutarono alla Certosa in Pavia sul famoso sepolcro 
di Gio: Galeazzo. Nuova meraviglia sarebbe il trovarlo 
in Genova, se già non fossimo accostumati di veder 
molti emeriti di quella scuola e di quelle basiliche , 
come aazj di stanze già ricche a scultura, mutar cielo 
nella Liguria così studiosa dell'arricchirsene. Cristo- 
foro Solari s'indugia fin più che a metà del 1511, con 
animo. ciò nondimeno di rimanervi, s'io bene il discer- 
no in un atto pel quale si mescola in società con due 
maestri d'architettura, Michel di Fessolo e Baldas- 
sare di Canevale (l). L'arte disforme, e il Campione 



(1) In nomine Domini Amen: mag. Michael de Pessolo magister antelami q. 
Stefani ex una parte: mag. Baldasale de Canevali magister picapetrum filius 
Bonini ex parte altera: mag. Christoforus de Campionis magister picape- 
trum fiilius Thadei ex alia parte: et mag. Baptista de Cabio magister ante- 
lami filius Nicolai ex una alia parte: sponte et ex certa scientia nulloque juris 
mi facti errore ducti seu modo aliquo circunventi et omni modo jtire via et 
forma quibus melius et validius potuerunt et possunt pervenerunt et perveniste 
confessi fuerunt invicem et vicissim uni alteri (sic) et alter uni presentibus 
stipulantibus et recipientibus prò se heredibus et successoribus suis cattsam ab 
eo et eis (sic) ai infrascripta pacta et composiciones societalis quam facere 



CAPITOLO 111. 327 

sostituito al Solari, c' indurrebbero forse a sospettare 
un omonimo, s'egli non v'apparisse in qualità di scul- 
tore, e due mesi più innanzi non contrattasse siccome 
statuario con altri statuarj E questo sovrattutto ci con- 
forta a riconoscere nel nostro Cristoforo il valen- 
tuomo così accetto in Milano : che giunto non prima 
fra noi con maestri di primo grido, esce in campo a 
così dire primissimo. A questa volta lo scalpello di 
Pace si rende obediente alle voglie e ai concetti del 
Campionese , con esso un Gio: Antonio da Losnago 
che tosto ci fugge di vista. Dell'opera che tutta o in 
parte fidava loro il Solari non ci è consentito il dir 
molto, né come né dove si collocasse ; tanto solo ci 
svela la polizza, che in termine di mesi sei promet- 
tevangli i due di dar bella e compiuta certa figura 
di Vescovo giacente , conforme a un modello di cera 
che lor venia proponendo, e a prezzo di scudi sessanta 
d'oro. Mercede lauta, e specialmente fra socj d'arte, e 
più ancora a chi noti che il marmo della figura era 
spendio del committente (1). Ma niente è onorevole a 



intendunt et volunt in simul amorose et amicabiliter de quibus prout infra 
dicetur etc. etc. — Actum in Fossatello videlicet ad bancum mei Notarti in- 
frascritti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo undecimo Indictione 
quartadecima secundum Ianue cursum die Veneris tercia Octobris in Vesperis: 
presentibus testibus Iohanne Bove bancalario q. Obertini et Henrico de Iom- 
bertis magistro antelami q. Antonii habitatoribus Ianue vocatis et rogatis spe- 
cialiler ad predicla. ( Atti del Not. di Levagio — Fogliaz, 11, 1511 - 2.) 
(1) In nomine Domini Amen: Paxe de Gazino de Bissone- tnagister scultor 



328 SCULTURA 

Pace quanto la fiducia che in lui pose un sì dotto 
artefice, e come ciò non bastasse, il Viscardo che leg- 
giam volentieri fra i testini onj al contratto. Servizio 
frequente d'amici ad amici , che vagheggiammo più 
fiate per quella età : non senza augurarci in mutati 
costumi che i professori di graziose discipline così si 
comportino esercitandole, com'esse paiono dettare allo 
spirito: senza rivalità, senza invidie. Una simile sta- 
tua (diresti eguale) d'un morto Vescovo, scolpita tre 
anni di poi, ci rammenta il Solari, e ci guida a far 
cenni d'un altro egregio. Questa non più al Bissonese, 
ma diede Cristoforo ad eseguire a cotale che in virtù 



marmororum quondam mag. Bertrame et Iohannes Antonius de Losnago e- 
tiam scullor marmororum q. Cursini et uterque ipsorum in solidum varia ta- 
men solucione eie. sponte et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore 
aneti seu modo aliquo circunventi et omni modo jure via et forma quibus me- 
lius et validius potuerunl et possttnt promisserunt et solemniter convenerunt 
mag. Christofaro de Solario etiam scultori marmarorum presenti et acceptanti 
stipulanti et recipienti prò se heredibus et successoribus suis habentibus et ha- 
lituris causam ab eo et eis facere et construere bene et diligenter ipsi mag. 
Christofaro et ejus nomine in uno marmore albo eisdem Paxe et Io: Antonio 
Ianue traddilo et consignato per ipsum mag. Christofarum unam figuram u- 
nius Episcopis (sic) videlkel de qua et prout continetur et apparet in uno mo- 
delo sere de retace (sic) habito et recepto per ipsos Paxe et Io: Antonium et 
in omnibus et per omnia juxta formam dicti modeli ipsam figuram laborando 
et /adendo cum omni dlligentia prout importat. Renunciantes etc. Quam qui- 
dem figuram ut supra dicti Paxe et Io: Antonius in solidum ut supra facere 
construere laborare et compiere promisserunt realiter et cum effectu dicto mag. 
Christofaro presenti et acceptanti stipulanti et recipienti prout supra et ipsam 
ita factam et completam eidem mag. Christofaro traddere et consigliare infra 



capitolo in. 329 

di scalpello gli andò molto appresso: e poiché tal giu- 
dizio può raffermarsi al paragone delle opere, lasciamo 
un tratto de' Campionesi, e volgiam'occhio a quei da 
Carona, tra i quali Alessandro di Baldassare si ven- 
dica un luogo onesto. 

Non pochi di quel contado il precorsero a Genova 
e lo seguirono, che noi renderemo alla storia, tenendo 
via via le nostre orme. D'un Gaspare, intagliator di- 
ligente, e grazioso compositore di fregi, debbo il nome 
e le lodi al volume che tratterà dei portali. Alessan- 
dro Scala esce in campo co' migliori statuarj, sortito 
quasi a provarsi con Pace. Non volse più che unbien- 



menses sex proxime venturos hic fanne ad omnem requixicionem dirti mag. 
Ckristofari ornili exceptione remota. Versa vice dictus mag. Christofarus ac- 
ceptans predicta ut supra promissit et convenit dictis Paxe et Io: Antonio 
presentibus et acceptantibus stipulantibus et recipientibus prò se etc. dare et 
solvere realiter et cum ejfectu scuios sexaginta Solis boni auri et juxti ponde- 
ris prò dicto laborerio diete figure fiende per ipsos Paxem et Io: Antonium 
juxta formatti dicti modeli prout supra modis et terminis infrascriptis videlicet 
scutos decem ex nunc et ad omnem requixicionem dictorum Paxe et Io: An- 
tonii reliquos vero scutos quinquaginta in himc modum videlicet in mense pro- 
xime venturo scutos decem usque ad integram solucionem et plenariam satisfa- 
cionem totius suprascripte summe omni exceptione remota prò solucione dicti 
laborerii. Benunciantes etc. Sub pena ducatorum decem auri et cum restan- 
done etc. — Actum fanne in Fossatello videlicet ad bancum mei Notarli in- 
frascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo undecimo Indinone 
tercia decima secundum lanue cnrsnm die Mercurii sexta Augusti in terciis: 
presentibus testibus mag. Ieronimo de Viscardo magistro antelami filio Panli 
et Iacobo de Leoagio textore pannorum sete q. loliannis vocatis etc. ( Atti 
del Not. di Levaggio Fogliaz. 11-1511 - n. 2 ). 

Vol. IV. — Scultura. 42 



330 SCULTURA 

nio dalla irnagine del Loinellino a quella d'Eliano Spi- 
nola, che le siede di contro nella grand' aula delle 
Compere, delegata dal magnifico Ufficio nel 1511 alle 
cure d'Anfreone Usodimare e di parecchi colleghi. Ma 
che la nicchia appettasse un tre anni a gloriarsene lo 
attestano i cartulari, registrando quel nulla che sep- 
pero le buono braccia ond'ella fu trainata al S. Gior- 
gio (1). Dove io scrissi che V Alessandro gareggia, 
meglio calzava per avventura ch'ei segue ed imita ; 
così le due statue paion'opera di gente amica. E come 
somigliano alla espressione dell'animo, all'andar della 
toga, all'atteggiarsi della persona, non altrimenti s'ac- 
cordano i metodi dello scolpire, osservanti del vero, e 
più vaghi del bel comporre che del lisciarsi in mec- 
caniche, seguaci in tutto de' precedenti , se non in 
quanto di volta in volta sviluppano e aggrandiscono 
lo stile. Non parve così al Cicognara, che tassò di mi- 
nuti i Lombardi fino a Guglielmo dalla Porta: per non 



(1) ►£ MDXl die XIII Maij. Alexander de Carona statuarius debet prò 
Anfreono Ususmaris et sociis prò solutione staine quondam D. Elicmi Spinule 
falricande ut in delibtratione spectabilis Officii promissione dirti Alexandre 
in actis mei Nolani annotata in Manuali Notularum etc. — Et prò eo mag. 
Petrus de Grandia sub ete. (Nitidi Officii - 1510-20). 

yfr MDXII1I XI Zannarti. Statua quo?idam D. Eliani Spintile debet prò ca- 
mallis qui eam portaverunt in Sancto Georgia M. Baptisla de Stra'a l. IIIl 
— Item die XI Aprilis prò mag. Petro de Grandia qui jldejussit prò Ale- 
xandre- de Carona qui se obligaverat prò facienda ipsa statua, prò coriste» 
ipsius statue, ('ibidem/ 



CAPITOLO III. 331 

80 qual fato di quella scuola o troppo modesta o meno 
esplorata per aver lodi condegne al merito. Al nostro 
Scala, del pari che a Pace, maestri ignoti allo storico 
e accomunati a tanti altri che giacciono senza nome 
e giaceranno chi sa quanto negli archivj d' Italia , a 
costoro dico è opportuno ristoro l'abbandonarsi che fece 
in loro il Solari per l'opera di due monumenti , che 
il soggetto medesimo, non ch'altro, ci dà per suntuosi 
e di molta lena. Provvede alla seconda notizia un con- 
fessarsi d'ALESSANDRO nei rogiti del Pastorino, d' una 
somma che per l'effigie del Vescovo gli era pòrta per 
mano del Gazino (1); altro indizio di mutua dimesti- 



ci) yfa In nomine Domini Amen. Alexander q. Baldasaris de Scala de Ca- 
rona magister sculptor seu incizor marmorum seu lapidum constitulus in pre- 
sentici mei Notarii et testium infrascriptorum dicit declarat et atteslalur ac 
confìtetur habuisse et recepisse a magistro Paxe de Gagino (sicì de Bissono 
sculptore et seu incizore lapidum absente libras quatuor et sol. decem januino- 
rum prò magistro Christoforo de Solario sculptore etiam marmorum absente 
prò diebus novem quibus dictus Alexander laboravit et se exerciiavit in qua- 
dam opera seu ministerio unius Imaginis seu simulacri unius Episcopi mor- 
tui in et super qua opera dictus mag. Christofoms posuit dictum Alexan- 
drum sculptorem et sic ut supra dicit declarat et faletur dictus Alexander 
se habuisse et recepisse dictas libras quatuor et sol. decem januinorum a dicto 
mag. Paxe prò dicto Christoforo prò dictis diebus novem ut supra. Renun- 
cians etc. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarii infra- 
scripti. Anno Domin. Nativ. MDdecimoquarto Indictione prima secundum la- 
tine cursum die Iovis decima octava Maij in Vesperis: presenlibus Baptista 
de Novis q. Iuliani et Blaxio de Solario q. Nicolai civibus Ianue testibus ad 
premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Antonio Pastorino - Fogliaz. 35, 
1514). 



332 SCULTURA 

cbezza. Della quale, e del molto affetto che scaldava 
questi esuli alle native borgate, ho toccato più volte, e 
oggioiai mi trarrei del ripeterne, se non fosse neces- 
sità del racconto. Perocché se un atto del 1521 ci 
mostra bensì lo Scala a comprar certa casa situata in 
Carona nel luogo di Solaro Macone (1), non per que- 
sto si mosse di Genova, e qui pure avea stanza quel 
Giorgio Solari scultore che glie ne fé' vendita. Ab- 
biam'anche tuttora con noi nell'anno predetto il Ga- 
zino, in certa procura (2) firmata in capo d'un altro 
da Campione per nome Francesco, ch'io tengo in serbo 



(1) In nomine Domìni Amen. Georgius de Solario de Carona magister pi- 
capetrum q. Antonii sponte etc. vendidit et Ululo et ex causa vendicionis de- 
dit cessit traddidit et mandami seu quasi Alexandro de Scalla de Carona 
etiam magislro picapelrum q. laldasaris presenti ementi et stipulanti etc. do- 
mum unam ipsius Georgii posilam et situalam in dicto loco Carone in con- 
trada Solarii Maconi cui coheret etc. ( Atti del Not. Pietro Villa — 1521, 
23 Settembre ). 

(2) In nomine Domini Amen. Mag. Pax de Gazino de Bissono sculptor 
marmororum q. Iohannis omni jure via modo et forma quibus melius et vali- 
dius potiut et potést fecit conslituit et solenniler ordinava ac facit constituit 
et solenniler ordinai suum veruni cerlum et legitimum procura/orerà actorem 
factorem et negociorum suorum infrascriptorum geslorem et loco sui posuit et 
ponil mag. Franciscum de Brochis de Campi ono magislrum sculptorem mar- 
marorum et lapidum presentem et acceptantem etc. — Aduni Ianue in con- 
trada Porle Nove videlicet in scanno domus mei Notarli infrascripti: sub anno 
a Nativitate Domini MDXXprimo Indictione octava secundum Ianue cursum 
die Lune prima Aprilìs in tertiis: presentlbus mag. Alexandro de la Scalla 
(sic) de Carono mag. Pantalino Piuma et mag. Francisco de Como omnibus 
sculptoribus testibus. (Atti del Not. Paolo Defferrari — Fogliaz. 4, 1514-22). 



CAPITOLO 111. 333 

ai maestri d' intaglio ; e il trova ancor vivo in gen- 
naio dell'anno appresso chi svolga i fogliazzi di Rai- 
mondo Pinello. 

Eran questi pertanto i migliori , e mi si lasci dir 
principi, in una famiglia d'artefici che lungo la proda 
marina e su pei ridotti che diciam Sotto Ripa, formi- 
colando di numero, ferivan l'orecchio del passeggero 
a scheggiar massi e ad incider figure. Che se talvolta 
un frammento di quell'aureo secolo, scampato all'ugna 
del tempo, ci tira sul labbro la memoria d'alcuno di 
loro, non paia soverchia audacia, per un' età che go- 
vernavasi a scuole ed anzi a domestici esempj , dove 
l'uno soprastava d' ingegno, dove i molti per dritta 
stima e per propria modestia obedivano. Né incresca 
al lettore che tali reliquie (ornai rare per nostra ver- 
gogna) si tengano vive in altrui pensiero, se punto 
ci cale aver nome di gentili nei nostri nipoti. Questo 
ebbe ed avrà chi murò in Legino (villa del Savonese) 
sulla casa che fu già dei Ferreri un intaglio bellis- 
simo di quegli scalpelli: porzione di monumento che 
Margherita di Fox marchesa di Saluzzo sacrò nel 1518 
alle ceneri de' Ferreri suoi parenti, già Signori di 
Candala. La rea fortuna, sturbandone i marmi, impie- 
tosì di quel meglio che primeggiava sul davanti del- 
l'urna: vo' dire d'un quadro di mezzo rilievo con forme 
di sacerdoti e ministri processionanti, come intesi alle 
esequie dei due sepolti. Chi ha fiore di gusto e si 
reca a vederlo , ne torna rapito : tanta è la leggia- 



334 SCULTURA 

dria delle linee, la nettezza dello scalpello, l'ingenuità 
delle idee. E merita scusa che alcuno di que' terrieri 
si strugga d'appropriare a Savona l'autore di sì cara 
operetta; purché non vaneggi risibilmente o non tra- 
scorra in assurdi come osò il Torteroli. Il quale, im- 
bizzarritosi ad ogni modo ch'ella fosse di man savonese 
e scolpita in Savona, non dubitò d'attribuirle un Sor- 
mano Stefano che a dir di lui stesso operò dopo un 
secolo. Ma la scritta funerea, che pur vi rimane, grida 
forte che la Marchesa si procurò il mausoleo dall'em- 
porio della Liguria (1); né accade a cervelli sani che 
si chiarisca l'antonomasia. Che direm noi se il buon 
chierico, a legger tal frase, non sogna pure a Genova, 
ma va glorioso d'accorgersi che ?> Savona adunque di 
ce quella età era l'emporio della Liguria? » Quel che 
egli aggiunge, che la pietosa Signora, sdegnando il 
lavoro lo rifiutasse, e così se ne rimanesse in Savona 
negletto e scomposto, son fantasie temerario, per non 
dire un oltraggio alla gentil committente, da discre- 
dersi non senza stomaco a chi le spaccia senz' altra 
prova. Sembrerà ben più onesto alla patria di Sisto 
e di Giulio il crescere ai suoi monumenti sì preziosa 



(1) Eximiurn pietatis opus — Margharita Fuxia Salutiarum Marchionissa 
suis affictitium prcecipens — Mausolceim hoc — quale intueris — ex Liguriae 
tisque petitum emporio — lohamii Fuxio et Margharita Siphalce Caudata prin- 
cipibus — iisdem atque parentibus optimis — pientissime posuit. — 1518 
XX Aprilis. 



CAPITOLO III. 335 

fattura , e il pianger con noi eh' ella venisse all' età 
presente così smembrata. Dubbiando (com'è dovere in 
difetto di documenti) amerei di recarla al Gazino, con- 
gratulando di nuovo alla bella Savona, che niuna cosa 
paresse degna, se non bellissima, di farle ornamento. 
Bel vanto a cui sempre mirarono le cure di que' cit- 
tadini, soliti a sceglier da Genova il fior de' maestri: 
né solo alle cose di gran momento , ma a quelle e- 
ziandio eh' altri stimano di legger conto. Così sul 
mezzo del 1518 troviamo de' Campionesi un Filippo 
Solari a scolpir le balaustre dell'antico lor Duomo (1), 
e il pavimento dell'attiguo cimitero comporsi ad opera 
di varii marmi per Gabriel da Cannerò e Michele 
Carlone, non oscuri scalpelli (2). Il primo di costoro 



(1) MDXVIII die XVIII Iulii: Magisler Filippus de li Solari piccapetra 
qui construere habet suis sumptibus arrembatorium marmoreum in Ecclesia 

Majori predo scutorum nonaginta auri Solis sic et prout constai in actis la- 
cobi Iordani Notarti de anno presenti die prima Iunii prò quo prò observa- 
tione contractus jtdejussit mag. Martinus Mombellus Calder arius: debet prò 
sculis viginti auri de Sole sibi solutis per D. Ieronymum de Saulo et prò eo 
et dictus prò D. Nicolao Filipo: l. CLXXX s. 4. 

»J< MDXX die XXV Ianuarii et sicut ante: Magister Filippus de li So- 
lari piccapetra constructor parapecti de marni ore. . . . ( Notularj dell' Opera 
del Duomo in Savona ). 

(2) ►£ MDXVllìI die XXVIII Anglisti: Mag. Michael Oarlonus et Gabriel 
de Canaro piccapelre acordati a DD. Massariis anni presentis ad facicndum 
astregum Cimiterii Ecclesie Majoris Saone et prout et latius in publico instru- 
mento dicli acordii rogati per Simonem Capellum etc. — ' ( Cartularj della 
Masseria del Duomo Savonese — 1515-26). 



336 SCULTURA 

avrà nome anche in Gavi per quel sepolcro che i due 
fratelli Nicolò e Bernardino di Guasco innalzarono nel 
1497 alla memoria di Antonio lor padre entro la Pri- 
maziale della terra: e F avello si vede anch' oggi là 
dove fu posto, e quale appunto è descritto nel rogito 
ch'io metto in luce, se gradisca all'archeologo, a scu- 
sarmi di più lungo discorso (1). Michel Carlone parrà 
in Genova tra breve, e in compagnia dei migliori. 
Né per questo è men vero che Savona trattenne e si 
fé' cittadini altri eletti, ch'io destino al seguente ca- 
pitolo e a distinta memoria. Del resto , qual' è buon 
maestro che noi non vedessimo a metter piede tra i 
Savonesi? E ciò mi giova in ispecie a ridir di Pace, 
del quale sarei pur lieto se la fama echeggiasse in 



(1) 1497 die XXI Iunii — « Pati fati inter li magnif. Bernardino et M. 
« Nicolao fratelli de Guaschi et maistro Gabriel de Canaro (sic) picha pe- 
« dra in Genoa: et prima dicto meistro Gabriel à tolto conclusione cuna 
« li prefati magnif. Bernardino et Nicolao di ferii una sepultura di mar- 
« moro di Carrara fino secondo lo disegno a lor dato et lassato excepto 
« che le cornise di preda nigra tuto lo resto ciohè bechadelli sepultura 
« et altura de dicto marmoro di Carrara qual sepultura sia longa parmi 
« Vili et larga da la prima cornise de li bechadelli fin in cavo di l'ai— 
« tezza de la segonda cornise parmi UH vel circha et da lì insuso sia a 
« la proportione conveniente. In la qual sepultura gli va UH campi ciohè 
« in quello di mezo Christo la Resurectione (sic) in li altri doy la Nun- 
« ciata curri lo Angelo in tutte doe le teste doe arme et le altre cosse 
« segondo ch'è lo disegno. Par la qual sepultura li prefati magnif. Ber- 
« nardim et Nholio gli dano ducati XXII sire ducati 22 ciohè al pre- 
« sente ducati Vili lo resto fin al compimento gli darano quando haverà 



CAPITOLO III. 337 

Savona, sorella nostra (se non d'amore) in ispirito di 
gentilezza e di civiltà. 

Lungo la schiera de' Campionesi ci corre all'occhio, 
come insigne fra molti, quel Romerio che l'ordine delle 
notizie ha già detto per nome; scultore il più spesso 
di quadro e di fregi, ma spesso ancora accoppiato con 
figuristi per opere grandi e leggiadre. I costui prin- 
cipe, e fors'anche le massime ch'ei tenne operando, non 
s'hanno a disgiungere dai valorosi fin qui registrati ; 
che già del 1497 Romerio accoglieva scolari nelle sue 
stanze, e un Pier d'àhosio fra gli altri, un dei tanti 
che si succedono con egual titolo (1). Il molto eh' ei 



« miso insema qui in Gavio dieta sepultura et li prefati magnif. fratelli 
« la debeno far condurre da Genoa qui in Gavio a soe expese et a suo 
« resigo et dicto meistro Gabriel debe venir a metere inaema pagandoli 
« le soe giornate et farli le lettere che a loro parerano in mezo de la 
« cornise di sotto et dicto meistro Gabriel debe haver finita dieta sepul- 
« tura per tuto mezo lo meise di octobre proximo che vene et dicti mar- 
« mori cossi bianchi corno neigri siano lisati comò se convene a simili 
« lavori. » — Segue l'atto confermativo dei patti sovra espressi, che fi- 
nisce così: Actum Ianue in contrada nobilitivi de Nigro videlicet in scanno 
domus habitacionis prenominati Francisci Aymeri ( il procuratore de' fratelli 
Guaschi). Anno Domin Naliv. MCCUULX1 XXseptimo Indictione decimaquarta 
secundum Ianue cursum die Lune decima Iullii in Vesperis : presemibus Ga- 
spare de Signoris Francisci et Antonio Rombo molinario in Sexto q. Quilici 
civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et rogatis. j Atti del Not. Antonio 
Pastorino — Fogliaz. 12, 1497). 

(1) In nomine Domini Amen: Iacobus de Aroxio Vallis Lugani magister 

antelami q. Antonii de Zanono sponte etc. Promisit et se obligavit Romerio 

de Campiono sculptori lapidum filio Antonii presenti et solemniter stipulanti 

agere et curare ita et taliter cum effectu quod Petrus de Aroxio filius dicti 

Vol. IV. — Scultura. 43 



338 SCULTURA 

seppe nell'arte decorativa gli assegna un bel grado in 
quo' fogli che serbiamo ai portali: s'accennano a que- 
sto luogo altri intagli onde già furon belli o gli al- 
tari o gì' ingressi di luoghi sacri. A metà del 1508 
lo adoperò un Giustiniano di nome Nicola e figliuol 
d'Agostino in fregiare la gentilizia Cappella nella chiesa 
di S. M. di Castello; lavoro quanto ricco di marmi 
variato altresì e diligente in ciascuna sua parte; co- 
lonnette e cornici e cordoncini tirati a gran cura, de- 
lizie di quella età che godea temperare la parsimonia 
degli anni addietro col gaio degli ordini nuovi. Oc- 
cupava il marmoreo prospetto non più che il luogo 
di. palmi quindici, e i diciassette pel largo: e sem- 
bianze d'angeli rompevano il nudo da luogo a luogo 
e cresceano dovizia. Unico di consimil maniera so- 
pravvive in quel tempio l'altare che fu dei Botto, an- 
che illustre al dì d'oggi per l'ancona del Sacchi pa- 
vese. N'ebbe Romerio promessa di ottanta ducati d'oro, 
purché collaudasse le sue fatiche Antonello di Sca- 
ria, commesso a linear l'edifizio e volenteroso a in- 
tercedere per lo scultore (1). L'autorità che gli crebbe 



Iacobi presentialitcr ad servicia dicti Romerii existens staUt et perseoerabit 
cum dicto Romerio prò suo jamulo et discipulo causa adisce/idi dictam suatn 
artem sculplorum lapidimi usque ad annos sex proxime venturos et quod db 
eo durante dicto tempore non disctdet etc. etc. ( Negli atti del Not. Nicolò 
Raggio sotto il 12 Die. 1497). 

(1) t$4 in nomine Domini Amen: Nicolaus lustinianus a. Auyustitii ex una- 
parte et magister Romerius de Campiono Jntonii maijister scurtoris (sic) la- 



CAPITOLO 111. 339 

cogli anni, e il concotto in che il tennero i snoi con- 
sorti, raggiano un po' di luce sovra un altro inta- 
gliatore che si nomò Biagio Pace: non umiie al certo 
fra tanti valentuomini, se il noto Spinola di Serra- 
valle lo associò col Viscardo nel lavorìo d'una Fonte, 
e i Confratelli di S. Siro in un marmoreo cancello 
a servizio e decoro della loro Casaccia. Morì lo Spi- 
nola che forse non vide 1' opera, e cred' io che alla 
città ne dolesse, o a quegli almeno che amavano in 



pidum major annis vigintiquinque et qui negociatur et mercatur sciente pa- 
rtente et non contraddente dicto mag. Antonio ejus patre ut sponte fatetur ex 
parte altera: sponte et ex ipsius certa scientia nulloque juris vel facti errore 
ductus seu modo aliquo circumventus et omni modo jure via et forma quibus 
melius potueruìit et possunt confessi fuerunt unus alteri et alter tini pre- 
sentibus et stipulantibus prò se heredibus et successoribus suis et quibus- 
cumque habentibus et liabiluris jus vel causam ab eo et eis pervenisse ad 
infrascripta pacta composicionem et acordium : Renunciantes etc. Videlicet 
quia ex causa dictorum pactorum dictus mag. Romerius promissit et se o- 
bligavit dicto Nicolao presenti et stipulanti ut supra fabricare seu fabricari 
facere laborerium prò ornamento unius Capette marmororum intaliatorum 
cum columnis et cornicis coronelis et aliis omnibus marmororum intaliato- 
rum sculpitis sectmdum et prout in designo dicti laborerii dato per dictum 
Nicolaum dicto mag. Romerio et in topia per ipsum Nicolaum simili pe- 
nes se retenta apparet et continetur. Quod quidem laborerium et seu que mar- 
mora, promissit facere secundum dicium designum in bona porpocione (sic) et 
bene laborata quantum esse poterit et non aliter et de pulcris marmoribus et 
bonis Ma lahorare cum ilio numero angdorum marmoreorum qui melius vide- 
bitur ad majorem ornamentum dicti laborerii latiludinis parmorum quindecim 
prout etiam continetur in, dicto designo. Et quoì quidem laborerium in totum 
bene completum et factum dictus mag- Romerius promissit consegnare modo ut 
supra dicto Nicolao intra menses qmtuor proxime venturos quod si nonfecerit 
teneatur solvere prò fusto damno et interesse ac prò sorte ejusdem ducatos vi- 



340 SCULTURA 

essa o professavano l'arte: sì caldo parea quel patri- 
zio a svegliarla e a promuoverla. Ma trattisi a fine 
delle due imprese, discordarono il Viscardo ed il Pace 
nel far le ragioni; il perchè ne chiamaron' arbitri con 
esso Romerio Gio: Giacomo dalla Porta, luculento 
soggetto al seguente volume, e vi posero terzo un 
Andrea da Campione, che a sua volta tornerà fra i 
più degni (1). Così s'incalzano, e s'avvicendano, e 



ginti auri. Et ex adverso dictus Nicolaus promissil dicto mag. Romerio pre- 
senti et stipulanti ut supra dare et solvere prò dictis marmaris (sic) et mer- 
cede sua omnium prediclomm et omnibvs computatis ducatos octuaginta auri 
petitos prò dictis omnibus per didimi mag. Romeriuin dum (amen dietim la- 
borerium valeal ipsum precium judicio ipsius Nicolai et infrascripti magistri 
Antoneli de Scaria magistri antelami et quibus ctiam remissum sit declarare 
posse minus precium ex dictis ducalis octuaginta si sic eis videbitur judicio 
quorum stare promissit dictus mag. Romerius et se remissit et remittit ex qui- 
bus dictus Romerius confessus est Imbuisse a dicto Nicolao injra solucionem 
predictorum libras triginta duas lamie: Que omnia etc. Insuper prò prediclis 
omnibus et singulis suprascriptis jirmiter attendendis complendis et effectuali- 
ter observandis per dictum mag. Romerium versus dictum Nicolaum et prò 
dictis ducatis ut supra solutis et eliam de celerò solvendis per dictum Nico- 
laum eidem mag. Romerio occaxione predicta solempniter intercessa etfidejus- 
sit dictus mag. AntoneLis: Sub etc. — Actum Janue videlicet in aula domus 
habitacionis dicti Nicolai site in contrada illorum de lustinianis : Anno Do- 
mili. Nativ. millessimo quingentessimo octavo Indictione undecima secundum 
lamie cursum die Lune duodecima Junii Jwra sextadecima vel circa: presenti- 
bus Iohanne Andrea Murro q. Auyustmi et Paulo Baptista lustiniano Iohan- 
nis civibus Ianue testibus ad liet vocatis specialiterque rogatis. ( Atti del Not. 
Lorenzo Villa — Foglia. 3, 1505-13 ). 

(1) tfr In nomine Domini Amen: Ieronimus de Vischaldo (sic) sculptor 
marmorum jtlius mag. Punii ex una parte et Blaxius Paxe sculptor eliam mar- 
morum parte alia. De et super differentia et controversia vertente inter didas 



CAPITOLO 111. 341 

quasi dissi s'intralciano coteste tribù di lombardi: sel- 
vaggi alla storia perchè negletti dagli scrittori, e con- 
fusi in eguale fortuna perchè non dissimili di valore 
e d'ingegno. 

Però a ben discernerli e giudicarli togliam par- 
tito da certi riscontri, come a dire che 1' opera d' un 
tale artefice invogliasse tal' altro signore d' averne la 



partes causa et occaxione unius Brachilis marmoris alias commissi dicto Bla- 
xio per quondam Magnif. D. lokannem Spinulam de Seravalle necnon et su- 
per causa et occasione unius rastelli marmoris Jacti prò Domo seu Cazacia 
Disciplinatorum S. Siri et super depeudentibus ab ipsis Brachile et Rastelo 
marmoris ita quod presens compromissum quoad premissa tantum sit generale 
inter diclas partes ila et adeo ut quicquid et quantum per infrascriptos eorum 
arbitratores dicium pronuntiatum etc. Se se compromisserunt et compromissum 
fecerunt et faciunt in magistrum Ioharmem Iacobum de Porta sculptorem 
marmorum presentem et acceptantem et magistrum Romerium de Cumpiono 
etiam sculptorem q. Antonii et de quibus etc. Sub pena scutorum vigintiquin- 
que in quam penam cadat pars non observans parti observanti sic taxata ete. 
Eoe etiam decloralo inter diclas partes quod et in quantum dicti eorum arbi- 
tratores se discordarent in perferendo eorum sententiam inter diclas partes ex 
nunc prout ex tunc diete partes dederunt et elegerunt in tercium et prò tercio 
magistrum Andream de Campiono sculptorem etiam marmorum presentem et 
acceptantem cum eadem potestate et balia. Et in quantum dictus rnag. Andreas 
tercius non esset presens in Cintate Janue possint et valeant prenominati DD: 
arbitratores a se ipsis propriìs tercium elligere quem voluerint et maluerint. 
Et durare voluerunt diete partes presens compromissum usque ad dies viginti- 
quinque proxime venturos inclusive. — ■ Actum Ianue in Bancis videlicet ad 
lancum mei Notarvi infrascripti: Anno Domin. Natio. MDdecimo sexto Indic- 
tione quarta secundum lanue cursum die Mercurii primo Octobris in Vespe- 
ris: prcsenlibus Nob. Auaustino Spintila q. D. Nicolai et Iacobo de lussano 
q. Grcgorii civibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del 
N ot. Antonio Pastorino — Fogliaz. 37 - 1516 ). 



342 SCULTURA 

somigliante, per quella guisa appunto che 1' aitar di 
Eomerio a Castello svegliò desiderio in Antonio da 
Voltaggio d'averne un per sé nell' altra chiesa de' 
Predicatori che nominavasi da S. Domenico. Ed ebbe 
non lento a tal prova il Michele Carlone pocanzi 
notato; non dico a ripetere in ogni forma il lavoro, 
ma sì ad intagliare con vaghi fregi i pilastri che 
reggevano l'arco e facean lato all'altare. E sì che a 
fermarne la scritta entrò innanzi al Giustiniano me- 
desimo, se non fallan le date (1): vide forse e bramò 



il) \%i In nomine Domini Amen: Michael Carlonus filius Baptiste magister et 
sculptor marmorum major annis vigintiquinque etc. sponte ete. promissit et 
se obligavit Antonio de Vultabio speciario q. Franasti presenti et stipulanti 
etc. facere et construere Capellam utiam marmoris in Ecclesia Sancii Dominici 
ubi ordinabit dictus Antonius laboratam per ipsum Michaelem in apoteca 
marmorei ipsius Iohannis (sic) in modum infrascriptum videlicet pillastratas 
magnas de uno pedo ad planam et sub intaliis ac forma et modis de quibus 
apparet in uno designo reposito penesme Notar ium infrascriptum prò cautione 
et declaratione partium: et que pillastrate esse dcbeant in latitudine parmi w- 
nius et tercii alterius parmi et in grossitudine unius alterius facle et con- 
structe per mag. Romerium sculptorem marmorum magis grosse uno digito 
reponende et que reponi et poni debent in Ecclesia Sancle Marie de Castello: 
et que per ipsum Michaelem sculptorem fieri debeat cum predictis intalliis 
et modis et formis de quibus in dicto designo continetur pulcra ac decens et 
conveniens et eam infra menses duos proximos. Et prò mercede seu predo diete 
Capette marmoris dictus Antonius ut supra dare et solvere promissit et promittit 
dicto mag. Michaeli ducatos decem odo auri de libris tribus singulum et in- 
fra solucionem dictorum ducalorum decem et odo dictus Michael confessus 
fuit et confitetur ex nunc habuisse et recepisse a dicto Antonio librai viginti 
septem januinorum in prcsenlh mei Nolarii et testimi infrascriptorum et re- 
liquas peccunias seu ducatos dare et solvere promissit dicto mag. Michaeli fa- 



CAPITOLO III. 343 

que' graziosi ornamenti sott'esso il maglio del Cam- 
pionese, innanzi che Tatto ne fosse rogato, non che 
messa in piò la Cappella. E ciò basti; perocché a' 
miei lettori parrà tardi che pronunziato una volta de' 
Carloni pur solamente il casato, io ne ordisca poco 
men che la storia, e ne mandi le fila alle età susse- 
guenti. Non e quasi facoltà del disegno che questa 
progenie, notissima per bocca de' Liguri, non trat- 
tasse con plauso grandissimo : e non è secolo, fin 
presso alla nostra età, che per noi non s'illustri de' 
loro dipinti, de' loro scalpelli, de' loro edifìzj. Non 
per questo li cercherò dalle origini, tanto son molti 
e valenti a quest'ora, e così troppi ne vennero o da 
Lancio o da Scaria o da Pelo o d'altre borgatelle del 
Comasino. Contenti di conoscerli ai fatti, ricorderemo 
quel Battista e quel Pietro, occupati nel S. Lorenzo, 
1' uno col D'Aria alle riforme del tempio, l'altro da 



bricata et constrncta dieta Capello, in toto omni postposita contradicione. Et pre- 
dieta omnia et singula dictus mag. Michael observare promissit et promittit 
infra dictos menses duos proximos ut supra sub pena ducatorum sex auri ex 
nwnc conventa et taxata de communi eorum consensu et accordio et attributo, 
dicto Antonio prò ipsius Antonii j usto danno et interesse et quam quidem sol- 
vere promissit dicto Antonio in casti conlrafactionis omni postposita contradic- 
tione. Renunciantes etc. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei 
Notarii iufrascripti: Anno Domùi. Natio. MDoctavo Indictione decima secun- 
dum Ianue cursum die Martis nona Mai) in terciis: presenti bus Nicolao de 
Castello de Orto q. Antonii et Iohanne de Frassineto magistro axie et Blaxio 
de Solario q. Nicolai civibus Ianue leslibus ad premissa vocatis et rogatis. 
4 Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 27, 1508). 



344 SCULTURA 

solo a disegnare e a costruire la nobil Cappella di N. 
D. Nacque di Pietro un secondo Battista, e di lui 
tre figliuoli, Michele, Bernardo ed Antonio, che tutti 
applicò alla scultura. All' ordine che tiene nei rogiti 
Michele dovette essere il primogenito, coni' egli fu 
primo senz' alcun dubbio nell'arte domestica. Esce 
anche primo ad operare, e con titolo d' intagliatore, 
mentre tace de' fratelli anche il nome, e in tal qua- 
lità ( come altrove ho toccato ) lavorò per Raffael de 
Fornari una Galleria di bei marmi nelle case di Do- 
moculta già messa a tinta da Leonoro Aquilano. Ciò 
intorno al luglio del 1497 (1), sua età giovanile. Né 
prima s'era rinnovato il secolo, che il lavorìo di Mi- 
chele ferveva in due officine, laddove co' denari d' An- 
tonio reggeva il padre una sola, già tardo e svogliato 



(1) \%i In nomine Domini Amen: Rafael de Furnariis q. Nicolai ex una parte 
et magister Michael de Cartono Baptiste magister intaliorum ex parte altera 
sponte pervenerunt et sibi ipsis invicem et vicissim pervenisse confessi fuerunt 
et conUtentur ai infrascripta pacta et alia de quibus infra: Renunciantes etc. 
Fidelicet quia ex causa dictorum pactorum et compositionis dictus mag. Michael 
promissit et promittil dicto Raffaeli presenti et stipulanti età. facere galleriam 
imam marmorum in domo dicti Raffaelis et hoc infra mensem Augusti pro- 
ssime venturum. Versa vice dictus Raffael promissit solvere dicto mag. Mi- 
chaeli presenti prò dicto laborerio libras centum sexaginta lame monete cur- 
reniis e quibus dictus mig. Michael confltetur habuisse a dicto Raffaele libras 
quinquaginta Ianue infra solucionem diclarum librarum CL lanue — ■ ^ Die 
Mercurii XVI III Iulii in Vesperis in schala domus nove dicti \Raffaelis — 
Testes Paulus Salvagus q. Manuelis et Pelegrus de Poliascha. ( Atti del Not. 
Luca Torre — Fogliaz. 4, 1497 ). 



CAPITOLO III. 345 

dagli anni, né senza l'ajuto di Michele medesimo. 
Per la qual cosa, correndo il giugno del 1501, fat- 
tosi Battista a razzolare i guadagni della bottega, li 
compartì di giusta ragione fra i tre, coin'io leggo nei 
testi di Cosimo Abati, quasi licenziandoli all'arte dalla 
quale prendeva egli commiato. Quinci si mostrano 
Michele ed Antonio appaiati in notabili imprese; ma 
poco tempo, che in capo a quattro anni, se cerchi nel 
notaio suddetto, li rivedrai con cipiglio di litiganti 
d'innanzi al giudice a scambiarsi e giuramenti ed ac- 
cuse. Di che non avremo a rinfrescare il disgusto 
quando accada di scontrarci in costoro, perocché se ci 
avanza a parlarne, son cose fraternamente eseguite, e 
da ritrarsi con mente serena. I lor posteri, o i lor 
consanguinei, seguono, com'è dovere, l'andar dei tempi 
e le tracce della materia. 

Da litigi privati m'è forza ciò nondimeno affron- 
tarmi in discordie comuni, e a poco resta che pubbli- 
che; intendo fra gli uomini della scultura e quei di 
antelaino, compresi ab origine in un collegio e in un 
titolo. I primi, o mordessero il freno, o sentissero me- 
no alto della lor facoltà, se ne stettero cheti fino a buon 
tratto del nuovo secolo, non altrimenti che addetti a- 
gli architettori, ed ammessi a scolpire in quella forma 
e a quel prezzo, sarei per dire, che a costoro gradisse. 
Ma per le sorti che svolge il presente capitolo, i pro- 
fessori della scultoria avean meglio appreso a cono- 
scersi; cospicui santuarj dovevano ad essa gran parte 

Vol. IV. — Scultura 44 



346 SCULTURA 

della loro magnificenza: per essa edifizj privati e pub- 
blici traevano gli sguardi del cittadino alle imagini dei 
benemeriti, e l'esempio de' sommi toscani, venuto a 
noi da paese gentile e non tardo estimatore del bello, 
levava gli animi dai servili pensieri della meccanica 
al giusto orgoglio dell'inventare e dell' esprimere. Né 
forse innanzi a quest' ora imaginarono que' buoni 
lombardi quanto gran parte di civiltà promovessero 
co' loro scalpelli redati di padre in figlio e di figlio 
in nipote, nulla più che a sostentar la famiglia e la 
vita e a perpetuare la tradizione degli avi. Era tempo 
oggimai di conoscere nel lor magistero non la vii 
pratica che ciecamente si porge all'altrui concetto, 
ma la facoltà potentissima e libera di creare i con- 
cetti ella stessa, e di trasfondere in altri que'sensi onde 
operando è compreso l'artefice. Leggemmo capitoli e 
regole, quasiché di collegio, ma prive d'autorità e di 
sanzione; non altrimenti (cred'io) che private norme 
da reggersi in disciplina, e quasi per patto domestico, 
o formolo già messe in pronto se il voto de' Reggi- 
tori si conducesse ad ammetterle. Né troppo vale che 
l'elezione de' Consoli chiamasse alcun maestro del 
marmo ad assidersi in coppia coli' antelamo; che que- 
sto non era da legge, quanto anzi da grazia o da con- 
suetudine, o s'anche vuoi da comunità, dove l'arte dei 
costruttori stimavasi donna con inferiori. Primi ad al- 
zar la voce furono Gerolamo Viscardo, un Campio- 
nese Francesco Brocco, e un Baldassar Lanza da Ca- 



CAPITOLO III. 347 

■v 

nevale tra il 1513 e il 15, né solo in lor nome, ma 
d'altri consorti, chiedendo per iscritto ai Signori d'a- 
ver proprj statuti e magistratura, come arte eh' egli 
erano in tutto distinta, per non dire diversa, dagli ar- 
chitetti. E costoro a lor volta (come il vanto di so- 
prastare sa dolce a ciascun palato ) senzachè inorgo- 
gliti dall'antica assuetudine, a protestar di rincontro, 
e a contrastare e a resistere per voce de' più autore- 
voli perchè le suppliche dei ribellanti non trovassero a- 
scolto. Di questi piati discorre il fogliazzo delle Arti 
nel vasto archivio della Repubblica, del quale non 
facciam copia per la lunghezza e pel testo scorretto 
delle scritture. 

La natura, non ch'altro, di tal controversia ci an- 
nunzia i termini e i modi della difesa: dignitosa ed 
aperta negli scultori, baldanzosa e maliziosamente sot- 
tile negli antelami. Si potea comportare ( dicevano i 
primi) la schiavitù mentre gli uomini dello scalpello 
eran deboli e pochi nella città, e mal favoriti dalle 
occasioni: poco meno che necessario in addietro ap- 
poggiarsi ad un' arte più salda in grazie, più nume- 
rosa di gente, più fortunata di commissioni. Oltreché 
le condizioni medesime della statuaria, timida ancora 
e bambina, consigliavano allora cotesta, se pur dee 
dirsi, tutela: fu merito a que' tempi il proteggerla, 
fu ad essa opportuno il servire. Vogliamo anzi conce- 
dere ch'ella mancasse di leggi proprie, di quelle leggi 
onde si onorano e reggonsi a beneplacito insino ai 



348 SCULTURA 

mestieri più vili: chi è stremo di potere e di nome 
s'acconci a obedire. Ma per ciò appunto che la for- 
tuna fa i dritti, è ragione che alla statuaria si renda 
quel grado che le compete; a quest'ora i maestri son 
molti, fiorenti e operose le scuole, sicure e nobili le 
discipline: gareggiano le statue a promuovere il di- 
vin culto, i ritratti dei grandi a svegliare le virtù 
pubbliche, svariatissimi intagli a decorare gli altari, 
ad onestare i sepolcri, a illeggiadrir gliedifizj. A far 
che gl'ingegni raggiungan l'apice non resta che ac- 
cenderli d'emulazione; gentile affetto che male alligna 
tra gente schiava. Una volta sien liberi e non d'altri 
che di sé stessi: e sì vedrebbero i governanti fin dove 
si possa giungere co' marmi per onorare la religione 
ed illustrare la terra. Dall' altro canto si rispondea 
per sofismi: più freddo, più artificioso, come porta l'a- 
stuzia se usurpa il luogo della ragione. Mettesser giù 
quel sì gran zelo che male ostentavano del comun 
bene, e mostrassero faccia, come lor conveniva, d'am- 
biziosi e d'avari; però che le lor suppliche, a sottil- 
mente spiarle, non miravano che a superbire e a lu- 
crare. E che? I due consorzj non viveano da secoli 
sotto un freno medesimo? Non avean consoli e leggi 
ed emolumenti in comune? Quale incomodo, qual 
danno od isconcio n'era venuto però alla Repubblica? 
Meglio invero so pochi lombardi venuti in costà per 
vantaggiarsi in fortuna, si lasciassero in balìa di sé 
stessi nel metter prezzo a' lor marmi e mugner la 



CAPITOLO 111. 349 

borsa altrui per ogni nulla di dentelli o cornici che 
bisognassero agli edifizj! Laddove degli antelami es- 
ser molti che di sì fatti membricciuoli di fabbrica te- 
nean provvigione e bottega, e poteano fornirne il bi- 
sogno con niun disagio e con ispendio pochissimo. 
E poi, che gran bene pe' cittadini, dacché cotestoro 
non volean seco ad imparar di scalpello chi non fosse 
nato di lor gente e di lor paese? Certo per recarsi 
del tutto in pugno quell'arte, che accomunata coi 
nostri torrebbe via il tiranneggiare, com'ei vorrebbero 
a lor posta, i denari del privato e del pubblico. 

Queste ed altrettali contese si replicarono tra le 
due parti; ma non iscopro decreto che il Governo fa- 
cesse a risolverle. E per lunghi anni, e per tutto il 
secolo, e per l'altro che segue, una sola università 
par comprendere i due magisteri, e i due titoli rac- 
cogliersi spesso in un solo artefice. Trovo bensì noti- 
zia di certa provvisione, per la quale del 1519 il Se- 
nato allontanava dal consolato dell'arte qualunque non 
avesse sortito i natali in Genova: consiglio non so se 
provvido, ma fermamente importuno perchè impossi- 
bile; tal difetto avevamo dei nostri in entrambe le 
facoltà. Anton da Carona e Domenico di Caranca in 
novembre del 1520 ebber voto di Consoli, l'uno e l'al- 
tro lombardi e di scuola e di nascita: però convenne 
a que' d'antelamo di volgersi per grazia ai Signori 
quando a pena era fatto il decreto. Da tal sorteggio 
si tennero gli scultori in disparte, sia per rispetto 



350 SCULTURA. 

alla fresca legge o perchè duravan le ruggini; anzi 
come gli altri supplicarono per la ratifica, ed essi 
protestaronsi al Doge e agli Anziani del tutto stra- 
nieri a sì fatta elezione; e dove piacesse il convali- 
darla, richiesero che i lor diritti non si violassero per 
alcun modo (1). Io mi penso che tanto piatire riu- 



(1) 1520 die XX Novembris: Coram Vobis III. et Excelso D. Regio in la- 
mia Gubernatori et Magnif. Consilio DD: Antianorum Civitatis Ianue: Con- 
stituti Paces de Gagino Hyeronimus de Viscardo Franciscus de Brochis 
Bernardinus de Ponte et sodi magistri et sculptores lapidum suis nomini— 
bus ac nomine et vice aliorum magistrornm sculptorum lapidum ut de eorum 
bailia constai publico instrumento scripto manu Pauli de Ferrariis Notarli 
exponentes ad eorum nolitiam et scientiam devenisse quod Antonius de Ca— 
rema dictus Sante et Dominicus de Carrancha magistri Antelhami se geren- 
tes tanquam Consules artium magistrorum Anthelami ac ipsorum sculptorum 
lapidum supplicaverunt DD: VV: se confirmari ad ipsum Consulatum non ob- 
stante quod non sint nati in Civitate Ianue secundum formam decreti anno 
preterito conditi. Et quia Magnif. DD: Ars ipsorum magistrorum sculptorum 
lapidum differì ab arte ipsorum magistrorum Anthelami nec ipsi magistri scul- 
ptores aliquem Consulem creaverunt nec creare intendunt prò nunc nisi sem- 
per cum benigna grafia DD: VV; et propterea supplicatur ut he dignenlur si 
elegerint aliquid concedere ipsis Consulibus supplicantibus in aliquo non der- 
rogire juribns ipsius artis sculptorum nec ipsos Consules i?i aliquo approbare 
ita quod habeant aliquam jurisdictionem contra ipsos magistros sculptores qui 
ipsos Consules non eligerunt (sic) nec eligere nec aprobare intendunt ali ter ip- 
sis suplicantibus fierel enormis lesio quod non credunt /ore de mente DD: VV: 
quibus humililer se commendane 

MDXX die XX Novembris — Deposila per dictos Pacem de Gagino Ie- 
ronymum de Viscardo Franciscum de Brochis et Bernardinum de Ponte su- 
perius nominatos: consentientibus Antonio Bissono Antonio de Novo de Lan- 
cio Antonio de Pillacorso de Carona. ( Archiv. Govern. — Diversorum — 
Voi. 1520 ). 



CAPITOLO III. -351 

scisse in fastidio de' Magistrati; di nuove leggi non 
è caso in alcun registro, e il notaio Zino m' induce 
a credere che l'autorità del Senato scotendo quel mo- 
lesto pensiero lasciasse ai dissidenti il comporsi alla 
meglio tra loro. Il 6 dicembre di queir anno mede- 
simo convenivano i capi delle due arti in una bot- 
tega di lunajuolo in contrada di Rivo Torbido, e quivi 
facean atto di compromesso, gli antelami in Domenico 
Spinola e gli scultori in Cattaneo Gentile Fallamo- 
nica, dottori di legge (1). Quel che seguisse è in o- 



(1) In nomine Domini Amen: Antonius de Carona de Lanero Dominicus 
de Caranca magistri antelami tamquam Consules ut asserunt artis magistrorum 
Anlhelami forensium in presenti civitate lanue existentium necnon magistri 
Matheus de Brea Iacobus Piuma de Mutonibus Petrus Antonius del Culto 
de Carona Martinus de Fontana dictus Molinarius Michael Pezolus et Pe- 
trus de Gandria de la Verda et Benardinus de Aroxio ac Petrus Carlo- 
nus tamquam Sindici aliorum hominum et Universitatis artis predicle ut de 
eorum sindicalu asseritur constare publico instrumento manu Petri de Villx 
Notarii et ad cautellam eorum propriis nominibus ac nominibus et vice aliorum 
hominum forensium ejusdem artis seu magistrorum Anthelami de rato promis- 
serunt et promittunt sub etc. Renunciantes etc. parte seu partibus ex una Pax 
de Gazino de Bissono Ieronimus Viscardus de Laino Franciscus Brocus 
de Campiono Antonius de Pilacurte de Carona Antonius de Solario de 
Bissono Antonius de Novo de Lancio et Salvator de Fontana omnes pre- 
dicti magistri sculptores seu ut vulgariter dicitur pichapetrorum (sic) eorum 
nominibus propriis ac tamquam sindici et procuratores ut asseritur aliorum 
omnium hominum ejusdem artis sculptorum sive scarpelinorum de eorum sin- 
dicalu asstruerunt constare publico instrumento manu Pauli de Ferrariis No- 
tarii necnon ad cautellam nominibus ac vice dictorum hominum et Universi- 
tatis diete artis sculptorum sive scarpelinorum prò quibus omnibus dictis su- 
perius nominalis suis propriis nominibus de ratto promisserunt et promittunt 
sub etc. Renunciantes etc. parte seu partibus ex altera ac omni meliori modo. 



352 SCULTURA 

scuro; ina parlari chiaro le carte dell' avvenire, mo- 
strando queste generazioni di lombardi in una stessa 
comunanza di statuti, d'assemblee, di faccende. 

Insieme al Viscardo e a più altri interviene in. 
questo ultime pratiche il Pace con bizzarra varietà 
(com'ebbi già ad avvertire) nominato negli atti or 
Garrino or Gazzino. La scritta del 6 dicembre cel dà 
per Gaggino con nuovo esempio, e per quanto io ne 
so singolare; ma niuno vorrà discredere che in que- 
sta forma passasse il casato nei discendenti, dacché 



De et super differentiis causìs questijnibus et controversus vertentibus inter 
ipsas partes dictis nominibus et seu que verti possunt ex causa pretensioni* 
dictorum magistrorum sculptorum qui pretendimi esse divisos et separatos ab 
arte magistrorum Anthelami et pariter artem eorum sculptorum separatam et 
divisam fore ab arte ipsa predictorum magistrorum Anthelami et sic separatos 
impetrare a Magnif. Senatu DD: Antianorum Exc. Communis et omnibus 
hominibus diete sculplorum artis licere posse eligere suos Consules artemque 
suam predictam regere et gubernare sub eorum Capitulis jam formatis el que 
comprobare per Magnif. Senatum facere pretendimi et de qua eorum preten- 
sione constai ex scrittura oppositionis per eosdem sculptores deposita coram 
predicto Magnif. Senatu in actis mei Notarii infrascripti et prefali Commu- 
nis Cancellarti contrarimi pretendentibus dictis magistris Anthelami: ac de et 
super omnibus et singulis dependentibus emergentibus assessoriis (sic) annexis 
et connexis a predictis duntaxat ita quod presens compromissum quoad cogno- 
scendum super predicta pretensa divisione et dependentibus ab ea ut supra 
presens compromissum sit generale el generalissimum et se extendat tam ad 
cogitata quam non et tam tacita quam expressa et quod quicquid per infra- 
scriptos arbitros cognitum et declaratum fuerit super dieta divisione et depen- 
dentibus ut supra duntaxat intelligatur de eo habuisse et habere bailiam. et 
sub eorum badia fore et esse deductum: se se compromisserunt et generale ac 
generalissimum compromissum fecerunt in spectabiles juris utriusque doctores 



CAPITOLO III. 353 

alcuno artista lo usurpa in età posteriore, e dura an- 
ch' oggi fra noi nei cultori dell'arte. E se all' ardor 
dell'affetto può perdonarsi una congettura, io saluto 
nelle opere e nel magistero, che fu in Pace elettis- 
simo, gli antichi auspicj di quel Giuseppe Gaggini 
che ai nostri giorni ristorò la scultura ligustica, che 
rèsse con plauso la torinese, e negli alunni della no- 
stra Accademia, e in me stesso che scrivo, lasciò me- 
moria non peritura di virtù e d'affettuosa amicizia. 



D. Bominicum Spinulam nominatimi per dictos magistros Anthelami et Catta- 
neum Gentllem Falamonicam nominatum per dictos magistros sculptores et in 
casu discordie quod possint ipsi prefati speciabiles BB: accipere in tercium 
et prò tercio Magnif. Vicarium Regium Bucalem in Ianua per utramque die- 
torum partium nominatum: Dantes etc. Acto quod dicti arbitri vel aliquis eo- 
rum non possit seu debeat allegari nec jurari prò suspecto quovis modo per 
alteram quamvis dictxrum partium. Rem quod diete parles et uterque .'sic) ea- 
rum dictis nominibus quibus supra teneantur et debeant suplicare ac requirere 
Magnif. Senatum BB: Antianorum Excelsi Communis Ianue sicque virlule 
presentis suplicare et requirere quominus (sic) dignetur et velit presens compro- 
missum et contenta in eo approbare et confirmare ac convalidare suamque in 
eo et Communis Ianue auctoritatem interponere suplereque omnibus et singulis 
deffectibus etc. non obstantibus etc. Et durare voluerunt diete partes dictis 
nominibus presens compromisstim per menses IIII proxime venturos. — - Ac— 
tum Ianue in burgo Sancti Stephani in contrada Rivi Turbidi Superioris vi- 
delicet in apotheca Jabrice lane domus solite residentie mei Notarii infra- 
scripti: Anno Bornia. Nativ. MBII Indictione octava seemdum Ianue cursum 
die Iovis sexta Beeembris in terciis: presentibus leronimo de Casliliono labo- 
ratore lane ac lanerio et Petro de Campiono etiam laboratore lane nuncupato 
lo Golfo q. . . civibus Ianue testibus vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Giam- 
battista Zino — Fogliaz. 2, 1520 - 28 ). 

Vol. IV. — Scultura 45 



INDICE DELLE MATERIE 

CONTENUTE IN QUESTO VOLUME 

■ J fbrn 



CAP. I. Oscurità nelle memorie della scultura in Ligu- 
ria, e quali ne sian le cagioni. — Quanto val- 
ga il diradarne le tenebre, benché sia bisogno 
di faticose" ricerche. — De' monumenti più an- 
tichi esistenti in Genova dopo l'epoca longobar- 
dica — e in ispecie sul prospetto della Catte- 
drale — e in Savona. — Miserrime condizioni 
dell'arte nel secolo XIII. — Esempj di questa 
età in parecchi avanzi che ne ha Genova e in 
un bassorilievo a Portofino nella Riviera ligu- 
stica. — La scultura sugli albori del trecento 
fa segno di riscuotersi. — Congetture sopra 
Marco Veneto scultore e architetto adoperato fra 
noi. — I Pisani, primi maestri all'Italia del- 
l'arte risorta, cooperano col loro esempio ad 
ammegliorarla anche in Liguria. — Giovanni 
Pisano è mandato da Arrigo VII Imperatore a 
scolpire il sepolcro di Margherita sua sposa 
morta in Genova nel 1311. — Importanza del 
documento che rivela la venuta di Giovanni alla 
nostra città. — Incrementi della statuaria suc- 
cessivamente al venire di quel sommo maestro. 
— Del monumento sepolcrale del card. Luca 



356 INDICE 

Fieschi, e con quanta probabilità si possa at- 
tribuire a Giovanni di Balduccio pisano. — Per 
ordine di chi, e per quali dispendj, e con quali 
cure fosse mandato ad esecuzione il suddetto 
mausoleo. — Gli scultori lombardi s'informano 
della costui maniera e si erudiscono alla sua 
scuola. — • Una moltitudine di costoro a vivere 
ed operare in Liguria. — Programma dei vo- 
lumi che riguardano alla scultura. — Rivista 
dei monumenti che in Genova e in Savona ri- 
cordano il sècolo XVI. — Sullo scorcio di que- 
sto tornano a decadere le buone forme pro- 
pagate dai pisani. — Sepolcri scolpiti in Ge- 
nova durante questo periodo. — Primordj del 
secolo XV. — La scultura contende al meglio 
sulle orme ( a quel che pare ) de' maestri to- 
scani. — Dell'arte fusoria, e come d'antico fosse 
esercitata fra noi. — I Campanai, e in quali 
contrade tenesser fondaco. — Un maestro 0- 
berto lavora di bronzo un Grifo da collocarsi 
nell'Opera di S. Lorenzo. — Maestro Bonaven- 
tura., e suo valore nel gitto delle campane. — 
Varj suoi lavori per la provincia, e segnata- 
mente in Albenga. — Guglielmo da Torino, 
Rqffo di S. Stefano, Ardoino e Lanzarotlo da Ri- 
volta campanai. — Francesco Bianco e Luca dal 
Pozzo. — Franchigia dalle avarie e dalle im- 
posizioni pubbliche conceduta dal Governo della 
Repubblica ai campanai. — Commendatizie di 
Anton Maria Visdomini letterato d'Arcola presso 
il Ducale Governatore Agostino Adorno e suo 
fratello Giovanni capitano delle armi, a favore 
di Prospero Sforzano da Reggio eccellentissimo 



INDICE 357 

gittatore ed orafo. — Pregiudizio degli storio- 
grafi sull'assoluta barbarie della scultura nei 
bassi tempi. — D'una lapide interpolata d'un 
rarissimo rilievo di bronzo, nuovamente sco- 
perta nell'antico sepolcreto dei Cavalieri Gero- 
solimitani presso la chiesa di S. Giovanni. pag. 
CAP. II, I maestri lombardi affluiscono in Genova e 
nella provincia — accomunando per lo più i 
due magistèri del costrurre e dello scolpire. — 
Loro statuti e consuetudini e privilegj. — Dif- 
ficoltà del cernere i migliori fra la moltitudine 
di questi artefici. — Primi ornamenti e am- 
pliazioni alla Cappella di S. Gio. Battista nella 
Cattedrale di Genova — Questi lavori son di 
poco preceduti da un certo avanzare che fa tra 
noi la scultura. ■ — Per quali uomini e con 
quali apparecchi si desse ordine ai lavori della 
predetta Cappella — e con qual favore de' Ma- 
gistrati, e con quali riforme nel Duomo stesso. 
— Preziosi oggetti recati da Pera e depositati 
nella nuova Cappella, — Delle teche od urne 
procurate in più tempi a guardare le Reliquie 
del Santo. — Preziosa patera di calcedonia 
spedita in dono all' altare da Pp. Innocenzo 
VIII. — Un'assemblea di cospicui cittadini ap- 
prova le forme della Cappella secondo i pareri 
del cancelliere Iacopo Bracelli. — De' varj scul- 
tori provenienti da Bissone, fra i quali primeg- 
gia per valore e per tempo un Pier Domenico. 
— Luchino da Cernusco dà saggio de' suoi scal- 
pelli ai Conventuali di S. Francesco. — I Priori 
del Sodalizio commettono a Pier Domenico la 
stupenda facciata della Cappella suddetta. — 



358 INDICE 

Descrizione di essa. — Ha compagno ne' lavori 
un nipote, Elia Gazzino da Bissone. — Notizie 
d'entrambi. — Segue Giovanni da Bissone che 
trovasi in Genova quasi ad un tempo coi già 
nominati. — S'associa alle costui 'fatture Leo- 
nardo Riccomanno da Pietrasanta scultor valen- 
tissimo. — Leonardo scolpisce il bel portale 
della sacristia ai Predicatori di Castello, ordi- 
nato dai fratelli Emanuele e Leonello Grimaldi. 

— Caratteri della costui maniera. — D'alcuni 
marmi che sentono specialmente il suo stile. 
— ■ Congetture sull'intaglio che adorna il por- 
tale de' Doria presso S. Matteo, eseguito da 
Giovanni. — Questi disegna e conduce a ter- 
mine la Cappella de' Fieschi nel Duomo. — 
Molteplici provvedimenti per la costruzione di 
questa — La Consorzia di S. Sebastiano isti- 
tuita in S. M. delle Vigne patteggia col Ricco- 
manno per suntuosi ornamenti alla propria Cap- 
pella. — Si ripetono le convenzioni dopo dieci 
anni, ma è nulla dell'aspettar l'opera dal pie- 
trasantese. — Sottentra a questa Gio. Donalo 
dei Bertolini da Marognia , e la compie feli- 
cemente — Cappella di mons. Leonardo de 
Fornari vescovo di Mariana, costrutta e deco- 
rata di statu6 alle Vigne dal Giovanni suddetto. 

— Altre cappelle innalzate a sue spese da que- 
sto degno prelato. Un altro da Bissone per 
nome Matteo compiace al Vescovo d'un sepolcro 
marmoreo. — Tre fratelli d'Aria sul lago di 
Como: Michele, Giovanni e Bonino. — Michele 
prevale nella statua, ed esordisce fra noi col 
bellissimo intaglio monumentale di Francesco 



INDICE 359 

Vivaldi nel Palazzo delle Compere. — Lavora 
successivamente pel Magistrato medesimo i si- 
mulacri di Luciano Spinola, di Domenico Pa- 
stine e d'Ambrogio di Negro. — I Priori di S. 
Gio. Battista si affidano in Michele per molte 
riforme nella destra navata del S. Lorenzo. — 
Società fra i tre fratelli. — Varie opere di Mi- 
chele in società con Giovanni da Campione. — 
Giovanni a" Aria si obbliga in Savona pel mo- 
numento d' Antonio Sansone da erigersi in S. 
Domenico di quella città. — Sepolcro scolpito 
ai genitori di Pp. Sisto della Rovere nella Cap- 
pella Sistina — e verosimilmente dal solo Gio- 
vanni d'Aria. — Michele conduce a sua volta 
quello del Vescovo Bartolommeo Pamoleo — 
Congetture intorno ad un intaglio che serve di 
palliotto all'aitar principale in S. Gerolamo di 
Quarto. — Il R. Governatore Agostino Adorno 
e Giovanni suo fratello commettono a Michel 
d'Aria e a Gerolamo di Vi scardo una ricca se- 
poltura da murarsi in detta chiesa. — Varie 
vicende di siffatto lavoro. — Si rimandano ad 
altro capitolo le restanti notizie di questi co- 
maschi, — Molti scultori da Campione e da Ca- 
rona, insieme con altri Bissonesi, apparecchiano 
materia al presente volume. — ■ Cenno generale 
su quei da Campione. — Di questi, un Giovanni 
e un Andrea, padre e figlio, si mostrano valo- 
rosi maestri nella scultura ornamentale e ne' 

lavori di quadro pag. 83 

CAP. III. Le opere della Cappella di S. Gio: Battista se- 
gnano le traccie a proseguire. — Difficoltà che 
s'incontrano in tal materia. — Congetture sul 



360 I N D 1 C K 

prospetto esteriore della detta Cappella — e 
sulle progressive ampliazioni e riforme di que- 
sta — Nuove opere intraprese nel 1492, e con 
disegni probabilmente di qual maestro — Sta- 
tue di Matteo Civitali da Lucca, precipuo orna- 
mento di questo Santuario — Descrizione di 
esse, sia per riguardo al concetto sia per ri- 
guardo alla esecuzione — Errori di chi ne 
scrisse, e in ispecie del Mazzarosa — Danni 
recati a queste statue dalle bombe di Luigi XIV 
— Dubbj e sospetti sulla statua dell' Isaia — 
Lunetto co' martirj del Santo attribuito a Mat- 
teo — Indizj sull'epoca di tali sculture, ed er- 
ronee sentenze di più scrittori — D'una statua 
equestre di S. Giorgio scolpita dal Civitali per 
gli Ufficiali delle Compere, e collocata sulla 
maggior piazza in Sarzana — Notizie d' Acel- 
lino Salvago principal promotore delle toccate 
opere — Rettificazioni sulF intaglio a destra 
della sunnominata Cappella, e supposizioni sul- 
l'autore di esso — Andrea Contucci da Monte 
San Savino succede a Matteo Lucchese nel lavoro 
d'altre due statue — Anche in proposito di 
queste si discutono le opinioni di certi libri — 
Parallelo fra i due insigni statuarj — Donato 
Benti e Benedetto Bartolommei fiorentini ad ope- 
rare in Genova — Lavorano in società le scul- 
ture della Cantoria nell'Abbaziale di S. Ste- 
fano — In società con Michel d'Aria e con Ge- 
rolamo Viscardo scolpiscono una magnifica se- 
poltura pel Re di Francia — Descrizione di 
essa desunta dai termini del contratto — Lo- 
renzo Stagi ad ornare la Cattedrale di Sarzana 



INDICE 361 

— Rapidi cenni sulla vita de' predetti maestri 

— Il Viscardo conduce parecchie sculture, e di 
pregio non lieve, per 1' Abate di Fechan Con- 
sigliere di Luigi XII — e un ricco altare per 
G. B. di Castiglione nella chiesa di S. Domenico 

— Pace Gazino da Bissone : argomenti gravis- 
simi sulla virtù di questo artefice — Sue opere 
per la Regina di Francia e pel Cardinale Ro 7 
tomagense — Intromissione del patrizio Gio- 
vanni Spinola di Serravalle in tutti i nominati 
lavori pe' Reali Francesi — Società di bottega 
fra Pace Gazino e Antonio dalla Porta valentis- 
simo intagliatore d'ornamenti — Cappella di 

Francesco Lomellino in S. Teodoro abbellita 
da' costoro scalpelli — Chiamano entrambi A- 
gostino da Campione per terzo all'opera d'una 
Fonte pel suddetto Cardinal di Rohan — La- 
vori del dalla Porta in Savona — Pace Gazino 
conduce la statua di Francesco Lomellino per 
la gran Sala delle Compere — e il dalla Porla 
quella d'Antonio Doria — Diverso giudizio sul 
valore di queste statue — I più e i migliori 
fra i maestri del marmo si partono in Compio- 
nesi e in Caronesi — Ad Alessandro da Corona 
è affidata la statua d'Eliano Spinola, riposta 
anch' essa nell'aula maggiore della Banca di S. 
Giorgio — Alessandro e Pace prescelti da Cri- 
stoforo Solari a scolpire la statua funeraria d'un 
Vescovo — D'un bellissimo intaglio esistente in 
Savona, e da recarsi a Pace con probabile giu- 
dizio — ■ Intagli di Romerìo da Campione che 
pur si serba ad altro luogo dell'opera — I fra- 
telli Michele ed Antonio Carloni fan quasi prin- 
Vol. IV. — Scultura 46 



362 INDICE 

cipio ad una serie di valentuomini del loro ca- 
sato — Riepilogo di questa età — L'arte de- 
gli scultori, accomunata ab antico con quella 
de' maestri antelarai, s'adopera vanamente per 
ridursi in collegio a parte. . . . pag. 229 



INDICE ALFABETICO 

DEI PROFESSORI MENZIONATI IN QUESTO VOLUME 

CHE FURONO ED OPERARONO IN LIGURIA 



Ardoino da Rivalta, campanaio - 71. 
Arosio (da) Pietro, scultore - 337. 

Barasino Tommaso da Mendrisio, scultore - 3o2 

Bardone da Chiavari, piccapietra - p. 3G. 

Bartolommei Benedetto Fiorentino, scultore - 279. 

Baudo Luca da Novara, pittore - 187. 

Benti Donato da Pietrasanta, scultore - 279. 

Bertolini (de') Gio: Donato da Maroggia, scultore - 124. 

Bianco Francesco, maestro di campane - 72. 

Bissone (da) Elia, scultore - 121. 

Bissone (da) Giovanni, architetto - 121. 

Bissone (da) Giovanni, scultore e architetto - 135 - 139 

141 - 172. 
Bissone (Gazino) Pace, scultore - 267 - 303 - 321 - 352. 
Bissone (da) Matteo, scultore - 122 - 134 - 172 - 228. 
Bissone (da) Pier Domenico scultore - 121, 126, 234. 
Bonaventura da Sampierdarena, maestro di campane - 65. 
Bongiovanni, campanaio - 63. 
Braccesco Carlo (del Mantegna) pittore - 206. 
Brocco Francesco da Campione, scultore - 346. 



304 INDICE 

Caldera Simone, orafo - 163. 

Campione (da) Andrea, scultore - 225. 

Campione (da) Antonio, scultore - 227. 

Campione (da) Cristoforo, scultore - 325. 

Campione (da) Francesco, scultore - 332. 

Campione (da) Giacomo scultore - 227. 

Campione (da) Giovanni d'Andrea, scultore - 186 - 195 - 223. 

Campione (da) Giovanni di Beltrame, scultore - 227. 

Campione (da) Romerio, scultore - 138 - 337. 

Canevale (di) Baipassare, maestro d'antelamo - 326. 

Cannerò (da) Gabrielk, scultore - 335. 

Carona (da) Antonio, scultore - 349. 

Carona (da) Enrico, maestro d'antelamo - 188. 

Carona (da) Gaspare, scultore - 329. 

Carlonb Antonio, maestro d'antelamo - 190. 

Carlone Antonio di Battista, scultore - 344. 

Carlone Battista, maestro d'antelamo - 188 - 278. 

Carlone Battista di Pietro, scultore - 344. 

Carlone Bernardo, scultore - 344. 

Carlone Michele, scultore - 335 - 342 - 344. 

CiviTàLi Matteo da Lucca, scultore - 239 - 252 - 259. 

Como (da) Lorenzo, pittore 186. 

Contucci Andrea da Monte S. Savino, scultore - 249 - 268. 

Dal Pozzo Luca, campanaio - 74. 

Dalla Porta Antonio da Milano, scultore - 308 - 313. 
Dalla Porta Gio: Giacomo da Milano, scultore - 340. 
Dal Poggio Bartolommeo, pittore - 323. 
Daniele, campanaio - 63. 

D'Aria Bonino da Pel-Sotto, scultore - 181 - 192 - 279. 
D'Aria Giovanni da Pel-Sotto, scultore - 181 - 102 - 237 - ' 
258 - 276. 



INDICE , 865 

D'Aria Michele da Pel- Sotto, scultore - 181 - 190 236 - 

276. 
Dell'Aquila. Leonardo, pittore 344. 
De Ferrari Francesco Pavese, pittore - 186. 
Della Motta Giorgio, architetto - 121. 
Di Novo Antonio, scultore - 294. 

Fazolo Lorenzo Pavese, pittore - 235. 
Foppa Vincenzo da Brescia, pittore - 257. 

Gaggini Giuseppe, scultore - 353. 

Giambelli Pietro da Pisa, intagliatore - 292. 

Giovanni di Balduccio da Pisa, scultore - 39. 

Giovanni da Como, piccapietra - 36. 

Giovanni di Curletto, piccapietra - 36. 

Giovanni da Chiavari, campanaio - 63. 

Giovanni Pisano, scultore e architetto p. 29-49-52 - 62 

- 65. 
Guglielmo da Torino, campanaio - 68. 

Lanza Baldassare da Canerale, scultore - 346. 
Lanzarotto da Rivalta, campanaio - 71. 
Losnago (da) Gio: Antonio, scultore - 327. 
Luchino da Cernusco, scultore - 122. 

Malagrini Gio. Donato da Dongo, scultore - 218. 
Marchesi (de') Domenico da Caranca, architetto - 349. 
Marco Veneto, scultore e architetto - p. 25. 
Marocco Giacomo da Lugano, scultore - 177. 
Maroggia (da) Gio: Donato, scultore - 168. 
Mazone Giovanni d'Alessandria, pittore - 257 •310. 



366 INDICE 

Oberto, maestro di gitto - 63. 

Pace Biagio, scultore - 339. 

Pezzolo (di) Michele, maestro d'antelamo - 326. 

Riccomanno Francesco da Pietrasanta, scultore - 161 - 292. 
Riccomanno Leonardo da Pietrasanta, scultore - 124 - 141 - 

160 - 292. 
Rosso da S. Stefano, campanaio - 70. 

Scala Alessandro da Carona, scultore - 329. 
Scaria (di) Antonello, maestro d'antelamo - 338. 
Sforzano Prospero da Reggio, maestro di gitto - 75. 
Simone da Lancio, scultore - 76. 
Simone di Sarzano, piccapietra - p. 36. 
Solari (de') Agostino da Campione, scultore - 314. 
Solari Filippo da Campione, scultore - 335. 
Solari Giorgio da Campione, scultore - 332. 
Stagi Stagio da Pietrasanta, scultore - 250. 
Stagio (di) Lorenzo, scultore - 292. 

Viscardo (di) Gerolamo da Laveno, scultore - 211 - 281 • 295. 



REPERTORIO 

DELLE COSE PIÙ' NOTABILI CONTENUTE 

NEL QUARTO VOLUME 



o 



Campanari. — Loro antichità in Genova - 62. — Ove tenes- 
sero le loro officine - ivi. — Importanza di quest' arte nei 
primi secoli del risorgimento - 64. — Pregio in ch'era te- 
nuta quest' arte, e antichi privilegi conceduti ai maestri di 
essa - 74. 

Campane gittate da un nostro artefice per la terra d' Albenga 
- 66 — e per S. Lazzaro in Genova - ivi — e pel luogo 
di Quarto - 67 — e per la nostra Abbazia di S. Stefano - 
69 — e per la Pieve di Sori - 71 — e per altre chiese 
parecchie - 72. 

Chiesa Cattedrale di Genova. — Il suo prospetto offre i primi 
esempj a giudicare le sorti della nostra scultura - 13. — 
Suoi portali d'età longobardica agl'ingressi laterali - ivi. — 
Suoi stipiti ad intaglio sulla porta maggiore - 15. — Arca 
marmorea che chiudeva in antico le Ceneri del S. Precur- 
sore - 17. — Altre urne ordinate più tardi - 105. — Grifo 
di bronzo collocato nella chiesa nel 1222 , e da chi com- 
messo e gittato - 63. — Prezioso bassorilievo del Crocifisso 



368 INDICE 

sul primo altare a man dritta - 96. — Prime costruzioni 
d'una Cappella al culto di s. Gio. Battista - 98. — Primi 
propositi di riedificarla in più nobil forma - 100. — Cimelj 
trafugati da Perà e depositati in essa Cappella - 102. — 
Patera o catinella di calcedonia donata ad essa da Pp. In- 
nocenzo Vili di casa Cibo, e casi che ne seguirono - 107. 
— Provvedimenti e consigli per assegnar sito alla nuova 
Cappella - 112. — Meravigliosa opera ad intaglio sull'e- 
steriore prospetto di essa, e da chi eseguita - 117-125. — 
Descrizione di essa - 128. — Cappella dei Fieschi: da chi 
architettata, e con quali provvedimenti eseguita - 152. — 
Riforme architettoniche nella destra navata, e da chi com- 
messe e da chi disegnate - 190. — Nuove giunte e ri- 
forme nella Cappella del S. Precursore - 231. — Chi nuo- 
vamente la decorasse di marmi - 236. 
Chiesa Basilica di S. Siro. — Suo antico e ricco portale costrutto 
a spese di Gianotto Gentile nel 1354 non più esistente 37. 

— di S. Agostino (soppressa). Sue piccole statue sull'alto del 
frontespizio - 52. 

— della Maddalena. — Antiche statue di stile pisano locate 
sul vertice della facciata - 53. 

— di S. Francesco (distrutta). — Opera d'intaglio quivi locata 
da un Paolo Chiavari - 122. 

— di S. M. di Castello. — Esempj d' antica scultura tuttavia 
esistenti in essa - 142. — Magnifico portale ordinato per la 
Sacristia dai fratelli Emanuele e Leonello Grimaldi, e da chi 
lavorato ad intagli - 142. 

— di S. M. delle Vigne. — Suntuosa Cappella ornata di scul - 
ture, ivi eretta col titolo di S. Sebastiano - 160. — Reliquie 
che probabilmente ne sussistono - 171. 

— Primaziale di Sarzana, decorata esternamente, e per com- 
missione di chi - 292. 



INDICE 369 

F 

Fonte scolpita nel 1475 al patrizio Francesco Spinola , e da 

quali artefici - 196. 
operata in Genova da tre scultori pel cardinale di Rohan 

- 315. 
— eseguita per commissione di Nicolò Spinola di Serravalle, e 

per quali maestri - 339. 



Intaglio rappresentante il prospetto di Porto Pisano all'uscire 
di Ponticello in Genova - 21. 

— di s. Giorgio vincitor del dragone, nel chiostro di S. M. 
delle Vigne - ivi. 

— sopra il portale dell' Abbazia di S. Antonio nella contrada 
di Pré - ivi. 

— murato sopra il campanile della Commenda dei Cavalieri - ivi 

— con N. D. e i ss. Martino e Giorgio nella terra di Porto- 
fino - 22. 

— sepolcrale alla memoria di Giovanni e Guglielmo Bozoli su- 
gli stipiti d'un portale del Duomo in Genova - 53. 

— in piazza di Banchi, che segna il primo risorgere della scul- 
tura nel secolo XV - 59. 

— d'una pala d'altare, trasferita nell' Accademia Ligustica dal 
monastero di S. M. della Pace - 201. 

— fregiatura d' un devoto altarino di N. D. nella chiesa di S. 
M. de' Servi - ivi. 

— ad uffizio di mensa all' aitar principale della chiesa di S. 
Gerolamo nel luogo di Quarto - 208. 

Vol. IV. — Scultura. 47 



370 INDICE 

Intaglio con istorie del Precursore, attribuito a Matteo Ci vi- 
tali, nella cappella del Santo entro la Cattedrale di Genova 
- 252. 

— con altri gesti di s. Giovanni Battista nella predetta cap- 
pella: e a chi voglia di preferenza attribuirsi - 266. 

— della Cantoria di S. Stefano in Genova , da chi eseguiti , e 
quando e d'onde trasportati nell'attual luogo - 280. 

— per un privato oratorio dell' ab . di Fechan consigliere del 
Re di Francia, da chi lavorato - 295. 

— per ancona ad una cappella, di G. B. Castiglione nella chiesa 
di S. Domenico in Genova - 299. 

— per una cappella del vescovo Recanatense alle monache di 
S. Chiara in Savona - 318. 

— di due cappelle alla Certosa in Polcevera, e verosimilmente 
di quale autore - 321. 

— della cappella di Nicolò Giustiniani ai Predicatori di S. M. 
di Castello - 338. 



s 



Savona — Scultori adoperati d'antico in quella terra - 54. — 
Dovizia di sculture (oggi disperse) ch'ebbe già la sua Cat- 
tedrale - 55. — Opere avanzate alle rovine di essa - ivi. 
— Onorevoli e belle sepolture scolpite in Roma ad illustri 
personaggi savonesi - 199. — Altri lavori marmorei per 
ornamento dell'antica Basilica - 335. 

Scultura. — Oscurità delle sue notizie in Liguria - 8. — Con- 
fusione degli scultori co' maestri d'antelamo o costruttori e 
architetti - 9. — Ondeggia fra il gusto toscano e il lom- 
bardo -11. — Moltitudine dei piccapietra o scultori in Ge- 
nova - 13. — D' onde si cavassero i marmi per le opere 
architettoniche - 21. — Se debba credersi cli6 l'arte scul- 



INDICE 371 

toria perisse del tutto in Italia nel medio evo - 23. — 
Buoni esempj d' antica scultura entro il Duomo di Genova 
e il chiostro di S. Matteo - 24. — Monumenti di stile pi- 
sano sparsi in più luoghi della nostra città - 27 — e come 
si vuol credere che gli esempj di quello stile penetrassero 
fra noi - 28. — Quando invalga negli atti l'appellativo dei 
piccapietra - 35. — Temporaria decadenza di questo magi- 
stero sul declinare del secolo XIV - 48. — I soli archivj 
poteano dar luce a strappar le notizie della nostra arte 
dalle tenebre di più sècoli - 50. — Primi fra i lombardi 
l'esercitano in Genova i Campionesi - 54. — Degli statuti 
che reggevano il collegio degli scultori - 87. — Loro Santi 
Patroni e festività - 89. — Nuove suppliche degli scultori 
alla Signoria, e nuove contese per dissociare dagli antelami 
e ridurre in proprio collegio il magistero degli scultori - 
345. 
Sepoltura di Margherita Imperatrice e consorte d'Arrigo VII, 
scolpita da Giovanni Pisano per la chiesa de' Conventuali 
di S. Francesco - 29. ■ — Dove se ne trovino avanzi dopo 
le rovine di detta chiesa - 33. 

— del card. Luca Fieschi nella Cattedrale, grandiosa in an- 
tico, e poi mutilata, e a quale scultore sia giusto attribuir- 
la - 37. 

— di Guarnerio, figliuol di Castruccio Castracani in Sarzana , 
e da chi lavorata - 40. 

— di Simon Boccanegra primo, doge di Genova , e dove se ne 
serbino le membra divelte dall'antico lor posto - 57. 

— di Guido Setten Arcivescovo di Genova nella chiesa soppressa 
di S. Gerolamo nel luogo della Cervara - 58. 

— di Pagano Doria già esistente in S. Domenico - ivi. 

— del doge Leonardo Montaldo nella Cattedrale di Genova 
- ivi. 



372 INDICE 

Sepoltura di Antonio Grimaldi, già esistente nella Commenda 
di Prè, ora sull'esterno del Duomo - 59. 

— di Simonetta e Percivale Lercari. — Lapide recentemente 
scoperta - 78. 

— di Francesco Spinola già in S. Domenico — Intaglio super- 
stite coll'effigie dell'Eroe — dove murato attualmente, e da 
chi scolpito - 148. 

— di Giorgio Fieschi cardinale e vescovo Ostiense, nel Duomo 
entro la cappella della famiglia - 159. 

— di Leonardo De -Forn&ri vescovo Marianense, e di varie cap- 
pelle per esso fondate - 173. 

— dei genitori di Pp. Sisto IV esistente in Savona nella cap- 
pella Sistina, e quando e da chi lavorata - 198. — Sua de- 
scrizione - 199. 

— scolpita alla memoria d'Antonio Sansone, e posta nella chiesa 
di S. Domenico in Savona - 205. 

— di Bartolommeo Pamoleo vescovo d'Accia - 206. 

— di Agostino e Giovanni Adorno, locata agli Olivetani di 
Quarto - 210. 

— dei Reali di Francia, scolpita in Genova da quattro scultori 
e da quali - 284. 

— commessa per la Regina di Francia, e lavorata in Genova, 
e da quale artefice - 305. 

— altre due decorate ad intaglio per la cappella di Francesco 
Lomellino in S. Teodoro - 309. 

— ordinata da Margherita di Fox marchesa di Saluzzo, e suoi 
avanzi esistenti in Legino presso Savona - 333. 

— di Antonio Guasco nella Primaziale di Gavi , tuttora esi- 
stente - 336. 

Statue d'eroi della gente Spinola, sulla fronte del palazzo già 
di questo nome in piazza Fontane Marose - 59. 

— di Francesco Vivaldi nell'antico Palazzo delle Coinpere : da 
chi scolpita - 183. 



INDICE 373 

Statua di Luciano Spinola o di Domenico Pastine nel predetto 
Palazzo, e loro autore - 186. 

— d'Ambrogio di Negro Commissario in Corsica, locata pur 
essa nel Palazzo della Banca di S. Giorgio - 188. 

— stupende di Matteo Civitali nella cappella del Battista en- 
tro il Duomo di Genova - 239. — Esame critico sul loro 
soggetto e sul loro valore - 240. — Guasti recati ad esse 
nel 1684 dalle bombe di re Luigi XIV - 248. 

— equestre di S. Giorgio, scolpita da Matteo Civitali per or- 
namento della maggior piazza in Sarzana - 259. 

— d'Andrea Contucci da Monte S. Savino per la suddetta cap- 
pella del Precursore nella Cattedrale - 268. — Lor paral- 
lelo con quella del Civitali - 274. 

— di Francesco Lomellino nella maggior sala del Palazzo di 
S. Giorgio - 322. 

— d'Antonio Doria in altra sala di detto Palazzo - 324. 

— d'Eliano Spinola nella gran sala delle Compere, e suo au- 
tore - 330. 



PKOSPETTO CRONOLOGICO 

de' documenti 
contenuti nel presente volume 



1191-1214. — Estratti dai notularj di Guglielmo Cassinense e 
di Pietro Ruffo, pei quali è memoria di colonne marmoree 
spedite da Carrara a Genova - 20. 

1222, 31 ottobre. — Obizzo Guercio massaio del S. Lorenzo 
s'accorda con maestro Oberto pel gitto in bronzo di un 
Grifo da collocarsi pel venturo S. Giovanni nell'Opera della 
Cattedrale - 63. 

1291, 3 maggio. — Bonaventura da Sampierdarena maestro 
gittator di campane promette a Guglielmo Re e a Laborante 
dal Pozzo deputati della comunità di Quarto l'opera d'una 
campana per la lor chiesa - 67. 

1313, 25 agosto. — Maestro Nicola da Pisa, spedito a Genova 
a scolpire la sepoltura di Margherita Imperatrice per la 
chiesa de 1 Conventuali di S. Francesco, riceve nel sacrario 
della Cattedrale 81 fiorini d'oro dai delegati d'Arrigo VII 
Cesare, per essere erogati nelle spese e nell'opera di detto 
monumento - 31. 



376 INDICE 

1318 , 10 luglio. — Frammenti del testamento di Nicolò di 
Goano operaio del Duomo, ed uno dei ristoratori di esso do- 
po l'incendio: dai quali si evince la sua fraternità col R. 
Andrea di Goano Priore di S. Matteo e ordinatore del 
chiostro di detta chiesa - 26. 

1329, 31 gennaio. — Lodo del Console dei Placiti Belfino da 
Soncino cremonese, nel quale si fa menzione d'un maestro 
Nicola, lapidario della. Maddalena - 36. 

1343, 24 maggio. — Tedisio abate di S. Siro, maestro Ventu- 
rino da Bergamo canonico di S. Lorenzo e Filippo Oltra- 
marino cittadino di Genova, procuratori sostituiti a curar 
l'opera del monumento sepolcrale di Luca Fieschi card, di 
S. M. Invialata, riscuotono da Tobia Lomellino una somma 
di denaro per sollecitare l' ultimazione di detta magnifica 
sepoltura - 44. 

1365, 19 dicembre. — Fra Guglielmo abate di S. Stefano, fatta 
trasportare in presenza del not. Benedetto di Vivaldo certa 
campana della sua chiesa gittata in addietro da maestro 
Guglielmo da Torino , ed ora in più parti fessa per malo 
lavorìo dell'artefice , adopera che sia constatato legalmente 
il danno per gli opportuni richiami - 69. 

1365, 19 dicembre. — Raffo da S. .Stefano campanaio pat- 
teggia cogli uomini di Bergeggi rappresentati da un Fran- 
cesco di Giussano per l'opera d'una campana - 70. 

1376, 3 novembre. — Lanfranco Stagno e Simone d'Aprico di 
Sori, massai della chiesa di S. Michele di detto luogo, con- 
segnano a Lanzarotto da Rivalta figlio di maestro Ar- 
doino, otto cantara e rotuli cinque di bronzo pel gitto di 
due campane ad uso di quella chiesa - 71. 

1428, 26 agosto. — Simone di Lancio maestro d' antelamo si 
obbliga a Giovanni da Reggio mercante siciliano di scol- 
pirgli e consegnargli per la ventura Pasqua un monumento 



INDICE 377 

di marmo con sei colonne secondo il disegno a sé presen- 
tato da Fra Lodisio Gentile dei Conventuali di S. France- 
sco - 96. 

(Senza data) Capitoli de'maestri scultori di marmi e di pietre - 87. 

1434, 25 giugno. — Il Ducale Luogotenente e il Consiglio de- 
gli Anziani commettono all'Uffizio di Moneta di far ragione 
ai richiami di Luca, dal Pozzo campanaio , il quale chiede 
d'essere esonerato dalle avarie del Comune e del testatico, 
allegando il privilegio competente agli uomini di detta arte 
- 74. 

1448, 4 maggio — Baldassare Vivaldi e Gaspare Cattaneo 
Priori della Devozione di S. Gio. Battista si convengono 
con Pier Domenico da Bissone per l'opera degl' intagli ad 
istorie e ad ornati, a decorazione della fronte esterna della 
Cappella nuovamente deliberata in onore del Santo Patrono 
nella Chiesa Cattedrale - 127. 

1448, 16 novembre. — Il Doge e il Consiglio degli Anziani, a 
richiesta di Giovanni da Passano, Antonio di Zoagli e An- 
drea di Rocca, rinnovano il decreto già fatto negli anni ad- 
dietro dal Doge Tommaso da Campofregoso e ratificato da 
Raffaele Adorno, pel quale viene conceduto all' opera della 
Devozione di S. Gio. Battista la ritenuta di sei danari men- 
sili sopra la paga di ciascun fante stipendiato - 100. 

1450, 19 gennaio, — Avendo i Priori del Battista rappresen- 
tate al Doge e agli Anziani le deliberazioni prese da un' 
assemblea di prestanti cittadini circa la fabbrica d' una 
nuova e suntuosa Cappella in onore del Santo, sulle forme 
specialmente proposte dal Cancelliere Iacopo Bracelli, e ri- 
sultanti dal tenore del discorso da lui pronunziato, il Con- 
siglio comprova e ratifica le decisioni predette, aggiungen- 
dovi certe clausole relative ai danni che da tal fabbrica po- 
tessero derivare a' privati - 116. 
Vol. IV. — Scultura 48 



378 INDICE 

1450, 13 luglio. — Luchino da Cernusco scultor milanese pro- 
mette il lavoro d'un Annunziata scolpita ad intaglio, da col- 
locarsi nella chiesa de* Minori di S. Francesco - 122. 

1452, 3 gennaio. Leonardo Riccomanno da Pietrasanta scul- 
tore, annullati con Giovanni da Bissone altri accordi prece- 
denti, si obbliga a lavorare d'intaglio il portale della Sacri- 
stia di S. M. di Castello, ordinato con signorile munificenza 
dai fratelli Emanuele e Leonello Grimaldi - 143. 

1457, 14 febbraio. — Giovanni da Bissone Maestro d'antelamo 
e scultor d'intaglio si obbliga al patrizio Giorgio Doria per 
l'opera d'un portale all'ingresso del costui palagio da S. 
Matteo, somigliante ad un altro da sé lavorato per la casa 
di Brancaleone Grillo - 150. 

1457, 8 mnrzo. — Elia Gazino da Bissone, come aiuto e fat- 
tore di Pier Domenico da Bissone, confessa al nob. Stefano 
Lomellino d'aver ricevuto per conto di esso Domenico il 
complemento di lire 150 di Genova a lui dovute - 132. 

1460, 20 giugno. — Ricognizione di debito di Francesco Bianco 
stagnaio o gittatore, verso un Raffaele Rizzo suo genero, 

eassegnamento di parecchi suoi crediti verso alcune chiese 
del contado ligustico, procedenti da lavorazion di campane 
- 72. 

1461, 19 giugno. — Otto Consiglieri della Devozione di S. Gio. 
Battista, e tredici convocati in adunanza, sulla proposta di 
Galeotto Lomellino cavalier di milizia ed altro de' Priori 
di detta Confraternita, se abbiansi a ricevere in deposito e 
ad ornamento della Cappella certe preziose suppellettili te- 
sté trafugate da Pera, obligando la Soc : età verso i deposi- 
tanti, di comune accordo stanziano che tal pratica sia messa 
in arbitrio di detto Lomellino e dell'altro Priore Nicolò 
Campanaro Adorno - 104. 

1462, (?) 12 aprile. — Leonardo di Riccomanno scultore, do- 



INDICE 379 

vendo per sue bisogne recarsi a Pietrasanta, promette ai 
Deputati alla Cappella di S Sebastiano alle Vigne di ri- 
tornare a Genova entro il prossimo giugno, per isdebitarsi 
dell'opera con loro pattuita ad ornamento della Cappella 
predetta - 167. 

1462, . . . giugno. — . I Governatori della Cappella di S. Seba- 
stiano in S. M. delle Vigne fanno in Leonardo di Ricco- 
manno da Pietrasanta allogazione d'un ornamento od in- 
taglio in altezza di palmi venti, con colonnette e con men- 
sole da porvi statue; facendo arbitro di diriggere l'opera il 
virtuoso orefice Simone Caldera - 163. 

1463, 9 gennaio. — Estratti di più documenti relativi alla co- 
struzione d'una Cappella che Giacomo e Matteo fratelli del 
Fiesco doveano sacrare nel Duomo in esecuzione del testa- 
mento del cardinale Giorgio Fieschi Vescovo ostiense - 154. 

1463, 22 settembre. — Decreto del Luogotenente Ducale e de- 
gli Anziani, pel quale si determinano il luogo e la forma 
per costrurre la Cappella de' Fieschi nel Duomo di Ge- 
nova, secondo il parere già espresso dai tre delegati, Cri- 
stoforo di Vernazza, Meliaduce Cicala e Ambrogio di Se- 
narega - 156. 

1465, 2 maggio. — Pier Domenico da Bissone concede in lo- 
cazione ad Elia da Bissone suo nipote una sua casa in con- 
trada del Molo per anni sei e pel prezzo di lire cento per 
tutti e sei gli anni: delle quali si dichiara già soddisfatto 
- 134. 

1465, 2 maggio. — Pier Domenico da Bissone si confessa de- 
bitore a Giovanni da Bissone di lire 500, e s. 10 di geno- 
vini, e a costui sicurezza ipoteca la sua casa in contrada 
del Molo, con facoltà di poterla alienare ove il debito non 
sia soddisfatto nel termine convenuto - 136. 

1465, 2 maggio. — Pier Domenico da Bissone fa procura in 



380 IN D ICE 

Antonio di Platono orefice, per riscuotere i residui suoi 
crediti, e specialmente verso la Venerabile Consorzia di S. 
Gio. Battista - 133. 

1465, 18 giugno. — Giovanni Bissone si accorda co' fratelli 
Matteo e Giacomo del Fiesco per la fabbrica e gli orna- 
menti .marmorei della Cappella in S. Lorenzo, ordinata co- 
me sopra per ultima volontà di Giorgio Fieschi cardinale 
di S Anastasia - 158. 

1466, 19 agosto. — Registrazioni di pagamenti fatti dall'Uffi- 
zio delle Compere a Michel d'Aria, per l'opera dell' effigie 
marmorea di Francesco Vivaldi locata nella Sala del Pa- 
lazzo di S Giorgio. Altre note per lavori relativi a detta 
scultura * 185. 

1468, 7 aprile. Il nob. Marco Doria q. Oberto e Giovanni da 
Campione scultore patteggiano per lavori d' ornamento in 
marmo, conformi a quelli già eseguiti per la Loggia del 
patrizio Lazzaro Doria - 222. 

1469, 25 giugno. Paolo Giustiniano e Lazzaro Doria Priori 
della Consorzia del Precursore, fanno estrarre dall' arca 
marmorea la cassetta delle Ceneri del Santo , per aver le 
opportune misure onde ordinarne una più degna d'argento 
- 106. 

1475, 1 gennaio. — Prete Giovanni Verdura Rettore di S. 
Marcellino concede in affitto a Giovanni da Campione e a 
Tommaso di Bercarino maestri d'antelamo una sua bottega 
in vicinanza di detta chiesa , attualmente condotta da Fi- 
lippo e Martino fratelli da Gandria - 220. 

1475, 28 giugno. — Pagamenti fatti a Michel d'Aria pel suo 
lavoro della statua in marmo di Domenico Pastine innal- 
zata per ordine dei Protettori nel Palazzo delle Compere ; 
ed altre registrazioni riguardanti alla statua - 188. 

1475, 2 novembre. — I Deputati alla Cappella di S. Sebastiano 



INDICE 381 

in S. M. delle Vigne, commettono a Gio. Donato da Ma- 
roggia di scolpire entro nove mesi sette statue di Beati 
per ornamento del frontespizio, sei in misura di palmi 4 
in 4 \\2 ed una di 5 da collocarsi sul vertice - 168. 

1475. 15 dicembre. — Stipulazioni fra Giovanni da Campione 
e Michele d'Aria scultori e il patrizio Francesco Spinola, 
per l'opera d'una pila ad uso di fonte, e d'una cancellata 
con figure d'angeli in marmo, per la Cappella di S. Vin- 
cenzo da lui costrutta e dedicata nella chiesa di S. Dome- 
nico - 197. 

1475, 20 dicembre. — Scritturazione di somme pagate a Mi- 
chel d'Aria per eseguimento della imagine in marmo di 
Luciano Spinola commessa dai Protettori della Banca di S. 
Giorgio; e altre spese relative - 187. 

1480, 9 aprile. — Gio. Donato da Maboggia si chiama soddi- 
sfatto dai Deputati alla Cappella di S Sebastiano alle Vi- 
gne della mercede pattuita per l'opera delle sette statue a 
lui come sopra ordinate - 171. 

1480, 16 maggio. — Corrado di Gazino da Bissone maestro 
d'antelamo, acconcia suo figlio Giacomo per fattorino e di- 
scepolo con Elia da Bissone maestro scultore - 138. 

1481, 20 novembre. — Confessione di debito di Elia da Bis- 
sone a Nicolò da Bargagli, per residuo sul fitto d' un ma- 
gazzino da sé condotto in vicinanza del Ponte de' Cattanei 
- 136. 

1484, — Antonio de' Malagrini da Dongo intagliatore 

di marmi pone a servizio Giovanni de' Malagrini, intaglia- 
tore pur esso, con Michel d'Aria, che stipula anche a nome 
de' proprj fratelli Giovanni e Bonino - 218. 

1484, 23 dicembre. — Giovanni da Campione costituito in pre- 
senza del Vicario della Sala Superiore, solennemente libera 
il proprio figlio Andrea dal vincolo della patria potestà, 



382 INDICE 

secondo il tenore degli Statuti di Genova - 225. 

1485, 26 gennaio. — Pietro di Ruggia da Vico intagliatore 
di marmi promette a Baldassar Giustiniano di tragittarsi in 
Scio a' servizj di Gio. Antonio Giustiniano colà dimorante 
mercè il salario di sei ducati e mezzo mensili oltre il vitto 
e l'abitazione - 276. 

1487, 26 maggio. — Scritturazione di pagamento a Giovanni 
da Bissone d'un intaglio lavorato pel Castello di Lerici d' 
ordine dei Protettori di S. Giorgio. — Idem per altro in- 
taglio murato sulla Fortezza di Bastia - 173. 

1487, 4 ottobre. — Fr. Arcangelo Giustiniano e quarantanove 
monaci del Convento di N. D. del Monte in Bisagno, accolti 
in Capitolo, deliberano di aderire alla proposta d' Antonio 
Doria, cioè d'accettare per la lor chiesa una preziosa Croce 
d'oro con porzione del S. Legno, la quale fu già dell'Impe- 
rator Bizantino, ed è ora in Scio, posseduta da un Battista 
Paterio; mediante l'obbligo della celebrazione perpetua di 
due Messe quotidiane, l'una per l'anima di esso Battista, e 
l'altra in suffragio de' suoi parenti - 105. 

1488, 17 settembre. — Convenzioni fra monsign. Leonardo de 
Fornari Vescovo di Mariana e Giovanni da Bissone maestro 
d'antelamo e d'intaglio, per le opere d'una cappella ordi- 
nata dal Vescovo in S. M. delle Vigne - 175. 

1488, 22 settembre. — Scrittura di pagamenti fatti dall'Uffizio 
di S. Giorgio ad Andrea da Campione per un intaglio da 
porsi sull' entrata di Terranova , e per relative cornici in 
pietra nera di Promontorio - 226. 

14&9, 31 gennaio. — Giacomo Marocco del Lago di Lugano 
sottentra per l'opera d'una Cappella alle Vigne verso il Ve- 
scovo Marianense, nei patti già stipulati il settembre ad- 
dietro da Giovanni da Bissone - 177. 

1489, 15 ottobre. — Acellino Salvago e Tommaso Giustiniano 



INDICE 383 

Priori della Devozione di S. Giovanni Battista s'accordano 
con Antonio Carlone maestro d'antelamo e con Michel d' 
Aria scultore, per atterrare certe cappelle nella destra na- 
vata della Cattedrale, e costrurne parecchie di nuovo con 
altra forma, e per altri lavori e traslocamenti alla porta la- 
terale - 190. 

1490 ; 11 febbraio. — Giovanni d'Aria arcbitjtto e scultore si 
obbliga in Savona a Francesco Sansone e socj procuratori 
di essa terra di costrurre e scolpire per quella chiesa di 
S. Domenico un sepolcro alla memoria d' Antonio Sansone, 
somigliante alla sepoltura già da lui fabbricata pel chiostro 
di S. Francesco alle ceneri de' genitori di Sisto IV Ponte- 
fice - 202. 

1490, 3 marzo. — I fratelli Giovanni, Michele e Bonino d'A- 
ria contraggono società di lavori sia di scultura o di qua- 
dratura per un tempo indefinito , e non solo per le opere 
da eseguirsi in Genova, ma eziandio in Savona, in Carrara 
ed altrove - 194. 

1490, 8 maggio. — Memoria sopra l'allogazione fatta dai Pro- 
tettori di S. Giorgio a Michel d'Aria della statua marmo- 
rea d'Ambrogio di Negro Commissario in Corsica, da col- 
locarsi nel Palazzo delle Compere - 189. 

1491, 11 marzo. — Quietanza di pagamento per l'opera di due 
cappelle costrutte da Giovanni Bissone d'ordine del Vescovo 
de Fornari, l'una nella chiesa di S. M di Consolazione in 
Bisagno, e l'altra in S. M. delle Vigne - 179. 

1492, 15 maggio. — Matteo da Bissone maestro d'antelamo e 
scultore promette a mons. Leonardo de Fornari il lavoro 
d'un'arca marmorea con istatua di vescovo in pontificale ad 
uso di sepoltura - 180. 

1492, 29 maggio. — Eliano Centurione , Cristoforo Cattaneo , 
Francesco Lomellino e Moruello Cicala della confraternita 



384 INDICE 

della Fedeltà , a nome di tutti i lor socj si obbligano ad 
Acellino Salvago come altro de' Priori della Devozione di 
S. Gio. Battista di fare inscrivere in capo di essa Devozio- 
ne luoghi nove e parte d'un decimo sulla colonna della lor 
Compagnia nei Cartularj della v Banca di S. Giorgio , da e- 
rogarsi nella ricostruzione o riforma della Cappella del S. 
Precursore nella Cattedrale - 232. 

1492, 29 maggio. — Nicolò da Castello da Carrara si accorda 
con Acellino Salvago per la provvigione di marmi bianchi 
e rossi , ad ornamento della Cappella di S. Gio. Battista , 
secondo le misure indicate dall' architetto e scultore Gio- 
vanni d'Aria - 237. 

1492, 10 dicembre. — Prete Guglielmo Cibo Protonotario a- 
postolico d'innanzi ai Priori della Consorzia di S. Gio. Bat- 
tista depone con giuramento sulle circostanze di fatto ri- 
guardanti il dono del catino di lapislazzuli o calcedonia 
fatto alla Cappella del Santo da Pp. Innocenzo Vili poco 
prima della sua morte - 111. 

1495, 5 giugno. — Commissione fatta da Francesco Pamoleo 
dottore di leggi nello scultore Michele d'Aria per l'intaglio 
d'una tomba, col ritratto di Monsignor Bartolommeo Pamo- 
leo già Vescovo d'Accia - 207. 

1497, 17 aprile. — Giovanni d'Aria e Gerolamo Viscardo da 
Laveno scultori, anche a nome di Michele fratel di Gio- 
vanni, confessano d'aver ricevuto da Agostino Adorno Go- 
vernatore Ducale di Genova e dal costui fratello Giovanni 
Capitano delle armi la somma di lire 120 di genovini, da 
erogarsi nell'opera d' una sepoltura ad intaglio, destinata 
alla chiesa degli Olivetani nel luogo di Quarto - 210. 

1497, 21 giugno. — Convenzioni fra i magnifici Bernardino e 
Nicola fratelli Guaschi e maestro Gabriele di Canaro scul- 
tore, per l'opera d'un avello sepolcrale da erigersi alla me- 



IN DICE 385 

moria d'Antonio Guasco comun genitore nella Piimaziale di 
Gavi - 336. 
1497, 19 luglio. — Accordi fra Michele Carlone scultor d'in- 
tagli e Raffaele de Fornari pel lavoro d' una Galleria di 
marmo ad «so e ornamento del costui palazzo - 344. 

1497, 12 dicembre. — Giacomo d'Arosio del Luganese maestro 
d'antelamo accorda suo figlio Pietro ai servizj di Romerio 
da Campione scultore - 337. 

1498, . . . luglio. — Estratto da un'Epistola dedicatoria d'An- 
ton M. Visdomini, raccoglitore degli Statuti di Genova, ad 
Agostino Adorno Governatore Ducale e al fratello Giovanni 
Capitano delle armi; nella quale commenda per artefice va- 
lorosissimo di gitto Prospero Sforzano da Reggio, che viene 
a Genova ad offerire in suo nome gli esemplari della preno- 
minata Collezione - 76. 

1499, 24 gennaio. — Antonio da Fossignano e Domenico Mas- 
sone Cancellieri, l'uno del Ducale Governatore Agostino A- 
dorno, e l'altro di Giovanni Adorno Capitano delle armi, a 
nome di detti patrizj stipulano solennemente con Michel 
d'Aria e Gerolamo Viscardo pel lavorio della sepoltura da 
erigersi nella chiesa di S. Gerolamo di Quarto, fermandone 
il prezzo fra le lire 800 e le 1000 - 213. 

1499, 27 dicembre. — I Protettori delle Compere scrivono a 
David Grillo Commissario in Sarzana, avvisandolo di certi 
delegati a incettar marmi in Carrara per la sepoltura del 
padre della Regina di Francia, e ammonendolo di voler 
interporre a tal uopo i suoi buoni uffizj - 305. 

1500, 13 e 21 gennaio — Due lettere di David Grillo Com- 
missario in Sarzana ai Protettori delle Compere di S. Gior- 
gio, per le quali annunzia ricevuta della statua del Civitali 

da porsi sulla piazza di quella terra, e il successivo colloca- 
mento di essa - 262. 
Vol. IV. — Scultura. 49 



386 INDICE 

1500, 11 febbraio. — Varie note di pagamenti fatti all'insigne 
scultore Matteo Civita li da Lucca, per l'opera d' una sta- 
tua equestre di S. Giorgio collocata sulla maggior piazza di 
Sarzana d'ordine e commissione del Magistrato di S. Gior- 
gio - 260. 

1500, 25 settembre. — Giacomo e Andrea da Campione debi- 
tori di certa somma a Teodorina Vedova del q. Domenico 
Spinola per fitto d'una petriera in Promontorio, promettono 
il total pagamento, compensandosi in parte di pietre bian- 
che e nere fornite a servizio di lei per la costruzione d'una 
Cappella in S. M. di Castello - 227. 

1501, 20 marzo. — Michel d'Aria e Gerolamo Viscardo con- 
fessano di ricevere da Fra Gregorio Giustiniano ducati 100, 
metà per conto d'Agostino Adorno, e metà di Donna Eleo- 
nora tutrice de' figli minori del q. Giovanni Adorno; pro- 
mettendo di dare ultimata la sepoltura di Quarto pel Na- 
tale dell'anno venturo - 216. 

1501, 23 marzo. — Antonio dalla Porta e Pace Gazino da. 
Bissone scultori si obbligano al nob. Francesco Lomellino 
di costrurgli e fornirgli di begli ornamenti la Cappella da 
lui edificata nella chiesa di S. Teodoro - 310. 

1501, 11 agosto. — Antonio dalla Porta e Pace di Gazino 
scultori concedono in locazione ad un Lorenzo di Bonvicino 
una bottega già da loro condotta in piazza del Molo - 308. 

1502, 29 agosto. — II magnifico Giovanni Hernoet Segretario 
del Re di Francia commette una ricca sepoltura per servi- 
zio di que' Reali; di metà della quale prendono obbligo Mi- 
chele d'Aria e Gerolamo di Viscardo, dell'altra metà Do- 
nato Denti da Pietrasanta e Benedetto Bartolommei Fio- 
rentino - 286. 

1503, 13 gennaio. — L'Utncio di Balia in Firenze avvisa Giu- 
liano de Lapi Commissario a Cascina del transito di due 



INDICE 387 

statue lavorate dal celebre Andrea del Monte a S. Savino 
per la Cappella del Battista nel Duomo di Genova, per le 
quali lo scultore ha ottenuto salvocondc tto* dalla Signoria 
di Pisa - 269. 

3504, 22 gennaio. — La Signoria di Genova scrive a David 
Grillo Commissario in Pisa, avvisandolo delle istanze fatte 
presso que' Signori per l'esenzione dalle gabelle in favore 
delle due statue del Sansovino, ed esortandolo a volersi a- 
doperare per tale effetto - 272. 

1504, 22 gennaio. — Il Governatore, i Procuratori e il Consi- 
glio della Repubblica di Genova si richiamano alla Signoria 
di Pisa delle gabelle volute esiggere sopra le statue del 
Sansovino destinate alla Cappella del Precursore, ed insi- 
stono percbè sia rivocato un ordine così contrario all' amici- 
zia de' due popoli e al sentimento della pietà religiosa - 271. 

1504, . . . aprile. — Il Governatole e gli Anziani scrivono al 
marchese di Massa come Giovanni Spinola di Serravalle 
abbia incarico dal Re Cristianissimo pel Cardinale di Rohan 
di cavar marmi di colà da recarsi in Francia; e Io pregano 
a non impedir l'estrazioue di tali marmi, offerendo le de- 
bite cautele, casochè le esitanze provengano da sospetto di 
pestilenza - 307. 

1506, 7 agosto. — Antonio dalla Porta costituisce suo pro- 
curatore Pace Gazino da Bissone, ad eleggere una o più per- 
sone per l'estimazione del prezzo d'una Cappella da lui co- 
strutta in S. Chiara di Savona d'ordine del Cardinale Re- 
canatese - 319. 

1506, 14 dicembre. — Per l'opera d'una Fonte colla statua di 
S. Giovanni Battista, commissione del Rever. Cardinale di 
Rohan, tre scultori, Agostino Solari, Antonio dalla Porta 
e Pace Gazino da Bissona si compartono socialmente il la- 
voro - 315. 



388 INDICE 

3507, 10 maggio. — Accordi fra Gerolamo di Viscardo scul- 
tore e il Rev. Abate di Fechan Consigliere del Redi Fran- 
cia, per l'opera d'un altare in lunghezza di palmi 12: d'un 
tabernacolo di 6, e d'una cassa per riporvi Reliquie; oltre 
a due figure in rilievo, d'un Vescovo l'una, e l'altra d'un 
Santo - 296. 

1508, 9 maggio. — Antonio da Voltaggio speziale commette 
a Michele Carlone scultore gli ornamenti ad intaglio di 
una sua Cappella in S. Domenico, somiglianti a quelli ope- 
rati in altra Cappella della chiesa medesima da Romerio 
da Campione - 342. 

1508, 7 giugno. — Note di lavori e di pagamenti relativi alla 
statua del patrizio Francesco Lo niellino , innalzata nella 
Gran Sala della Banca di S. Giorgio - 323. 

1508, 12 giugno. — Il patrizio Nicolò Giustiniano si commette 
in Romerio da Campione per 1' ornamento d' una Cappella 
nella chiesa di S. Domenico, ricchissima di colonnette e di 
varj fregi - 338. 

1508, 26 agosto. — Battista Carlone q. Pietro maestro den- 
teiamo da Como costituisce suoi procuratori Ser Alberto da 
Lancio dottore, e maestro Giovanni d'Aria scultore e ar- 
chitetto - 278. 

1508, 16 novembre. — Nota di debito di Pace Gazino verso 
i PP. del Comune per fìtto d'una baracca od assito costrutto 
sul Ponte de' Coltellieri per suoi labori di scultura: ed e- 
senzione da tale onere per mesi 18, duranti i quali aveva 
operato per commissione del Cardinale di Rohan - 314. 

1509, 26 maggio. — Nota di residuo pagamento allo scultore 
Antonio dalla Porta , pel lavoro della statua d' Antonio 
Doria nel Palazzo delle Compere - 324. 

1510, 8 giugno. — Donato Benti scultore confessa a Barto- 
lommeo Mosto tessitore di panni in seta d'aver ricevuto 



INDICE 389 

da lui il valore di lire 16 e mezza di genovini in undici 
palmi di velluto nero doppio - 291. 

1511, 25 aprile. — Pomerio da Campione scultore, a richiesta 
di Fr. Filippo Italiano del Monastero di S. M. di Castello 
depone con giuramento su certi particolari riguardanti il 
lavoro d'una Cappella costrutta nell'ima parte di detta chiesa 
sotto il titolo di N. S. delle Rose •• 138. 

1511, 13 maggio. — Scritturazione di pagamento fatto dall'Uf- 
fìzio delle Compere allo scultore Alessandro Scala da Ca- 
rona per la statua in marmo d'Eliano Spinola da lui scol- 
pita per la gran Sala di S. Giorgio - 3-30. 

1511, G agosto. — Pace Gazino da Bìssone e Gio. Antonio da 
Losnago promettono a Cristoforo de' Sola.-u scultore di 
dargli compiuta di proprio lavoro entro il termine di mesi 
sei la statua marmorea d'un Vescovo - 328. 

1511, 3 ottobre. — Squarcio d'un atto di soc'età che contrng- 
gono fra loro Michel di Pessolo maesiro d'antelamo, Bal- 
dassare di Canevale piccapietra , Cristoforo da Campione 
scultore e Battista di Cabio architetto - 326 

1511, 13 ottobre. — Tommaso Brasino da Mendrisio promette 
a Baldassare di Coronato notaio di scolpirgli una lapide 
colle insegne della famiglia , per lui destinata alla chiesa 
de' Certosini in Val di Polcevera - 302. 

1514, 18 maggio. — Alessandro Scala da Carona si confessa 
a Pace Gazino da Bissone soddisfatto del salario di certe 
giornate da lui consumate nel lavoro d'una statua di Ve- 
scovo giacente, commessa dallo scultore Cristoforo de' So- 
lari - 331. 

1516, 1 ottobre. — Gerolamo di Viscardo e Biagio Pace scul- 
tori d'intaglio, per certe loro vertenze sull'opera d'un Can- 
cello lavorato ai Disciplinanti di S. Siro, e d'una Fonte pel 
magnifico Giovanni Spinola di Serravalle, si compromettono 



390 INDICE 

negli scultori Gio. Giacomo dalla Porta e Romerio da Cam- 
pione - 340. 

1518, 18 luglio. — Varie note di pagamento a Filippo de' So- 
lari maestro d'intaglio pel lavoro d'un ricco cancello nel- 
l'antica Basilica di Savona - 335. 

1519, 28 agosto. — Pagamenti a Michele Carlone e a Ga- 
briele di Canaro, salariati dagli Operai della Basilica savo- 
nese al lavoro del pavimento nell'attiguo cimitero - 335. 

1520, 5 aprile. — Contratto fra G. B. di Castiglione dottore 
in leggi e lo scultore Gerolamo di Viscardo per un'ancona 
ad intaglio rappresentante il Mistero della Visitazione, da 
porsi ad un altare eretto dal detto giureconsulto nella chiesa 
di S. Domenico - 299. 

1520, 20 novembre. — Pace di Gazino, Gerolamo di Viscardo, 
Francesco de' Brocchi e Bernardino da Ponte scultori, a 
nome de' lor compagni di magistero, supplicano alla Signoria, 
relativamente al preteso diritto di svincolare 1' arte della 
scultura dalla sua dipendenza dal Collegio degli antelami - 250. 

1520, 6 dicembre. — I Consoli dell'arte de' maestri d'antela- 
mo e parecchi delegati dell'arte scultoria, adunati nella bot- 
tega d'un laniere in contrada di Rivo Torbido, fan compro- 
messo, i primi nel patrizio Domenico Spinola, e gli altri in 
Cattaneo Gentile Fallamonica, con facoltà d'assumere per 
terzo il Regio Ducale Vicario di Genova, per definire le 
scambievoli controversie circa la separazione de' maestri 
del marmo da quelli di antelamo - 351. 

1521, 1 aprile. — Pace Gazino da Bissone istituisce suo gene- 
rale procuratore Francesco de' Brocchi da Campione scul- 
tore - 332. 

152], 23 settembre. — Giorgio de' Solari da Carona scultore 
vende ad Alessandro Scala da Carona una sua casa posta 
nel comune paese in contrada di Solaro-Macone - 332. 



INDICE 391 

1522, 18 febbraio. — Ordine di pagamento che fa il R. Gover- 
natore Ottaviano da Carapofregoso all'Uffizio di Moneta, a 
favore di Gerolamo di Viscardo e Antonio di Novo da Lan- 
cio a cagione di marmi forniti e lavorati per l'Opera della 
Cattedrale - 294. 

1539, 5 marzo. — Il notaio Gerolamo Roccatagliata certifica 
l' esistenza ed esempla il tenore d' una lapide locata sulle 
case di Gerolamo Lercari di Moneglia in piazza di B.inchi - 60. 

1573, 7 marzo. — Ornamenti d'un altarino rifatto a spese di 
Ettore Fieschi nella cappella di questo nome nella Catte- 
drale e lavorato dallo scultore Bernardino di Novo - 159. 

1694, 13 dicembre (e altre date). — Documenti varj , riguar- 
danti l'acquisto fatto dalla Repubblica d' una preziosissima 
urna ad opera di cesello e superba di gemme per accogliervi 
le sante reliquie del Precursore - 106. 



Fine del Volume Quarto. 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. A.W. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL RE D'ITALIA 

Premiata da) Ministero della Pubblica Istruzione. 



VOL. IV. 
SCULTURA 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXVII. 



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